La guerra sveva, indicata talvolta nella storiografia come guerra svizzera o guerra dell'Engadina fu un conflitto che vide scontrarsi la confederazione degli otto cantoni e le Tre Leghe grigioni con gli Asburgo appoggiati dalla Lega Sveva, per l'egemonia asburgica sulle Alpi Centrali.

Le cause della guerra Il contrasto tra gli Asburgo e la Confederazione degli otto cantoni Nel corso del XV secolo gli Asburgo avevano dovuto cedere quasi tutti i loro possedimenti a sud del Reno, alla Confederazione degli otto cantoni (in particolare i territori dell'Argovia 1415 e della Turgovia 1460)

Dopo il 1460 diverse località confederate presero a stringere alleanze con città libere a nord del Reno, come Rottweil, Mülhausen, Buchhorn e Wangen. Inoltre Zurigo e Berna tentarono di attirare nella confederazione la città di Costanza, che esercitava la giurisdizione sui comuni confederati della Turgovia. Ma i cantoni rurali si opposero all'arrivo di un'altra grande città nella Confederazione. Nel 1468 anche il Sundgau, un territorio asburgico nell'Alsazia meridionale, venne attirato nell'orbita della Confederazione. E infine il trionfo nelle guerre borgognone confermò definitivamente l'egemonia regionale della Confederazione.

Anche Sigismondo d'Asburgo, reggente del Tirolo e dell'Austria Anteriore, alla fine fu costretto, nel 1474, a riconoscere le conquiste degli svizzeri. Irriducibilmente avverso ai confederati rimaneva solo il capo della Casa D'Austria, l'imperatore Federico III, i cui territori dinastici però, si trovavano più a est, in Stiria e Carinzia. Ciononostante per gli svizzeri rimaneva il pericolo di un tentativo di rivincita degli Asburgo in Argovia e Turgovia.

La ripresa degli Asburgo e la Lega Sveva Nella seconda metà del XV secolo la dinastia degli Asburgo fu in pericolo come mai prima. Mentre Federico III, dal 1477, era invischiato in una guerra dagli esiti catastrofici con Mattia Corvino, ad occidente i duchi bavaresi dei Wittelsbach guadagnavano in prestigio e potenza nella Germania meridionale. Federico perse tutti i suoi possedimenti, rimanendo quasi completamente privo di mezzi, mentre suo nipote, Sigismondo il danaroso, impegnò la contea del Tirolo ai Wittelsbach, e, nel 1487, vendette loro l'Austria Anteriore, con l'eccezione del Vorarlberg.

A questo punto Federico III intervenne, mettendo sotto tutela Sigismondo, e allontanando dai suoi territori tutti i nobili favorevoli ai Wittelsbach. Tra di loro ve ne erano alcuni, come il Conte Georg di Sargans e il conte Gaudenz di Mazia, molto legati alla Confederazione, che, tra gli svizzeri, manovravano contro gli Asburgo. Per contrastare l'influenza bavarese nel 1488, su iniziativa degli Asburgo, le città imperiali della Germania sud-occidentale, il conte di Württemberg e i territori soggetti a Sigismondo (Tirolo e Vorarlberg) si unirono nella Lega Sveva. La confederazione degli otto cantoni rifiutò di associarsi ad essa. A questo punto la Lega Sveva era, assieme alla Confederazione e ai Wittelsbach, la potenza principale della Germania meridionale.

Nel frattempo Federico III aveva fatto eleggere Re dei Romani suo figlio, Massimiliano (1486), il quale, con il suo matrimonio con Maria di Borgogna, figlia di Carlo il Temerario, era venuto in possesso dei Paesi Bassi e del Ducato di Borgogna.

Nel 1487 la Confederazione riuscì a costringere Massimiliano a riconoscere i diritti e i territori della Confederazione. Per la prima volta il capo della Casa d'Austria riconosceva l'esistenza della Confederazione come entità territoriale e giuridica. I confederati si impegnarono a loro volta a riconoscere Massimiliano "imperatore del Sacro Romano Impero, e a fare tutto ciò che essi sono obbligati a fare in quanto sudditi del Sacro Romano Impero". Questo avvicinamento della Confederazione all'Impero venne avversato da Francia e Ungheria, e, nel 1488, ad eccezione di Zurigo, Berna, Zugo e Soletta, tutti i cantoni e gli stati della Svizzera negarono di sottoscrivere l'accordo con Massimiliano. Infine l'accordo venne completamente accantonato, quando, nel 1491, la confederazione, spinta dalla Francia, stipulò un trattato d'amicizia e neutralità con il Ducato di Baviera.

