La Chiesa cattolica ritiene gli atti omosessuali gravemente peccaminosi.N. 2357 del
La posizione, radicata nella storia, è stata confermata nella dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede "Persona humana" circa alcune questioni di etica sessuale del 1976, che distingueva, pur senza accordare ad alcuno giustificazioni morali, tra omosessuali la cui tendenza [...] è transitoria e omosessuali [...] di istinto innato o di costituzione patologica, giudicata incurabile.Congregazione per la dottrina della fede, Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale. Documenti e studi, Libreria Editrice Vaticana, 2006.Anche il documento "De pastorali personarum homosexualium cura" (Cura pastorale delle persone omosessuali), emanato dalla stessa Congregazione per la dottrina della fede nel 1986 a firma dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, recita: Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata.
Tuttavia la Chiesa non permette alcuna discriminazione verso le persone omosessuali.Congregazione per la dottrina della fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica per la cura pastorale delle persone omosessuali, art. 10: "va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente".N. 2358 del Nel contempo rifiuta ogni riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali.
La posizione magisteriale continua ad essere discussa anche all'interno della Chiesa stessa, specialmente in aree come la Germania, e tra alcuni vescovi e teologi.
Pronunciamenti del Magistero recente Nel Catechismo di Pio X, l'omosessualità, chiamata "impurità contro natura", era uno dei quattro "peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio".Al pari dell'omicidio volontario, dell'oppressione dei poveri e del defraudare l'operaio della giusta ricompensa del lavoro svolto. (al minuto 4:20) Lungo il secolo XX, tuttavia, la Chiesa cattolico-romana cominciò a introdurre una distinzione importante nel formulare il suo giudizio morale sull'omosessualità: da una parte pone la "tendenza" omosessuale, la cui origine non è ancora chiara; dall'altra parte i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso. La prima, la "tendenza omosessuale", appartiene alla sfera pre-morale, alla stessa maniera di tutte le altre cose che la persona umana "sente", sperimenta senza avere scelto. I secondi, ovvero il "comportamento" nell'atto sessuale, appartiene alla sfera della volontà, delle decisioni, di quello che la persona umana vuole "fare" della sua vita.
Un'altra distinzione che la Chiesa cattolica ritiene importante fare è tra la valutazione morale "oggettiva" e quella "soggettiva" (questa distinzione vale sempre, in ogni valutazione morale, indipendentemente dall'oggetto): quando una persona o una comunità formulano un giudizio morale, lo esprimono sempre a livello oggettivo, giudicando moralmente un certo tipo di azione come buona o cattiva; il giudizio morale soggettivo deve invece essere sempre molto cauto, perché nessuno è in grado di valutare tutte le implicazioni e interferenze, il passato e l'educazione, ecc., che hanno contribuito a plasmare un certo comportamento. Per esempio, la corruzione è un peccato grave, mentre le persone corrotte devono essere avvicinate con umanità e aiutate a cambiare. È la distinzione tra peccato e peccatore che faceva papa Giovanni XXIII coerentemente con l'insegnamento costante del Magistero: si condanna il primo, ma per salvare il secondo.
Sostanzialmente, la dottrina afferma che i rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso non possono essere approvati in nessun caso, e che sarebbero contrari alla legge naturale anche qualora, come alcuni sostengono, lomosessualità non fosse il risultato di una scelta deliberata; anche in questo caso, infatti, permane quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e che le consente di evitare lattività omosessuale.
Nella dichiarazione Persona Humana del 1976 si legge che gli esseri umani, uomini e donne, devono obbedire alla legge di Dio, rispettando la loro propria natura:
Papa Benedetto XVI, nella Homosexualitatis Problema - Lettera ai vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, fa le sue dichiarazioni riguardo all'omosessualità nel Cristianesimo e ai comportamenti a cui gli omosessuali devono attenersi:
L'orientamento omosessuale, che molti uomini e donne presentano, è considerato dal Catechismo della Chiesa cattolica come inclinazione "oggettivamente disordinata".Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2358.
La Chiesa cattolica considera l'omosessualità sotto il profilo morale e non adotta una specifica teoria delle cause, sebbene siano state avanzate numerose teorie sulla differenziazione dell'orientamento sessuale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, a proposito dell'orientamento omosessuale, si limita ad affermare:
La Chiesa cattolica, d'altronde, condanna esplicitamente le aggressioni verbali e fisiche ai danni delle persone omosessuali:
Interpretazione dei riferimenti alla sessualità nei testi biblici
La Bibbia, secondo la Chiesa cattolica, afferma chiaramente che Dio ha creato l'uomo e la donna (Genesi ) con la loro differenza sessuale, e che il primo ha trovato nella seconda un «aiuto che gli fosse simile», «osso delle mie ossa e carne della mia carne» (Genesi ). La Bibbia, secondo l'interpretazione cattolica, vede la procreazione come un aspetto fondamentale della vita umana. Pertanto, la coppia eterosessuale che abbia contratto matrimonio sarebbe l'unica depositaria dell'immagine Trinitaria di DioAmore e stabilità nel matrimonio, Editrice Pontificia Università Gregoriana, 1976, pag. 21-22.; la ricchezza dei sessi risiede nel loro incontro-confronto-dialogo per essere segno di fecondità come Dio è fecondo nell'"entrare" nel mondo dell'altro "dimenticandosi" di sé, così come fa Dio con noi.
Come si è visto, parlano invece dell'omosessualità altri testi del Nuovo Testamento nati in ambiente di cultura greca, lì il giudizio morale che viene espresso è condannatorio diversamente da alcuni costumi dell'epoca, ma coerentemente con alcuni aspetti della cultura religiosa e filosofica del tempo.
