Il suo regno fu segnato da diverse campagne militari. L'anno in cui Eraclio salì al potere, l'impero fu minacciato su più frontiere. Eraclio scacciò i Sasanidi persiani dall'Asia Minore e si spinse in profondità nel loro territorio, surclassandoli nettamente nel 627 nella battaglia di Ninive. Il re sasanide Cosroe II fu rovesciato e giustiziato da suo figlio Kavad II, che presto siglò un trattato di pace, accettando di ritirarsi da tutti i territori occupati.In seguito atali eventi, le relazioni pacifiche furono ripristinate tra i due imperi in guerra.
Secondo una leggenda, Eraclio avrebbe incontrato i compagni di Maometto con i quali avrebbe discusso sull'Islam. Poi combatté battaglie contro 'Umar e Khalid ibn al-Walid.
Strinse rapporti diplomatici con gli Arabi a Oriente e con gli Slavi nei Balcani. Tentò di ricucire lo scisma nella chiesa cristiana nei confronti dei monofisiti, promuovendo una dottrina di compromesso chiamata monotelismo. Anche la Chiesa d'Oriente (comunemente chiamata Nestoriana) fu coinvolta nel processo. Alla fine questo progetto di unità fu respinto da tutte le parti della disputa.
Biografia Gioventù Eraclio nacque in Cappadocia, nell'Anatolia centro-orientale, nel 575, figlio di Eraclio il Vecchio, di probabile origine armena.) (alcuni hanno addirittura proposto un suo collegamento con la famiglia reale degli Arshakuni, che regnò in Armenia dal 54 al 428), e della sua consorte cappadoce Epifania. Il padre fu uno dei generali più importanti sotto l'imperatore Maurizio, distintosi ampiamente nella guerra contro Bahram VI, usurpatore dell'Impero sasanide, nel 590, cosa che gli procurò la carica di Esarca d'Africa da parte dell'imperatore. Sappiamo dalle cronache del tempo che Eraclio era un uomo atletico (secondo Fredegario combatteva i leoni) e aveva i capelli biondi.
Rivolta contro Foca e incoronazione
Insoddisfatto del regno di Foca., Prisco, genero di Foca e prefetto di Costantinopoli ed ex generale del deposto Maurizio, prese contatti con il potente esarca di Cartagine Eraclio il Vecchio, che, appoggiato dal fratello Gregorio, decise di tagliare i rifornimenti di grano che provenivano dall'Africa e di allestire un forte esercito e una potente flotta che avrebbero tentato di raggiungere la capitale per rovesciare Foca. Essendo però troppo in là con gli anni per poter condurre una guerra civile, Eraclio il Vecchio affidò al figlio Eraclio il comando della flotta e a suo nipote Niceta, figlio del fratello Gregorio, il comando dell'esercito... Secondo Niceforo, chi tra Eraclio e Niceta avesse raggiunto la capitale per primo sarebbe diventato imperatore, anche se lo studioso John B. Bury, nell'appendice alla sua edizione del Declino e caduta dell'Impero romano di Edward Gibbon, ha ritenuto inverosimile questa gara, perché, partendo con la flotta, Eraclio avrebbe raggiunto in ogni caso la capitale molto prima di Niceta, per cui è più probabile che a quest'ultimo fosse affidata solo la conquista dell'Egitto, non avendo ambizioni al trono imperiale.
Mentre il nipote Niceta attaccava l'Egitto con l'appoggio della potente famiglia degli Apioni, conquistando in breve Alessandria, vincendo le truppe fedeli a Foca e impadronendosi in breve tempo del Paese, il giovane Eraclio faceva rotta su Tessalonica (609), occupando alcune isole lungo il percorso e reclutando uomini e navi; nell'estate del 610, con le sue navi si diresse verso Costantinopoli.
Eraclio cinse d'assedio Costantinopoli, accampandosi sull'isola di Colonimo e confidando nell'appoggio del popolo: il 3 ottobre del 610 dice il 4 ottobre: «In quest'anno - la quattordicesima indizione - il 4 ottobre, un lunedì, Eraclio arrivò dall'Africa con le sue navi» (A.M. 6102). la flotta entrò trionfalmente nella capitale dell'Impero romano d'oriente, grazie alla rivolta degli abitanti della capitale, che avevano appoggiato la causa d'Eraclio. Secondo Niceforo, fu Fozio, un uomo che Foca aveva disonorato seducendo sua moglie, ad entrare nel palazzo imperiale con alcuni soldati catturando Foca e portandolo su una nave bizantina, insieme ai suoi fedeli.
