Considerato uno dei migliori tennisti italiani di sempre, nel 1976 è stato numero 4 del mondo, la seconda graduatoria più alta raggiunta da un tennista italiano dall'introduzione della classifica computerizzata nel 1973.
Con 10 titoli su 26 finali disputate è al secondo posto nella graduatoria dei trofei ATP vinti dai tennisti italiani, alle spalle di Jannik Sinner e a pari merito con Matteo Berrettini.
Nel 1975 diventò il primo tennista italiano a qualificarsi per un'edizione delle finali di singolare maschile del Masters di fine anno. Nel 1976, il suo anno migliore, vinse gli Internazionali d'Italia e il Roland Garros, unico tennista italiano della storia ad aggiudicarsi i due tornei nella stessa stagione e primo a conquistare una prova del Grande Slam nell'era Open.
Sempre nel 1976 contribuì in modo determinante alla prima storica vittoria della nazionale italiana in Coppa Davis. Con la squadra azzurra vinse anche la Coppa del Re di Svezia nel 1971 e 1974. Nel 1979 fu finalista, sempre con la nazionale, nella Coppa delle Nazioni.
Unico giocatore al mondo in grado di sconfiggere al Roland Garros (per due volte) il pluricampione del torneo Björn Borg, è anche stato il primo tennista italiano ad avere conquistato in singolare due titoli di categoria equipollente all'attuale ATP Tour Masters 1000 (Stoccolma 1975 e Roma 1976).
Numero 1 italiano in singolare per 284 settimane complessive, vinse per sei anni consecutivi il titolo di Singolare ai Campionati italiani assoluti, dal 1970 al 1975.
In carriera fu anche doppista di assoluto rilievo, formando con Paolo Bertolucci un sodalizio sportivo che disputò quattro finali di Coppa Davis; in tale specialità vanta 18 titoli su 29 finali disputate, tra cui quella conquistata a Monte Carlo nel 1980 sulla coppia statunitense McEnroe / Gerulaitis, unica vittoria nell'era Open ottenuta da un doppio italiano nel torneo del Principato.
Carriera Formazione Figlio di mamma Liliana e papà Ascenzio, nacque in via Candia, nel quartiere Trionfale di Roma, dove abitavano i nonni paterni originari di Sambuci, e crebbe a stretto contatto con il mondo del tennis. Da bambino sognava di diventare nuotatore, ma fu proprio il padre (da cui il soprannome “Ascenzietto”), custode del Tennis Club Parioli di piazza Apollodoro, a trasmettergli la passione, regalandogli una racchetta da adulto a cui aveva accorciato il manico segandolo. Adriano iniziò così a tirare i primi colpi contro il muro della casa del custode, sul quale il papà aveva dipinto una riga all’altezza della rete. Nel 1956, quando Adriano aveva sei anni, il padre lo iscrisse così ai corsi del circolo in cui lavorava..
Per circa due anni seguì poi i corsi del CONI al Foro Italico, dove, sul campo n. 2, disputò il primo incontro della sua carriera. Tra gli avversari con cui veniva fatto giocare più spesso era Cristiano Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli. Fu su quei campi che, nel 1959, vinse il suo primo torneo, quello dei “cerbiatti”, una delle tre categorie in cui si dividevano i giovani del Comitato Olimpico Nazionale.
Sempre nel 1959, Ascenzio Panatta fu assunto dal CONI al circolo tennis Tre Fontane, e la famiglia si trasferì nel quartiere Eur di Roma.
Adriano cominciò quindi a seguire i corsi nel nuovo club, dove ebbe modo di incrociare per la prima volta la racchetta con il campione del Roland Garros e n. 1 italiano Nicola Pietrangeli, al quale veniva richiesto di disputare qualche game con gli allievi più promettenti. I maestri della nuova struttura, Wally Sandonnino, durante la stagione invernale a Roma, e l’italo-francese Simon Giordano, soprattutto in estate presso il centro tecnico di Pievepelago, convinti delle sue qualità, furono i primi a impartirgli nozioni tattiche e comportamentali, oltre che tecniche..
