La sua opera è intitolata dall’autore stesso Res Gestae Saxonicae: tramanda la saga della discendenza dei Sassoni e offre la testimonianza più viva del tempo di Enrico I e Ottone IS. BAGGE, Kings, politics, and the right order of the world in the German Historiography c. 950-1150, K. Brill NV, Leiden 2002 (Studies in the history of Christian thought; 103), pp. 23-94..
Vita Le notizie sulla vita di Vitichindo sono scarse. Fu di famiglia nobile e, a seguito della somiglianza del nome, è stato considerato un discendente del comandante sassone Widukind che aveva combattuto contro Carlo Magno durante le guerre sassoni dal 777 al 785Dictionnaire des auteurs grecs et latins de l'Antiquité et du Moyen Age, a cura di Wolfgang Buchwald, Armin Hohlweg, Otto Prinz, trad. Jean Denis Berger, Jacques Billen, praef. Jacques Fontaine, Turnhout 1991, pp. 884-885.. Secondo una precedente ipotesi storiografica si suppone che Vitichindo sia entrato a 15 anni, prima del 942, nel monastero benedettino di Corvey sotto l’abate Volkmar I: il suo anno di nascita è stato perciò stabilito intorno al 925. Secondo un’altra opinione, Vitichindo è stato iscritto nella lista di Corvey come bambino dai 6 agli 8 anni e pertanto il suo anno di nascita sarebbe da porsi intorno al 933/935M. SPRINGER, Artikel “Widukind von Corvey”, in Reallexikon der germanischen Altertumskunde, vol. XXXIII, Walter de Gruyter, Berlin / New York 2006, pp. 586–592.. Nel monastero divenne maestro, ma successivamente fu distolto dalla sua occupazione dalla crescente fama del suo popolo sotto Ottone I e decise di impegnarsi nella stesura della sua Storia dei Sassoni. Fu anche autore di numerosi trattati religiosi che sono oggi andati perdutiW. WATTENBACH, Widukind, in Allgemeine Deutsche Biographie, vol. XLII, Duncker & Humblot, Berlino 1971, pp. 369-370..
Res gestae Saxonicae Res Gestae Saxonicae è un’opera in tre libri e fu originariamente terminata tra il 967 e il 968; gli ultimi capitoli (III. 70-76), che finiscono con la morte di Ottone I nel 973, sono stati aggiunti dopo quella data. L’opera è dedicata a Matilde, figlia dell’imperatore Ottone I che nel 966, all’età di 11 anni, fu nominata badessa di QuedlinburgP. BANGE, The image of the women of the nobility in the German chronicles of the tenth and eleventh centuries, in The empress Theophano. Byzantium and the West at the turn of the first millennium, a cura di Adelbert Davids, Cambridge University Press, Cambridge 1995, pp. 150-168.. C’è accordo generale nel ritenere che la dedica a Matilde non facesse parte del progetto originario, ma che Vitichindo fece alcuni cambiamenti come risultato di questa aggiuntaS. BAGGE, Kings, politics, and the right order of the world in the German Historiography c. 950-1150.. L’opera si basa per la maggior parte su informazioni ricavate dalla tradizione orale e per lo stile si ispira a modelli classici, principalmente a SallustioDictionnaire des auteurs grecs et latins de l'Antiquité et du Moyen Age, pp. 884-885..
Contenuto L’opera combina la storia dei Sassoni nella tradizione dell’origo gentisCfr. WOLFRAM HERWIG, Le genre de l'Origo gentis, in Revue belge de philologie et d'histoire, vol. LXVIII, fasc. 4, 1990, (Histoire – Geschiedenis), pp. 789-801. con le res gestae dei loro più grandi sovrani: Enrico I e Ottone I.
Nel libro I Vitichindo traccia la storia dei Sassoni a partire dalle loro origini leggendarie e dai primi insediamenti nella regione. Menziona molte teorie sulla loro origine: tra queste c’è quella per cui essi siano discendenti dell’esercito di Alessandro Magno. Il resto del libro ha a che fare con la crescita e l’espansione dei Sassoni da quando misero piede per la prima volta sul suolo tedesco a quando governarono l’intero regno orientale dei Franchi e lo difesero dalle invasioni dei barbari dell’Est. Un numero ridotto di episodi selezionati evidenzia gli stadi di questo processo: la conquista del territorio, la vittoria sui Turingi, l’alleanza con i Franchi, la cristianizzazione e la translatio imperii dai Franchi ai Sassoni che avvenne con l’ascesa al trono di Enrico I di cui vengono descritte le res gestae.
Il libro II si apre con una dettagliata descrizione dell’ascesa al trono di Ottone I con riferimento ad alcuni temi specifici: le virtù di Ottone, le minacce esterne e il problema del malcontento interno. Si passa poi all’attacco al nuovo re da parte dei barbari: prima dagli Slavi e poi dagli Ungari. Si offre una descrizione drammatica dello scontro con gli Slavi, mentre gli Ungari vengono solo accennati. Rispetto agli scontri con i barbari descritti nel libro I, quelli del libro II sono trattati molto brevemente. Dopo soli tre capitoli sulle guerre contro i barbari, si passa al tema centrale di questo libro: gli scontri interni al regno. Ottone è chiamato a intervenire nel conflitto fra il duca di Sassonia Bruning e il duca di Franconia Eberhard e da lì si scatenano una serie di altre ribellioni collegate. Le figure centrali di queste rivolte sono Thankmar e Enrico, fratelli di Ottone. La relazione sulle contese interne è interrotta da alcuni brevi passaggi sulle incursioni di barbari: una da parte degli Ungari, due degli Slavi. I barbari sfruttano l’occasione dell’instabilità interna per attaccare, ma Ottone è in grado di contrastarli. Alla fine del libro la pace viene ristabilita con la sconfitta di Enrico, la successiva riconciliazione con Ottone e l’annessione da parte di questi della Borgogna al suo regno. In questa atmosfera di vittoria e pace, Vitichindo si volge alla caratterizzazione di Ottone e dei suoi fratelli.
