Il diluvio fu una serie di campagne militari combattute nella Confederazione polacco-lituana nel corso del XVII secolo.

Esso ha due accezioni: nel senso più ristretto, si può intendere nello specifico l'invasione della Confederazione, durante la seconda guerra del nord (1655-1660), da parte dell'Impero svedese (e si parla quindi di diluvio svedese: , ); mentre, nella sua accezione più ampia, con diluvio si può indicare l'intero periodo compreso tra la rivolta di Chmel'nyc'kyj (1648) e il trattato di Andrusovo (1666), in cui la Polonia-Lituania si trovò a fronteggiare anche il Regno russo. Il termine è stato reso popolare da Henryk Sienkiewicz nel suo romanzo intitolato Il diluvio (1886).

Durante gli scontri, la Confederazione perse circa un terzo della sua popolazione, e il suo status di grande potenza declinò in favore di Svezia e Russia. Secondo alcuni autori polacchi, i danni derivati dal diluvio risultarono almeno pari, se non maggiori, di quell affrontati nel corso della seconda guerra mondiale. La capitale Varsavia uscì dalle lotte completamente distrutta dagli svedesi e, su una popolazione prebellica di abitanti, se ne contavano circa dopo la guerra. Gli invasori svedesi e russi rasero del tutto al suolo 188 tra agglomerati urbani maggiori e piccoli centri abitati, 81 castelli e 136 chiese.

Contesto storico

Nel 1648, Bohdan Chmel'nyc'kyj guidò una rivolta popolare dei cosacchi di Zaporižžja e contadini ucraini scontenti del dominio dei magnati polacchi e lituani, ovvero la fascia più alta dell'aristocrazia locale che, di fatto, amministrava la nazione. Sebbene la fase iniziale della ribellione si concluse dopo molte distruzioni con la battaglia di Berestečko (1651), mise decisamente in evidenza l'accesa rivalità tra Russia e Polonia-Lituania per l'egemonia sull'Ucraina e sulle terre slave orientali in generale. Sempre nell'ambito di tale clima di ostilità, nell'ottobre 1653, lo Zemskij sobor, il primo parlamento storico della Russia, dichiarò guerra alla Repubblica delle Due Nazioni e, nel giugno del 1654, le forze dello zar Alessio di Russia invasero la sezione orientale della Polonia-Lituania, innescando la guerra russo-polacca (1654-1667). Nell'estate del 1654, i russi riuscirono a conquistare le città e le fortezze più importanti dell'odierna Bielorussia, ma anche l'ambita Smolensk cedette dopo un cruentò assedio il 3 ottobre 1654. L'Impero svedese, tecnicamente già in lizza con la Confederazione (un accordo di cessate il fuoco esisteva dal 1629 e venne prolungato dal 1635 al 1661), decise di invadere il suo vicino nel luglio 1655 e occupò la restante metà del paese..

Guerra La Svezia prima del conflitto

Dopo la guerra dei trent'anni, l'Impero svedese emerse come una delle nazioni più forti del continente: dotato di un grande esercito ma di pochi soldi per pagare i suoi soldati, Stoccolma decise di guardare all'indebolita Confederazione polacco-lituana, resa vulnerabile per via delle lotte con i cosacchi e con lo Zarato di Russia e con alcuni dei migliori soldati caduti nella battaglia di Batoh del 1652 o nella mattanza che ne seguì ( caduti nella battaglia e circa fatti prigionieri e poi trucidati). Dal canto loro, gli svedesi ricordavano le pretese al trono dei re polacchi Sigismondo III Vasa e dei suoi figli Ladislao IV e Giovanni II Casimiro, che appartenevano al Casato di Vasa. Un conflitto precedente, la guerra polacco-svedese dal 1626 al 1629 si era concluso con il trattato di Stuhmsdorf.

