Nel 1931 papa Pio XI aprì il processo di beatificazione dichiarandolo servo di Dio; nel 2012, invece, si aprì l'inchiesta diocesana per la sua causa di beatificazione, che si concluse il 22 febbraio 2017.

Biografia Dalla nascita all'ordinazione sacerdotale

Pietro Francesco Orsini di Gravina nacque a Gravina in Puglia da Ferdinando III Orsini, XI duca di Gravina, e da sua moglie, Giovanna Frangipane della Tolfa di Toritto. Fu il figlio maggiore della coppia, che ebbe sei figli.

Il padre morì nel 1658, quando egli aveva otto anni, e - quindi - ereditò subito da lui il titolo di feudatario di Solofra. Fu educato da Niccolò Tura, domenicano di Solofra, e da sua madre Giovanna, donna religiosa e caritatevole. Iniziò gli studi nella stessa cittadina e, a 16 anni, fondò l'Accademia dei Famelici.

A 17 anni chiese di entrare nel noviziato dell'ordine che egli più amava, quello dei domenicani, durante un viaggio a Venezia, nonostante alcuni suoi parenti non fossero d'accordo per il fatto che egli era primogenito. Si appellò a papa Clemente IX, che non solo accettò l'ingresso ma, viste le doti del ragazzo, lo dispensò dagli studi propedeutici.

Nel 1668 egli rifiutò l'eredità del titolo di duca, che passò al fratello, e fece la sua prima professione. L'Orsini divenne frate domenicano con il nome di fra' Vincenzo Maria nel convento di San Domenico in Venezia il 13 febbraio 1668. Studiò a Brescia, Napoli, Bologna e Venezia laureandosi in filosofia e teologia. Fu ordinato sacerdote da papa Clemente X il 24 febbraio 1671.

Cardinale e vescovo A soli ventitré anni, il 22 febbraio 1672, divenne cardinale del titolo di San Sisto e prefetto della Congregazione del concilio; accettò solo dopo che il Maestro generale dell'Ordine dei frati predicatori, chiamato dal papa Clemente X, lo obbligò. Si trasferì, quindi, a Roma. Fino all'elevazione alla porpora di Benedetto Pamphilj, effettuata da Innocenzo XI il 1º settembre 1681, è stato il cardinale italiano più giovane.

Nel 1675 gli furono proposte le sedi vescovili di Salerno e di Manfredonia: la sua scelta cadde su quest'ultima, che era meno prestigiosa e meno ricca, ma vicina al suo luogo natìo; fu, quindi, nominato il 28 gennaio 1675 arcivescovo di Manfredonia e consacrato il 3 febbraio dello stesso anno dal cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni. Qui dimostrò le sue doti di vicinanza al popolo di Dio, anche se il suo carattere zelante lo portò ad avere contrasti con alcuni importanti funzionari del vice-regno e con i legati spagnoli. Durante il ministero condusse una vita ascetica, senza rinunciare in alcun modo ai suoi doveri di vescovo, tra cui quello di effettuare periodiche visite alle chiese locali.

Papa Innocenzo XI e il cardinale Paluzzi Altieri, suo protettore e uomo vicino alla sua famiglia, fecero in modo che il 22 gennaio 1680 accettasse il trasferimento alla sede vescovile di Cesena, con il titolo personale di arcivescovo. In tale città, però, ebbe problemi di salute e vi poté soggiornare solo due anni (su un totale di sei anni), poiché si assentò per curarsi all'isola d'Ischia e a Napoli.

Il suo fervore religioso e la sua condotta di vita virtuosa influenzarono con il tempo anche sua madre, sua sorella e due sue nipoti che entrarono nel terz'ordine domenicano. Alla morte di Clemente X partecipò al conclave del 1676 entrando nel grande gruppo dei cardinali cosiddetti "zelanti", cioè non schierati con nessuna potenza europea. Il 18 marzo 1686 gli fu proposta la sede arcivescovile di Benevento, ritenendola più consona al suo stato di salute; vi risiedette per ben trentotto anni e conservò la cattedra anche dopo l'elezione a Romano Pontefice, in via eccezionale.

