Nella massima serie dimostrò indubbie capacità velocistiche e grande abilità nei duelli ravvicinati., tanto che Frank Williams lo accostò al campione australiano Alan Jones per la sua durezza in pista e per la mancanza di timori reverenziali nei confronti degli avversari. La sua personalità anticonformista e il suo atteggiamento schietto ebbero un forte impatto nella Formula 1 della seconda metà degli anni novanta.
Dopo aver terminato la carriera nella classe regina a metà della stagione 2006, ha preso parte a due edizioni della prestigiosa 24 Ore di Le Mans, ottenendo come miglior risultato il secondo posto. Villeneuve ha quindi sfiorato la Triple Crown (Campionato mondiale di Formula 1, 500 miglia di Indianapolis e 24 Ore di Le Mans), affermandosi come uno tra i piloti più versatili nel panorama automobilistico moderno. Nella Le Mans Series ha vinto la 1000 km di Spa. Successivamente ha partecipato ad alcune gare della serie Americana Nascar Nationwide Series, ottenendo discrete prestazioni. Nel 2013 ha iniziato l'attività di commentatore per il campionato mondiale di Formula 1, lavorando per Sky Sport Italia e Canal+.
Suo padre Gilles, che fu uno dei più amati piloti della Ferrari, morì tragicamente durante le qualifiche del Gran Premio del Belgio 1982, quando Jacques aveva undici anni. Uno zio, anch'egli di nome Jacques, è stato a sua volta pilota automobilistico professionista.
Carriera Gli inizi
Appena due anni dopo la morte del padre, il tredicenne figlio di Gilles decise di seguirne le orme, ma la sua volontà si scontrò presto con quella della protettiva madre Joann. Secondo un curioso aneddoto, per scoraggiare il figlio, Joann gli promise che lo avrebbe accompagnato in una pista per kart solo se fosse riuscito a conseguire ottimi risultati in matematica, materia in cui il ragazzo aveva gravi lacune. Il giovanissimo e caparbio Villeneuve, contrariamente alle aspettative materne, riuscì a mantenere la sua parola e Joann fu così costretta a rispettare l'accordo.
Il battesimo in pista avvenne a Imola dove i proprietari del tracciato rimasero impressionati nel vedere Villeneuve passare con disinvoltura dal Kart 100 al 135, fino alla Formula 4. Una volta tornato in Canada, il giovane fu iscritto da suo zio alla prestigiosa scuola di pilotaggio "Jim Russell". A fine corso, l'istruttore dichiarò che Villeneuve era il pilota migliore che avesse mai avuto. Dopo ottimi esordi con l'Alfa 33, cominciò a correre nella Formula 3 italiana nel 1989 e vi rimase fino 1991, con alterne fortune, per poi passare alla Formula Nippon nel 1992, dove vinse tre gare e arrivò secondo in campionato.
Nel 1993 si trasferì in America per competere in Formula Atlantic, alla guida di una delle vetture del team minore di Barry Green (il team maggiore correva invece in Formula Cart). Nella categoria ottenne cinque successi e sette pole position, conquistando il terzo posto generale.
Formula CART e 500 Miglia di Indianapolis I buoni risultati ottenuti indussero Barry Green a offrirgli un volante per disputare il Campionato CART nel 1994. Il team manager rimase molto colpito dall'esplosione agonistica di Villeneuve in Formula Atlantic, dove aveva mostrato rapidità di adattamento, velocità e maturità, oltre a buone doti di "calcolatore" e decise quindi di puntare su di lui. Villeneuve non deluse le aspettative e, dopo alcune corse di apprendistato, grazie alla sua motivazione e concentrazione riuscì a ripagare la fiducia del patron; il canadese infatti si impose come Rookie of the Year (miglior esordiente), ottenendo anche la sua prima vittoria nel Campionato Cart nella gara di Elkhart Lake e il secondo posto nella 500 Miglia di Indianapolis.
