Biografia Le origini e il soggiorno in Germania Cresciuto in una famiglia benestante, primo di sette fratelli, Preziosi ricevette un'educazione cattolica, poi, dopo essersi laureato in filosofia, prese gli ordini religiosi a Napoli e poco dopo divenne parroco. Nel 1909 entrò nell'Opera Bonomelli come aspirante missionario, fu inviato in Vestfalia, a Bochum, ove l'Opera aveva un segretariato, e ivi si trattenne per cinque mesi, nei quali ebbe tempo di accendere un asperrimo contrasto con il locale console italiano e guadagnare la perdita del gradimento da parte dell'Opera stessa.
Abbandono della vita consacrata Si spretò nel 1911il dato si conosce dai resoconti stenografici di un processo tenutosi a Napoli nel 1925 e nel quale era parte (processo "Il Mondo - Scaglione - Preziosi"). A precisa domanda su quando avesse smesso l'abito religioso, rispose evasivamente, cercando di omettere il dato, sinché il presidente, dopo alcune altre reticenze, intimò di rispondere e il Preziosi finalmente precisò che "all'inizio della guerra ero già da quattro anni fuori del grembo della Chiesa". Il necessario calcolo conduce perciò alla data indicata. Stefano Jacini, interrogato per rogatoria (in quanto deputato), testimoniò che "tenne condotta morale sconveniente a persona rivestita del carattere sacerdotale. Dalle sue relazioni pare riportasse una malattia innominabile". Incidentalmente si nota che l'aggettivo "innominabile" fu poi oggetto di beffardo chiacchiericcio e successivamente giunse, come più oltre accennato, ad indicare lo stesso Preziosi. In ogni caso, proseguì Jacini, l'Opera delegò Don Druetti a gestire il problema e questi riuscì a far rimpatriare il Preziosi e poi ad ottenerne l'abbandono dell'Opera. Preziosi confutò la testimonianza affermando che Jacini era "un nemico con cui ho avuto molte polemiche". e, dopo essersi spogliato della tonaca, sposò Valeria Bertarelli, con la quale avrebbe anni dopo ricevuto in adozione un figlio. Finché fu sacerdote, si occupò di persone in difficoltà, di emarginati in generale, scrivendo tesi sull'argomento dell'emigrazione, fortissima ad inizio secolo, che portava milioni di persone a cercare migliori opportunità altrove. In virtù di questi studi fondò la rivista, La vita italiana all'estero nel 1913, che fu pubblicata fino al 1943.
Impegno politico Date le sue posizioni successive, e malgrado il carattere episodico del fatto, va menzionato che nel 1913 sostenne la candidatura alla Camera di Giovanni Miranda, radicale noto poiché esplicitamente massone. In favore del candidato, presentatosi per il collegio elettorale di Sant'Angelo dei Lombardi, Preziosi scrisse su L'ora irpinaL'ora irpina, 26 luglio 1913; l'articolo non è firmato, ma è pacificamente attribuito al Preziosi.: "È proprio vero che in questa lotta si battono i cattolici contro i massonici e viceversa? [...] Non si preoccupino o rallegrino i Vescovi; non si preoccupino i venerandi sacerdoti [...] la fede e la religione non patiranno né guadagneranno nulla con questi candidati. Il prof. Miranda non affiggerà proclami con triangoli [...] Egli arriva in mezzo a noi fiero e forte del merito scientifico, della sua anima piena di altruismo silenzioso e sincero, e del programma di redenzione morale e finanziaria delle nostre contrade"Per la cronaca, il Miranda vinse il primo turno, uscendo sconfitto al ballottaggio dal candidato cattolico, il principe romano Camillo Ruspoli, contro il quale Preziosi aveva scritto anche una lettera aperta sulla stessa testata (altri attacchi sarebbero seguiti, come quello del novembre 1916 nell'articolo de La vita italiana dal suggestivo titolo Il bugiardo, ossia l'on. Camillo Ruspoli principe romano). Proprio nel paese natale del Preziosi, Torella, Ruspoli ottenne il più saldo suffragio..
Aderì alla nascente Lega Democratica Nazionale, movimento guidato da Romolo Murri, sacerdote sospeso a divinis nel 1909 e poi scomunicato nel 1909 da Papa Pio X e considerato da alcuni il massimo ideologo e punto di riferimento, insieme a Filippo Meda, dei democratici cristiani del tempoErnesto Ragionieri, in .
