La Biblioteca Riccardiana è una biblioteca pubblica statale che dipende dal Ministero della Cultura, situata nel Palazzo Medici Riccardi, in via de' Ginori 10, nella zona del Mercato Centrale e della Basilica di San Lorenzo, a Firenze. Sua principale peculiarità è quella di conservare i libri, raccolti dai Riccardi, negli stessi luoghi a loro destinati dal volere dei proprietari. Ancora oggi si ammirano i magnifici scaffali intagliati e dorati grazie ai quali la Riccardiana è in grado di evocare l'idea tangibile di una biblioteca patrizia della fine del XVII secolo, mantenuta perfettamente intatta in tutte le sue strutture.

Attigua a questa biblioteca ve ne è un'altra, la Biblioteca Moreniana, adiacente nei locali ma separata dal punto di vista amministrativo e storico, in quanto pertinente alla Città metropolitana di Firenze.

Storia della biblioteca e dei suoi ambienti La Biblioteca si trova sul lato posteriore di Palazzo Medici (ora Palazzo Medici Riccardi), con accesso in Via de' Ginori, edificio che Gabriello Riccardi (1606-1675) acquistò nel marzo del 1659.

Per i Riccardi, diventare proprietari del palazzo dopo i Medici fu per una specie di consacrazione, che attenuava l'ombra di una nobiltà recente e di origini molto modeste. In un momento in cui il patrimonio dei Riccardi era inferiore solo a quello mediceo, fu Francesco Riccardi (1648-1719) a decidere di investire l'astronomica cifra di 115.000 scudi per ammodernamento, ampliamento e decorazione del palazzo appena acquistato.Cfr. F. Büttner, «All'usanza moderna ridotto»: gli interventi dei Riccardi, in G. Cherubini, G. Fanelli (a cura di), Il Palazzo Medici-Riccardi di Firenze, Firenze, 1990, pp. 150-152. Per la storia della famiglia Riccardi vedi P. Malanima, I Riccardi di Firenze. Una famiglia e un patrimonio nella Toscana dei Medici, Firenze, 1977. Ciò portò ad un radicale cambiamento nello stile di vita della famiglia ma anche, alla fine, al suo dissesto finanziario.

Il marchese Riccardi decise di riadattare alcuni locali sul retro del palazzo (prospicienti sull'attuale via de' Ginori) per creare una sorta di “museo domestico” in cui sistemare le collezioni familiari, fino ad allora conservate presso la residenza di famiglia di via Gualfonda (oggi via Valfonda): quella delle medaglie, dei bronzi, delle gemme, dei cammei, dei manufatti in oro e avorio così come la biblioteca iniziata dal prozio Riccardo Romolo Riccardi (1558-1612). I lavori durarono circa trent'anni, con un'interruzione intorno al 1670 per l'acquisto di alcune case che avrebbero consentito ulteriori ampliamenti alla dimora, per riprendere poi a ritmi serrati. Nel 1689, a lavori non ancora completati (tra cui nemmeno la facciata su via Larga), venne inaugurata la Galleria dipinta da Luca Giordano.La decorazione nella Galleria venne iniziata alla fine del 1682 ma venne completata, dopo più di due anni di intervallo, nel 1685. Il trasferimento delle collezioni di famiglia, dal palazzo di via Gualfonda alla nuova residenza, ebbe luogo tra il 1688 e il 1689. Cfr. M. J. Minicucci, Un tesoro disperso: il museo riccardiano, Firenze, 1980, pp. 114-121; I Riccardi a Firenze e in villa. Tra fasto e cultura, catalogo della mostra (Firenze, 1983), Firenze, 1983, pp. 112-121. L'occasione fu un evento che coinvolse tutta la città, ossia i sontuosi festeggiamenti per le nozze del gran principe Ferdinando de' Medici con Violante Beatrice di Baviera.

