Le sue reliquie sono conservate, secondo la tradizione, nella basilica a lui dedicata a Bari e nella chiesa di San Nicolò a Venezia. Viene considerato un santo miroblita.

La sua figura ha dato origine alla tradizione di San Nicolò, che passa nella notte tra il 5 e il 6 dicembre portando doni ai bambini. Tale tradizione spiega anche la sovrapposizione tra San Nicola e la figura moderna di Babbo Natale, il cui nome inglese Santa Claus deriverebbe da Sinterklaas o Sint-Nicolaas, cioè due nomi del santo stesso in olandese, probabilmente derivanti a loro volta dal latino San[ctus] Nicholaus. Anche San Nicola, non a caso, è tradizionalmente raffigurato con una lunga barba e una veste rossa, oltre ad essere egli stesso protettore dei bambini.

Biografia Nacque a Pàtara, una città greca della Licia, provincia dell'Impero romano nell'odierna Turchia. Non si hanno dati storici sulla sua infanzia. Quelli che si leggono spesso nelle sue vite, come il nome dei genitori Epifanio e Nonna oppure il suo reggersi in piedi in preghiera già da neonato, si riferiscono alla vita di un monaco di nome Nicola vissuto tra il 270 e il 343 nella stessa regione e divenuto vescovo di Pinara.

In seguito Nicola lasciò la sua città natale e si trasferì in un'altra città della Licia, Mira (oggi Demre), dove venne ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo metropolita di Mira, Nicola venne acclamato dal popolo come suo successore. Imprigionato ed esiliato nel 305 durante la persecuzione ad opera di Diocleziano, fu poi liberato da Costantino nel 313 e riprese l'attività apostolica fino alla morte.

Non è storicamente certo che sia stato uno dei 318 partecipanti al Concilio di Nicea del 325: secondo la tradizione, comunque, durante il concilio avrebbe condannato duramente l'Arianesimo difendendo l'ortodossia e in un momento d'impeto avrebbe preso a schiaffi Ario. Gli scritti di Andrea di Creta e Giovanni Damasceno confermerebbero la sua fede radicata nei principi dell'ortodossia cattolica. Durante una carestia a Mira, ottenne dall'Imperatore rifornimenti e una riduzione delle imposte. Morì a Mira il 6 dicembre del 343 e le sue reliquie fino al 1087 furono conservate nella cattedrale della città.

Quando Mira venne conquistata dai musulmani, le città di Venezia e Bari entrarono in competizione per impossessarsi delle reliquie del santo e portarle in Occidente. Sessantadue marinai di Bari organizzarono una spedizione marittima e riuscirono a sottrarre le ossa di San Nicola, che portarono nella loro città il 9 maggio 1087. Qui esse furono affidate temporaneamente a un monastero benedettino e successivamente trasferite nella cripta di una nuova chiesa dedicata al santo, la basilica di San Nicola, che all'epoca (1º ottobre 1089) non era ancora ultimata; fu papa Urbano II in persona a presiedere la solenne cerimonia. V. anche le pagine successive sullo stesso sito. Da quel momento San Nicola fu conosciuto anche come San Nicola di Bari.

I marinai baresi avevano tuttavia tralasciato, volutamente o per errore, le ossa più piccole del santo che, recuperate in una successiva spedizione da marinai veneziani, il 30 maggio 1100, sono oggi custodite nella chiesa di San Nicolò al Lido, a Venezia.

Culto e leggende

Il culto di San Nicola si diffuse dapprima in Asia Minore (nel VI secolo a Costantinopoli gli furono dedicate ventisei chiese) con pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell'abitato di Myra. Numerosi scritti in greco e in latino ne fecero progressivamente diffondere la venerazione verso il mondo bizantino-slavo e in Occidente, a partire da Roma e dal Meridione d'Italia, allora soggetto a Bisanzio. San Nicola è così diventato già nel Medioevo uno dei santi più popolari del cristianesimo e protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati.

Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un pover'uomo decaduto con tre figlie che non potevano sposarsi perché non avevano soldi per pagare la dote, avesse preso una buona quantità del proprio denaro, lo avesse avvolto in un panno e gettato nottetempo nella casa dell'uomo, per tre notti consecutive, in modo da garantire la dote a tutte e tre le figlie e impedire che venissero avviate alla prostituzione.Un'altra leggenda narra che egli, già vescovo, avesse resuscitato tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne. Secondo un'altra tradizione, Nicola avrebbe inoltre placato una terribile tempesta, salvando un bastimento e il relativo equipaggio dal naufragio. Questi tre episodi agiografici sono spesso raffigurati nei cicli iconografici del santo, come avviene nella predella della Pala di Perugia del Beato Angelico; sono inoltre riassunti graficamente nelle raffigurazioni di san Nicola come tre sfere dorate, che simboleggiano i tre miracoli e le tre doti. Per questi episodi è ritenuto un santo benefattore e protettore di bambini, marinai e donne in età da marito. La Chiesa cattolica lo ricorda il 6 dicembre come memoria facoltativa nel calendario romano generale; dal 2017 si celebra come memoria obbligatoria. Localmente il santo è ricordato anche l'8 maggio.

San Nicola a Venezia A Venezia San Nicolò, protettore dei naviganti, è compatrono della Repubblica Serenissima assieme a San Marco. Oltre alla chiesa di San Nicolò del Lido, che contiene i resti del santo trasportati da Myra, sono state erette altre chiese a lui dedicate. Nella parte della città che si affaccia sull'ingresso in laguna dal mare c'era la chiesa di San Nicolò di Castello, consacrata nel 1503, che venne abbattuta nel 1810 per realizzare i giardini che oggi ospitano la Biennale d'Arte. Nella parte opposta della città si trova la chiesa di San Nicolò dei Mendicoli che accoglie i viaggiatori provenienti dalla terraferma, mentre a nord della laguna l'isoletta di San Nicolò della Cavana dal 1303 offriva riparo ai naviganti provenienti dal fiume Sile. Al centro della città, vicino alla basilica dei Frari, era stata eretta nel 1332 la chiesa di San Nicoletto della Lattuga che venne demolita nel 1808 a causa dei decreti napoleonici per la soppressione degli ordini religiosi.

A Murano i vetrari venerano San Nicolò come loro patrono ed il 6 dicembre, giorno della sua festa, il santo porta ancora oggi ai bambini frutta secca, arance, mele e giocattoli. In tale giorno si mangia il bussolà forte, un dolce fatto di farina, zucchero, uova, melassa, cacao amaro, cioccolato fondente, pinoli, cedrini, mandorle, pepe, paprica, noce moscata, vino bianco, rum, uova, olio d'oliva, burro.

Il culto in Italia

In Italia il culto di San Nicola è radicato nelle regioni meridionali e in quelle settentrionali. Per questo motivo, anche se nella Chiesa cattolica la sua memoria liturgica è facoltativa, in Italia è stata resa obbligatoria a partire dal 2017.Lettera del Card. Bagnasco ai membri della Conferenza Episcopale Italiana , 9 novembre 2016. A Bari, oltre che il 6 dicembre, il santo è festeggiato dal 7 al 9 maggio, nella ricorrenza della trafugazione delle ossa da Myra, quando un lungo corteo storico ripercorre gli eventi del 1087 e la statua del santo è condotta in processione su una barca e poi lasciata in piazza per il culto pubblico. In questa occasione, la città è raggiunta da numerosi pellegrini, provenienti tanto dalle altre regioni italiane (Abruzzo e Calabria, soprattutto) quanto dalla Russia e dagli altri Paesi ortodossi.