La concorrenza tra i mercenari svizzeri e i lanzichenecchi La lotta tra Francia e Massimiliano per la Borgogna provocò una serie di guerre nelle Fiandre e in Borgogna, all'origine del secolare contrasto tra Austria e Francia. La confederazione, che forniva mercenari ad ambo le parti, venne inevitabilmente coinvolta nel conflitto. In ogni villaggio della Svizzera vi era un partito francese ed un partito asburgico, che concorrevano - talvolta violentemente - per assoldare il numero maggiore di mercenari. Mentre la Svizzera interna teneva verso la Francia, Berna e Zurigo appoggiavano gli Asburgo. Massimiliano, senza successo, tentò, nella sua qualità di imperatore, di impedire l'arruolamento da parte dei francesi di mercenari svizzeri. E poiché i picchieri svizzeri preferivano servire la Francia, Massimiliano cominciò ad arruolare i Lanzichenecchi, soldati mercenari originari della Svevia. Tra i mercenari svizzeri ed i Lanzichenecchi nacque per questo una forte concorrenza, che si manifestava in infinite canzonature e reciproche accuse di tradimento.

La politica di Federico III, volta ad espandere sempre più la Lega Sveva provocava la Confederazione, che considerava la Svevia meridionale nella propria area d'influenza. Un sentimento antisvizzero prese piede nella nobiltà sveva, nelle città imperiali e persino tra il popolino. I motivi erano molteplici: da un lato, nel secolo XV, la Svevia meridionale aveva molto dovuto soffrire delle spedizioni degli Svizzeri, e dall'altro erano propri gli Svizzeri i principali concorrenti economici delle città della Svevia meridionale. Vi era inoltre un grande contrasto tra la confederazione, di sentimenti repubblicani e antiaristocratici e il mondo feudale della Svevia. La concorrenza tra mercenari svizzeri e lanzichenecchi fu un nuovo elemento che si aggiunse a questo quadro. La nascita di una forte Lega Sveva inorgoglì le città, i nobili e gli ordini svevi, dando loro una nuova fiducia in sé stessi. Tutte queste componenti fecero sì che le due rive del Reno diventassero sempre più distanti e ostili.

La Riforma imperiale di Massimiliano I Nei due anni tra il 1489 e il 1491 gli Asburgo si ripresero in maniera spettacolare dai colpi precedenti. Massimiliano entrò finalmente in possesso della Borgogna, e nel 1490 di Tirolo e dell'Austria Anteriore. L'improvvisa morte di Mattia Corvino alleggerì la posizione ad oriente, e Federico III ritornò in possesso dei suoi territori. Nel 1493 Federico morì, e Massimiliano, per la prima volta dopo molti anni, riuscì a riunire sotto un'unica corona tutti i territori dinastici. In questo modo la Confederazione Svizzera si trovava ad avere lungo tutto il confine settentrionale e orientale, un vicino potente e potenzialmente ostile.

Divenuto imperatore, Massimiliano primo diede avvio ad una riforma volta a rafforzare il potere centrale nel Sacro Romano Impero, promulgandola nel 1495, in occasione della Dieta di Worms. Tra le innovazioni maggiormente rilevanti vi fu l'introduzione di una tassa (il gemeiner Pfennig) per fornire a Massimiliano i mezzi finanziari necessari per le guerre in Italia e contro l'Impero Ottomano. Inoltre la dieta emanò il cosiddetto Landfrieden perpetuo, con lo scopo di mettere fine alle guerre private, sulla cui vigilanza era chiamato a vegliare un tribunale apposito, il Reichskammergericht (Corte della Camera imperiale). La Confederazione, che formalmente faceva parte dell'Impero, non volle riconoscere le decisioni della Dieta di Worms (né aveva voluto inviare propri rappresentanti alla dieta, con l'eccezione della città Berna).