Di grande rilievo fu la sua sollecitudine pastorale; ogni anno, infatti, visitava in media una settantina di parrocchie completando il giro ogni due anniPalmerino Savoia, L'episcopato beneventano di papa Orsini, Acerra, 1973, p. 61 e segg.. Tenne due sinodi provinciali, il primo nel 1693, al quale parteciparono diciotto vescovi e il secondo nel 1698, con il contributo di venti vescovi; entrambi gli atti furono approvati a Roma. Costruì ospedali e alleviò le sofferenze dei poveri. Precorrendo i tempi, diede un forte impulso alla fondazione dei monti frumentari in tutta la diocesi per prestare ai contadini indigenti i fondi per acquistare le sementi. Essi assunsero l'impegno di restituirli dopo aver venduto il raccoltoPalmerino Savoia, L'episcopato beneventano di papa Orsini, Acerra, 1973, p. 157 e segg..

Durante il suo episcopato il terremoto colpì due volte Benevento (8 giugno 1688 e 14 marzo 1702). L'Orsini fece riparare numerosi edifici danneggiati, meritandosi l'appellativo di "secondo fondatore" della città. Protesse il giovane Niccolò Paolo Andrea Coscia, facendogli percorrere una rapida carriera come funzionario della Curia diocesana, fino a nominarlo suo segretario personale.

L'Orsini conobbe fin da giovane la figura e la spiritualità di san Filippo Neri, che influenzarono profondamente la sua formazione religiosa. Durante il suo episcopato a Benevento, si verificò un evento che contribuì ad accrescere la sua devozione verso il santo. Il 5 giugno 1688, un violento terremoto colpì la città. In quel momento il cardinale Orsini si trovava nell'appartamento superiore del palazzo arcivescovile, in compagnia di un gentiluomo della diocesi. Il crollo dell'edificio li travolse entrambi: il gentiluomo morì, mentre Orsini si salvò miracolosamente, riportando solo lievi contusioni. La sua salvezza fu attribuita alla presenza di un armadio che, cadendo con lui, si aprì formando una sorta di rifugio tra le macerie. All'interno dell'armadio fu rinvenuta una stampa raffigurante san Filippo Neri in visione della Vergine Maria, nell'atto di sorreggere il tetto della chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma. L'immagine, ritrovata sul capo del cardinale, fu interpretata come segno di protezione celeste. L'episodio, già noto in ambito locale, ricevette nuova attenzione dopo l’elezione di Orsini al soglio pontificio, nel 1724. Furono infatti diffusi opuscoli agiografici e resoconti del miracolo, tra cui una relazione redatta dallo stesso Benedetto XIII. Il pittore Pier Leone Ghezzi realizzò un dipinto raffigurante la scena del terremoto e della miracolosa salvezza, oggi conservato nella chiesa di Santa Maria in Vallicella. La devozione verso san Filippo Neri si estese anche alla città natale di Orsini, Gravina in Puglia. Qui il futuro papa volle proclamare san Filippo copatrono, accanto a san Michele Arcangelo. A tale scopo donò alla Cattedrale un busto reliquiario in argento contenente una reliquia dei precordi del Santo. Nella stessa Cattedrale si trovano un dipinto raffigurante San Filippo Neri in adorazione della Madonna (copia di un’opera di Guido Reni) e l'apparizione della Madonna a San Filippo in un affresco sul soffitto. Un’ulteriore rappresentazione del miracolo del terremoto è conservata nella chiesa di San Domenico a Gravina. La tela, probabilmente commissionata dalla duchessa Frangipane della Tolfa, madre del futuro pontefice, raffigura San Filippo che intercede per il cardinale Orsini.

Benedetto XIII volle che il proprio pontificato si svolgesse sotto il patrocinio spirituale di san Filippo Neri. Lo stesso pontefice, nel descrivere la cerimonia di presa di possesso della Basilica di San Pietro, raccontò di essersi recato in preghiera nella Cappella Paolina per affidarsi alla protezione del Santo. Durante gli anni del suo pontificato, promosse il culto di San Filippo attraverso restauri di chiese a lui dedicate e visite regolari alla sua tomba presso la Vallicella, arricchita di speciali indulgenze.

Il 3 gennaio 1701 optò per l'ordine dei cardinali vescovi e la sede suburbicaria di Frascati, conservando l'amministrazione di Benevento. Il 27 settembre 1710 consacrò, su invito di Alessandro Macedonio, la miracolosa cappella di San Giovanni Battista, realizzata nella torre del castello Macedonio a GrottolellaOggi si trova nella diocesi di Avellino, ma all'epoca faceva parte della curia vescovile di Benevento.. Nella cripta della cappella di San Giovanni Battista riposavano le spoglie della duchessa Emilia Cioffi, moglie di Nicola Macedonio, feudatario di Grottolella.

