LAtari ST è una famiglia di home/personal computer a 16 bit prodotti da Atari Corporation e commercializzati dal 1985 al 1993.
Il primo modello della famiglia a essere commercializzato, l'Atari 520ST, fu presentato al pubblico nel gennaio 1985 al Winter Consumer Electronics Show e messo in vendita a partire dal giugno 1985. L'ST vendette molto bene in Europa, soprattutto in Germania e Regno Unito, mentre negli USA non raggiunse i risultati sperati, probabilmente a causa della maggiore affermazione dei concorrenti IBM e Apple..
Significato del nome "ST" sono le iniziali delle parole inglesi "sixteen" e "thirty-two" che in italiano significano rispettivamente "sedici" e "trentadue". Il riferimento è all'architettura a 16/32 bit del microprocessore di serie sui primi modelli di computer della famiglia Atari ST: il Motorola 68000. Tale microprocessore ha un bus esterno a 16 bit ma, in anticipo con i tempi, era già dotato di registri a 32 bit (e quindi anche della capacità di indirizzamento della memoria fino a 32 bit).
Storia Il progetto di un nuovo home computer Atari entrò nel mercato degli home computer con la produzione della famiglia di home computer a 8 bit, il cui esponente più famoso fu il modello Atari 800. Entrambe le linee di prodotti erano basate sulla CPU 6502 ed includevano, primi sistemi a larga diffusione a farlo, dei chip aggiuntivi per assistere il processore nelle operazioni grafiche e sonore. Nelle intenzioni originarie, i computer ad 8 bit avrebbero dovuto essere le evoluzioni della console Atari 2600 ma, in seguito, si decise di produrre degli home computer poiché questo mercato sembrava molto promettente.
La gestione dell'Atari da parte della proprietaria Time Warner non godeva dei favori dei creatori della console 2600 e delle successive macchine ad 8 bit; alla fine, questi, seccati, abbandonarono l'Atari. Un gruppo di questi tecnici, guidati da Jay Miner, il progettista del chip ANTIC degli Atari a 8 bit, nel 1982 iniziò il progetto di un computer di seconda generazione, basato sul processore Motorola 68000; nacque così il progetto Amiga, basato su una CPU supportata da chip custom, idea messa in pratica per la prima volta proprio nei computer Atari ad 8 bit.
Nel frattempo, il mercato subì un declino a causa della crisi dei videogiochi del 1983; la gestione Warner decise di uscirne il più presto possibile ed iniziò a cercare degli acquirenti per l'Atari. Gli effetti negativi colpirono anche la Commodore International, determinando un diverbio fra il presidente della Commodore, Irving Gould, e Jack Tramiel che si concluse con l'abbandono della Commodore, da parte di quest'ultimo, nel gennaio del 1984.
La Tramel Technology e il progetto preliminare
Tramiel fondò subito una propria azienda, la Tramel Technology, portando con sé un po' di persone dal suo staff ex-Commodore, per iniziare il progetto di sviluppo di un nuovo home computer dalle performance elevate. Mentre il team lavorava sul progetto, Tramiel iniziò ad interessarsi all'acquisto dell'Atari dalla Warner, principalmente per poter usufruire della consolidata rete internazionale di distribuzione e del marchio, a tutti ben noto. Le intenzioni originarie del team erano quelle di superare le prestazioni del Macintosh, usando una vera CPU a 32 bit, l'NS32032, ma non si riuscì a trovare un accordo con la National Semiconductor, pertanto si dovette ripiegare sul 68000 a 16 bit (che, comunque, si mostrò più veloce dei primi prototipi dell'NS32032).
Il progetto di base prese velocemente le sembianze dell'ST che venne poi messo in commercio. Esso era caratterizzato dall'utilizzo di molti componenti prodotti da terzi, in contrasto con la tendenza dell'epoca di usare un gran numero di chip custom. Il supporto al disk drive era fornito da un chip standard della Western Digital ed il suono era fornito dallo Yamaha YM2149, un clone del General Instrument AY-3-8910, un chip sonoro molto comune su computer e console dell'epoca. Gli unici chip custom erano rappresentati da un semplice controller per la memoria, un processore grafico chiamato "Shifter" ed un gestore di interrupt chiamato GLUE.
