Lermeneutica è, in filosofia e filologia, la metodologia dell'interpretazione dei testi scritti.
Etimologia Il termine ermeneutica deriva , nonché della traduzione, del chiarimento e della spiegazione.
L'etimo esatto di (ermēneús, "traduttore", da cui ) è sconosciuta; secondo Robert Beekes si tratta di un'espressione tecnica senza un'etimologia precisa, probabilmente un termine anatolico, quindi pre-greco.
Secondo il più importante dei filosofi "ermeneutici" contemporanei, Martin Heidegger, per un'ignota comunanza di radice, "Questo [termine]... si può connettere al dio Ermes in un gioco del pensiero che è più vincolante del rigore della scienza. Ermes è il messaggero degli dèi",M. Heidegger In cammino verso il linguaggio, Mursia, 1990, p. 105. che fa da tramite tra questi e gli uomini rendendo loro chiaro il pensiero divino. Viene attribuita a Hermes anche la scoperta del linguaggio e della scrittura cosicché gli uomini possano tradurre in finito ciò che vi è d'infinito nei loro pensieri.
Per i Romani lermeneia è una elocutio: «espressione di pensiero», non "comprensione" ma la facoltà di "far comprendere", cioè tradurre il discorso di un altro, interpretarlo. In questo senso l'ermeneutica non è diversa dall'antica "esegesi" ( ) l'arte di interpretare i responsi degli dèi.August Boeckh, La filologia come scienza storica: enciclopedia e metodologia delle scienze filologiche, Guida Editori, 1987, p. 120.
Ermeneutica, esegesi, semiologia, semantica Il termine ermeneutica in passato è stato considerato sinonimo di esegesi; oggi si ritiene che, mentre quest'ultima ricerca la spiegazione di ciò che l'autore voleva dire ai suoi contemporanei, l'ermeneutica voglia capire il significato che quello stesso testo ha per i lettori che fanno parte di un contesto storico diverso da quello dell'autore. L'ermeneutica non si propone genericamente di risalire a un significato partendo da un segno, come fa quella disciplina interpretativa che è la semiologia, che a sua volta è in stretta corrispondenza con la semantica, ma svolge un compito più specifico analizzando testi letterari, giuridici, storici e simili per capirne il senso più profondo.
In seguito il termine ermeneutica assume un respiro più ampio, tendente a dare un significato a tutto ciò che è di difficile comprensione. In questo senso può essere vista come la teoria generale delle regole interpretative. Attualmente si parla anche di ermeneutica biblica, che presenta una forte affinità con l'esegesi biblica, intesa come tecnica per la corretta interpretazione dei testi sacri, di ermeneutica giuridicaAnche nel diritto musulmano; si veda in proposito Igtihad. e di ermeneutica artisticaSebastiano Maffettone, Ermeneutica e scelta collettiva, Guida Editori, 1992, p. 21., che sono rispettivamente la metodologia dell'interpretazione delle norme giuridiche e delle opere d'arte.
L'ermeneutica, che è stata considerata in passato come una tecnica ausiliaria nei confronti della teologia, della filologia, della giurisprudenza, prima nell'illuminismo con Johann Martin Chladenius e definitivamente nell'età romantica con Friedrich Schleiermacher, comincia a cambiare fisionomia per assumere il ruolo di comprendere, oltre il testo analizzato, la mentalità dell'autore. Quindi il compito dell'ermeneuta non si esaurisce nella lettura o nella statuizione del metodo interpretativo: il dialogo con le religioni (Hans-Georg Gadamer) e con il pensiero politico (Jürgen Habermas) si declinano tuttora secondo quello che viene chiamato circolo ermeneutico. L'ermeneutica, in particolare la semantica, ha influenzato anche alcuni studiosi di intelligenza artificiale che hanno trovato inadeguato l'approccio cognitivista o quello dell'elaborazione delle informazioni per capire il pensiero umano.Stuart Jonathan Russell, Peter Norvig, Intelligenza Artificiale: Un Approccio Moderno, Volume 2, Pearson Italia S.p.a., 2005 p. 517 e segg.