In particolare, il primo capitolo di Lettera ai Romani che recita:
In base a queste interpretazioni, il giudizio morale della Chiesa cattolica sull'omosessualità è il seguente: l'attività omosessuale riduce il ricco simbolismo, significato e fine presente nel disegno del Creatore. Nella sua intrinseca sterilità esso contraddice la vocazione ad una vita di auto-donazione nell'amore espressa dall'unione complementare coniugale fra uomo e donna. Anche se «la genesi psichica dell'omosessualità rimane in gran parte inspiegabile», la tradizione della Chiesa ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati», «Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati».Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2357.
Il peccato di sodomia nei Padri e Dottori della Chiesa latina Padri della Chiesa La prima effettiva condanna della sodomia è stata spesso fondata dai Padri della Chiesa sul racconto biblico della distruzione di Sodoma e Gomorra, le città che rappresentano i "desideri più perversi e peccaminosi".
Tertulliano (150-230 circa) fu uno scrittore teologo latino, uno dei padri latini dell'apologetica della Chiesa cattolica, il cristiano poi passato al movimento del montanismo verso la fine della sua esistenza. Ebbene, secondo lui le passioni che conducono agli atti sodomitici non sono solamente dei peccati, vale a dire atti volontari e deliberati contraddicenti la legge divina, bensì caratteristiche che non appartengono alla natura umana e pertanto - come logica conseguenza - del tutto incompatibili con la totalità della comunità ecclesialeTertulliano, De pudicitia, Capitolo IV, 5..
Sant'Ambrogio (340-397) fu vescovo dell'arcidiocesi di Milano ed uno dei padri latini della Chiesa. Egli giudica la legittimità degli atti sodomitici facendo riferimento per l'appunto all'episodio dei sodomiti; questo gli permise di stabilire una gerarchia degli "atti disonorevoli": lo stupro delle figlie di Lot è meno grave della violenza rivolta contro i suoi ospiti angeli "di sesso maschile" e questo perché il primo appartiene ancora all'"ordine naturale"Ambrogio di Milano, De Abraham, Libro I, Capitolo VI, §. 52. (uno stupro omosessuale e/o di angeli è dunque maggiormente colpevole della violenza contro le donne).
Giovanni Crisostomo (345-407 circa) fu patriarca di Costantinopoli e uno dei padri greci della Chiesa cattolica, della Chiesa ortodossa e delle Chiese ortodosse orientali. La Sodomia è, secondo lui, un "atto infame" che fa male all'anima più che al corpo, che mette in evidenza il posto della natura dell'uomo nella gerarchia degli esseri e cioè sotto all'animale bruto del tutto privo della facoltà dell'intelligenza. La punizione scatenata contro le "due città maledette" è anche una promessa dell'Inferno. La sua origine sta nella cieca ricerca del piacere e nella totale dimenticanza del timore di DioGiovanni Crisostomo, Omelia LVIII su san Matteo, (al. 57)..
Agostino d'Ippona (354-430) da giovane fu un sostenitore del manicheismo e si convertì solamente in età adulta, seguendo il pio esempio della madre Santa Monica; fu vescovo d'Ippona (nell'attuale Algeria) e rappresenta uno dei principali padri latini della Chiesa, oltre ad essere il fondatore dell'Ordine di Sant'Agostino.
Egli affermò che il fatto che Dio punì Sodoma con una pioggia di fuoco dimostra come gli atti in questione ricadano sotto un giudizio divino di condannaAgostino d'Ippona, La Città di Dio, Libro XVI, Capitolo 30.; queste azioni violano la natura umana creata da Dio ed anzi rompono l'alleanza instaurata tra Dio e l'umanità intera ancora ai tempi di Noè. Si tatta pertanto di atti riprovevoli in se stessi, anche se fossero praticati universalmenteAgostino d'Ippona, Confessioni, Libro III, capitolo 8, §.15.: per questo Lot preferì consegnare le proprie figlie allo stupro di gruppo per preservare i suoi ospiti maschiAgostino d'Ippona, De mendacio, Capitolo VII, §.10..
Nelle Confessioni d'altra parte non lesina in aperte dichiarazioni di omofilia: "mi ero fatto un amico, che la comunanza dei gusti mi rendeva assai caro. Mio coetaneo, nel fiore dell’adolescenza come me, con me era cresciuto da ragazzo. […] Con me ormai la mente del giovane errava, e il mio cuore non poteva fare a meno di lui"Agostino d'Ippona, Confessioni, Libro IV, capitolo 6, §.8.. La sua morte li separò: "l’angoscia avviluppò di tenebre il mio cuore... Tutte le cose che avevo avuto in comune con lui, la sua assenza aveva trasformate in uno strazio immane. I miei occhi se lo aspettavano dovunque senza incontrarlo, odiavo il mondo intero perché non lo possedeva e non poteva più dirmi: “Ecco, verrà”, come durante le sue assenze da vivo"Agostino d'Ippona, Confessioni, Libro IV, capitolo 10..
Confessa che appena giunto che fu a Cartagine: "dovunque intorno a me rombava la voragine degli amori peccaminosi […] inquinavo la polla dell’amicizia con le immondizie della concupiscenza, ne offuscavo il chiarore con il Tartaro della libidine. Sgraziato, volgare, smaniavo tuttavia, nella mia straripante vanità, di essere elegante e raffinato. Quindi mi gettai nelle reti dell’amore, bramoso di esservi preso"Confessioni 3, 1; v. Vedi anche Rebecca West: St. Augustine, Thomas More Press, Chicago 1982, p. 33.