Nel 1995, forte dell'esperienza accumulata l'anno precedente, vinse la 500 Miglia di Indianapolis in una delle sue edizioni più avvincenti e spettacolari. Infatti al trentottesimo giro, Villeneuve, che dopo il caos dei pit stop si era ritrovato in prima posizione, non si accorse di aver sorpassato la pace car e quest'infrazione venne punita con due giri di penalità. Il pilota canadese si ritrovò così da primo a ventisettesimo. Tuttavia, riuscì con intelligenza e aggressività a recuperare entrambi i giri di svantaggio e quando in testa alla gara il pilota Scott Goodyear sorpassò anch'egli irregolarmente la pace car, si ritrovò nuovamente in prima posizione, con ampio margine sugli altri concorrenti; così, nello stupore generale, vinse una delle corse più importanti del mondo. Nel corso dell'anno conquistò altre tre vittorie, diventando campione di Formula CART, categoria che all'epoca presentava tra le sue file vetture potenti come le Formula 1 ed era riconosciuta, a livello mondiale, come la seconda competizione motoristica per vetture con ruote scoperteJacques Villeneuve "L'anticonformista" VHS, novembre 1997.
Curiosamente Jacques Villeneuve vinse l'Indy 500 e la Formula Cart con il numero 27, lo stesso che aveva utilizzato il padre sulla sua Ferrari, in Formula 1, quattordici anni prima. Quell'anno ricevette anche il Trofeo Lou Marsh come miglior sportivo canadese dell'anno. Le ottime prestazioni ottenute attirarono l'interesse di Frank Williams, che gli offrì l'opportunità di girare a Silverstone, su una Williams FW17, per tre giorni di prove nell'agosto 1995. I test furono talmente positivi da indurre la scuderia britannica ad offrire a Villeneuve un contratto di due anni con opzione per il terzo. L'aggressivo e irriverente campione della Formula Cart e della Indy 500, avrebbe così affiancato Damon Hill per la stagione 1996, prendendo il posto di David Coulthard.
Formula 1 1996-1998: Gli esordi con la Williams ed il successo contro Schumacher 1996
Nel 1996 Villeneuve, dopo essersi misurato in lunghi test invernali nei quali percorse circa chilometri, organizzati affinché potesse rapidamente entrare in sintonia con le monoposto europee e alcuni tracciati, esordì in Formula 1 alla guida di una Williams-Renault. Il pilota canadese si fece notare già al debutto, sul nuovo Circuito Albert Park a Melbourne, ottenendo pole position e giro più veloce in gara e rimanendo in testa per la maggior parte della corsa, fin quando fu costretto a cedere la vittoria al compagno di squadra Hill a causa di una perdita d'olio, dovendosi accontentare del secondo posto. La prima vittoria non tardò molto ad arrivare, grazie anche alla competitività della sua vettura: nella quarta gara della stagione, il Gran Premio d'Europa, vinse in volata davanti alla Ferrari di Michael Schumacher. Nel prosieguo della stagione il canadese ottenne altre tre vittorie, in Gran Bretagna, Ungheria e in Portogallo, dove, nell'ultima curva precedente il traguardo, effettuò un difficile sorpasso all'esterno su Schumacher.
Nella parte centrale della stagione, inoltre, riuscì a salire sul podio per ben sette volte consecutive, dimostrando oltre alle doti velocistiche anche una buona costanza. Nella seconda parte del campionato, poi, Villeneuve cominciò a competere apertamente con Damon Hill, arrivando all'ultima gara, in Giappone, con ancora la possibilità matematica di vincere il titolo; il canadese avrebbe, però, dovuto assolutamente vincere, sperando che il suo compagno di squadra, in testa alla classifica con nove punti di vantaggio, non marcasse punti. Villeneuve ottenne la pole position, ma una brutta partenza lo costrinse a una lunga rimonta, che si arrestò comunque al 37º giro per il distacco di una ruota. Tuttavia, nella stagione di debutto collezionò quattro vittorie, tre pole position, 78 punti e il titolo di vicecampione del mondo. In seguito alla mancata conferma di Hill da parte della Williams, si ritrovò a essere prima guida della scuderia britannica per la stagione 1997.
