La retorica è tradizionalmente intesa come l'arte del dire, del parlare, e più specificamente del persuadere con le parole. Il termine viene dal latino rhetorica (ars), a sua volta , 'arte del parlare in pubblico', da , rhḗtōr, 'colui che parla in pubblico', dalla radice del verbo , eírō, 'io dico'.Lemma Lemma
Disciplina ancora vivace, ha raccolto lungo più di due millenni di storia un insieme assai vasto di dottrine e tecniche, confrontandosi e confondendosi con una molteplicità di discipline (in particolare con l'oratoria) e assumendo essa stessa aspetti e significati alquanto variegati, finendo per essere intesa anche come "teoria generale della comunicazione", tanto che lo storico francese Henri-Irénée Marrou la definì "denominatore comune della nostra civiltà [occidentale]".Storia dell'educazione nell'antichità, 1948, (tr. it. Roma, Edizioni Studium 2016, p. 430) citato in Beccaria, Dizionario, cit., p. 646.
In termini generali, la retorica può essere intesa come un metodo di organizzazione del linguaggio naturale, non simbolico, secondo un criterio per il quale ad una proposizione segua una conclusione. Lo scopo della retorica è la persuasione, intesa come approvazione della tesi dell'oratore da parte di uno specifico uditorio. Da un lato, la persuasione consiste in un fenomeno emotivo di assenso psicologico; per altro verso ha una base epistemologica: lo studio dei fondamenti della persuasione è studio degli elementi che, connettendo diverse proposizioni tra loro, portano a una conclusione condivisa, quindi dei modi di disvelamento della verità nello specifico campo del discorso. Sotto questo aspetto essa è, come nota Roland Barthes, un metalinguaggio, in quanto «discorso sul discorso».R. Barthes, La retorica antica, trad. it., Milano 2006, p. 7.
Aspetti generali
Nel corso della storia occidentale la retorica è stata qualificata come “arte”: in greco la parola (téchnē), che comunemente viene tradotta con arte (ars in latino), indica più propriamente l'abilità manuale tecnica e artigianale, e da questo termine deriva la parola "tecnica". In particolare la retorica è l'“arte del discorso”:Quintiliano, Institutio oratoria II, 15, 34. essa infatti si occupa dei discorsi in prosa scritti con una lingua “ornata” (quindi in certa misura “artificiosi”)J.M. Lotman, Voce: Retorica, in Enciclopedia Einaudi, Torino 1980, vol. XI, p. 1047. allo scopo di persuadere qualcuno, cioè convincere o far mutare d'opinione chi ascolti.O. Reboul, La retorica, trad. it., Milano 2004, p. 6. Emergono da qui due aspetti: da un lato la retorica studia come organizzare e strutturare un'orazione (parte che potremmo definire “sintagmatica”); dall'altro, essa si occupa anche del cosiddetto ornatus, cioè di tutti quei procedimenti stilistici (figure, tropi, colori in generale) che servono a ornare il discorso così da renderlo più gradevole e quindi più efficace (parte “paradigmatica”).R. Barthes, La retorica antica, trad. it., Milano 2006, p. 99.
