San Fruttuoso (San Frutôzo in genovese) è un quartiere residenziale di abitanti del comune di Genova, compreso nel Municipio III Bassa Valbisagno.

San Fruttuoso è stato un comune autonomo fino al 1873, quando insieme ai comuni di San Martino d'Albaro, San Francesco d'Albaro, Foce, Staglieno e Marassi fu accorpato a Genova. Dopo l'annessione alla città il piccolo borgo rurale appena fuori delle mura con l'espansione urbanistica del primo Novecento si è trasformato in un quartiere residenziale semi-centrale.

Il nome del quartiere deriva da quello dell'omonima chiesa, con annesso convento, oggi scomparsiL'attuale chiesa di San Fruttuoso è stata riedificata nel XX secolo in un altro sito., di cui si ha memoria dal 1130, ma fino al XVI secolo la zona era detta Terralba, toponimo oggi limitato all'area più bassa della valle del Rio Noce.

Geografia fisica San Fruttuoso, ubicato nella bassa val Bisagno, si compone di una parte collinare, comprendente anche il santuario della Madonna del Monte e il colle di Camaldoli e di una parte bassa, estesa nella piana sulla sponda sinistra del Bisagno, alla confluenza del rio Noce ma comprendente anche il Borgo Incrociati. Quest'ultimo situato sulla sponda destra del torrente e collegato al resto del quartiere dal ponte Castelfidardo, che in epoca recente ha sostituito l'antico ponte di Sant'Agata, oggi diroccato a seguito dell'alluvione del 1970, durante la quale il Bisagno in piena ne fece crollare la parte centrale.

Il "polmone verde" del quartiere è costituito dal parco pubblico annesso alla storica villa Imperiale e dal "Bosco dei Frati".

Storia Dalle origini al Settecento Il primo nucleo urbano di San Fruttuoso si formò in epoca medioevale intorno a ospitali e monasteri a servizio dei viandanti che percorrevano la via medioevale da Genova alla riviera di levante che, uscita dalla città attraverso la Porta Romana, aperta nelle secentesche Mura Nuove (e in precedenza dalla medioevale Porta Aurea e poi dalla rinascimentale Porta dell'Arco), attraversava il Bisagno sul lungo ponte di Sant'Agata. Raggiunta l'altra sponda nei pressi della chiesa di Sant'Agata, con annesso ospitale, di cui si hanno notizie scritte dal 1191, l'antica via, il cui percorso a tratti è ancora riconoscibile nel moderno tessuto urbano, proseguiva verso il colle di San Martino per le attuali via San Fruttuoso e salita della Noce.

Attorno al convento di Sant'Agata e lungo la salita sulla sponda destra del Noce, nei pressi della chiesa di San Fruttuoso, sorsero i primi nuclei abitati. Al 1183 risalgono le prime notizie del santuario della Madonna del Monte, sorto sul colle che dominava la via verso San Martino.

In epoca rinascimentale e nei secoli successivi nella zona sorsero progressivamente numerosi insediamenti signorili, tra i quali la villa Imperiale con il suo vasto giardino.

Nel 1746, quando la Repubblica di Genova, alleata della Francia, si trovò coinvolta nella guerra di successione austriaca, la città di Genova fu occupata da un esercito austro-piemontese, al comando del generale Antoniotto Botta Adorno, poi cacciato in seguito all'insurrezione popolare del 5 - 10 dicembre 1746, che prese avvio con il leggendario episodio del Balilla. In quei giorni, a San Fruttuoso avvenne un episodio simile a quello del Balilla, ad opera di un ragazzo bisagnino di soli dieci anni soprannominato Pittamuli. Questi il 10 dicembre 1746, nei pressi del ponte di Sant'Agata, visti i vani tentativi di alcuni popolani di assaltare un gruppo di soldati austriaci asserragliati all'interno di un'osteria, riuscì a introdurre nel locale una fascina accesa, provocando un incendio, così che i soldati furono costretti ad uscire, arrendendosi.

L'Ottocento

Nel 1818 fu istituito il Comune di San Fruttuoso al quale fu annesso anche il borgo degli Incrociati, formatosi sulla sponda destra del Bisagno fuori della seicentesca Porta Romana, all'imboccatura a ponente del ponte di Sant'Agata. Il borgo ospitava l'antica chiesa di Santa Maria e il Convento dei Cruciferi che aveva funzionato per secoli come ospitale al servizio dei viandanti.

