La forza del destino è un'opera o melodramma in quattro atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave tratto da Don Álvaro o la fuerza del sino di Ángel de Saavedra.

Prime esecuzioni e versioni La prima rappresentazione assoluta ebbe luogo al teatro Imperiale di San Pietroburgo, in Russia, il 10 novembre 1862, mentre l'esordio italiano, con il titolo Don Alvaro, fu a Roma al teatro Apollo il 7 febbraio 1863 con le sorelle Carlotta e Barbara Marchisio.

Riguardo alla prima italiana, Verdi scrisse a Vincenzo Luccardi il successivo 17 febbraio: «Se l'opera a Roma è andata abbastanza bene, avrebbe potuto andare mille volte meglio se Jacovacci potesse una volta mettersi in testa che, per avere dei successi, ci vogliono ed opere adatte agli artisti ed artisti adatti alle opere. È certo che nella Forza del destino non è necessario sapere fare dei solfeggi, ma bisogna aver dell'anima e capir la parola ed esprimerla».

La seconda versione — per la quale Verdi aggiunse la celebre sinfonia, compose un nuovo finale e operò numerose altre modifiche tra le quali la rielaborazione del libretto a cura di Antonio Ghislanzoni — esordì con successo al teatro alla Scala di Milano il 27 febbraio 1869. Anche il finale fu cambiato: nella seconda versione Don Alvaro sopravvive alla morte di Leonora laddove nella prima si suicidava.

Il successivo Verdi espresse la sua soddisfazione in una lettera a Opprandino Arrivabene: «Sono ritornato qui ieri sera da Milano a mezzanotte stanco morto di fatica. Ho bisogno di dormire quindici giorni di seguito per rimettermi. A quest'ora tu saprai della Forza del destino: vi fu una buona esecuzione ed un successo. La Stolz e Tiberini superbi. Gli altri bene. Le masse, Cori ed orchestra hanno eseguito con una precisione ed un fuoco indescrivibili. Avevano il diavolo addosso. Bene, assai bene. Ho avuto notizie anche della seconda recita: ancora bene, anzi meglio della prima. I pezzi nuovi sono una sinfonia eseguita meravigliosamente dall'orchestra, un piccolo coro di ronda ed un Terzetto col quale si chiude l'opera. Permetti che ti stringa presto la mano e vada a dormire».

Cast PersonaggioVocalitàInterprete della prima assolutaEduardo Rescigno, Dizionario verdiano, BUR Dizionari, Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-86628-8.10 novembre 1862, San Pietroburgo(direttore Eduardo Baveri)Interprete della seconda versione27 febbraio 1869, Milano(direttore Eugenio Terziani)Il Marchese di CalatravabassoSignor MeoGiuseppe VecchiDonna LeonorasopranoCaroline BarbotTeresa StolzDon Carlo di VargasbaritonoFrancesco GrazianiLuigi ColonneseDon AlvarotenoreEnrico TamberlickMario TiberiniPreziosillamezzosopranoConstance Nantier-DidiéeIda BenzaPadre GuardianobassoGian Francesco AngeliniMarcel JuncaFra MelitonebaritonoAchille De BassiniGiacomo RotaCurramezzosopranoSignora LagramantiEster NeriUn alcaldebassoIgnazio MariniLuigi AlessandriniMastro Trabucotenore brillanteGeremia BettiniAntonio TassoUn chirurgobassoAlessandro PoloniniVincenzo Paraboschi

Personaggi Marchese di Calatrava: nobile e altero signore spagnolo, che sente molto forte lo spirito di casta, e ancora di più, se possibile, il punto d'onore. Sui sessantacinque anni; capelli, baffi e pizzo grigi. Donna Leonora: figlia del marchese, 20 anni, ragazza dolce e appassionata. Don Carlo: fratello di Leonora, giovane ardente di 22 anni. Animato dalla sete di vendicare l'onore offeso della sua casa; affronta tenacemente ogni difficoltà e sprezza ogni pericolo pur di giungere al suo scopo. Don Alvaro: indio di regale stirpe, di anima ardente, indomita e sempre generosa, ha circa 25 anni. Padre guardiano: uomo di evangelica mansuetudine e di fede incrollabile. Ha circa 70 anni, candidi la barba e i capelli. Fra Melitone: frate laico, buontempone e iracondo. Ha circa 40 anni. Preziosilla: giovane zingarella, sveglia, spiritosa e civetta; ha circa 20 anni. Curra: giovane ragazza sui 25 anni; spensierata, desiderosa di viaggiare, e che anche per questo favorisce gli amori di don Alvaro con la sua signora. Alcalde: uomo di circa 50 anni, che appartiene alla tribù degli importanti. Trabucco: tipo originale, spiritoso, franco e permaloso.