Il nazionalista e l'antisemita Con l'avvento del primo conflitto mondiale, Preziosi si schierò nettamente a favore dei nazionalisti-interventisti, costituendo pure, in coabitazione con Maffeo Pantaleoni, uno dei primi Fasci parlamentari di difesa nazionale ed entrando in contatto con Benito Mussolini. Finita la guerra, Preziosi agevolò la diffusione dei Protocolli dei Savi di Sion, traducendoli per la prima volta in italiano dall'edizione inglese, assumendo atteggiamenti apertamente antisemiti e denunciando presunti legami tra massoneria, ebraismo e bolscevismo.
Il 26 luglio 1922 ebbe un incontro a Milano con alcuni esponenti dell'antisemitismo tedesco, e nell'agosto successivo scrisse un articolo, intitolato Gli Ebrei, la passione e la resurrezione della Germania, che lo stesso autore ebbe a celebrare nel 1941 dicendo che in esso sarebbero stati da scorgere "i concetti sui quali l'Italia fascista e la futura Germania nazional-socialista potevano trovare la base per la loro amicizia"..
Adesione al fascismo
Aderì presto al fascismo, nel quale fu spesso sostenitore di Roberto Farinacci, interpretando il regime - che gli diede l'opportunità di operare nel settore economico e culturale del governo - come l'unica soluzione contro il bolscevismoDizionario biografico degli italiani, vol. XVI, p. 6.. Attaccò pesantemente, dalle pagine de La vita italiana, la Banca Commerciale Italiana, poiché questa aveva tra i suoi più alti dirigenti gli ebrei Otto Joel, Giuseppe Toeplitz e Federico Weil. Nel 1923 fu incaricato dal Gran Consiglio del Fascismo di coadiuvare Ettore Tolomei nello stendere i Provvedimenti per l'Alto Adige, tesi all'italianizzazione forzata della Provincia di Bolzano allora ancora quasi esclusivamente germanofona.
Si applicò a scrivere in favore dell'irrobustimento del regime, giungendo ad affermare che "Né quando si parla di consenso, il fascismo vuole che questo si manifesti facendo diventare tutti fascisti. Tutt'altro. Oggi tutti sono diventati fascisti". Non pago dello sconcerto così suscitato, nel 1924 parlò al congresso fascista di Napoli, leggendo una sua relazione sul Mezzogiorno e sostenendovi che era inutile "un ennesimo programma" per il suo rinnovamento economico, dato che "nessun paese è mai progredito per opera e virtù del proprio governo". Propose però modifiche concrete, fra le quali le bonifiche dei siti palustri.. A proposito di bonifiche, il 5 giugno 1923 il Tribunale di Roma lo aveva condannato per diffamazione in danno della Società per la bonifica delle Paludi Pontine.
Dal 1923 al 1929 fu proprietario e direttore del quotidiano Il Mezzogiorno. In una relazione della polizia politica del 24 agosto 1923, il fatto fu interpretato come uno dei passaggi di una manovra di "capi fascisti delle diverse città d'Italia" al fine di "impressionare, stancare, disgustare S.E. Mussolini, per fargli abbandonare il potere, in modo da prendere loro la successione. Non è estraneo a questo movimento il prof. Preziosi". L'acquisizione della testata, secondo l'estensore del rapporto, "fa parte di tutto un piano, a cui non è estranea la Banca Commerciale". Fondata o meno che fosse la relazione (il prefetto di Napoli la valutò infondata il successivo 3 ottobre), fu solo la prima di una lunga serie di lettere (anonime e non), memorie e relazioni di polizia nelle quali la lealtà di Preziosi fu severamente messa in dubbio.
Al riparo della potente copertura politica di Farinacci, Preziosi manifestò in diverse occasioni la necessità di una critica contro presunti "pseudo-fascisti", "fascisti dell'ultim'ora" e "falsi amici" di Mussolini, del quale implicitamente sottolineava l'incapacità di accorgersene. Non sorprende perciò che l'interessato se ne sia avuto a male e il 22 febbraio 1926 gli abbia chiesto in termini ultimativi di rivelare i nomi degli antifascisti che secondo un ennesimo attacco generico avrebbero lavorato in prefettura. Poco tempo dopo Mussolini ricevette invece missive della Bertarelli, ancora non sposata con l'ex prete, che denunciavano presunti complotti ai danni del marito, il quale chiedeva udienza.