In un acquerello del paesaggista Luigi Garibbo, che raffigura i sobborghi orientali di Genova dalle mura di Santa ChiaraCollezione Topografica e Cartografica del Comune di Genova. si vede sullo sfondo San Fruttuoso; si distinguono Borgo Incrociati, il ponte di Sant'Agata, ancora nella sua interezza, le chiese di Sant'Agata e San Fruttuoso, villa Imperiale e il santuario della Madonna del Monte, in un contesto ancora scarsamente edificato. In primo piano i poderosi bastioni delle Fronti Basse, che delimitavano a levante la città di Genova e il ponte Pila, oltre il quale si vede Borgo Pila, allora frazione di San Francesco d'Albaro.

Iniziava in quegli anni lo sviluppo urbanistico che avrebbe visto il suo culmine nei decenni successivi all'annessione al comune di Genova, rendendo necessaria l'apertura di nuove direttrici viarie e infrastrutture varie, tra le quali la nuova casa comunale, costruita nell'attuale piazza Manzoni tra il 1865 e il 1870.

In quel periodo, caratterizzato in tutta l'Europa da un impetuoso sviluppo industriale, l'amministrazione comunale dovette prendere in carico vari servizi di pubblica utilità, tra i quali la fornitura del gas per l'illuminazione pubblica. La produzione del gas illuminante, estratto dal carbone con un processo di distillazione e raffinazione fu affidata fin dal 1844 alla "Società di illuminazione a gas", che impiantò uno stabilimento di produzione e stoccaggio nei pressi di Borgo Incrociati, in via Canevari, nel sito dove sorge oggi la chiesa dei Diecimila Martiri Crocifissi. Nel 1857 alla "Società di illuminazione a gas" subentrò la francese "Union des gaz".

Il comune di San Fruttuoso, pur nella ristrettezza dei fondi, dovette fronteggiare anche eventi disastrosi quali l'alluvione causata dallo straripamento del Bisagno nell'ottobre del 1822, che causò ingentissimi danni, e l'epidemia di colera del 1835. Così il Casalis descrive nel 1849 il comune di San Fruttuoso:

L'annessione a Genova Nel 1873, con un Regio Decreto, il Comune di Genova si espandeva oltre il confine del Bisagno, inglobando, oltre a San Fruttuoso, i comuni di San Francesco d'Albaro, San Martino, Staglieno, Marassi e Foce, e dando avvio ad un'espansione urbanistica che avrebbe radicalmente cambiato il volto di quei quartieri.

L'espansione urbanistica tra Ottocento e Novecento

Già al termine del periodo municipale, nel 1873, nonostante le molte avversità San Fruttuoso era cresciuto notevolmente, ma il maggiore sviluppo urbanistico avvenne tra il 1880 e il 1930, quando il quartiere si espanse nelle aree pianeggianti che costituivano l'antico letto del Bisagno, ristretto tra nuovi argini. Nelle aree in precedenza occupate da orti e dal greto del torrente furono aperte nuove vie e piazze, costruiti nuovi caseggiati, edifici scolastici e luoghi di culto, modificando per sempre l'antico paesaggio della zona. Al ponte di Sant'Agata fu affiancato il nuovo ponte Castelfidardo, per consentire il transito delle vetture tramviarie dirette da Genova al capolinea di piazza Martinez.

Nel 1895 in via Canevari, di fronte allo stabilimento del gas, fu costruita una centrale a carbone delle Officine Elettriche Genovesi, rimasta in funzione fino al 1967.

Nel 1929 fu inaugurato il mercato ortofrutticolo di corso Sardegna, importante struttura commerciale, che ha funzionato in quella sede fino al 2009 quando, ormai inadeguato per le nuove esigenze, fu trasferito nella nuova sede di Bolzaneto.

Dopo un lungo periodo di lavori di riqualificazione gli spazi dell'ex mercato ortofrutticolo sono stati trasformati in un moderno centro commerciale, inaugurato il'11 dicembre 2021.