A capo dei lavori di restauro e trasformazione del palazzo si succedettero Ferdinando Tacca, Pier Maria Baldini e Giovanni Battista Foggini. Quest'ultimo fu incaricato di progettare anche gli apparati decorativi degli ambienti mentre per abbellire i soffitti delle due sale più ampie, il salone e la libreria, venne scelto Luca Giordano, pittore fra i più ricercati dell'epoca e denominato “Luca fa presto” per la sua velocità nell'esecuzione pittorica.Oltre a ciò, Francesco commissionò a Giordano anche diverse tele, in parte acquistate dall'inglese Sir Denis Mahon, in parte disperse in altre raccolte. Cfr. C. Giannini, Fra “modello” e “ricordo”. Le macchie di Luca per i Riccardi e il gusto tardo barocco per l'Inaccompli, in Stanze segrete: gli artisti dei Riccardi. I ricordi di Luca Giordano e oltre, catalogo della mostra a cura di C. Giannini e S. Meloni Trkulja, Firenze, 2005, p. 5.Galleria e libreria (oggi biblioteca) erano state originariamente pensate come un unicum, infatti anche il programma illustrativo degli affreschi è continuo. Il salone, che dobbiamo immaginare come una Wunderkammer tardo barocca, fungeva da magnifico vestibolo alla biblioteca.Le frequenti feste che si organizzavano a palazzo erano l'occasione per aprire sia gli armadi che contenevano preziose gemme, medaglie, bronzi ed un gran numero di monete antiche (oltre che i preziosissimi avori bizantini dell'antenato Riccardo Romolo), sia le due porte che immettevano direttamente nella libreria, consentendo la vista del pregiato patrimonio librario di famiglia.

La decorazione pittorica di Giordano segue il programma del senatore Alessandro Segni (erudito, segretario dell'Accademia della Crusca, stimato letterario e precettore di Francesco Riccardi). Nel salone, ad esser rappresentate sono le diverse fasi della vita umana e i suoi destini (di premio o di punizione): si susseguono scene legate alla vita umana e terrena, con personificazioni delle stagioni, assieme a personaggi mitologici immersi nella natura.Per l'iconografia delle scene il letterato si ispirò alle Tabulae Cebetis, opera di un anonimo poeta greco che narra la storia dell'uomo con una complessa trama di simbolismi e allegorie, oltre ai repertori di Cesare Ripa, Giovanni Andrea Alciati e Vincenzo Cartari. Cfr. C. Acidini Luchinat, La volta della Galleria di Luca Giordano: percorsi terreni, trionfi stellari, in Stanze segrete, catalogo della mostra, Firenze, 2005, p. 29. Il tema raffigurato nella volta della biblioteca è invece il cammino verso la saggezza, il sapere e la conoscenza intellettuale. La scena, sempre affrescata da Giordano (1685) e intitolata “L'intelletto che comprende la Verità”, è più composta e comprende pochi personaggi: la Divinità in alto, la Verità (una fanciulla nuda), la Teologia (figura con il drappo azzurro), più in basso l'Intelletto fra la Scienza e la Filosofia.Cfr. C. Acidini Luchinat, La volta della Galleria di Luca Giordano: percorsi terreni, trionfi stellari, in Stanze segrete, catalogo della mostra, Firenze, 2005, pp. 52-54. Il significato, sotteso, è il seguente: il sapere, favorito dai Riccardi, consente all'uomo di ascendere rispetto al proprio stato naturale, alla luce della Verità (una Verità di fede, garantita dalla Teologia, ma anche una Verità di scienza, conseguita su questa terra con l'ingegno e la ricerca).Fu sempre lo stesso committente, Francesco Riccardi, ad occuparsi degli arredi, e persino della scelta del legno, tanto da stipulare una convenzione con due artigiani fiorentini, Tommaso e Giuseppe Stecchi, per la fornitura e messa in opera di tutta la struttura lignea delle librerie. Per il salone delle feste, invece, Francesco scelse degli armadi realizzati a Roma, alternati a specchi dipinti da Anton Domenico Gabbiani, Bartolomeo Bimbi e Pandolfo Reschi.Per gli specchi dipinti vedi M. Gregori, Gli specchi dipinti della Galleria Riccardi, in “Paragone”, XXIII, 1972, 267, pp. 74-82; N. Barbolani di Montauto, Pandolfo Reschi, Firenze, 1996, pp. 45-46, n. 107; Bartolomeo Bimbi. Un pittore di piante e animali alla Corte dei Medici, a cura di S. Meloni Trkulja e L. Tongiorgi Tomasi, Firenze, 1998, pp. 64-65.