Intanto, l'Amiga necessitava di un compratore o di un investitore e l'Atari, allora ancora gestita dalla Warner, decise di finanziare il progetto.. In cambio, l'Atari avrebbe ottenuto una licenza esclusiva di un anno sull'uso della tecnologia Amiga, per la costruzione di una nuova console per videogames. In seguito, l'Atari, avrebbe potuto presentare anche un computer basato sulla stessa tecnologia. Nel maggio di quell'anno, Tramiel riuscì a racimolare la cifra necessaria per l'acquisto di ciò che rimaneva dell'Atari dalla Warner e procedette con l'acquisto ad un prezzo molto basso, preparandosi per la ricreazione del suo impero informatico.
Tramiel, dopo aver preso il comando della società, cercò subito ad imporre le sue idee e di appropriarsi per intero del progetto Amiga, poiché sapeva che era estremamente valido. Tuttavia, poco prima che l'Amiga venisse completato, la Commodore ne comprò tutto il progetto. Tramiel, ovviamente, si infuriò e ne scaturì una battaglia legale durata anni. Intanto, all'Atari rimase soltanto il vecchio progetto di una macchina a 16 bit non molto avanzata.
Sviluppo del sistema operativo
I lavori continuarono con il progetto di base iniziato alla Tramel Technology, al quale mancava solo un sistema operativo e così iniziarono le ricerche. Microsoft contattò Tramiel e gli propose il porting (conversione software) del suo Windows sulla piattaforma Atari, ma la realizzazione del progetto avrebbe dovuto compiersi dopo due anni, poiché il Windows, all'epoca, si trovava in uno stato embrionale del suo sviluppo; decisamente troppo tempo per una macchina che doveva uscire al più entro un anno. Un'altra possibilità era rappresentata dalla Digital Research, che stava lavorando su un ambiente operativo basato su una nuova interfaccia grafica conosciuta come Crystal e che poi prese il nome definitivo di Graphical Environment Manager (GEM). La possibilità di scrivere in proprio un intero sistema operativo non fu neanche presa in considerazione, poiché considerata troppo rischiosa.
La Digital Research concedeva in licenza l'uso dei propri sistemi operativi, ma non era interessata al loro porting su altre piattaforme, pertanto, l'Atari inviò un proprio team di programmatori presso la Digital Research a Monterey, che avrebbero dovuto occuparsi della conversione. Ad essi furono consegnate le ultime versioni dei codici per Intel 8086 che furono convertite in codice 68000 in un tempo brevissimo. L'interfaccia grafica lavorava sulla base di un sistema operativo del tipo CP/M-68K e fu resa disponibile per il gennaio del 1985, giusto in tempo per l'introduzione dell'Atari ST al Consumer Electronics Show, o CES (una fiera di elettronica che si teneva ogni gennaio a Las Vegas).
Il CP/M-68K era una conversione diretta del vecchio sistema operativo CP/M. Già per il 1985, si trattava di un sistema operativo piuttosto antiquato come struttura dei comandi e, soprattutto, per la mancanza di un supporto ad un file system gerarchico (ovvero, tutti i file dovevano stare nella directory principale). La Digital Research stava anche sviluppando un nuovo sistema operativo simile al DOS, scritto specificamente per il GEM, il GEMDOS, ma ci furono delle discussioni sulla possibilità di convertire o meno il GEMDOS sull'Atari ST per la data di lancio di giugno. Alla fine si decise di effettuare il porting ed il sistema operativo definitivo dell'Atari ST, combinazione di GEM e GEMDOS, prese il nome TOS. Fu decisamente una buona mossa, poiché il nuovo sistema era compatibile con il formato standard dei dischetti per i PC IBM.