Analisi storica L'antica Grecia: Platone e Aristotele
Per Platone l'ermeneutica, che egli associa alle caratteristiche del dio Hermes, portatore di messaggi nascosti e spesso ingannevoli, assume una coloritura negativa nel senso che viene collegata alla poesia e alla divinazionePlatone, Cratilo, 408 a-d. In genere poi Platone condanna le parole che possono rivelare la verità, ma anche nasconderla distorcendo la realtà: l'ermeneutica allora non appartiene alla filosofia, perché essa conosce le parole, ma non può sapere se corrispondano alla realtàPlatone: Epinomide (975c), Simposio (202e), Ione (534e), Politico (260e).
In Aristotele l'ermeneuticaAristotele, Dell'interpretazione ("Perì hermeneias") riguarda soprattutto l'espressione linguistica tale che organizzata logicamente dia sicurezza sulla interpretazione della realtà espressa nelle parole. Aristotele è considerato il padre dell'ermeneutica in quanto fu l'autore del Peri Hermeneias, il "primo studio sistematico dei significati dei termini e delle proposizioni".Enrico Berti, Introduzione alla metafisica , p. 27. Citato in: Mondin, Ontologia e Metafisica , ESD, 2022, p. 27.
Età ellenistica Nell'età ellenistica, quando ormai la lingua greca era mutata da quella usata nei testi omerici, si cercò di riprendere le passate tradizioni culturali interpretando filologicamente i poemi omerici, servendosi cioè di un metodo storico-grammaticale che permettesse di evidenziare le parti autentiche da quelle fittiziamente sovrapposte, ricostruendo l'interezza strutturale dei testi e il linguaggio originale.
La scuola dei filologi di Pergamo invece adotterà il metodo allegorico, già proprio della sofistica e dello stoicismo, adattando alla mentalità del presente la cultura espressa nei testi antichi scoprendone il significato allegorico per cui, ad esempio, gli dèi o gli eroi omerici sono la personificazione di fenomeni naturali o di concetti astratti.Maurizio Ferraris, Storia dell'ermeneutica, cap. 1.1.3, Bompiani 2008
Il cristianesimo antico, essendo in origine una setta messianicaEkkehard W. Stegemann, Wolfgang Stegemann, Storia sociale del cristianesimo primitivo: gli inizi nel giudaismo e le comunità cristiane nel mondo mediterraneo, EDB, Bologna 1998, ISBN 978-88-10407-97-4. interna al giudaismo ellenistico, impone sin dall'inizio una lettura ermeneutica dei testi sacri, così come altre sette giudaiche dell'epoca che l'avevano preceduto, quali l'essenismo e il fariseismo, e che ritenevano prioritaria la tradizione scritturale del popolo d'Israele rispetto al culto sacerdotale del Tempio di Gerusalemme.In tal modo gli ebrei sono riusciti a conservare le proprie tradizioni culturali e religiose dopo la distruzione della Giudea da parte dei romani, e la loro dispersione in Europa; cfr. Clara K. Reggiani, Storia della letteratura giudaico-ellenistica, Mimesis Edizioni, Milano 2008, ISBN 978-88-8483-652-6. Il filosofo e storico ebreo Filone di Alessandria (I secolo d.C.) ad esempio ritiene che nella Bibbia ebraica vi sia la compresenza di una duplice interpretazione: la prima è quella letterale e ingenua che vale per tutti; la seconda, quella allegorica, è riservata a coloro che vogliano cogliere l'essenza spirituale e morale del testo sacro oltre il velo della parola.Rav Giuseppe Laras, Storia del pensiero ebraico nell'età antica, pp. 57-58, Editrice La Giuntina, Firenze 2006, ISBN 88-8057-251-2.
In quest'ambito Origene (II-III sec. d.C.) sostiene che ad una duplice lettura della Bibbia ne debba essere aggiunta una terza, per cui oltre a quella "materiale" o "letterale" e a quella "psichica", per chi è in grado di identificare gli aspetti metafisici della parola, vi debba essere quella "spirituale", riservata a chi ha raggiunto la maturità della propria fede.Per una trattazione più ampia sulla distinzione tra "materiale" e "spirituale" nel cristianesimo antico, cfr. James D. G. Dunn, La teologia dell'apostolo Paolo, Paideia Editrice, Brescia 1999.
