La depilazione è la pratica estetica di rimozione dei peli presenti sul corpo umano. Tale procedimento comprende tutte le tecniche con cui è possibile effettuare l'eliminazione dei peli: può limitarsi al solo fusto del pelo, come avviene ad esempio con creme depilatorie chimiche o tramite l'utilizzo del rasoio (rasatura); oppure coinvolgere anche la radice, estraendo meccanicamente il pelo fino al bulbo con svariate tecniche, che possono comprendere l'uso di pinzette, di cerette o di epilatori elettrici (epilazione), o ancora distruggendone il follicolo con mezzi fisici (diatermocoagulazione, fotoepilazione, ecc.), inibendo così la ricrescita del pelo.

In ambito medico, soprattutto come pratica preoperatoria, la depilazione viene chiamata tricotomia, mentre in ambito religioso, la rasatura dei capelli viene detta tonsura.

Possono essere oggetto di depilazione tutte le parti del corpo umano ricoperte di peli: oltre al viso e ai capelli, la zona toracica, le gambe, le braccia e le ascelle. Sempre più frequente è inoltre l'uso di depilare, parzialmente o integralmente, anche la zona del pube, sia nell'uomo sia nella donna (depilazione inguinale).

Storia La depilazione è una pratica antichissima, in uso presso molti popoli e culture nell'arco di tutta la storia dell'umanità, in varie forme ed estensioni, utilizzando differenti metodi di rimozione del pelo. I rinvenimenti archeologici provano, infatti, che tale pratica fosse in uso fin dalla preistoria: una teoria sostiene che venisse attuata con l'uso di conchiglie o denti di belve affilati, per prevenirne il congelamento, causa di dolorosi geloni, durante l'inverno.

Culture tribali

I Daiaki del Borneo, usano prestare particolare cura al corpo e dedicano molto tempo alla depilazione totale, compresa l'area pubica, su cui praticano inoltre vari tipi di piercing genitali..

Antico Egitto Nell'antico Egitto la depilazione era in uso sia presso le donne che gli uomini, oltre a rasarsi i capelli, si depilavano tutto il corpo, sopracciglia comprese, mentre i sacerdoti lo facevano in segno di rispetto verso le divinità. La pratica era d'uso abituale tra gli antichi egizi a causa dei parassiti dai quali cercavano in questo modo di proteggersi, finendo per diventare un'arte che associava igiene, estetica e religione. Per depilarsi gli antichi egizi utilizzavano un rudimentale rasoio di rame, che è stato ritrovato spesso nelle loro tombe, oppure delle creme depilatorie a base di arsenico. Più tardi utilizzavano un impasto a base di olio e miele o con composti a base di resina, simile a quella odierna composta con lo zucchero e conosciuta come ceretta araba.

Mondo greco-romano Nel mondo greco i peli del corpo erano particolare oggetto di disprezzo e molto sgraditi, tanto sugli uomini, quanto più sulle donne, ma mancano dati certi in merito alla classe di appartenenza di tale usanza, se fosse cioè di uso comune o riservata alle classi agiate. I metodi di depilazione utilizzati dagli antichi greci contemplavano l'uso di pinzette simili a nacchere, costruite con gusci di conchiglie, oppure la bruciatura dei peli con una candela, o ancora gusci di noce arroventati- Le donne greche di età classica erano solite depilarsi il pube bruciando i peli con la lucerna o lychnos: ciò è testimoniato anche da raffigurazioni su ceramiche, quali ad esempio una coppa, conservata al The University of Mississippi Museum.. Altra tecnica utilizzata era quella di farsi strappare parte dei peli, lasciando così dei "disegni" alla moda. Tale pratica raramente veniva effettuata anche dagli uomini.

