Biografia Nato da Pasquale e da Francesca Scaroina, originaria di Trivento, era fratello del matematico e politico Enrico D'Ovidio. Frequentò con successo l'Università di Pisa e la Scuola Normale, dove fu allievo, tra gli altri, di Alessandro D'Ancona, Emilio Teza e Domenico Comparetti.

Successivamente s'interessò anche alla glottologia in generale, spintovi da Graziadio Isaia Ascoli, e «nel 1871 fu chiamato ad insegnare latino e greco al liceo “Galvani” di Bologna, per poi passare nel 1874 al liceo “Parini” di Milano, sempre impegnato nei medesimi insegnamenti».Amedeo Benedetti, Francesco D'Ovidio nel carteggio con Ernesto Monaci, in “Archivio Storico per le Province Napoletane”, vol. CXXIX (2011), p. 239.

Poi, sempre in giovane età, ottenne nel 1876 la cattedra di storia comparata delle lingue neolatine presso l'ateneo napoletano, mantenendola fino agli ultimi mesi della sua vita. Attestati di benemerenza per il lavoro che svolse gli furono attribuiti da Niccolò Tommaseo e Benedetto Croce, anche se quest'ultimo – specie per le «sottili e talvolta eccessivamente minuziose» indagini dantescheAmedeo Benedetti, L'attività napoletana di Francesco D'Ovidio, in "Critica letteraria", anno XLI, 2013, n. 158, pp. 140. – parlò ironicamente di «questioni (…) d'ovidiane e non dantesche».Benedetto Croce,La letteratura della nuova Italia, vol. III, Bari, Laterza, 1915, p. 299.

Socio dei più importanti circoli letterari partenopei, presiedette per un quadriennio l'Accademia dei Lincei, e divenne socio di quella della Crusca, e dell'Arcadia. Nel suo lavoro d'indagine letteraria si interessò di Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Torquato Tasso.

Per quanto riguarda la storia della lingua italiana, «la posizione di D'Ovidio (di "pratico buon senso" come riconobbe Benedetto Croce) fu quella di adottare come norma il fiorentino, come sosteneva l'ammiratissimo Manzoni, ma corretto dalla lingua della tradizione letteraria».

Fu candidato al Premio Nobel per la letteratura, e nel 1905 venne nominato senatore del Regno.

Pur non facendo parte della Massoneria, a differenza – probabilmente – del fratello Enrico, ne condivise scopi e filosofia. Enrico fu matematico insigne, professore dell'Università di Torino e organizzatore-fondatore del Politecnico di quella città. Circa i suoi rapporti con la Massoneria, furono chiariti per suo proprio pugno da Francesco nel testo ""La Massoneria" contenuto nel secondo volume biografico intitolato " Rimpianti vecchi e nuovi" (vol. II, ed. Moderna, Caserta 1932).<ref>La Massoneria in Rimpianti vecchi e nuovi", anno XLI, 2013, n. 158, Editrice Moderna, Caserta 1935 pp. 437-447.</ref>. In questo testo è citato Enrico ma non Francesco che fu comunque amico di massoni famos Francesco D'Ovidio si occupò anche degli aspetti connessi al modo di parlare derivanti dal dialetto campobassano, e dedicò un suo scritto alla ricorrenza del Primo centenario della Provincia molisana. Il suo slancio fu sempre teso al miglioramento morale e sociale degli abitanti della sua terra natia ed alla manifestazione organizzata in occasione del centenario della sua nascita, il 2 luglio 1950 venne a Campobasso il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

Tra i suoi discepoli, anche Manfredi Porena, destinato a diventare suo genero. Questi lo aiutò a pubblicare molti dei suoi libri perché una malattia progressiva della vista, esordita all'età di 40 anni, gli rese difficile leggere libri e scrivere. D'Ovidio morì dopo essere diventato completamente cieco.Prof. Emanuele Ciafardini, Commemorazione di Francesco D'Ovidio, letta all'Accademia Pontaniana il giorno 22 novembre 1931, L. Bianchi, Napoli 1931

Critica I critici ritengono che, intellettualmente, egli abbia dato il meglio di sé durante la giovinezza, probabilmente anche a causa della malattia agli occhi, che gli rese sempre più difficile lavorare e leggere senza aiuto. Gli viene comunque rimproverata un'attenzione relativamente limitata agli aspetti storici, pur non venendo affatto meno il riconoscimento per la sua puntigliosa metodologia di ricerca.

Omaggi Gli sono state dedicate una via sia a Roma che a Milano e una piazza a Napoli, oltre a vie e piazze nei comuni della sua provincia natale e il liceo ginnasio statale di Larino.

Saggi criticiLe correzioni ai «Promessi Sposi» e la questione della lingua, Napoli, Morano, 1882.Studi sulla «Divina Commedia», Milano-Palermo, Sandron, 1901.Studi manzoniani, Milano, Hoepli, 1905.Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani (con W.Meyer Lübke), Milano, Hoepli, 1906.Nuovi studi danteschi, Milano, S. Landi, 1906-7.Nuovi studi manzoniani, Milano, Hoepli, 1908.Versificazione italiana e arte poetica medievale, Milano, Hoepli, 1910.

Note

Bibliografia Amedeo Benedetti, Contributo alla biografia di Francesco D'Ovidio (1849-1925), in "Otto/Novecento", anno XXXIX, 2015, n. 2, pp. 19–53. Amedeo Benedetti, L'attività napoletana di Francesco D'Ovidio, in "Critica letteraria", anno XLI, 2013, n. 158, pp. 124–148. Benedetto Croce, L. Morandi - F. D'Ovidio, in La letteratura della nuova Italia, Bari, Laterza, 1943, vol. III, pp. 302–21. Lucia Strappini, D'Ovidio Francesco, nel Dizionario Biografico degli Italiani'', vol. 41, Roma, Istituto Enciclopedia Italiana, 1992, pp. 584 e sgg.

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