Il coyote (Canis latrans ), adattato a volte in coiote (plurale coyoti o coyote)Lemma "coiote" in Aldo Gabrielli, Grande Dizionario Italiano., detto anche lupo delle praterie, è un canide lupino indigeno del Nord America. In confronto al lupo grigio il coyote è di taglia più piccola e filogeneticamente più antico,Ronald M. Nowak, "Evolution and taxonomy of coyotes and related Canis", in Marc Bekoff (a cura di), Coyotes. Biology, behavior and management, New York, Academic Press, 1978, pp. 3–16. ISBN 1-930665-42-3. paragonabile allo sciacallo dorato dell'Eurasia, benché ne sia più grande e con istinti più predatori.Howard J. Stains, "Distribution and Taxonomy of the Canidae", in Michael W. Fox (a cura di), The Wild Canids. Their Systematics, Behavioral Ecology, and Evolution, New York, Van Nostrand Reinhold, 1974, pp. 3–26. ISBN 0-442-22430-3. Viene classificato dalla IUCN tra le specie a rischio minimo, dato che ha un vastissimo areale che dal Nord America scende a includere il Messico e l'America centrale. È una specie molto adattabile, il cui areale si è ampliato in mezzo ai cambiamenti ambientali dell'uomo. Questo incremento è ancora in corso ed è probabile che colonizzerà il Sud America, come dimostrato dalla presenza di coyote oltre il Canale di Panama nel 2013.Pedro Méndez-Carvajal e Ricardo Moreno, "Mammalia, Carnivora, Canidae, Canis latrans (Say, 1823): actual distribution in Panama" , su Check List, the journal of biodiversity data, 2014, vol. 10, n. 2, pp. 376–379. ISSN 1809-127X. Nel 2005 Mammal Species of the World'Mammal Species of the World' è considerata dagli zoologi un'ottima fonte per la nomenclatura delle sottospecie. ne riconosceva 19 sottospecie.
Gli antenati del coyote si diversificarono da quelli del lupo grigio . La sua organizzazione sociale è molto flessibile, vivendo sia in famiglie nucleari che in branchi di individui non imparentati. Ha una dieta piuttosto varia, composta di ungulati, lagomorfi, roditori, uccelli, rettili, anfibi, pesci e invertebrati; occasionalmente può anche nutrirsi di frutta e vegetali.Herschel Thomas Gier, "Ecology and behavior of the coyote (Canis latrans)", in Michael W. Fox (a cura di), The Wild Canids. Their Systematics, Behavioral Ecology, and Evolution, New York, Van Nostrand Reinhold, 1974, pp. 247–262. ISBN 0-442-22430-3. Il coyote è conosciuto per i suoi continui urli, fra i quali il grido più rappresentativo è un ululato prolungato in forma di lamento, emesso dagli individui solitari.Philip N. Lehner, "Coyote Communication", in Marc Bekoff (a cura di), Coyotes. Biology, behavior and management, New York, Academic Press, 1978, pp. 127–162. ISBN 1-930665-42-3. Oltre agli esseri umani, gli unici nemici pericolosi del coyote sono i pumaMaurice Hornocker et al., Cougar. Ecology and conservation, Chicago, University of Chicago Press, 2009, p. 170. ISBN 0-226-35347-8. e i lupi grigi.Kim Murray Berger ed Eric M. Gese, "Does interference competition with wolves limit the distribution and abundance of coyotes?" , su Journal of Animal Ecology, vol. 76, n. 6, 2007, pp. 1075–1085. Tuttavia i coyote talvolta si sono accoppiati con quest'ultima specie, producendo ibridi comunemente chiamati, in lingua inglese, "coywolves".
