La basilica di San Barnaba è il principale luogo di culto cattolico della città di Marino.
È una basilica minore, collegiata perinsigne e chiesa parrocchiale. L'edificio è stato realizzato tra il 1640 ed il 1662 su disegno degli architetti Antonio Del Grande e Vincenzo della Greca, dietro committenza del cardinale Girolamo Colonna.
Storia
La leggenda di San Barnaba
La comunità di Marino elesse san Barnaba apostolo santo patrono della città nel 1618. Secondo quanto riportato da una relazione scritta dal canonico Agostino Dante nel 1662,Agostino Dante, Relazione della antichissima, e miracolosa Immagine detta del Popolo, trasportata dalla Chiesa Parrocchiale di S. Lucia a quella di S. Barnaba Apostolo protettore di questa terra di Marino, trascritta in la scelta ricadde sul santo perché egli anni 1615, 1616 e 1617 si verificarono violente gradinate nel giorno della festa liturgica di san Barnaba, l'11 giugno. Per una società fortemente legata all'agricoltura, ed in particolare alla viticoltura, le grandinate nel periodo dell'invaiatura dell'uva erano una calamità naturale.
L'elezione a patrono del santo fu approvata dal cardinale vescovo di Albano, Francesco Sforza di Santa Fiora, il 4 giugno 1619.
La memoria dell'apostolo nativo dell'isola di Cipro è anche legata alla storia della famiglia Colonna, feudataria di Marino: l'11 giugno 1571 Marcantonio Colonna venne formalmente investito dell'ammiragliato della flotta tosco-pontificia da papa Pio V. La spedizione navale della Lega Santa che avrebbe prevalso sulla flotta ottomana nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, nei piani iniziali, avrebbe dovuto prestare soccorso alle guarnigioni veneziane sull'isola di Cipro, assediate e poi espugnate dai turchi.
San Barnaba fu venerato a Marino già dal 1620, in una cappella presso la chiesa di San Giovanni Battista; la reliquia di un frammento osseo del braccio del santo fu ottenuta dal duca Filippo II Colonna nel 1630 dal barone Girolamo di Piedivalle, e custodita in un reliquiario fatto realizzare da Girolamo Zuccoli. La prima memoria archivistica della festa e della fiera di san Barnaba risale al 1638.
La fondazione
Alla fine del Cinquecento a Marino esistevano due chiese parrocchiali: la chiesa di Santa Lucia nel rione omonimo, e la chiesa di San Giovanni Battista nel rione Castelletto.
Il 28 ottobre 1636 il vicario generale della diocesi, monsignor Giovanni Battista Altieri, soppresse le due parrocchie e ne accorpò i benefici e le rendite a favore della costituenda parrocchia intitolata San Barnaba.
Il 10 giugno 1640, alla presenza del cardinale Girolamo Colonna, venne posta la prima pietra dell'edificio. Il cardinale era da poco succeduto nel titolo di duca di Marino al padre Filippo, che aveva istituito in suo favore una seconda primogenitura.
Il cantiere, affidato agli architetti Antonio Del Grande, Vincenzo della Greca, Giovanni Maria Longhi e Paolo Andreotti, proseguì rapidamente, e nel giugno 1642 erano già completati i pilastri e le volte di otto cappelle. Nell'Archivio Colonna si conservano i rendiconti particolareggiati delle spese sostenute per i lavori svolti tra il 1640 ed il 1663: il cardinale Colonna per l'erezione della chiesa affrontò una spesa di almeno 30.000 scudi, 12.000 già spesi fino al 1643, quando era stata completata la chiesa inferiore, e 13.000 che si prevedeva sarebbero spesi fino al completamenti dei lavori. Di fronte ai timori della popolazione che il cantiere non proseguisse rapidamente, il cardinale si obbligò con istromento notarile del 5 novembre 1644 a condurre a termine la fabbrica. A partire dal 1651, Girolamo Colonna fece anche erigere nella chiesa un monumento funebre per se stesso, manifestando quindi l'intenzione di essere sepolto in questo luogo, cosa che poi non avvenne (fu sepolto nella basilica Lateranense).