In diverse occasioni però i cantoni svizzeri rifiutarono di riconoscere l'autorità del tribunale, per cui crebbe la pressione affinché anche la Confederazione riconoscesse gli esiti della Dieta di Worms.

Lo scoppio delle ostilità

La causa immediata dello scoppio delle ostilità fu l'intricata situazione nei Grigioni. Gli Asburgo avevano acquisito, sino al 1496, otto giurisdizioni nel Prättigau, e avevano antichi diritti in Bassa Engadina, in Val Monastero e in Val Venosta, che però erano contestati da parte dei Prinpici Vescovi di Coira. In questi territori - a cavallo tra la sfera d'influenza degli Asburgo e quella della Confederazione, si erano formate tre leghe: la Lega Grigia, la Lega Caddea e la Lega delle Dieci Giurisdizioni. La pressione degli Asburgo spinse la Lega Caddea ad allearsi con la Confederazione (1498), mettendo in gravissima difficoltà il Vescovo di Coira, che, contemporaneamente, era Principe Imperiale - ovvero suddito di Massimiliano - e suo avversario, in quanto associato alla Lega Caddea, alleata della Confederazione e ostile all'Imperatore.

Nel gennaio 1499, il reggente asburgico del Tirolo, per far valere i diritti imperiali nei confronti del Vescovo di Coira e della Lega Caddea, occupò militarmente la Val Venosta e la Val Monastero. L'obiettivo reale era però di ottenere il controllo del Giogo di Santa Maria, che consentiva una comunicazione diretta tra Milano e Innsbruck. Si trattava di un collegamento di vitale importanza per gli interessi militari degli Asburgo in Lombardia.

Mentre il Vescovo di Coira era impegnato in trattative con Massimiliano, riuscendo ad ottenere un armistizio, la Lega Caddea chiese l'appoggio della Confederazione, mentre il reggente del Tirolo si rivolse alla Lega Sveva. Agli inizi del febbraio del 1499 ambedue le parti raggiunsero con le loro truppe la bassa valle del Reno nei pressi di Sargans e Feldkirch. Anche se, il 26 gennaio, a Glorenza, gli ordini del Tirolo avevano sottoscritto con il Vescovo di Coira un accordo che prevedeva una soluzione pacifica del conflitto investendo della questione il Reichskammergericht, a Balzers si giunse a scontri armati tra formazioni di Lanzichenencchi e contingenti svizzeri.

Vi furono provocazioni da ambo le parti. Il 6 di febbraio, un piccolo contingente del cantone di Uri attraversò il Reno e bruciò alcuni edifici. Questo incidente fornì agli svevi un eccellente pretesto per occupare il passo di S. Luzi e Maienfeld nei Grigioni (7 febbraio).

I resoconti su questa prima fase del conflitto sono contraddittori e spesso confusi. Pare che nessuna delle due parti volesse realmente la guerra. La Lega Sveva e la Confederazione, dopo il 7 febbraio, stavano per gettarsi in un conflitto che nessuno aveva dichiarato. Né Massimiliano aveva in quel momento alcun interesse ad una guerra nelle Alpi, coinvolto com'era in un'estenuante guerra contro la Francia in Borgogna ed in Italia.

I combattimenti Primi scontri lungo il Reno tra Basilea e Maienfeld

Nei giorni dell'11 e 12 febbraio le truppe svizzere scacciarono gli svevi da Maienfenld ed entrarono nell'attuale principato del Liechtenstein. Nella battaglia di Triesen venne sconfitto un contingente svevo, e gli svizzeri avanzarono sino al lago di Costanza. Nei pressi di Bregenz si scontrarono con un altro esercito nemico, che venne distrutto nella Battaglia di Hard. Nel frattempo un altro esercito svizzero entrava nell'Hegau, saccheggiando e distruggendo diversi villaggi e città. Ben presto, però, gli svizzeri fecero ritorno nei loro confini. Qualche tempo dopo gli svevi assalirono Dornach, subendo però una disfatta nella battaglia di Bruderholz.