Trama

L'azione si svolge in Spagna e in Italia, nel XVIII secolo. Tra il primo e il secondo atto passano circa 18 mesi; tra il secondo e il terzo alcuni anni; tra il terzo e il quarto oltre un lustro.

Atto I

Donna Leonora di Vargas (soprano) figlia del marchese di Calatrava, e don Alvaro (tenore), meticcio, osteggiati dal padre di lei che vuole impedire le loro nozze, si preparano a fuggire nottetempo da Siviglia. Leonora, affezionata nonostante tutto al padre, medita sull'incertezza del proprio destino e dice addio alla terra natia. L'arrivo di Alvaro le fa svanire gli ultimi dubbi, ma i due vengono sorpresi dal marchese (basso), che, tornato all'improvviso, rinnega la figlia e ordina ai servi di arrestare il giovane. Questi, proclamandosi unico colpevole, si dichiara pronto a subire la punizione del marchese e getta a terra la pistola, da cui parte un colpo accidentale che uccide il vecchio. Costretti a scappare, i due sventurati amanti scompaiono nella notte, e finiranno per separarsi.

Atto II

Il fratello di Leonora, don Carlo (baritono), deciso a vendicare la morte del padre, è alla ricerca dei due amanti. Giunto in un'osteria a Hornachuelos si spaccia per uno studente: tra i pellegrini lì presenti ci sono la zingara Preziosilla (mezzosoprano), alcuni soldati, un mulattiere e la stessa Leonora, la quale, travestita da uomo, si sta dirigendo al Monastero della Vergine degli Angeli, nei pressi del quale intende vivere in eremitaggio. Sentendo il racconto di don Carlo, Leonora scopre che don Alvaro, creduto morto, è ancora in vita, e teme per la propria incolumità: si appresta quindi ad abbracciare la vita monastica con rinnovato vigore, nella speranza di salvare sé stessa e il suo amato.

Giunta al monastero, la giovane si affida alla Vergine pregando perché i propri peccati siano perdonati; quindi chiede un colloquio al padre guardiano (basso), cui rivela la propria identità e il desiderio di espiazione. Il padre, indulgente e comprensivo, l'avverte però che la vita che l'attende è piena di stenti e cerca di convincerla per l'ultima volta a ritirarsi in convento invece che in una misera grotta. Constatando la fiduciosa costanza di Leonora, tuttavia, acconsente al volere di lei e, consegnatole un saio, chiama a raccolta i monaci che, maledicendo chiunque oserà infrangere l'anonimato dell'eremita, si rivolgono in coro alla Madonna.

Atto III

Nei pressi di Velletri, infuria la lotta tra gli spagnoli e gli imperiali. Don Alvaro è a capo dei granatieri spagnoli e, non potendo sopportare oltre le sue sventure, spera di morire sul campo. Rievocando il proprio passato di orfano, figlio di discendenti della famiglia reale Inca, ripensa alla notte fatale in cui vide per l'ultima volta Leonora, e, convinto che la giovane sia morta, le chiede di pregare per lui.

A un tratto sente il lamento di un soldato in difficoltà, accorre in suo aiuto e gli salva la vita: l'uomo altri non è che don Carlo, che però non riconosce il giovane indio. I due si giurano eterna amicizia. L'indomani, tuttavia, Alvaro stesso cade ferito e viene trasportato da don Carlo. Credendosi prossimo a morire, Alvaro gli affida una valigia con un plico sigillato, contenente un segreto che non dovrà mai essere rivelato: alla sua eventuale morte, il plico dovrà essere distrutto.

Carlo giura di farlo, ma una volta rimasto solo, insospettito dall'orrore provato dall'amico al nome dei Calatrava, apre la valigia e vi trova un ritratto di Leonora: vedendo confermati i propri sospetti, attende che Alvaro si riprenda e lo sfida a duello. I due hanno appena incrociato le spade quando sopraggiunge la ronda: Alvaro scappa e trova rifugio in un monastero. Nell'accampamento, intanto, ricomincia la vita di sempre: la zingara Preziosilla predice il futuro e incita i soldati alla battaglia.

