Fu uno dei principali esponenti della pittura napoletana del Seicento, assieme a Jusepe de Ribera, Salvator Rosa, Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Bernardo Cavallino, Aniello Falcone, Andrea Vaccaro e Mattia Preti, nonché uno dei più influenti esponenti del barocco europeo.N. Spinosa, Pittura del Seicento a Napoli - da Mattia Preti a Luca Giordano, natura in posa, Arte'm, Napoli 2010
La parabola evolutiva artistica del pittore si estende su più di 50 anni di carriera, nella quale assimila e rielabora influenze da tutte le principali correnti pittoriche secentesche.A. Della Ragione, Il secolo d'oro della pittura napoletana, P.M.P. Editori, Napoli 1997-2001. Si avviò infatti alla pittura guardando al naturalismo di Caravaggio e, soprattutto, di Jusepe de Ribera, per poi rinnovarsi con lo stile neoveneto frutto degli studi dei grandi maestri classici del Cinquecento, su tutti Tiziano e Paolo Veronese, sfociando nel barocco più puro, dietro l'influenza di Peter Paul Rubens, Giovanni Lanfranco e Pietro da Cortona, inventandosi infine apripista alla stagione del rococò che si sarebbe aperta nel corso del Settecento.
Risulta a tutti gli effetti uno dei pittori più rapidi e prolifici della storia dell'arte, avendo all'attivo più di tremila opere eseguite, lavorando sia su committenza pubblica sia su quella privata, quest'ultima rappresentata anche da alcune delle più importanti famiglie e corti del continente (d'Avalos, Medici, reali di Spagna).
Biografia Gli inizi (1650-1660) Formazione Luca Giordano nacque a Napoli il 18 ottobre 1634 da Antonio, mercante di quadri e modesto pittore pugliese, e Isabella Imparato; fu poi battezzato nella chiesa di Sant'Anna di Palazzo.
Cresciuto nella bottega del padre, presso il quale divenne collaboratore e per conto del quale andava in giro per la città a ricopiare le opere presenti nelle chiese napoletane, vede come prima opere in termini assoluti quelle compiute quando aveva dai sei (secondo le fonti del Celano) agli otto anni (secondo il Baldinucci e De Dominici), allorché completò la commessa non ultimata del padre, compiendo gli affreschi di due angioletti nel sottarco di accesso alla cappella di Sant'Onofrio della chiesa di Santa Maria la Nova di Napoli...
Le prime opere con datazione certa del Giordano, risalenti al 1653, sono l'incisione raffigurante il Cristo e l'adultera e una tavola con la Guarigione dello storpio (di cui oggi si è persa ogni traccia), provenienti dall'opera dell'incisore, pittore e trattatista tedesco Albrecht Dürer, massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale, in cui confluivano le innovative istanze dell'arte italiana e quelle ormai consolidate della tradizione pittorica fiamminga. Il Giordano prenderà spunto dal Dürer in diverse occasioni durante gli esordi artistici, in maniera più o meno puntuale, probabilmente con lo scopo di perfezionare gli studi e la ricerca delle caratterizzazioni ed espressioni delle figure, come nellEcce Homo della Walters Art Gallery di Baltimora, nel Cristo dinanzi a Pilato del museo di Filadelfia e nei Giocatori di carte dello Staatliche Museen di Berlino.
Il caravaggismo di Ribera
Non si hanno notizie puntuali circa le sue prime commesse, di certo si sa che la prima fase artistica del pittore napoletano era molto vicina al caravaggismo in generale, e più nello specifico al naturalismo di Jusepe de Ribera dei primi tempi, presso il quale fece apprendistato per circa nove anni, tant'è che alcuni storici del Settecento (tra cui anche il De Dominici) "liquidarono" questa fase di "tirocinio" appellandolo come "semplice" imitatore del maestro spagnolo.