Quando Eraclio, il 5 ottobre, salì sulla nave dove Foca e i suoi fedeli erano imprigionati, gli chiese: «È così che tu hai governato l'impero?», Foca rispose: «E tu credi che lo governerai meglio?». Eraclio allora ordinò che Foca fosse ucciso con la spada e mutilato con il taglio del braccio destro e dei genitali, e poi condotto al mercato dove avrebbe subito il rogo. Furono condannati alla stessa sorte anche Domenziolo, fratello di Foca, Bonoso e Leonzio, il tesoriere imperiale.
Nel pomeriggio del 6 ottobreChronicon paschale, 702., nella cappella di Santo Stefano, all'interno del Gran Palazzo, il nuovo patriarca di Costantinopoli Sergio I celebrò due cerimonie:. nella prima sposava Eraclio con Fabia, che per l'occasione assunse il nome di Eudocia, e la seconda cerimonia fu l'incoronazione solenne con la corona degli Augusti, posta sul capo di Eraclio. Secondo Niceforo, prima dell'incoronazione, Eraclio offrì a Prisco la corona imperiale, sostenendo che era venuto nella capitale con l'esercito per deporre un tiranno ma non per assumere la porpora, ma Prisco rifiutò e quindi Eraclio fu acclamato Imperatore dal senato e dal popolo..
Il 7 luglio del 611 Eraclio e Eudocia ebbero la prima figlia, Epifania, che venne battezzata dal patriarca il 15 agosto nel Palazzo delle Blacherne. Il 3 maggio del 612 nacque invece il primo figlio maschio, Eraclio Costantino, che alla morte del padre sarebbe diventato imperatore con il nome di Costantino III.. La gioia durò tuttavia poco: il 14 agosto del 612 Eudocia morì ed Eraclio rimase vedovo; in seguito decise di risposarsi, prendendo come moglie la nipote Martina (secondo Teofane il matrimonio avvenne nel 613-614., ma alcuni studiosi hanno messo in dubbio questa data, proponendo date alternative come il 622La data del 622 è stata proposta in Cfr. anche l'appendice (ad opera del traduttore) alla traduzione in inglese della Breve Storia del Patriarca Niceforo.). Il secondo matrimonio non venne mai approvato perché incestuoso, e il patriarca attribuì le sciagure che colpivano l'Impero di Eraclio (oppresso prima dai Persiani e poi dagli Arabi) a una presunta ira divina. Nel regno dei due figli di Eraclio, Martina diventò il centro del potere e dell'intrigo politico a Costantinopoli. Il Patriarca Sergio I incoronò Martina, ma cercò in ogni modo di convincere l'Imperatore a ripudiarla. Il patriarca Niceforo racconta che una volta Eraclio rispose: «Tu hai già fatto il tuo dovere di sacerdote e amico. Per il resto, la responsabilità ricadrà su di me».. E ciò che accadde in seguito parve ai detrattori di Martina una prova del peso di tali responsabilità: la coppia ebbe dieci figli, dei quali quattro morti in tenera età e due disabili.
L'invasione dell'impero da parte di Cosroe II
Quando Eraclio prese il comando dell'Impero, si accorse quanto era disperata la sua situazione; nessuno di coloro che l'avevano preceduto sul trono degli augusti aveva trovato una situazione peggiore: infatti l'Italia si trovava invasa dai Longobardi, i Balcani erano stati invasi dagli Avari, e le province della Palestina, Siria e dell'Anatolia, erano state invase dagli eterni rivali dei Romani, i Persiani. Il timore era vivo anche tra gli abitanti della capitale, che potevano scorgere dall'altra parte del Bosforo i fuochi degli accampamenti persiani. Eraclio allora decise di abbandonare Costantinopoli in favore di Cartagine (618), perché oramai la capitale era minacciata dai persiani di Cosroe II e dagli Avari che avevano valicato il Danubio, ma venne dissuaso dal farlo dal patriarca di Costantinopoli.. La città era pressoché inespugnabile, poiché era protetta per via di terra dalle imponenti mura Teodosiane e gli avversari difficilmente avrebbero potuto conquistarla per via di mare, poiché non possedevano una flotta potente come quella bizantina; tuttavia, le province attorno alla capitale cadevano una dopo l'altra, causando il rischio di un isolamento della città dal resto dell'impero, prospettiva ben poco edificante per Eraclio.