Il coyote è un personaggio consueto nel folclore e nella mitologia dei nativi americani (USA sudoccidentali e Messico), normalmente raffigurato come un imbroglione che assume alternativamente la forma di coyote e quella umana. Analogamente ad altri soggetti ingannatori, il coyote si comporta come un eroe picaresco che si ribella alle convenzioni sociali con i suoi stratagemmi e l'umorismo.Linda S. Watts, Encyclopedia of American Folklore, New York, Infobase Publishing, 2006, pp. 93–94. ISBN 1-4381-2979-3. L'animale era particolarmente rispettato nella cosmologia mesoamericana come simbolo di potenza militare,Marion Schwartz, A History of Dogs in the Early Americas, New Haven, Yale University Press, 1998, pp. 146–149. ISBN 978-0-300-07519-9. con alcuni studiosi che hanno rintracciato l'origine del dio azteco Quetzalcoatl in una divinità pre-azteca modellata sul coyote.David H. Kelley, "Quetzalcoatl and his Coyote Origins", su El México Antiguo, vol. 8, 1955, pp. 397–416. Dopo la colonizzazione europea delle Americhe, fu svalutato nella cultura angloamericana come una creatura codarda e inaffidabile. Al contrario del lupo grigio, che ha subito un miglioramento radicale della propria immagine pubblica, gli atteggiamenti culturali verso il coyote rimangono ampiamente negativi.John Harrigan, "Hate coyotes, adore the wolf: explain, please" , su NewHampshire.com del 15 settembre 2012.Jonathan G. Way, "Love wolves and hate coyotes? A conundrum for canid enthusiasts", su International Wolf, vol. 22, n. 4, 2012, pp. 8–11.
Descrizione
I maschi di norma pesano 8-20 chili, mentre le femmine pesano 7-18 chili; la taglia è incline a variare geograficamente. Le sottospecie settentrionali, che solitamente pesano 18 chili, tendono a essere più grandi di quelle del Messico, che pesano 11,5 chili. I maschi adulti misurano 1-1,35 metri di lunghezza, con una coda di 40 cm, mentre le femmine propendono ad essere più corte in lunghezza e di minore altezza alla spalla. Il coyote più grande segnalato fu un maschio abbattuto presso Afton (Wyoming) nel 1937 che misurava 1,6 metri dal naso alla coda e pesava 33,9 chili.Young, S. P.; Jackson, H. H. T. (1978). The Clever Coyote. University of Nebraska Press. p. 48. ISBN 0-8032-5893-3. La superficie superiore della base della coda è fornita di ghiandole odorifere di color bluastro scuro.Young, S. P.; Jackson, H. H. T. (1978). The Clever Coyote. University of Nebraska Press. pp. 63-64. ISBN 0-8032-5893-3.
Il colore predominante è grigio chiaro o fulvo, inframmezzato sulla schiena con bianco e nero; il colore e la consistenza del pelo variano geograficamente: i coyote che vivono in territori piuttosto elevati tendono ad avere pelame con più sfumature nere e grigie dei loro cugini dei deserti, più fulvi o grigi biancastri.Young, S. P.; Jackson, H. H. T. (1978). The Clever Coyote. University of Nebraska Press. pp. 50-53. ISBN 0-8032-5893-3. Il pelo consiste in sottopelo corto e soffice e lunghi peli di guardia ispidi.Young, S. P.; Jackson, H. H. T. (1978). The Clever Coyote. University of Nebraska Press. p. 257. ISBN 0-8032-5893-3. L'albinismo è raro nel coyote: tra il 22 marzo del 1938 e il 30 giugno 1945 furono rinvenuti solo due esemplari albini su 750.000 coyote abbattuti da cacciatori federali e cooperativi.
Il coyote è tipicamente più piccolo del lupo grigio, con orecchie più lunghe, un neurocranio più grande, e una corporatura e un muso più snelli. Il coyote inoltre tiene la coda rivolta in basso mentre cammina o corre, invece che in orizzontale come fa il lupo.Cartaino, Carol (2011). Myths & Truths about Coyotes: What You Need to Know about America's Most Misunderstood Predator. Readhowyouwant.com. p. 16. ISBN 1458726681. Le impronte del coyote sono più lunghe e meno rotonde di quelle del cane.Young, S. P.; Jackson, H. H. T. (1978). The Clever Coyote. University of Nebraska Press. p. 59. ISBN 0-8032-5893-3. Il colore del pelo tende a variare individualmente di meno rispetto a quello del lupo.