Il libro III ha carattere più annalistico rispetto ai precedenti libri e fa riferimento ad avvenimenti interni ed esterni al regno, inclusa la conquista dell’Italia da parte di Ottone. È dominato da tre eventi principali: la ribellione di Liudolfo, figlio di Ottone, la vittoria sugli Ungari a LechCfr. C.R.BOWLUS, The battle of Lechfeld and its aftermath, August 955: the end of the age of migrations in the Latin West, Ashgate Publishing Limited, Hants (England) 2006. e la ribellione del giovane Wichmann, vassallo di Ottone. In questo senso le due grandi ribellioni fanno da cornice alla più grande vittoria esterna. Ancora più di quanto avviene nel libro II, le due ribellioni del libro III sono presentate dal punto di vista dei ribelli verso i quali Vitichindo mostra più simpatia. Tuttavia la sconfitta finale di Wichmann che conclude l’opera nella sua forma originariaCfr. paragrafo 3 Tradizione del testo risulta perfettamente ortodossa: fu la fine di tutti coloro che presero le armi contro Ottone. La struttura del libro III costituisce una sorta di sintesi del contenuto dei libri precedenti: le guerre esterne del libro I vengono combinate con le ribellioni interne, mostrando Ottone vincitore in entrambi gli ambiti.
Personaggi Nella sua opera Vitichindo offre dettagliate descrizioni di tre personaggi: Enrico I, Ottone I e Matilde (madre di Ottone). Il ritratto dei due sovrani risponde a quello di valorosi guerrieri germanici e di sovrani carismatici e segue lo stile del Vita Karoli di Eginardo.
La caratterizzazione di Enrico IWidukindi Monachi Corbeiensis Rerum gestarum Saxonicarum libri tres (RGS) I. 39 avviene poco prima della sua morte e subito dopo la sua più grande vittoria sugli Ungari a Riade (933), dopo la quale fu proclamato imperatore dall’esercito. La descrizione di Enrico si apre con un riferimento alla sua straordinaria generosità riportando degli esempi concreti della sua virtù. Continua poi elencando le varie qualità fisiche e intellettuali: Enrico è descritto come saggio e prudente, gran cacciatore al punto da aver una volta ha catturato più di 40 animali in un’unica spedizione. La descrizione della morte di Enrico è breve e si focalizza principalmente sui preparativi per la successione del regno.
La descrizione di Ottone I è posta verso la fine del libro IIRGS II. 36, nel punto in cui ha sconfitto tutti i suoi nemici dentro e fuori dalla Nazione e si è riconciliato con il fratello Enrico. Vitichindo considera Ottone il più importante dei due governatori. La prima virtù attribuita a Ottone è indicata come pietas, da intendersi come sinonimo sia di clemenza verso i nemici sia di lealtà verso gli amici. Vitichindo ritrae una sorta di grande uomo in una cerchia di amici, un sovrano che si distingue per le sue virtù: clementia/pietas, generosità e liberalità, fidelitas e constantia. La lealtà di Ottone nei confronti degli amici (fidelitas) è espressa dal fatto che egli rifiuta di credere a qualsiasi cosa a loro sfavorevole e li perdona nel caso fosse stato offeso da loro. Ottone è descritto come intellettuale: dopo la morte della regina Edith, ha imparato a leggere e sapeva parlare francese e slavo. Amava cacciare e i giochi da tavola, si esercitava nei giochi cavallereschi. Era di sonno leggero e parlava sempre nel sonno. A differenza di Enrico, Ottone è il sovrano consacrato nel senso che ha ricevuto l’unzione e l’incoronazioneQuando si muove contro i barbari per la prima volta, lui è divina virtute reboratus, probabilmente in riferimento all’unzione (RGS II.4). La descrizione della morte di Ottone è religiosa: dopo aver trascorso la giornata in chiesa, si ammala durante i vespri; riceve l’estrema unzione e muore subito dopo.
La terza lunga descrizione riguarda l’imperatrice Matilde, madre di Ottone I, scritta probabilmente nel 968, poco dopo la morte di lei. Vitichindo propone il ritratto di una donna che, rimasta vedova, si offre al servizio di Dio. Matilde è descritta come estremamente religiosa, caritatevole nei confronti degli ammalati e dei bisognosi. Nonostante quest’aura religiosa, viene presentata anche come ricca di dignità regale. Era inoltre una donna istruita; ricevette educazione scolastica e a sua volta istruì servi e parenti in molti ambiti, incluso quello delle lettere. Il ritratto di Matilde va inteso nel generale contesto del ruolo delle donne nella società ottoniana. Il fatto che Vitichindo dedichi la sua opera ad un’altra Matilde, sua nipote, spiega il motivo di una lunga descrizione di una donna menzionata solo due volteRGS I.31 e II.36 nell’intera opera.
Tradizione del testo L’opera di Vitichindo è conservata in 5 manoscritti: Dresden, Sächsische Landesbibliothek, J.38 (ca. 1200) London, British Library, Add. 21109 (XII secolo) München, Bayerische Staastsbibliothek, Clm 4029 (XVI secolo) Montecassino, Archivio della Badia, 298 (XI secolo) Berlin, Staatsbibliothek zu Berlin, lat. oct. 198 (XIII secolo)