Corpi maschili depilati erano diffusi non solo Grecia ma anche a Roma. La depilazione era inoltre simbolo di ricchezza: le donne non depilate appartenevano ai ceti bassi della popolazione. Ovidio nella sua Ars amatoria, si dilunga in consigli sulla rimozione dei peli superflui: "Nelle ascelle l’aspro odore del capro non alligni e non siano le gambe irte di duri peli".

Africa Presso gli abissini, viene riportato l'uso di depilare il corpo..

Mondo islamico

Ugualmente la pratica depilatoria è stata regolarmente adottata fra le varie popolazioni di cultura islamica. Fin dall'antichità classica negli hammām la pasta depilatoria più largamente diffusa è stata a lungo la cosiddetta nūra, oggi sostituita da un impasto lavorato a caldo di succo di limone, zucchero e acqua.

In particolare la rimozione dei peli delle ascelle, con delle pinzette o tramite rasatura, e dei peli del pube, tramite rasatura, è una pratica prevista dalla Sunna e approvata dalla Fitra, un compendio di norme igieniche e cosmetiche raccomandate da Allah al Profeta Maometto. I peli pubici sono infatti considerati "sporchi" e le donne musulmane devono depilarsi completamente il pube per poter essere gradite al proprio sposo.. Le ragazze musulmane del Vicino Oriente vengono depilate dalla propria stessa madre non appena compaiono i primi peli pubici e vengono mantenute così completamente depilate per tutta la loro vita. Non viene data particolare importanza agli altri peli del corpo, sono in particolare i peli pubici a rappresentare un segno di "sporcizia" presso questa cultura. Questa tradizione vale anche per le donne arabe, che si depilano completamente prima del matrimonio, ma è anche vero che le donne arabe si depilino sempre completamente, inguine compreso, sempre, non solo in occasione del matrimonio. Anche gli uomini sono soliti depilarsi ascelle e pube, lasciando però gli altri peli del corpo.

Estremo Oriente In Giappone la depilazione intima non è una moda molto diffusa: è abbastanza comune, soprattutto tra le donne, lasciare i peli pubici "al naturale". Secondo un sondaggio di News Post Seven del 2014, infatti, il 56.2% delle donne giapponesi non fa assolutamente nulla nella propria area genitale per rimuovere i peli, mentre un 26% rimuove soltanto i peli che fuori escono dalla "zona bikini", il 23,6% li accorcia, mentre solo il 7% li rimuove completamente e il 5,5% rimuove anche i peli dell'area anale.

Così è anche in Cina, dove i peli del pube non vengono rimossi, ma lasciati integralmente.

In India è invece al contrario tradizione secolare quella di depilare tutto il corpo e le donne indiane utilizzano varie tecniche per ottenere un corpo glabro.

Mondo Occidentale Medioevo ed Età Moderna Durante il Medioevo la depilazione ha continuato a rivestire uno status sociale, marcando il confine tra donne aristocratiche e popolane. Questo nonostante la Chiesa vieti l'uso della depilazione e stabilisca che le donne debbano lasciare crescere i peli ma non mostrarli. È durante questo periodo che si fa strada la convinzione che i peli delle ascelle richiamino quelli del pube e siano perciò da considerare anch'essi osceni. Nonostante i divieti imposti dalla religione, le donne continuano tuttavia a praticare alcune forme di depilazione, quali delle sopracciglia e dei peli del viso. Tuttavia successivamente sembra cambiare fronte, se il critico d'arte John Berger, nel suo saggio Modi di vedere, sostiene che la Chiesa avrebbe imposto rappresentazioni di donne depilate perché il pelo sarebbe stato considerato un richiamo sessuale. Della depilazione ne tratta infatti il chirurgo francese Henri de Mondeville, medico di corte di Filippo "Il Bello" vissuto tra '200 e '300, in un volume dedicato alla cosmesi della sua grande opera sulla chirurgia Chirurgie de maître Henri de Mondeville, chirurgien de Philippe le Bel, roi de France, composée de 1306 à 1320. Per la rimozione dei peli superflui, il chirurgo di corte prescrive trattamenti a base di peperoncino e calce viva.