Il re polacco-lituano Giovanni II Casimiro (al potere dal 1648 al 1668) mancava di sostegno tra la nobiltà locale (szlachta) a causa delle sue simpatie per l'assolutismo dell'Austria e il suo aperto disprezzo per la cultura sarmatista, un sistema di ideali profondamente radicatosi nel mondo confederato. In precedenza, nel 1643, Giovanni Casimiro divenne membro dei Gesuiti e ricevette il titolo di cardinale. Tuttavia, nel dicembre 1646, tornò in Polonia e, nell'ottobre 1647, si dimise dalla carica che ricopriva in ambito religioso per candidarsi all'elezione al trono polacco, dopo la morte del fratello Ladislao IV Vasa. Nonostante fosse riuscito a diventare sovrano nel 1648, alcuni membri della nobiltà sostennero Carlo Gustavo (re di Svezia dal 1654 al 1660 e cugino di Giovanni Casimiro) per il trono polacco-lituano, in quanto il passato da gesuita del nuovo monarca non li convinceva.

Altri ancora temevano fosse un re debole: il gran tesoriere Bogusław Leszczyński, di fede protestante, ed il vice cancelliere della Corona Hieronim Radziejowski, un vecchio nemico di Giovanni Casimiro prima esiliato in Svezia, incoraggiarono Carlo Gustavo a rivendicare la Corona polacca. Due principi nobili lituani, Janusz Radziwiłł e Bogusław Radziwiłł, seminarono maldicenze nella Confederazione e iniziarono attività diplomatiche con il sovrano svedese Carlo X Gustavo di Svezia per convincerlo a irrompere a sud e rompere l'unione polacco-lituana. In linea con quanto pianificarono, i principi Radziwiłł ottennero la garanzia della protezione svedese firmando il trattato di Kėdainiai (1655), in virtù del quale avrebbero governato su due regioni del Granducato di Lituania.

1655

Nel luglio 1655 due armate svedesi, in partenza dalla Pomerania svedese e dalla Provincia di Pomerania, fecero il loro ingresso nella Grande Polonia, una delle province più ricche e sviluppate della Repubblica delle Due Nazioni, che per secoli non aveva affrontato alcun conflitto militare: il meccanismo della pospolite ruszenie, adoperato dal re per spingere i nobili a fornire truppe in difesa della patria, non si dimostrò abbastanza rapido da potersi frapporre ai nemici con prontezza. L'accampamento degli aristocratici poi allestito in Grande Polonia, situato nella valle del fiume Noteć, vicino alla città di Ujście, sembrava più un grande banchetto, poiché i comandanti radunatisi per affrontare l'esercito svedese apparivano più interessati a bere.. A peggiorare le cose, due potenti magnati, il voivoda di Poznań Krzysztof Opaliński e il voivoda di Kalisz Andrzej Karol Grudziński, litigarono tra loro sull'eventualità di combattere o abbandonare. Le truppe polacche non avevano polvere da sparo, cannoni e persino cibo, che veniva rubato nei villaggi locali da soldati affamati..

Dopo una facile vittoria svedese nello scontro di Ujście, l'influente aristocratico Krzysztof Opaliński cedette la Grande Polonia a Carlo X Gustavo. Il 31 luglio 1655, l'esercito comandato da Arvid Wittenberg catturò Poznań, e il 20 agosto vicino a Konin, gli eserciti di Wittenberg e Carlo Gustavo unirono le forze e si diressero a Varsavia. Il 2 settembre i polacchi persero la battaglia di Sobota e, il 4 settembre, gli svedesi catturarono Łowicz. Quattro giorni dopo, gli scandinavi entrarono nell'odierna capitale, diventando il primo esercito straniero a far apparire agli occhi del resto del continente la Polonia fragile. Re Carlo Gustavo lasciò una guarnigione in loco, guidata dal generale Bengt Gabrielsson Oxenstierna, e si diresse verso sud, all'inseguimento di Giovanni Casimiro. Il 16 settembre, gli svedesi sconfissero le truppe polacche nella battaglia di Żarnów, e queste ultime rinunciarono ad ogni resistenza e si arresero agli invasori.

Il monarca polacco si diresse verso Cracovia il 25 settembre, fuggendo poi nel castello di Głogówek, vicino a Prudnik, in Alta Slesia. Cracovia rimase nelle mani del generale Stefan Czarniecki; il 3 ottobre, gli scandinavi sconfissero ancora una volta i polacchi nella battaglia di Wojnicz, evento che spalancò la strada per Cracovia. L'antica capitale della Polonia fu catturata dopo un feroce scontro, accaduto il 13 ottobre 1655. Con le tre province polacche più popolate e meglio sviluppate nelle sue mani (la Grande Polonia, la Piccola Polonia e la Masovia), Carlo Gustavo decise di tornare a nord verso la Prussia reale, difesa dal voivoda di Malbork, Jakub Wejher. Gli svedesi, generalmente meglio preparati nell'addestramento, nella disciplina e nell'equipaggiamento, avanzarono in fretta.