La tradizione di San Nicola che porta regali ai bambini in Italia è festeggiata anche in Venezia Giulia e in Trentino-Alto Adige, nel Bellunese, nella Sinistra Piave, sotto il nome di San Nicolò, così come a Lecco in Lombardia e ad Arcola in Liguria, dove è il patrono della città. San Nicola è molto venerato a Missanello (PZ), di cui è il santo patrono, e per tale motivo Bari e Missanello hanno stretto un patto di gemellaggio in onore del Santo. Patronati Il santo oggi è patrono di marinai, pescatori, vetrai, farmacisti, profumieri, bottai, arcieri, bambini, ragazze da marito, scolari, avvocati, prostitute, nonché dei prigionieri e delle vittime di errori giudiziari; è il Santo Protettore della Brigata Informazioni Tattiche dell’Esercito, sede di Anzio.

È patrono inoltre dei mercanti e commerciantiAnche per questo la sua effigie figura nello stemma della Camera di Commercio di Bari. ed alcuni gli attribuiscono anche il patronato sui ministranti.

Reliquie Le reliquie di San Nicola si trovavano originariamente a Myra, nella cattedrale della città. Furono trasportate a Bari e a Venezia nell'XI secolo, a seguito di due distinte trafugazioni. La città era infatti caduta in mano musulmana e da questo scaturì la volontà di portarle "in salvo".

L'ultima ricognizione canonica delle spoglie conservate nella basilica di Bari risale al 5 maggio 1953. A seguito di altre due ricognizioni effettuate nel 1954 a Bari e nel 1992 a Venezia, il prof. Luigi Martino, docente di anatomia umana e normale all'Università di Bari, ha sostenuto che le reliquie sono divise fra le due città: Bari possiederebbe i frammenti ossei di maggiori dimensioni, mentre Venezia i frammenti più minuti (circa la metà dello scheletro), e che questi ultimi sono "complementari con le ossa conservate a Bari". È stato ipotizzato che i baresi, nella fretta di asportare le reliquie, si siano impossessati solo dei frammenti ossei più grandi, lasciando sul posto quelli più minuti. Sono questi ultimi che oggigiorno si troverebbero a Venezia. Traslazione barese La prima trafugazione fu portata a termine da 62 marinai baresi, tra i quali i sacerdoti Lupo e Grimoldo, partita con tre navi di proprietà degli armatori Dottula, che raggiunse Myra recuperando le reliquie di Nicola, che giunsero a Bari il 9 maggio 1087.

Secondo la leggenda, le reliquie furono depositate là dove i buoi che trainavano il carico dalla barca si fermarono.Per questa ragione una coppia di buoi è rappresentata nelle statue ai lati del portale maggiore della Basilica di San Nicola. Alcune colonne del tempio, poi, seguirono la nave dei marinai baresi fino a Bari. Si trattava in realtà della chiesa dei benedettini (oggi chiesa di San Michele Arcangelo) sotto la custodia dell'abate Elia, che in seguito sarebbe diventato vescovo di Bari. L'abate promosse tuttavia l'edificazione di una nuova chiesa dedicata al santo, che fu consacrata due anni dopo da Papa Urbano II in occasione della definitiva collocazione delle reliquie sotto l'altare della cripta. Da allora San Nicola divenne patrono di Bari e della Puglia e le date del 6 dicembre (giorno della morte del santo) e 9 maggio (giorno dell'arrivo delle reliquie) furono dichiarate festive per la città. Il santo era anche presente, fino al XIX secolo, sullo stemma della città tramite un cimiero. La sacra manna Quando i marinai baresi a Myra scoperchiarono la tomba in cui erano custoditi i resti di San Nicola, trovarono che le ossa del santo erano immerse in un liquido oleoso e profumato che veniva chiamato mirra...inventa est tumba plena sancto oleo... tanta odoris fragantia subito secuta est, ut omnes putarent se in paradiso dei consistere.. da Traslatio Sancti Nicolai in Varum di Niceforo, cod. ben. sec. XII, in N.Putognani, Istoria della vita de' miracoli e della traslazione del gran Taumaturgo S. Nicolò, Napoli, 1771, p. 556.

Trasportate le ossa a Bari, il fenomeno della trasudazione della manna dalle ossa del santo continuò nel nuovo sepolcro.