Le donne accusate di stregoneria venivano sottoposte dalla Santa Inquisizione alla depilazione di tutto il corpo prima della tortura con la quale estorcere la confessione. Ciò aveva lo scopo, secondo gli inquisitori, di "tutela contro presumibili sortilegi" e di ricercare il "marchio del Diavolo", ovunque esso potesse nascondersi; di "individuare l'eventuale occultamento di strumenti sacrilegi nei più intimi forami del corpo"; così come di rimuovere ogni possibile unguento che potesse proteggere l'interrogato dalla tortura. Viene riferito ad esempio come, nel 1485, l'inquisitore Cumano abbia mandato al rogo alcune streghe dopo averle fatte depilare completamente.

Nelle corti reali europee le donne si depilavano costantemente con un miscuglio di calce e trisolfuro di arsenico. Durante il XIV secolo si diffonde la moda della fronte alta, considerata un segno di nobiltà, il che spinge le donne a strappare la prima fila di capelli per far arretrare l'attaccatura. Durante il XVI secolo, in Inghilterra, la regina Elisabetta I, impone di curare la peluria del viso, comprese sopracciglia e barbe, poiché la mancanza di tali attenzioni viene considerata un segno di inciviltà, e ciò vale tanto per gli uomini quanto per le donne. Non vengono menzionati gli altri peli superflui del corpo, poiché costantemente coperti.

Nel 1771 il barbiere e chirurgo Jean-Jacques Perret, adattando il bisturi, inventa il rasoio a mano libera, che permette di radere con maggiore facilità la barba e, in alcuni casi, i capelli. A tale proposito, inoltre, nel 1770 Perret pubblica il libro La pogonotomia, ovvero l'arte d'imparare a radersi da sé (la Pogonotomie ou l’art d’apprendre à se raser soi-même), che illustra come utilizzare la sua invenzione per radersi da sé.

Fin dalla Grecia Classica, l'arte scultorea usa rappresentare il corpo femminile nudo completamente glabro (tuttavia i genitali femminili non vengono praticamente mai rappresentati nella loro evidenza). Nei dipinti di nudi, dal Rinascimento in poi, è ancor più evidente come i corpi femminili vengano sempre rappresentati glabri, dalle ciglia in giù: ne sono esempi lampanti la Nascita di Venere di Botticelli (1485), le Tre Grazie di Raffaello (1503), la Venere dormiente di Giorgione (1507-1510) o la Venere di Urbino di Tiziano (1537), che hanno tutte ascelle e pube completamente glabri, e così neppure in seguito le raffigurazioni di corpi nudi nel Barocco. Così almeno fino al 1866, quando Gustave Courbet, nella sua Origine del mondo, raffigura il sesso femminile peloso e perfettamente rappresentato in tutta la sua evidenza senza alcuna censura. Ciò potrebbe aver in qualche modo influenzato il gusto maschile, facendolo propendere per un pube liscio, anziché villoso. È celebre, in tal proposito, l'episodio aneddotico che riguarda la prima notte di nozze, avvenuta nel 1848, dello scrittore e pittore britannico John Ruskin con la moglie Effie Gray, che non venne consumata e che fu alla base del loro divorzio. I pettegolezzi dell'epoca sostenevano che, tra le altre possibili interpretazioni della giustificazione addotta da Ruskin, vi fosse quella che la moglie fosse particolarmente irsuta nelle parti intime, contrariamente a quanto egli si aspettava, anche ispirato, da critico d'arte qual era, dalle raffigurazioni del corpo femminile nell'arte: «Potrà sembrare strano che io abbia potuto astenermi da una donna che per la maggior parte delle persone appariva così attraente, ma se il suo viso era bello, la sua persona non è stata fatta per eccitare la passione. Al contrario, vi erano alcuni dettagli nella sua persona che l’hanno completamente impedita.».

Età Contemporanea