In tal senso si segnalano pressoché tutto il gruppo di opere, a tema profano o religioso, compiute fino al 1660 circa, come le grandi tele del 1654 per la basilica di San Pietro ad Aram di Napoli, Traditio clavium e Incontro dei Santi Pietro e Paolo condotti al martirio, che rappresentano di fatto le prime opere con datazione certa del pittore giunte sino a oggi, ma anche quelle segnalate dallo stesso Giordano in una lettera da egli stesso scritta nel 1688 in occasione della redazione dell'inventario delle tele appartenenti alla collezione Vandeneynden, di proprietà del mecenate fiammingo Ferdinando, I marchese di Castelnuovo, dove cita proprie opere eseguite «alla maniera dello Spagnoletto», quindi l'Apollo e Marsia (probabilmente quella al Museo di Capodimonte di Napoli), la Crocifissione di sant'Andrea (probabilmente quella all'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera) e il San Girolamo (nello stesso museo tedesco).
Ancora, si segnalano la Deposizione della Pinacoteca Nazionale di Bologna, la Morte di Seneca della pinacoteca di Monaco di Baviera, lAbramo che scaccia Agar e il Loth con le figlie, entrambe alla Gemäldegalerie di Dresda, il San Sebastiano della Pinacoteca di Lucca, che riprende la postura della versione del Ribera al museo di San Martino a Napoli, seppur quest'ultima appartiene al periodo più luminista del pittore spagnolo, mentre il Giordano la ripete in chiaroscuro, il San Luca che ritrae la Vergine del museo di Ponce, in Porto Rico, uno dei capolavori di questa fase giovanile del Giordano, dove il pittore ritrae sé stesso nella figura del santo, e lEstasi di san Francesco del museo di Lisbona.
Fanno inoltre parte della maniera riberesca, in particolar modo, le due serie di Filosofi, con anche i Democriti, sparse in svariati musei internazionali, compiute a cavallo tra gli anni cinquanta e i sessanta del Seicento, che in modo evidente rimandano alla ritrattistica di figure riprese dal vero, come pezzenti e dalle forti caratterizzazioni fisionomiche e accentuata intensità espressiva, alla maniera della serie dei Sensi, di santi e di filosofi dipinta dal Ribera circa quarant'anni prima, dove nei due ritratti conservati alla pinacoteca di Monaco, in Germania, raffigurò in uno sé stesso mentre nell'altro il padre.
Chiudono questa prima fase artistica le due dispute Tra filosofi e teologi del museo di Bordeaux, dove il concitato pittoricismo mostra già un deflusso dello stile riberesco in favore di una pittura più intensa sotto il profilo cromatico e più rischiarata, la Fucina di Vulcano dell'Ermitage di San Pietroburgo, il Ratto di Deianira della Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo, la Crocifissione di sant'Andrea della National Gallery di Ottawa, in Canada, il Cristo e l'adultera di privata collezione napoletana e lApollo e Marsia del Museo di Capodimonte di Napoli, vero e proprio omaggio al maestro spagnolo con la ripresa della sua composizione ritratta nella tela già in collezione d'Avalos e anch'essa poi confluita a Capodimonte.
Gli studi a Roma e Venezia
Le evoluzioni pittoriche che interessarono Luca Giordano durante la sua carriera furono diverse e comunque mai nette e decise, con un determinato anno che ha segnato il "prima" e il "dopo" di quel momento. Infatti se è vero che le pitture di matrice riberesca compiute dal Giordano hanno riguardato il decennio che va fino al 1660, è altrettanto vero che comunque una prima sterzata stilistica nell'opera del pittore si riscontra già a partire dal 1655 circa, con opere che iniziano ad assumere connotazioni veronesiane..