1997
Il campionato 1997 si dimostrò più difficile del previsto a causa della grande crescita prestazionale della Ferrari, che, con Michael Schumacher, contese fino all'ultimo il titolo al pilota canadese. Inoltre nel novembre del 1996 si registrò l'interruzione dello sviluppo della Williams FW19, in quanto il progettista Adrian Newey sarebbe passato alla McLaren; ciò comportò un ritardo dei lavori di un paio di settimane e l'impossibilità di valersi delle innovazioni aerodinamiche dell'ingegnere inglese durante il corso del campionato. A fine anno, inoltre, la Renault avrebbe abbandonato la Formula 1, spezzando il binomio con la Williams, che aveva dominato gli anni novanta. La casa inglese, fin da inizio stagione, si ritrovò a gestire una pressione molto elevata, visto che si sarebbe avviata verso alcuni anni di transizione che la avrebbero esclusa dalla lotta al titolo mondiale.
In Australia Villeneuve centrò la pole position nelle qualifiche, ma alla partenza scattò lentamente e fu coinvolto in un incidente innescato dalla Ferrari di Eddie Irvine. L'episodio causò varie polemiche, soprattutto da parte del canadese, che si sarebbero trascinate fino a fine stagione. Riuscì comunque ad affermarsi sia in Brasile (dove fu autore di un hat trick) sia in Argentina con relativa facilità, balzando in testa alla classifica mondiale. A Imola, dopo aver conquistato la quarta pole consecutiva, fu però costretto al ritiro per problemi al cambio, mentre sotto il diluvio del Gran Premio di Monaco, Villeneuve e Frentzen pagarono la sbagliata strategia della Williams che li fece partire con le gomme e l'assetto d'asciutto.
Il pilota Canadese si rifece in Spagna, dove ottenne il settimo successo in carriera, superando così i sei del padre Gilles, ma a questa vittoria seguirono due risultati negativi: in Canada Villeneuve andò a muro per un errore quando occupava la seconda posizione e in Francia giunse 4° subendo la vittoria di Schumacher che, ora, si trovava a comandare la classifica con un vantaggio di 14 punti. Il pilota canadese, in quest'ultima occasione, criticò non poco la Williams per aver nuovamente sbagliato la messa a punto delle monoposto, visto che la scuderia optò per un assetto da bagnato su una pista che andava progressivamente asciugandosi. Un'altra occasione di riscossa arrivò però in Inghilterra, dove il figlio di Gilles diede la centesima vittoria alla Williams, mentre Schumacher fu fermato da un guasto tecnico, ma in Germania fu invece Villeneuve a vedersi costretto al ritiro, causato da un'uscita di pista. Il pilota canadese si rifece però in Ungheria, dove prima sorpassò il pilota della Ferrari (in crisi di gomme) e successivamente, all'ultimo giro, raggiunse e sopravanzò la Arrows dell'ex-compagno Damon Hill (bloccato in terza marcia per problemi all'impianto idraulico), fino a quel momento primo. In Belgio però un'ennesima scelta errata delle gomme condizionò ancora una volta la gara del pilota della Williams, confinandolo al 5º posto, mentre Schumacher, vincendo, si riportò a +11 in classifica, un margine che, a sole cinque gare dalla fine iniziava a pesare. In settembre tuttavia fu la Ferrari ad andare incontro a un periodo difficile e Villeneuve, dopo un 5º posto a Monza, tornò a vincere in Austria (dove realizzò un hat trick) e al Nürburgring: questi risultati lo proiettarono in vetta alla classifica mondiale con 9 punti di margine su Schumacher, cosa che gli avrebbe permesso di laurearsi campione già in Giappone. Tuttavia il canadese incappò in una squalifica per non aver rispettato una bandiera gialla nelle prove libere del sabato mattina, dovuta al fatto che il pilota fosse recidivo a questa infrazione: ne beneficiò Schumacher che, tornando alla vittoria, si riportò al comando del mondiale per 1 punto. I due contendenti arrivarono quindi a giocarsi il titolo iridato all'ultima gara dell'anno, nel Gran Premio d'Europa.