Lo scopo della retorica è quello di fornire a retori e oratori (e non alla massa degli ascoltatori) le nozioni teoriche necessarie per comporre un discorso persuasivo.J.M. Lotman, Voce: Retorica, Enciclopedia Einaudi, Torino 1980, vol. XI, p. 1047. Nel corso dei secoli i teorici si sono impegnati a individuare i vari elementi e organizzarli in una tassonomia generale, senza però mai raggiungere una classificazione condivisa: il risultato è una lunga serie di trattati che, dall'antichità ai giorni nostri, passando per il Medioevo e il Barocco, hanno offerto agli oratori un insieme di regole da tener presente nella stesura di un discorso.R. Barthes, La retorica antica, trad. it., Milano 2006, pp. 53-55. Questo ingente numero di trattati, tuttavia, ha contribuito non poco alla stessa decadenza della retorica, la quale ancora oggi è vista con una certa diffidenza. Retorica, per il senso comune, è sinonimo di arte del discorso artificioso, costruito seguendo alla lettera un insieme di rigide regole stilistiche raccolte in manuali. In realtà, va detto che la retorica non si riduce affatto a una materia d'insegnamento, da trasmettere nelle scuole ed esercitare in maniera pedissequa; al contrario, come scrive Roland Barthes,R. Barthes, La retorica antica, trad. it., Milano 2006, p. 7-8. la retorica è a sua volta anche: una scienza, in quanto studia in maniera rigorosa i fenomeni e gli effetti del linguaggio; una morale, poiché la capacità di sfruttare ambiguità della lingua la rende un'arma potente, che richiede un codice morale per essere esercitata senza arrecare danni; una pratica sociale, poiché nell'Antichità differenziava i potenti (chi ha accesso all'arte della persuasione) dai sudditi (coloro che soccombono al potere ammaliante della parola); una pratica ludica, un giocare con le parole e la lingua (parodie, scherzi, doppi sensi).
Storia Insieme alla grammatica è la più longeva disciplina che si occupa del linguaggio.Vd. il lemma Si è infatti soliti individuarne la nascita a Siracusa: con la cacciata di Trasibulo (465 a.C.), la fine della tirannia e lo svilupparsi di numerosi processi relativi a proprietà private sottratte ai cittadini dai Dinomenidi, sorse la figura del , che aveva il compito di convincere le giurie popolari davanti a cui venivano celebrate le cause. I primi maestri di cui la tradizione ricordi sono Corace e Tisia.Marchese, Dizionario, cit., ad vocem. Fin dalle origini, essa ha dunque una finalità pratica (una téchnê è un congiunto di "tecniche pratiche"),Vd. il lemma intimamente legata all'oratoria giudiziaria. Dalla Sicilia, nella seconda metà del V secolo a.C., con Gorgia e altri sofisti, la retorica si sviluppò poi in Attica: in questo passaggio, essa prese ad essere applicata non solo al discorso orale ma anche allo scritto. Esiste un'altra tradizione sulle origini della retorica, accreditata da Aristotele, secondo cui il fondatore sarebbe stato Empedocle di Agrigento.“Aristotele, nel Sofista, dice che Empedocle scoprì per primo la retorica, Zenone invece la dialettica.” Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VIII, 57.
Nel IV secolo a.C., la retorica greca era ormai un elemento centrale dell'educazione dell'uomo, venendo peraltro ad assumere soprattutto il significato di 'arte del bello scrivere', anche se non mancano tensioni antiretoriche, particolarmente vistose in Platone, che ne scrisse nel Gorgia e poi, con maggiore considerazione, nel Fedro. Aristotele la distingue dalla poesia e dalla filosofia, che si occupa delle verità dimostrabili, mentre la retorica si occupa del verosimile e del probabile e cerca di influenzare la , l'opinione'.
Nel II secolo a.C. la retorica si diffuse in Occidente, in particolare a Roma, dove venne assimilata rapidamente, con trattati quali la Rhetorica ad Herennium (testo scritto da autore sconosciuto tra l'86 e l'82 a.C.) e il De inventione di Cicerone. Con la fine della Repubblica romana, la retorica prese a decadere. Quintiliano fissò gli insegnamenti greci e romani nella Institutio oratoria (fine del I secolo d.C.).
Nel Medioevo, la retorica venne a far parte del trivium, cioè l'insegnamento delle tre arti "liberali" o artes sermocinales (oltre alla retorica, la grammatica e la dialettica).
In età moderna, la retorica decadde, per poi conquistarsi uno spazio assai rilevante tanto nella filosofia del diritto e nella logica, ad esempio con Chaim Perelman, quanto nella linguistica e nella critica letteraria (formalismo russo, New Criticism, Barthes, Genette, Eco).