La pala del San Nicola di Bari salva il fanciullo coppiere per la chiesa di Santa Brigida a Napoli è di fatto l'opera che segna questo passaggio; la stessa infatti è costruita sullo stile di Paolo Veronese e risente del neo-venetismo barocco con soluzioni che ricalcano quanto proposto da Pietro da Cortona a Palazzo Barberini a Roma, come la donna di spalle con due bambini, che pare esser ripresa dall'affresco del Berrettini dove raffigura nella volta del salone del palazzo romano lAllegoria dell Giustizia. Nascono in questa fase capolavori dell'opera del Giordano, per lo più grandi composizioni religiose a taglio verticale, caratterizzate da intensi cromatismi e un'accentuata velocità nelle pennellate, quindi le due pale della Sant'Anna e la Vergine e il San Michele Arcangelo che sconfigge gli angeli ribelli (quest'ultima prima di una serie di opere a medesimo soggetto che costituiranno di fatto alcuni dei lavori più notevoli del pittore) entrambe del 1657 per la chiesa dell'Ascensione a Chiaia, la Madonna del Rosario per la chiesa della Solitaria, il Sant'Agostino con santa Monica (inviato a Madrid per la chiesa de la Encarnacion), le due sontuose pale del 1658 per la chiesa di Sant'Agostino degli Scalzi, lEstasi di san Nicola da Tolentino e lElemosina di san Tommaso da Villanova, il San Nicola in gloria, per la chiesa di San Nicola a Nilo, oggi al Museo di Castel Nuovo, la Santa Lucia condotta al martirio del Museo di Capodimonte, datata 1659, e la Strage gli innocenti dell'Alte Pinakothek di Monaco.
Questi fatti hanno indotto la storiografia ufficiale a ritenere che il Giordano avesse svolto un viaggio a Venezia antecedente al 1655, cosa non del tutto fuori luogo in quanto i biografi del tempo riferiscono tutti unanimemente che il pittore eseguì diversi viaggi in età giovanile a Roma (almeno due, uno nel 1650, accompagnato dal padre, e un altro nel 1654 della durata di sei mesi l'uno) con lo scopo di studiare le opere antiche e degli uomini insigni di Michelangelo, Raffaello, dei Carracci, Correggio, Rubens e Caravaggio. Si applicò a ricopiare le opere di questi maestri perfezionandosi quindi nel disegno, frequentando anche la bottega di Pietro da Cortona e di altri pittori della scuola neo-veneta. Tuttavia, non contento di ciò che gli offriva Roma in termini di pittura veneziana, volle trasferirsi nella città lagunare per apprendere meglio la lezione dei maestri locali, tappa questa che, tuttavia, non è confermata da tutti i biografi del tempo, ma solo da alcuni di questi, comunque i più precisi sul tema (De Dominici, Baldinucci, Boschini).
Nel 1658, poco più che ventenne, prende in sposa Margherita Dardi e si rende indipendente dal padre. Chiudono il primo decennio, intenso e molto prolifico sotto il profilo lavorativo, dipinti di matrice veronesiana con rimandi anche a Rubens, soprattutto nella fluidità e plasticità delle figure ritratte, come la Crocifissione di san Pietro delle Gallerie dell'Accademia di Venezia, la Vocazione dei santi Pietro e Andrea, la Vocazione di san Matteo, il Banchetto di Erode e le Nozze di Cana della certosa di San Martino a Napoli, la Circoncisione del Museo Nazionale di Bucarest, il Cristo tra i dottori della Galleria nazionale d'arte antica di Palazzo Corsini a Roma, lAllegoria della Pace della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola a Genova e Rubens che dipinge l'allegoria della Pace del Museo del Prado di Madrid.
La prima maturità (1660-1680) Le commesse napoletane del viceré de Bracamonte (1660-1664)
Tra le prime grandi commesse che il Giordano ebbe all'avvenire del nuovo decennio, vi furono quelle del cardinale Ascanio Filomarino, che chiese per le quattro portelle dell'organo del Duomo di Napoli le raffigurazioni per due delle stesse, della Vergine annunziata con lAngelo annunziante, mentre nelle altre due sono raffigurati i Santi protettori di Napoli..