Al 1691, nell'ambito del complesso programma ornamentale che aveva coinvolto gli ambienti più prestigiosi del palazzo, risale la decorazione delle due sale interne della biblioteca (oggi sala Esposizione e sala Catalogo), dove venne ripreso il tema del destino dell'uomo. La decorazione fu affidata a Tommaso Nasini (1663-1746) ed al cugino Giuseppe Nicola Nasini (1657-1736).Pittori originari di Castel del Piano e formatisi a Roma presso la bottega di Ciro Ferri, e poi a Venezia. Nell'ultimo decennio del VII secolo Tommaso collaborò al fianco di Giuseppe Nicola per la decorazione in Palazzo Riccardi oltre che a Palazzo Pitti e nella chiesa di Santa Maria del Carmine di Pisa. La ricca e complessa cornice che racchiude entrambi gli affreschi fu eseguita negli stessi anni da Francesco Sacconi. I due affreschi raffigurano “Ercole al bivio” o “Ercole nel giardino delle Esperidi” (sala Esposizione), e “Giove fulmina i Giganti” (sala Catalogo).S. Meloni Trkulja, Una galassia di pittori, in Stanze segrete, catalogo della mostra, Firenze, 2005, p. 113.

Ulteriori ampliamenti della biblioteca riccardiana risalgono alla seconda metà del Settecento quando, a seguito di ulteriori acquisti di fabbricati (1786) da parte del bibliofilo Suddecano Gabbriello Riccardi (1705-1798), venne realizzata l'attuale sala direzione, di gusto neoclassico, dedicata alle Muse ed a Minerva. Alla cultura classica alludono anche, agli angoli del soffitto della stanza, i quattro cammei che rimandano a quelli antichi in pietre dure con ritratti di filosofi e poeti, in cui si riconoscono Cicerone, Virgilio, Omero e Platone. Agli stessi anni risale la realizzazione, per la Direzione e l'attigua sala Esposizione, di una grande scaffalatura a tutta parete e con ballatoi, a cui si accede tramite scale sul retro e l'elegante artificio degli scaffali girevoli.

Con il fallimento della famiglia all'inizio del XIX secolo, il museo e la libreria dei Riccardi vennero messi in vendita ed in previsione dell'asta si diffuse in Italia e nelle più importanti città d'Oltralpe, un indice della collezione: lInventario e stima della Libreria Riccardi (Firenze, 1810). Nel 1812 si fece avanti una cordata di librai che si aggiudicò l'asta per 98.000 franchi. I nuovi proprietari (Piatti, Pagani, Todini e Casini, cui si erano aggiunti anche i librai Molini e Landi) offrirono la libreria Riccardi alla municipalità per 130.000 franchi ma dopo varie trattative si trovò l'accordo sulla cifra di 111.000 franchi da pagarsi in tre anni. A seguito dell'autorizzazione di spesa da parte del Ministero dell'Interno, il 29 aprile del 1813 il Consiglio Municipale fu in grado di deliberare l'acquisto della biblioteca.

Entrarono così a far parte del patrimonio culturale pubblico ben 3.590 manoscritti, 617 incunaboli e rari, 18.257 edizioni. La libreria venne affidata ai due bibliotecari di casa Riccardi, Francesco Fontani e Luigi Rigoli, che vi avrebbero prestato servizio gratuito e ne avrebbero garantita un'immediata apertura al pubblico. Nel 1815, con la Restaurazione, la biblioteca fu ceduta allo Stato e, dichiarata di pubblico uso dal Granducato di Toscana, fu aperta il 9 ottobre dello stesso anno. Gli anni che seguirono l'apertura al pubblico non furono sempre facili: finché valsero le disposizioni testamentarie di Gabbriello a favore dei suoi due bibliotecari non ci furono problemi; ma già nel 1819 ad esempio, dopo la morte del Fontani, il superstite Rigoli si trovò a combattere contro un progetto di unione della Riccardiana alla Biblioteca Marucelliana.

Nel 1876 la Riccardiana venne data in amministrazione al prefetto della Biblioteca Nazionale di Firenze, a cui rimase legata fino al 1884 e successivamente, nel 1898, fu affidata alla direzione amministrativa della Biblioteca Laurenziana. Rimasta chiusa dopo la prima guerra mondiale, venne riaperta al pubblico nel 1942 come biblioteca indipendente dal punto di vista amministrativo, afferente oggi come biblioteca pubblica statale alla Direzione generale Biblioteche e Diritto d'autore del Ministero della Cultura.

Formazione del patrimonio