Dal 1929 in avanti, seguendo la formazione e la crescita di una sorta di fronda intellettuale raccoltasi intorno alla rivista "Irpinia", Preziosi iniziò una sua virulenta battaglia personale contro questa compagine non completamente conforme all'ortodossia dottrinale fascista e contro la federazione di Avellino. Ne ebbe in risposta attacchi non meno vigorosi, anche nella forma di memorie inviate al Duce anonime (Medaglioni del prete Preziosi Giovanni) o firmate (Aristide GrecoDella sezione del PNF di Torella., Vita morte e miracoli di D.Giovanni Preziosi, direttore de "Il Mezzogiorno").
Tuttavia, né il PNF né più in generale l'opinione pubblica concessero al Preziosi i riconoscimenti sperati, in virtù dell'indifferenza italiana verso la questione razziale e soprattutto della diffidenza verso la nascente Germania nazista; questi invece nel 1932 e nel 1933, all'affermazione di Adolf Hitler, scrisse numerosi articoli di aperta esaltazione del nazismo e dell'antisemitismo.
Le posizioni mutarono con l'avvicinamento politico dell'Italia fascista al Terzo Reich. Nel 1938 Preziosi fu tra i firmatari del Manifesto della razza e con la promulgazione delle leggi razziali fasciste divenne un personaggio di spicco nell'orbita dello Stato, ricoprendo ruoli ministeriali. Silvio Bertoldi scriverà: "Sono anni di gloria per Preziosi. Il partito per ricompensarlo del suo zelo e dietro pressioni di Farinacci, lo ha fatto nominare Ministro di Stato".; Giorgio Bocca riporta uno sfogo del Ministro degli Interni Guido Buffarini-Guidi a Mussolini durante gli anni di Salò: L'amarezza di Buffarini è forte, il 5 marzo scrive ancora al Duce "contro quei vigliacchi straccioni che lo hanno accusato", soprattutto "l'innominabile ex-Ministro di Stato Giovanni Preziosi".
La guerra e la RSI Durante la seconda guerra mondiale attaccò Pietro Badoglio, che considerava "centro della massoneria nell'esercito" e nel 1942 fu nominato ministro di Stato, carica puramente simbolica senza alcun effettivo incarico. Un piccolo ruolo lo ebbe anche nella vicenda del 25 luglio 1943, avendo preavvertito il Duce che l'eventuale convocazione del Gran Consiglio avrebbe comportato il "suicidio del fascismo"; questi termini Mussolini avrebbe poi usato a conclusione della seduta.
Il 26 luglio giunse in Germania per un incontro già fissato (probabilmente con Alfred Rosenberg) ma appena giunto fu portato al cospetto di Hitler. Sostenne presso il Führer la poca convinzione dimostrata da alcuni membri del governo nella repressione ebraica, in particolare Guido Buffarini Guidi che definì "amico degli ebrei e massone" lamentandosi pure di Mussolini visto ormai come privo di forze. Hitler lo ritenne tuttavia assolutamente incapace, insieme ad altri gerarchi italiani rifugiatisi in Germania (fra cui Alessandro Pavolini, Renato Ricci e Roberto Farinacci) di rifondare il fascismo in Italia Edizione originale: , ripiegando nuovamente su Mussolini. Anche dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana rimase in Germania dove cominciò una dura campagna contro il nuovo governo fascista repubblicano attraverso Radio Monaco, in particolare contro Buffarini Guidi. Ai primi di dicembre rientrò brevemente in Italia per un incontro con Mussolini.
Ispettore generale per la razza
Le gerarchie italiane della RSI gli furono sempre ostili, considerandolo un soggetto fanatico e vendicativo ossessionato da ebrei e massoni; anche l'alto comando tedesco in Italia lo guardava con sospetto: nota acutamente Renzo De Felice che «pressoché tutto il vertice italiano [gli] era ostile...considerandolo un fanatico che...vedeva ebrei e massoni dappertutto e desiderava fare le proprie vendette [...] Preziosi era guardato con sospetto anche dai vertici militari tedeschi in Italia e dalla RuK...»..