Nel 1962, a Cesenatico, Panatta conobbe Paolo Bertolucci battendolo nella finale di un torneo Under 13. Nella semifinale della Coppa Lambertenghi del 1963 subì la sua prima cocente sconfitta, contro Antonio Bon. In quell’occasione, il papà gli tirò l'unico schiaffo della sua vita: non per la sconfitta, ma perché pianse per aver perso. I frutti dei nuovi insegnamenti cominciarono a emergere in un torneo disputato proprio al Tennis Club Parioli, dove Panatta sconfisse per la prima volta, con un doppio 6–1, Roberto Valerio, avversario da lui considerato inarrivabile all'epoca.. Richiamato nella squadra del T. C. Parioli, Panatta seguì l’intero percorso giovanile (Allievi, Coppa Croce, Coppa Facchinetti, Coppa Bivort, ecc.), affrontando continue trasferte, rese possibili anche grazie all’aiuto finanziario dell’ingegner Fabrizio Matteoli, padre del suo allora partner di doppio Stefano.
Nel 1964 Panatta insieme a Paolo Bertolucci si trasferì nel centro tecnico federale di Formia, su convocazione dell'allenatore e mentore Mario Belardinelli, che lo aveva notato nei campionati italiani under 16 di Vicenza dove Panatta era stato sconfitto da Piero Toci. I due ragazzi vennero sistemati nella stessa camera: nacque così un sodalizio che diede vita a una delle migliori coppie italiane di doppio di sempre..
1967-1968: semifinale Wimbledon Juniores, esordio nell'era amatoriale A ottobre del 1967, quando era ancora un "seconda categoria", fece il suo esordio ai Campionati italiani Assoluti, giocati a Reggio Emilia, e si spinse ai quarti di finale battendo Vittorio Crotta in cinque set, per poi arrendersi in tre partite a Giorgio Bologna.
Lunedì 6 maggio 1968, non ancora diciottenne, fece la sua prima apparizione agli Internazionali d'Italia, che sarebbero diventati "Open" soltanto l'anno successivo, e sconfisse all'esordio il colombiano Álvaro Peña (6–1, 6–3, 6–3). Al secondo turno fu sconfitto in 4 set da Ray Ruffels.
La Federazione Italiana Tennis optò per non iscriverlo agli Internazionali di Francia Juniores, facendogli invece disputare il torneo giovanile di Wimbledon. dove, dopo aver superato Fernando Gentil e lo svedese Terje Larsen, il 5 luglio in semifinale si arrese in 3 set a John Alexander, futuro vincitore del torneo.
La sua seconda esperienza nel circuito amatoriale fu al torneo di Barcellona, dove venne subito sconfitto da Ramanathan Krishnan.
Nel 1968 conquistò il titolo di campione italiano Under 18.
A settembre raggiunse la semifinale al Trofeo Bonfiglio dove fu sconfitto in due set da Ezio Di Matteo.
Pochi giorni più tardi, alla sua seconda partecipazione agli Assoluti, disputati a Milano, al secondo turno affrontò per la prima volta in un incontro ufficiale Nicola Pietrangeli, campione uscente e futuro vincitore della manifestazione, che lo superò con il punteggio di 6–4, 6–3, 6–1.
Concluse la stagione 1968 con una trasferta in Australia iniziata a novembre e conclusa a marzo del 1969. Insieme ad altri quattro ragazzi del centro tecnico di Formia - Vittorio Crotta, Massimo Di Domenico, Pietro Marzano e Piero Toci - guidati dal coach Belardinelli, partecipò a una serie di tornei amatoriali su erba durante i quali apprese soprattutto l'utilizzo del servizio per conquistare direttamente il punto e non per mettere soltanto la palla in gioco. Al Queensland Championships di Brisbane, dopo aver eliminato all'esordio Rod Brent, al secondo turno, il 10 dicembre, approfittò di un lieve strappo muscolare alla schiena del semifinalista di Wimbledon e top 5 Clark Graebner, superandolo in rimonta con il punteggio di 9–11, 9–7, 6–3. Fu quel successo a convincerlo che il tennis sarebbe diventato il suo futuro. Negli ottavi di finale fu poi eliminato da Phil Dent.
1969: esordio "Open" e primi successi nel circuito maggiore Il 1969 segnò il suo esordio nel circuito "Open" con la partecipazione a quattro tornei. Il primo lo disputò in gennaio sull'erba di Sydney, dove, all'età di 18 anni e 6 mesi, vinse il suo primo incontro nel circuito maggiore, sconfiggendo John Bartlett in tre set per poi cedere a Malcolm Anderson. La settimana seguente fece il suo debutto nei tornei del Grande Slam, giocando l'unico incontro della sua carriera agli Australian Open, che in quell'anno si disputarono sull'erba di Brisbane e fu eliminato da Terry Addison (6–0, 7–5, 6–1).