Presentazione al pubblico, revisioni e dismissione Fin dall'inizio Jack Tramiel puntò soprattutto sul mercato europeo, per via del grande interesse mostrato alla presentazione dell'ST alla Fiera di Hannover nel giugno del 1985 col nome di 520 ST. Il lancio commerciale europeo avvenne al Personal Computer World Show di Londra nel settembre 1985 e ci fu una sorta di corsa all'oro che coinvolse compagnie statunitensi e britanniche per la creazione dei primi prodotti software di terze parti.. Il primo software commerciale per ST fu il videogioco britannico The Lands of Havoc
In origine Atari aveva intenzione di distribuire versioni dotate di 128 kByte e 256 kByte di RAM, con i nomi di 130 ST e 260 ST: il modello 130 ST fu realizzato solo come prototipo perché la versione finale del sistema operativo con l'interfaccia grafica non poteva essere caricato sul computer per via dell'insufficiente quantitativo di memoria. Fu quindi deciso di vendere il 260 ST solo in Europa dove i computer costavano sensibilmente di più che negli Stati Uniti e un prodotto con meno memoria avrebbe avuto un prezzo di vendita inferiore, attirando quindi i potenziali clienti che non avevano le risorse per acquistare il modello con più RAM. Ma la rapida discesa dei prezzi delle RAM portò alla decisione di ritirare anche questo modello perché, caricato il sistema che occupava quasi 200 kB, rimaneva libero un quantitativo troppo limitato di RAM per poter utilizzare seriamente il computer. In seguito il 260 ST fu dotato di 512 kB ed il 520 ST fu portato ad 1 MB con l'uscita del modello 520 ST+. Nel 1986 fu lanciato il 1040 STF che aveva 1 MB di RAM, un alimentatore incorporato ed un floppy-disk a doppia faccia. Nei quattro anni successivi, l'hardware dell'Atari ST rimase pressoché invariato, tranne alcune variazioni descritte in seguito, che però non ebbero il successo sperato; la produzione terminò poco dopo nel 1993.
Caratteristiche
L'Atari ST è un home computer di seconda generazione basato sul processore Motorola 68000, equipaggiato con 512 kByte di RAM (o più, a seconda dei modelli) e dotato di un floppy disk da 3,5". Per molti aspetti, come l'interfaccia grafica a finestre, il mouse e il già citato processore Motorola 68000, l'Atari ST era simile ai ben più costosi Apple Macintosh ed al Commodore Amiga. L'interfaccia fortemente ispirata al Macintosh lo fece soprannominare "Jackintosh" (da Jack Tramiel e Macintosh) dalla stampa dell'epoca.
La qualità maggiore dell'Atari ST era la sua relativa economicità, nell'ambito dei personal computer, rispetto ad altre macchine dell'epoca, tecnicamente non molto dissimili da esso, ma ben più costose, come il Macintosh Plus. Fu proprio il favorevole rapporto qualità/prezzo di queste macchine a decretarne un buon successo (ebbe una buona diffusione in Europa, in particolar modo in Germania). Inoltre, l'Atari produceva un monitor 640x400 in bianco e nero per l'ST che, per l'epoca, era di una nitidezza veramente invidiabile; per questo, l'ST ebbe un buon successo nell'ambito delle piccole applicazioni d'ufficio (videoscrittura, foglio elettronico, ecc.) e dei programmi di impaginazione. Da notare che un Atari ST, dotato di un software di emulazione terminale, risultava molto più economico di un vero terminale del tipo Digital VT220 che era molto diffuso nell'ambito degli uffici con computer centralizzato e terminali ad esso collegati. Non si dimentichi, infine, il grande successo dell'Atari ST, in ambito musicale professionale grazie alle sue porte MIDI integrate ed alla presenza di ottimi software, tra cui sono da ricordare i sequencer Creator e Notator, versione più evoluta, con un sofisticato editor notazionale, entrambi della C-LAB (che poi porteranno al Logic Pro della Apple), Cubase e Pro 24 della Steinberg.