Gli ermeneuti di Antiochia del IV secolo cercano infine di rivalutare la dimensione storica dei testi biblici, pur non rinunciando del tutto all'interpretazione allegorica e a quella linguistico-grammaticale.Prosper Grech, "L’interpretazione patristica dei Salmi", in Augustinianum (Volume 48, N. 1, giugno 2008), Istituto Patristico Augustinianum, Roma, p. 224.
Età medioevale: Agostino d'Ippona
Per Agostino d'Ippona (354–430), che con il suo De doctrina christiana, secondo Martin Heidegger, rappresenta il primo notevole ermeneuta cristianoM. Heidegger, Ontologie. Hermeneutik der Faktizität, Klostermann, Francoforte 1995, p. 12. le stesse radici del cristianesimo si fondano sul suo aspetto di comunicazione rappresentato dal Logos, dalla parola che si fa concreta come "verbo esteriore"«In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum.» (IV Vangelo di Giovanni, prologo) e che Agostino interpreta come l'incarnazione del Figlio di Dio che può essere spiritualmente compresa come "verbo interiore" solo se ci si accosta al testo sacro con la stessa fede con cui si crede nell'incarnazione. Senza fede, speranza e carità l'esegeta non può dare quell'interpretazione che è corretta se mira ad aumentare l'amore di Dio.
Nella Scolastica si confermano le impostazioni ermeneutiche della precedente patristica per cui coesistono un metodo letterale-storico con uno spirituale-mistico che a sua volta si divide in analogico, morale, anagogico:
Bisogna quindi essere credenti per comprendere la Scrittura, la cui vera interpretazione sarà sempre collegata al magistero e alla tradizione della Chiesa per evitare fraintendimenti dovuti a ignoranza teologica.Henri de Lubac, Esegesi medievale, 1959–64, p. 98
Rinascimento Mattia Flacio Illirico Con la Riforma luterana i due pilastri dell'ermeneutica cattolica, la Scrittura e la tradizione, vengono messi in discussione: per arrivare alla vera interpretazione dei testi sacri basta la sola scriptura, che garantisce l'intelligibilità della Parola senza nessun intervento esterno della tradizione esegetica della Chiesa. L'individuo, con la sua sola intelligenza, è in grado di cogliere il senso del testo sacro che è stato scritto in caratteri perfettamente terreni proprio per essere compreso.
Così il teologo protestante Mattia Flacio Illirico (1520 - 1575) può sostenere, nell'opera Clavis Scripturae Sacrae (La chiave della Sacra Scrittura) o Clavis aurea del 1567, che la Scrittura contiene un carattere di intuitiva conoscenza nel testo che può essere approfondita con un'accurata analisi testuale. Premesso che la Scrittura è la sorgente pura del cristianesimo, le condizioni per affrontare questa difficile lettura sono: un sostegno della grazia di Dio, qualche conoscenza della dottrina, la disponibilità alla preghiera e alla meditazione, la volontà di leggere la Scrittura in modo continuato e avere a disposizione un'accurata traduzione del testo. È lo Spirito Santo che permette al credente d'interpretare la Scrittura e di percepire il vero volto di Gesù Cristo. Sarebbe il Libro stesso a rendersi intelligibile al lettore che vuole conoscere Gesù attraverso la Bibbia.
Il senso letterale dev'essere privilegiato là dove non è il testo stesso a usare figure del discorso o generi letterari diversi.Matthias Flacius Illyricus, Clavis scripturae sacrae, 1567: De ratione cognoscendi sacras literas, Parte 2, "Les rèmedes":pp. 81 e sgg., Presses Univ. Septentrion, 2009Secondo il filosofo tedesco Wilhelm Dilthey, Flacio esprime «il nocciolo di una teoria moderna per i procedimenti interpretativi» (in Gregorianum, Volume 81, Pontificia Università Gregoriana, 2000 p. 184) grazie alla sua attenzione per le caratteristiche del testo e con il rispetto per il testo ai fini della sua comprensione.