Etimologia La descrizione scritta più antica della specie proviene dal libro Plantas y Animales de la Nueva España (1651) di Francisco Hernández, che lo descrisse come "volpe spagnola" o "sciacallo". Il primo uso della parola "coyote" (la cui radice è l'azteco coyōtl) viene da Storia antica del Messico (1780) di Francesco Saverio Clavigero.Clavigero, Francesco Saverio (1780) Storia antica del Messico. Cavata da' migliori storici spagnuoli, e da' manoscritti, e dalle pitture antiche degl' Indiani...e dissertazioni sulla terra, sugli animale, e sugli abitatori del Messico, Tomo I, Cesena : G. Biasini, pp. 76-77 Il suo primo uso in lingua inglese fu in Six months' residence and travels in Mexico (1824) di William Bullock, dove fu trascritto come cayjotte e cocyotie. La forma definitiva "coyote" fu standardizzata durante gli anni 1880.Bullock, W. (1824). Six months' residence and travels in Mexico: containing remarks on the present state of New Spain, its natural productions, state of society, manufactures, trade, agriculture, and antiquities, &c. : with plates and maps. London: John Murray, Albemarle-Street. pp. 119, 261. In Italia, il termine Coiòte viene usato per lo sciacallo dorato in lingua friulana.Lapini L., 2009–2010. Lo sciacallo dorato Canis aureus moreoticus (I. Geoffrey Saint Hilaire, 1835) nell'Italia nordorientale (Carnivora: Canidae). Tesi di Laurea in Zoologia, Fac. Di Scienze Naturali dell'Univ. di Trieste, V. Ord., relatore E. Pizzul: 1-118
Storia All'epoca della colonizzazione europea delle Americhe i coyote erano limitati alle pianure aperte e le regioni aride della parte occidentale del continente.Nowak, R. M. (1979). North American Quaternary Canis. Lawrence, Kans. : Museum of Natural History, University of Kansas. p. 14. È spesso difficile distinguere i coyote dai lupi nei resoconti post-Colombiani. Un resoconto risalente al 1750 di Kaskaskia, Illinois, scritto da un prete locale, descrisse come i "lupi" incontrati fossero più piccoli e meno aggressivi di quelli europei. Un altro resoconto dei primi anni del XIX secolo della Contea di Edwards descrisse gli ululati di lupi durante la notte, ma è più probabile che fossero coyote.Hoffmeister, Donald F. (2002) Mammals of Illinois, University of Illinois Press, pp. 33–34, ISBN 0-252-07083-6. La specie fu incontrata numerose volte durante la spedizione di Lewis e Clark (1804-1806), benché fosse già ben conosciuto da commercianti presso il fiume Missouri. Il 5 maggio 1805 nel Montana nordorientale, Lewis descrisse il coyote nei seguenti termini:
Il coyote fu descritto scientificamente per la prima volta da Thomas Say nel 1819 a Council Bluffs durante la spedizione di Stephen Harriman Long.Say, T., 1823. in Account of an expedition from Pittsburgh to the Rocky Mountains: performed in the years 1819 and '20, by order of the Hon. J.C. Calhoun, sec'y of war, under the command of Major Stephen H. Long: from the notes of Major Long, Mr. T. Say, and other gentlemen of the exploring party compiled by Edwin James, botanist and geologist for the expedition; in two vols., H.C. Carey and I. Lea, Philadelphia, 1822–23. Vol 1. pp. 168–174.
Tassonomia e evoluzione
Il coyote rappresenta una forma di Canis più primitiva del lupo grigio, come dimostrato dalla sua taglia inferiore e il suo cranio e mandibole più snelle, che mancano la forza necessaria per immobilizzare le prede grandi favorite dai lupi. Ciò viene ulteriormente corroborato dalla cresta sagittale, che è meno sporgente di quello del lupo, così indicando un morso meno possente. Il coyote non è un carnivoro specializzato come il lupo, come dimostrato dalle superfici più grandi dei molari, riflettendo la dipendenza relativa della specie dai vegetali. In tal senso, più del lupo, il coyote assomiglia i progenitori primitivi del genere Canis. La filogenesi moderna posiziona il coyote tra il lupo grigio e lo sciacallo dorato:K. Lindblad-Toh, C. M. Wade, T. S. Mikkelsen, E. K. Karlsson, D. B. Jaffe, M. Kamal, M. Clamp, J. L. Chang, E. J. Kulbokas, M. C. Zody, E. Mauceli, X. Xie, M. Breen, R. K. Wayne, E. A. Ostrander, C. P. Ponting, F. Galibert, D. R. Smith, P. J. Dejong, E. Kirkness, P. Alvarez, T. Biagi, W. Brockman, J. Butler, C. W. Chin, A. Cook, J. Cuff, M. J. Daly, D. Decaprio e S. Gnerre, Genome sequence, comparative analysis and haplotype structure of the domestic dog, in Nature, vol. 438, nº 7069, 2005, pp. 803–819, Bibcode:2005Natur.438..803L, DOI:10.1038/nature04338, PMID 16341006.