Le origini
Per la nascita della retorica è possibile fornire indicazioni geografiche e cronologiche precise: allorché nel 465 a.C. terminò la tirannia di Trasibulo, ultimo dei fratelli Gelone e Gerone I, che si erano resi protagonisti di massicci espropri di terreni, molti cittadini di Siracusa intentarono processi per tornare in possesso dei beni confiscati, facendo valere i propri diritti in tribunale con l'arma della parola.B. Mortara Garavelli, Manuale di retorica, Milano 2002, p. 17. In questo contesto il primo a dare lezioni di eloquenza pare fu il filosofo Empedocle di Agrigento, subito imitato dai suoi allievi siracusani Corace e Tisia, i primi a scrivere manuali di retorica (il primo fu scritto da Corace attorno al 460 a.C.) e a chiedere un compenso per i propri insegnamenti.R. Barthes, La retorica antica, trad. it., Milano 2006, p. 13.
Corace e il suo discepolo Tisia vengono sovente indicati come i «padri» della retorica, sebbene la testimonianza di Cicerone ci informi che essa doveva essere conosciuta in Sicilia fin da tempi remoti: il loro merito sta dunque nell'aver teorizzato «con metodo e precettistica» quella che era un'antica pratica. Fondamento della loro arte (a quanto risulta dalla testimonianza di Platone) è il concetto di «verosimile» (eikós), ovvero tutto ciò che non può essere definito «vero» o «falso» in termini assoluti, che essi studiarono con un metodo rigoroso, scientifico.A. Plebe, Breve storia della retorica antica, Roma-Bari 1988, p. 16.
Gli insegnamenti dei due retori si affermarono rapidamente in Sicilia, ma il loro non fu certo l'unico orientamento diffuso: in contrapposizione alla loro retorica scientifica si affermò nella scuola pitagorica una retorica che potremmo definire irrazionalista, basata sulla seduzione che la parola è in grado di esercitare sull'anima di chi ascolta (psicagogia). I pitagorici distinguevano gli argomenti e i discorsi in base al tipo di pubblico (polytropía), e facevano largo uso di antitesi;A. Plebe, Breve storia della retorica antica, Roma-Bari 1988, pp. 17-18. inoltre, sempre a essi si deve la prima teoria del kairós («opportuno»), concetto inteso come armonia numerica e strettamente collegato alla polytropía, con il quale si indica il grado di opportunità di un discorso in relazione all'uditorio che si ha di fronte.A. Plebe, Breve storia della retorica antica, Roma-Bari 1988, pp. 21-22; B. Mortara Garavelli, Manuale di retorica, Milano 2002, p. 18.
La Sofistica
Nel corso del V secolo a.C., dalla Magna Grecia la retorica giunse rapidamente in Attica, e soprattutto ad Atene, grazie all'attività di insegnamento dei sofisti.O. Reboul, La retorica, trad. it., Milano 2004, pp. 10-11. Nell'età di Pericle, che per molti versi rappresentò l'età d'oro della polis ateniese, intellettuali come Protagora, Gorgia, Prodico, Ippia e Trasimaco trovarono terreno fertile: molti giovani di buona famiglia accorrevano da ogni parte per apprendere, dietro compenso, le lezioni impartite da questi "maestri di virtù", che giravano di città in città insegnando come tenere discorsi nelle assemblee pubbliche. E proprio l'insegnamento della retorica li indusse a sviluppare ulteriormente questa tecnica. Protagora ad esempio, padre della Sofistica, concentrava la propria attenzione su problemi di carattere linguistico e semantico (e lo stesso farà Prodico), alla ricerca di un logos horthótatos, un linguaggio rigoroso e formalmente preciso per definire le cose.A. Plebe, Breve storia della retorica antica, Roma-Bari 1988, p. 24. Egli era poi un sostenitore del relativismo etico e gnoseologico, espresso dalla celebre massima secondo cui l'uomo è misura di tutte le cose:DK 80A1. da queste considerazioni scaturiva il suo interesse per i discorsi contrastanti (dissòi lógoi) e l'antilogica, la tecnica che ha lo scopo di trovare per uno stesso oggetto due argomenti contrapposti, uno cioè che lo afferma e uno che lo nega (portata all'estremo, questa tecnica prende il nome di “eristica”).B. Mortara Garavelli, Manuale di retorica, Milano 2002, p. 19-20.