Nel frattempo, nel Granducato di Lituania, la cui parte orientale era stata occupata da un altro esercito svedese sotto Magnus Gabriel De la Gardie dall'agosto 1655, Janusz Radziwiłł e suo cugino Bogusław Radziwiłł firmarono l'unione di Kėdainiai (20 ottobre 1655), che pose fine all'unione della Lituania con la Polonia; la decisione dei Radziwiłł fu il risultato dell'invasione russa del 1654, poiché Janusz Radziwiłł accusò i polacchi di non aver aiutato i baltici nella difesa del Granducato. La conquista russa di Vilnius il 9 agosto 1655 e il successivo massacro dei suoi residenti convinsero la nobiltà lituana che la protezione svedese si poteva rivelare la soluzione migliore e più immediata. La Confederazione appariva in una condizione disperata, ma la speranza apparve con la tregua di Vilna del 3 novembre, in virtù della quale la Polonia e lo zar di Russia formarono una coalizione anti-svedese.

Con le forze russe che attaccavano la Svezia in Livonia, la Polonia ebbe finalmente il tempo di recuperare e radunare nuove reclute. Il 12 ottobre 1655, con il permesso del re Giovanni Casimiro, Federico Guglielmo I di Brandeburgo sottoscrisse l'intesa di Rinsk, in cui la nobiltà reale prussiana accettò di consentire alle guarnigioni brandeburghesi nella loro provincia di difenderla contro l'invasione svedese (il testo non includeva però gli importanti centri abitati di Danzica, Elbląg e Toruń). Nel novembre e dicembre 1655 gli scandinavi sotto Gustaf Otto Stenbock catturarono tutte le città della Prussia reale ad eccezione di Danzica, Puck e Malbork.

Per impedire il ritorno di Giovanni Casimiro in Polonia, le unità svedesi si posizionarono lungo il confine con la Slesia. Il 18 novembre 1655, questi assediarono il monastero di Jasna Góra, situato nella Piccola Polonia, a ridosso della delimitazione. Guidata dal gran priore Augustyn Kordecki, la guarnigione di questo simbolico santuario-fortezza della Polonia tenne a bada gli attaccanti. La difesa di quest'ultima zona galvanizzò la resistenza polacca contro gli svedesi e la notizia dell'assedio si diffuse in tutta la nazione, spronando la formazione di nuove unità di guerriglia, indignate per il tentativo degli aggressori di impadronirsi del monastero. Nel mese di dicembre del 1655, l'unità del colonnello Gabriel Wojniłłowicz sconfisse gli svedesi e i loro collaboratori polacchi vicino a Krosno.

Il 13 dicembre, le truppe polacche sotto Wojniłłowicz riconquistarono Nowy Sącz, e poco dopo la Svezia perse Biała, Dukla, Biecz, Wieliczka e Oświęcim; alla fine del 1655, la situazione nella Piccola Polonia meridionale si era talmente deteriorata per gli invasori che il 27 dicembre decisero di revocare l'assedio di Jasna Góra. Il 16 dicembre 1655, a Sokal, gli etmani della Corona polacca esortarono la nazione a combattere gli eserciti svedesi e, due giorni dopo, Giovanni Casimiro lasciò il Głogówek in Slesia e, attraverso Racibórz e Cieszyn, tornò in Polonia, arrivando a Lubowla il 27 dicembre. Quarantotto ore dopo fu costituita la confederazione di Tyszowce a sostegno del re polacco e, nella stessa giornata, lo stesso Giovanni Casimiro incontrò gli etmani Stanisław Rewera Potocki, Jerzy Sebastian Lubomirski, Stanisław Lanckoroński e Stefan Czarniecki a Krosno. All'incontro parteciparono anche l'influente primate Andrzej Leszczyński e otto voivodi.

1656