Tornato in Europa dopo la trasferta in Australia, il 20 aprile vinse il suo primo incontro "Open" agli Internazionali d'Italia, superando Wanaro N'Godrella con il punteggio di 6–3, 6–4. Fu poi eliminato al secondo turno da Manuel Orantes in due set.
Il 27 maggio fece il suo esordio anche agli Internazionali di Francia del Roland Garros dove, superate le qualificazioni, fu sconfitto al primo turno da Hans-Jürgen Pohmann.
Negli ottavi di finale del torneo Città di Senigallia, non ancora valevole per il circuito Gran-Prix, il 7 agosto sconfisse per la prima volta in carriera Nicola Pietrangeli, con il punteggio di 6–3, 8–6. Il suo percorso si concluse in semifinale contro Thomaz Koch.
Nell'undicesima edizione del Trofeo Bonfiglio, il 13 settembre si arrese in semifinale a John Alexander, dopo aver eliminato nei quarti Pavel Hutka.
Alla sua terza presenza agli Assoluti disputati a Verona, dove era testa di serie n. 4, il 23 settembre fu sconfitto a sorpresa in singolare negli ottavi di finale da Vittorio Crotta in quattro set, mentre, insieme a Pietro Marzano, il 28 settembre si aggiudicò il titolo di Campione italiano di doppio superando in quattro set la coppia Massimo Di Domenico / Ezio Di Matteo.
1970: semifinale a Berlino, ottavi al Roland Garros, esordio in Davis, vittoria agli assoluti
Alla sua terza presenza agli Internazionali d'Italia si fermò nuovamente al secondo turno, corrispondente nell'occasione agli ottavi di finale, per mano di Željko Franulović, dopo che all'esordio aveva avuto la meglio su Owen Davidson.
L'8 maggio fece il suo esordio in Coppa Davis, sulla terra rossa di Torino, contro la nazionale cecoslovacca, nella prima sfida in cui, dopo 16 anni, l'Italia non convocava Nicola Pietrangeli. Panatta portò in pareggio gli Azzurri capitanati da Orlando Sirola, sconfiggendo Jan Kukal e nella prova di doppio, in coppia con Massimo Di Domenico, superò il duo Kodeš / Kukal. Nella sfida decisiva tra Panatta e Kodeš, a imporsi fu il cecoslovacco, futuro campione del Roland Garros, decretando l'eliminazione dell'Italia per 3–2.
Il 17 maggio, sul rosso del torneo di Berlino, Panatta disputò la sua prima semifinale nel circuito maggiore, grazie ai successi in sequenza sul britannico Simon Partridge, Hans-Jürgen Pohmann, Wilhelm Bungert e Harald Elschenbroich. A negargli l'accesso alla sua prima finale fu Georges Goven, vincitore del torneo, che lo superò in quattro partite in un incontro disputato alla domenica per via delle avverse condizioni meteorologiche.
Alla fine di maggio partecipò al suo secondo Roland Garros dove superò, in sequenza, John Alexander (al quale rimontò due set di svantaggio), Barry Phillips-Moore e Vladimír Zedník. Diventò così il più giovane tennista italiano (19 anni, 10 mesi e 21 giorni) a essersi qualificato per gli ottavi di finale del torneo, record battuto soltanto 50 anni più tardi da Jannik Sinner. Il cammino di Panatta fu poi interrotto da François Jauffret.
Il 22 giugno disputò il suo primo incontro sull'erba di Wimbledon, e Owen Davidson vendicò in quattro set la sconfitta subita a Roma.
Il 17 settembre Panatta fu sconfitto nei quarti di finale del trofeo Bonfiglio da Pavel Hutka in due set.
Il 27 settembre salì definitivamente alla ribalta del tennis italiano vincendo a sorpresa i Campionati italiani assoluti disputati alla Virtus Tennis di Bologna. In finale sconfisse in cinque set, con il punteggio di 6–1, 3–6, 3–6, 10–8, 6–4, l'ormai trentasettenne Nicola Pietrangeli, pluridetentore del titolo e reduce da 11 incontri vinti consecutivamente nella manifestazione, che servì per il match sul 5–4 nel quarto set e si ritrovò in vantaggio 4–1 nel quinto. Fu un incontro spartiacque che segnò il passaggio di consegne tra i due campioni.
1971: primo titolo ATP, Trofeo Bonfiglio, bis agli assoluti