Il 18 marzo 1715 il cardinal Orsini scelse la sede suburbicaria di Porto e Santa Rufina e ottenne sempre di conservare l'amministrazione di Benevento.

Il cardinal Orsini partecipò a sei conclavi, facendo sempre parte nel gruppo degli zelanti. L'ultimo pontefice prima di lui che partecipò a sei conclavi era stato Leone XI (1-27 aprile 1605). Dopo di lui nessun futuro papa (fino al XX secolo incluso) ha partecipato a un pari numero di elezioni papali.

Nel 1728 scrisse un'opera di teologia pratica e penitenza, pubblicata nello stesso anno.

Cronologia incarichi 24 febbraio 1671: è ordinato sacerdote 22 febbraio 1672: è creato cardinale presbitero da papa Clemente X. 16 maggio 1672 – 3 gennaio 1701: è cardinale di San Sisto 28 gennaio 1675 – 22 gennaio 1680: è arcivescovo di Manfredonia 4 gennaio 1673 al 28 gennaio 1675: è Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio di Trento 22 gennaio 1680 – 18 marzo 1686: è arcivescovo (titolo personale) di Cesena 18 marzo 1686 – 29 maggio 1724: è arcivescovo di Benevento (dal 1701 mantenne solo l’amministrazione dell’arcivescovato)Dopo l'elezione papale conservò la cattedra con il titolo di amministratore apostolico fino alla morte. 3 gennaio 1701 – 18 marzo 1715: è cardinale vescovo di Frascati 18 marzo 1715 – 29 maggio 1724: è cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina 29 maggio 1724: è eletto romano pontefice.

Il conclave del 1724

Benedetto XIII fu eletto papa il 29 maggio 1724 nel Palazzo Apostolico e fu incoronato il 4 giugno dal cardinale Benedetto Pamphilj. Scelse il nome pontificale di Benedetto XIII in onore di Benedetto XI (domenicano come lui). Fu il quarto e ultimo papa appartenente all'Ordine domenicano (gli altri furono Innocenzo V, Benedetto XI e Pio V) e l'ultimo pontefice (fino a tutto il XX secolo) nato nell'Italia meridionale.

Il conclave durò dal 20 marzo al 29 maggio. Parteciparono alla fase finale 53 cardinali. I cardinali si riunirono attorno a quattro gruppi: filo-imperiali; filo-francesi; zelanti; i cardinali veneziani.

Fra i candidati che vennero poi superati dall'Orsini va ricordato il cardinal Giulio Piazza, che era sostenuto dal cardinale Juan Álvaro Cienfuegos Villazón.

Pontificato

Relazioni con le istituzioni della Chiesa Il 7 settembre 1724 il pontefice pubblicò la bolla Romani pontificis in cui stabilì che la carica di decano del Collegio cardinalizio spettasse al cardinale più longevo. Impose ai porporati una veste meno lussuosa e meno mondana; Il 23 settembre dello stesso anno pubblicò la bolla In supremo, nella quale stabilì le funzioni dei sacerdoti nelle processioni; il successivo 30 settembre concesse alle confraternite francescane di operare anche al di fuori del proprio ordine (Sacrosancti apostolatus). Siccome alcuni abati regolari neoeletti mancavano di chiedere, come da tradizione, la benedizione al vescovo diocesano, il pontefice fissò l'obbligo di ricevere la benedizione entro un anno dalla nomina (Commissi nobis, 6 maggio 1725); L'8 giugno 1725 pubblicò una raccolta di leggi (costituzione apostolica Ex quo divina). In essa stabilì che non può ritenersi salvo, anche rifugiandosi in una chiesa, colui che ha compiuto in modo proditorio un omicidio, ed anche l'uccisore del suo prossimo con premeditata decisione. Nella stessa costituzione apostolica è contenuto un provvedimento riguardante i Cavalieri dell'Ordine di Malta in cui si disciplina il duelloCodice del sacro ordine militare gerosolimitano, Mallia 1782, p. 87.; proibì inoltre ai sacerdoti di farsi crescere la barba e di vestirsi con abiti laici.