Papa Urbano VIII il 3 dicembre 1643 emanò la bolla pontificia "Exclesa merita Sanctorum", con la quale confermò la soppressione delle due antiche parrocchie marinesi in favore della nuova chiesa parrocchiale in costruzione, al cui arciprete venne concessa la dignità di abate mitrato.
Dall'unione dei benefici parrocchiali di Santa Lucia e San Giovanni Battista venne costituito il capitolo, inizialmente composto da cinque canonici, e successivamente elevati al numero di dodici, di cui sei beneficiati. I primi sei benefici furono distinti con i nomi di san Giovanni Evangelista, santa Lucia, san Filippo, san Girolamo, san Carlo e san Pietro; gli altri sei benefici istituiti in seguito andarono sotto i titoli di san Paolo, San Lorenzo, san Vincenzo Ferreri, SS. Vergine del Rosario, san Francesco da Paola, sant'Antonio di Padova. Esistevano poi quattro cappellani, di cui due soli dotati. Il primo abate parroco, don Giuseppe Capozzuti, marinese (già rettore della chiesa di San Giovanni Battista), ed i primi canonici furono investiti dei rispettivi uffici il 6 novembre 1644.
Sebbene l'interno della chiesa dovesse essere già completato nel 1650, quando fu apposta la lapide sulla controfacciata, i lavori vennero terminati nel 1662, anno di datazione della lapide sulla facciata, quando la chiesa venne aperta al culto, il 22 ottobre 1662, con la benedizione da parte del vicario generale della diocesi di Albano monsignor Carlo Tarugi. L'abate parroco Agostino Gagliardi trasportò il Santissimo Sacramento dalla chiesa di San Giovanni Battista e celebro la prima messa nella nuova chiesa il 1° novembre 1662.
Il XVII secolo
Il 10 dicembre 1662 l'immagine della Madonna del Rosario detta "del Popolo" venne traslata dalla vecchia chiesa di Santa Lucia alla nuova collegiata..
Le prime costituzioni capitolari (i regolamenti del Capitolo) furono compilate dall'abate parroco Agostino Gagliardi e vennero adottate con istromento pubblico rogato dal notaio Antonio Vannutelli il 2 luglio 1689; furono aggiornate nel 1749 e delle nuove costituzioni capitolari furono adottate nel 1960.
Il cardinale Girolamo Colonna, nel 1664, legò alla chiesa per gli oggetti di culto della propria cappella privata.
Nel 1699 iniziò la costruzione dell'Oratorio del Gonfalone, attiguo alla collegiata, sede della Confraternita del Gonfalone.
Il XVIII secolo La consacrazione della chiesa fu officiata il 14 maggio 1713 dal prelato napoletano Antonio Sanfelice, vescovo di Nardò.
Il 27 marzo 1723 la collegiata fu visitata da papa Benedetto XIII.
Nel 1737, nel 1742 e nel 1747 si resero necessari alcuni interventi di restauro della chiesa a carico della famiglia Colonna, tra cui la rifusione della campana. Nel 1743 venne applicata la suoneria all'orologio, per opera dell'orologiaio romano Giovanni de Santis.
La collegiata ricevette la visita di papa Benedetto XIV l'11 giugno 1741, in occasione della ricorrenza liturgica di san Barnaba: dopo aver pregato presso l'altare del Santissimo Sacramento ed aver adorato la reliquia del braccio del santo esposta sull'altare maggiore, accompagnato dal canto Ecce sacerdos magnus, si trasferì in sagrestia, dove ammise al bacio del piede i canonici, i magistrati ed alcuni esponenti della famiglia Colonna, seduto in sedia con dossello. Il papa ricevette dal capitolo l'omaggio di un fiore d'argento frammischiato di spighe d'oro. Pochi giorni dopo, il 24 giugno 1741, il papa concesse all'abate parroco il privilegio di usare la mitra ed ai canonici di indossare il rocchetto. Benedetto XIV tornò a Marino, muovendosi dalla residenza estiva di Castel Gandolfo, in ocassione della festa di san Barnaba nel 1747, nel 1748, nel 1751 e nel 1755, e venne festeggiato con un rinfresco di cioccolate e gelati offerto dal principe Colonna. Un ulteriore segno della benevolenza di questo papa arrivò nel 1748, con la concessione dell'uso del pontificale per l'abate parroco e della cappa violacea con l'ermellino per i canonici.