Atto IV

Nei pressi del Monastero degli Angeli, fra' Melitone (baritono) distribuisce la minestra ai poveri; costoro, lamentandosi per il suo comportamento sgarbato, rimpiangono l'assenza del padre Raffaele: questi è in realtà don Alvaro, che ha a sua volta abbracciato la vita monastica. Don Carlo, nel frattempo, ha scoperto il nascondiglio di don Alvaro, e dopo averlo raggiunto lo sfida nuovamente a duello: in un primo momento don Alvaro rifiuta il confronto ma, sentendosi chiamare codardo e mulatto, si prepara a incrociare nuovamente il ferro con lui.

Presso la grotta dove si è ritirata, Leonora, riconoscendosi ancora innamorata di don Alvaro, piange il proprio destino. Sentendo dei rumori nelle vicinanze si rifugia nel proprio abituro, ma è richiamata proprio da don Alvaro che, avendo ferito don Carlo a morte, cerca un confessore per dare all'agonizzante gli ultimi conforti. Terrorizzata, Leonora chiama aiuto ma, inaspettatamente riconosciuta dal giovane, si accinge a ricongiungersi con lui. Messa a parte del ferimento di don Carlo, tuttavia, si precipita da lui che, ancora ossessionato dal desiderio di vendetta, la pugnala. Raggiunta dal padre guardiano, Leonora spira tra le braccia di don Alvaro, augurandosi di ritrovarlo in cielo. Egli, rimasto definitivamente solo sulla terra, dapprima maledice ancora una volta il proprio destino, ma poi trova conforto nell'amore di Dio.

Organico orchestrale La partitura di Verdi prevede l'utilizzo di: 3 flauti (II. anche ottavino), 2 oboe, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, cimbasso timpani, tamburo, piatti, grancassa 2 arpe archi Da suonare sul palco: organo, 6 trombe, 4 tamburi

Numeri musicali I numeri musicali si riferiscono alla versione del 1869.

Sinfonia Atto I 1 Scena e Romanza di Leonora Scena Buona notte, mia figlia... (Marchese, Leonora) Scena I Recitativo Temea restasse qui fino a domani! (Curra, Leonora) Scena II Romanza Me pellegrina ed orfana (Leonora) Scena II 2 Scena, Duetto di Leonora e Don Alvaro, Terzetto finale Scena M'aiuti, signorina... (Curra, Leonora) Scena II Duetto Ah! per sempre, o mio bell'angiol (Don Alvaro, Leonora) Scena III Tempo di mezzo È tarda l'ora... (Leonora, Don Alvaro) Scena III Cabaletta Seguirti fino agli ultimi (Leonora, Don Alvaro) Scena III Recitativo È tardi. - Allor di calma è d'uopo (Leonora, Curra, Don Alvaro) Scena III Finale I Vil seduttor!... infame figlia!... (Marchese, Leonora, Don Alvaro) Scena IV

Atto II 3 Scena dell'osteria Coro e Ballabile Holà, holà, holà! Ben giungi, o mulattier (Coro) Scena I Scena La cena è pronta... (Alcalde, Don Carlo, Leonora, Trabuco, Coro) Scena I Recitativo Viva la guerra! (Preziosilla, Don Carlo, Coro) Scena II Canzone Al suon del tamburro (Preziosilla, Don Carlo, Coro) Scena II Preghiera Padre Eterno Signor... (Coro di Pellegrini, Alcalde, Leonora, Don Carlo) Scena III Scena Viva la buona compagnia! (Don Carlo, Trabuco, Alcalde, Coro) Scena III-IV Recitativo Poich'è imberbe l'incognito (Don Carlo, Alcalde, Coro) Scena IV Ballata Son Pereda, son ricco d'onore (Don Carlo, Coro) Scena IV Scena Sta bene. - Ucciso fu quel Marchese? (Alcalde, Preziosilla, Don Carlo, Coro) Scena IV Coro Holà, holà, holà! È l'ora di posar (Coro, Don Carlo, Alcalde, Preziosilla) Scena IV 4 Scena e Aria di Leonora Scena Sono giunta!... grazie, o Dio! (Leonora) Scena V Aria Madre, pietosa Vergine (Leonora, Coro di Frati) Scena V 5 Scena e Duetto di Leonora e Padre Guardiano Scena Chi siete? - Chiedo il Superiore. (Leonora, Melitone) Scena VI-VII Scena Chi mi cerca? - Son io (Padre Guardiano, Leonora) Scena VIII-IX Duetto Più tranquilla l'alma sento (Leonora, Padre Guardiano) Scena IX 6 Finale II Finale II Il santo nome di Dio Signore - La Vergine degli Angeli (Padre Guardiano, Leonora, Coro) Scena X

Atto III 7 Scena e Romanza di Don Alvaro Scena Attenti al gioco... (Coro) Scena I