L'esercito persiano era affidato nelle mani dell'abile generale Sharbaraz, che nel 610 espugnò Edessa e Apamea dopo una accanita resistenza. Nel 611 la stessa sorte toccò ad Antiochia e a Cesarea. Eraclio si affidò allora a Prisco, suo generale più esperto, ma quest'ultimo non solo fallì nell'intrappolare i Persiani dentro Cesarea, ma insultò anche Eraclio rifiutando di riceverlo, fingendosi malato. Narra Niceforo, in occasione dell'arrivo di Niceta a Costantinopoli, Eraclio invitò Prisco di fronte al senato e, accusandolo di averlo offeso, usando per non riceverlo il pretesto della malattia, lo destituì costringendolo a farsi monaco (5 dicembre 612). Il comando dell'esercito romano fu assunto da Eraclio stesso, anche se parte delle forze fu affidata al generale Filippico, che si volse contro i Persiani. La battaglia si svolse nel 613 nei pressi di Antiochia e la sconfitta costrinse Eraclio a ripiegare verso Costantinopoli. L'imperatore persiano Cosroe II, grazie a questa vittoria di Sharbaraz, diresse due offensive, su due punti diversi dell'Impero romano d'oriente: un esercito si sarebbe diretto a Costantinopoli, mentre l'altro esercito avrebbe devastato le province della Siria, Palestina ed Egitto. Quest'ultima missione fu affidata a Sharbaraz, che conquistò nel 613 Tarso, la Cilicia e Damasco. Eraclio tentò di arginare il disastro con la diplomazia, ma i suoi ambasciatori furono respinti: Cosroe voleva la vittoria finale ed ormai era convinto di poterla avere. Dopo tre settimane d'assedio, nel 614, cadde nelle mani di Sharbaraz anche Gerusalemme.. L'evento fu molto grave perché la città fu rasa al suolo e gli abitanti massacrati, eccetto gli Ebrei, che da tempo fiancheggiavano l'ostilità persiana nei confronti dei Romani; il Santo Sepolcro venne distrutto, le reliquie della Vera Croce, la lancia e la spugna, furono depredate e portate in Persia a Ctesifonte. I Persiani non ebbero nemmeno pietà per molti monasteri, che vennero rasi al suolo.
Eraclio cercò di firmare una pace con il khaghan degli Avari, in modo da non dover più combattere su due fronti, poiché i Balcani subivano continue razzie da parte degli Avari, e Tessalonica venne assediata da questi ultimi dal 617 e al 619. Eraclio, tentando di negoziare la pace con gli Avari, rischiò di cader vittima d'un loro tranello, ma, nel 620, finalmente gli Avari accettarono di vendere la pace ai Romani..
Nel frattempo la situazione dell'Impero si aggravò: infatti Cosroe II, sottomessa la Palestina, ordinò nel 619 colloca la conquista dell'Egitto nell'A.M. (Annus Mundi) 6107, cioè tra il 1º settembre 615 e il 31 agosto 616. a Sharbaraz di avanzare in Egitto, in modo da strappare ai Romani il loro granaio. Nel 620 Niceta, governatore dell'Egitto, nell'impossibilità di gestirne la difesa, si vide costretto a consegnare ai Persiani la città di Alessandria. Sharbaraz riuscì a conquistare tutta la provincia dell'Egitto nello stesso anno e questo portò, a causa dell'interruzione dell'arrivo del grano dall'Egitto, la carestia e la diffusione della peste nell'Impero romano d'oriente.
La riscossa dell'impero romano d'oriente
Eraclio si rese conto della necessità di intervenire al più presto, per tentare di salvare ciò che era rimasto del suo impero, per questo fece ripiegare le forze romane che gli restavano in Anatolia e iniziò a riorganizzare l'esercito. Per far fronte alle spese ottenne il pieno appoggio del patriarca Sergio e per questo si poté impossessare dei beni della Chiesa; dimezzò il soldo delle truppe e dei funzionari dell'impero; arruolò più volontari possibili, concedendo terre ai militari in cambio del servizio, come era regola antica della legione romana, così da assicurare il pagamento ai suoi soldati.