Anche papa Clemente XIII, mentre si trovava in villeggiatura a Castel Gandolfo, visitò ripetutamente la collegiata, la prima volta in occasione della festa di San Barnaba del 1759, ammettendo al bacio del piede il capitolo ed i magistrati.
Il beneficio parrocchiale, il capitolo e le confraternite religiose possedevano in quegli anni un consistente patrimonio immobiliare. Nel 1771, presso la collegiata prestano servizi 23 sacerdoti, il cui sostentamento era garantito da corrispondenti benefici. Alcuni anni dopo, nel 1806, su sedici confraternite esistenti in tutta la diocesi di Albano, sette si trovavano a Marino.
Dopo le vicende che portarono all'esperienza della Repubblica Romana (1798-1799), in cui Marino fu coinvolta massicciamente, nel 1801 le truppe sanfediste napoletane celebrarono una solenne messa in suffragio dei propri caduti nella collegiata.
Il XIX secolo
Durante il periodo di annessione del Lazio all'Impero napoleonico (1809-1814), l'abate parroco Antonio Galbani ed altri sei sacerdoti furono considerati "refrattari", in quanto rifiutarono di prestare il giuramento di fedeltà all'imperatore dei francesi. Per questo i sacerdoti furono inviati al confino a Piacenza, mentre l'abate parroco Galbani, dapprima esonerato dal confino per età, fu prima incarcerato a Marino, poi a Castel Sant'Angelo, Civitavecchia e Corneto, e poté tornare nella sua parrocchia soltanto nel febbraio 1814, dopo la fine dell'occupazione napoleonica.Ugo Onorati, L'abate Galbani resiste a Napoleone, in Castelli Romani. Vicende - uomini - folclore, LII (XX n.s.), 4 (2012), pp. 108-111.Edoardo Scialis, Marino napoleonica, in Castelli Romani. Vicende - uomini - folclore, LXIII (XXXI n.s.), 3 (2023), pp. 69-70.
Il rifiuto del clero marinese di sottomettersi alle disposizioni napoleoniche valse la conferma di una serie di privilegi, concessa da papa Leone XII con la bolla "Universam Christianae Reipublicae" del 12 agosto 1828, e nello specifico l'uso della mitra per l'abate parroco, del rocchetto per i canonici e della cappa magna per i cappellani.
Nel 1843 papa Gregorio XVI concesse all'abate ed ai canonici l'uso del collare di seta paonazza. Questo pontefice visitò ripetutamente la chiesa, la prima volta l'8 ottobre 1831, ricevuto dall'abate parroco Giuseppe Maria Severa, che fu poi da creato dallo stesso papa vescovo di Città della Pieve (1837-1853) e di Terni (1853-1870). L'ultima visita di Gregorio XVI fu il 3 ottobre 1844, accompagnato dai cardinali Pietro Ostini e Mario Mattei e dal presidente della Comarca di Roma, monsignor Domenico Lucciardi.
Papa Pio IX, con Breve apostolico del 23 settembre 1851, elevò la chiesa al rango di basilica minore.
Il Novecento
Dall'inizio del secolo alla seconda guerra mondiale I terremoti del 1899 e del 1904 provocarono serie lesioni alla struttura della basilica, perciò la chiesa vienne chiusa temporaneamente al culto. I lavori di consolidamento e restauro furono avviati nel 1908, grazie all'impegno economico del principe Marcantonio Colonna e di un comitato di sottoscrittori, presieduto da Luigi Capri Cruciani. La solenne riapertura al culto avvenne il 30 settembre 1909, alla presenza del cardinale vescovo Antonio Agliardi, turbata tuttavia dall'esplosione di una bomba nei pressi della basilica due giorni prima dell'evento.
Un altro attentato dinamitardo, di matrice anarco-individualista, colpì la chiesa nella notte tra il 29 ed il 30 agosto 1912. Esisteva, in quegli anni, a Marino, un forte movimento anticlericale, in contrapposizione muscolare con il mondo cattolico. Il 16 agosto 1907 la carrozza del segretario di Stato, cardinale Rafael Merry del Val, mentre transitava per Marino venne fatta oggetto di oltraggi e minacce da parte di un gruppo di anticlericali.