Il quartiere subì gravi danni durante l'alluvione del 7 ottobre 1970, quando il Bisagno, dopo prolungate piogge torrenziali, superò gli argini allagando tutta la bassa val Bisagno e causando oltre venti morti. L'alluvione provocò anche il crollo di due delle arcate superstiti del ponte di Sant'Agata.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Il vicariato "San Fruttuoso" dell'arcidiocesi di Genova, coincidente con il territorio dell'ex circoscrizione, comprende sette chiese cattoliche parrocchiali ed altri tre storici luoghi di culto, il santuario della Madonna del Monte, la chiesa di Sant'Agata e la chiesa di San Giovanni Battista di Paverano.

Santuario della Madonna del Monte. Secondo la tradizione, sulla cima del "Monte" esisteva fin dal X secolo una cappella dedicata alla Madonna. Ai canonici regolari di Santa Croce di Mortara (insediati nel 1183), subentrarono nel 1444 i frati minori francescani, che hanno officiato il santuario fino al 2022. Nella chiesa si trovano numerose sepolture di famiglie patrizie genovesi e conserva anche una ricca raccolta di ex voto. A pianta a croce latina con tre navate, e dieci cappelle laterali, conserva opere artistiche di Giovanni Andrea Ansaldo, Giovanni Battista Semino, Domenico Fiasella, Bernardino Fasolo, Bernardo Strozzi, Andrea Semino, fra Simone Dondo da Carnoli, Francesco di Valdambrino, Orazio De Ferrari. Chiesa parrocchiale di San Fruttuoso. Citata per la prima volta nel 1186 (Ecclesia Sancti Fructuosi de capite pontis), fu restaurata nel 1584 e completamente ricostruita nel 1740. Un incendio il 6 aprile 1912 distrusse completamente l'edificio con tutti i suoi arredi; nel 1915 avvenne la posa della prima pietra dell'attuale chiesa che fu aperta al culto nel 1922, ancora non del tutto completata. Il cardinale Giuseppe Siri consacrò l'edificio nel 1965. Tra le opere d'arte la tela di Sebastiano Conca detta Sacro Amore.

Convento e chiesa di Sant'Agata, citato per la prima volta in documenti del 1191 come S. Agata de capite pontis Bisannis, ospitò le Monache Cistercensi, le Canonichesse Lateranensi (1514) e dal 1531 i frati agostiniani. Acquistato nel 1825 dal sacerdote don Angelo Cervetto, lo mise a disposizione di suor Vittoria Giorni, fondatrice dell'Istituto delle Maestre pie di Sant'Agata che vi si trasferì con le consorelle nel 1827. Viene ospitata la statua di Sant'Agata, opera di Filippo Parodi. Convento e chiesa di San Giovanni Battista. Costruito nel 1118 sul colle di Paverano, fu sede iniziale del priorato dei mortariensi, poi dei canonici regolari lateranensi (XV secolo), dei compagnia di Gesù (1595) e dei padri Scolopi (1687). Fu acquistato dal Comune di Genova intorno alla metà dell'Ottocento e nel 1933 il complesso del Paverano passò all'Opera di Don Orione. La chiesa di San Giovanni Battista fu gravemente danneggiata nel 1943 dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e oggetto di restauro nel 2003. Chiesa parrocchiale di Maria Santissima della Misericordia e Santa Fede, edificata nel 1932 e consacrata nel 1962. Ereditò il titolo parrocchiale dalla soppressa chiesa omonima del quartiere di Prè. Conserva opere di artisti genovesi del Seicento. Chiesa parrocchiale dei Diecimila Martiri Crocifissi, presso Borgo Incrociati, fu costruita negli anni 1933-1934. La storia di questo edificio è legato alla precedente chiesa di Santa Maria di Bisagno demolita nel 1940. Chiesa parrocchiale di Santa Sabina, che riprende il titolo parrocchiale di un'antica chiesa del centro storico di Genova, fu costruita in stile romanico tra il 1933 e il 1934. Conserva un'opera scultorea di Bernardo Mantero e tele di Bernardo Castello e Giovanni Andrea Ansaldo. Chiesa parrocchiale di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, inaugurata nel 1965, eretta in parrocchia nel 1967 e consacrata nel 1971. La chiesa sorge accanto al "Piccolo Cottolengo di don Orione" (Paverano) ed è affidata ai religiosi della Congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza che operano anche nella struttura assistenziale. Chiesa parrocchiale del Santissimo Redentore, eretta in parrocchia nel 1960 (sede provvisoria). La chiesa, costruita a partire dal 1969 fu inaugurata e consacrata nel 1975.