Larchivio di Stato è un archivio pubblico, istituito nella maggioranza delle provincie italiane.
L'attività degli oltre 102 archivi di Stato, soggetta alla Direzione generale Archivi del Ministero della cultura, ha per oggetto la conservazione e la sorveglianza del patrimonio documentario statale, rendendolo accessibile al pubblico per la consultazione gratuita. I fondi delle amministrazioni centrali sono invece tenuti dall'autonomo Archivio Centrale dello Stato.
Storia
Con la formazione del Regno d'Italia, all'interno dello stato era presente una situazione variegata di istituti archivistici derivati dalle cessate amministrazioni e con archivi in parte dipendenti dal Ministero dell'interno e in parte dal Ministero della pubblica istruzione.
Tale situazione fu ancora più complicata con le successive acquisizioni di Mantova e Venezia nel 1866 e di Roma nel 1870. Con decreto del 15 marzo 1870, fu istituita dai ministri dell'interno e della pubblica istruzione una commissione sul riordino degli Archivi di Stato, presieduta dal senatore Luigi Cibrario; la relazione della commissione, consegnata il 13 aprile, suggerì l'accorpamento degli archivi sotto la dipendenza del Ministero dell'interno (con maggioranza di un solo voto) e l'istituzione di nove sovrintendenze; allegò anche un'indicazione dei costi dei servizi e uno schema di regolamento per gli archivi. Nel 1874 venne applicata tale unificazione, venne poi creato il Consiglio degli Archivi come organo consultivo del Ministero dell'interno, vennero istituite le Sovrintendenze archivistiche e le “scuole di paleografia e dottrina archivistica” presso i principali archivi. Sempre nel 1874 furono stabilite le province di competenza delle dieci Sovrintendenze (aggiungendo Roma).
Nel 1875 fu promulgato un regolamento che normava le carriere, la consultazione, la copia e l'autenticazione dei documenti e venne istituito anche l'Archivio Centrale del Regno, per la conservazione della documentazione di interesse storico prodotta dell'amministrazione centrale dello stato (poi denominato Archivio Centrale dello Stato). Tra il 1874 e il 1892 furono creati altri archivi di Stato a Bologna,Regio Decreto 22 ottobre 1874, n. 2256. a MassaRegio Decreto 13 febbraio 1887, n. 4341 e a Reggio Emilia.Regio Decreto 20 marzo 1892, n. 222. Nel 1911 fu promulgato un nuovo regolamento, che riprendeva le disposizioni del 1875, ma più dettagliatamente ed estesamente; fu lievemente modificato nel 1916.
Per diversi anni poi il numero degli Archivi di Stato rimase stabile; solo nel 1926 furono creati gli Archivi di Stato a Trento e a TriesteRegio decreto 13 agosto 1926, n. 1630 (con due sezioni a Bolzano e a Fiume). L'archivio di Stato di Bolzano fu poi istituito nel 1930.Regio decreto 2 giugno 1930
Un'inchiesta sulla situazione degli Archivi di Stato venne condotta nel 1927 da Mario Ferrigni per il Corriere della Sera, mettendo in luce i problemi delle diverse sedi e, nell'articolo conclusivo dell'inchiesta, dell'amministrazione archivistica in generale. Seguì sullo stesso giornale un articolo di Alessandro Luzio.
Nel 1932 gli archivi delle province meridionali, che sin dal 1866 erano rimasti soggetti alle rispettive province, vennero inseriti tra gli archivi statali prendendo il nome di Archivi provinciali di Stato: si trattava di Agrigento, L’Aquila, Avellino, Bari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, Chieti, Cosenza, Foggia, Lecce, Messina, Potenza, Reggio Calabria, Salerno, Siracusa, Teramo e Trapani; l'archivio di Stato di Caserta, a causa della soppressione della provincia di Terra di Lavoro, divenne sezione dell'archivio di Stato di Napoli. Gli archivi di Trani e Lucera divennero sezioni degli archivi di Bari e di Foggia.Regio decreto 22 settembre 1932, n. 1391.
La riforma del 1939 previde l'istituzione, in ogni provincia italiana, di un archivio di Stato o di una sezione di archivio di Stato, come stabilito nelle tabelle in allegato alla stessa legge, e del carico sulle province delle spese per la manutenzione e ammobiliamento degli stesso. Dal 1960 tutti i costi degli archivi sono passati allo Stato.
Con successiva riforma del 1963, tutti gli istituti stabiliti nei capoluoghi di provincia assunsero il nome di Archivio di Stato; venne istituito, inoltre, il Consiglio superiore degli archivi presso il Ministero dell'interno, vennero modificate le norme per il personale, il restauro e per la riproduzione dei documenti.Decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409.
A partire dal 1974 gli archivi di Stato iniziarono a dipendere dal neo-costituito Ministero dei beni culturali e ambientali invece che dal Ministero dell'interno.Decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657; Legge 29 gennaio 1975, n. 5; Decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1975, n. 854.
Organizzazione Gli Archivi di Stato sono coordinati dal Ministero della cultura, e in particolare dalla Direzione generale Archivi, da cui dipendono dal punto di vista tecnico-scientifico. e
In quasi tutti i capoluoghi di provincia è presente un Archivio di Stato; essi sono archivi di concentrazione.
Competenze e funzioni Gli Archivi di Stato italiani sono in tutto 102 e le loro finalità sono:
conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio documentario degli organi periferici dello Stato (ad es.: Prefetture, Questure, Direzioni Regionali dei ministeri, ecc.), ossia tutti gli uffici dipendenti direttamente dai ministeri; i documenti degli organi giudiziari e amministrativi dello Stato non più occorrenti alle ordinarie esigenze del servizio e acquisiti ai sensi dell'articolo 41 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio; tutti gli altri archivi e singoli documenti che lo Stato abbia in proprietà o in deposito per disposizione di legge o per altro titolo; esercitano la sorveglianza mediante la partecipazione alle commissioni istituite (ai sensi dell'art. 41 del Codice) sugli archivi correnti e di deposito degli organi amministrativi e giudiziari dello Stato e sulla gestione dei flussi documentali, qualunque ne sia il supporto, anche in base alla normativa vigente in materia di riproduzione sostitutiva di documenti digitali e gestione elettronica dei documenti; esplicano funzioni relative al trattamento e la comunicazione dei documenti riservati; svolgono attività di promozione; curano lo studio, la ricerca, l'ordinamento, l'inventariazione, la riproduzione e conservazione dei documenti conservati.
Presso gli Archivi di Stato sono conservati gli incartamenti prodotti dalle amministrazioni degli Stati preunitari.
A differenza degli Archivi di Stato, le Soprintendenze Archivistiche, presenti in ogni regione (con sede nel capoluogo), si occupano della vigilanza sulla corretta conservazione e tutela degli archivi degli enti pubblici territoriali (regioni, provincie e comuni) e non territoriali (INPS, Camere di commercio, ASL, Banca d'Italia, ecc.), e di quegli archivi privati dichiarati bene culturale.
Il nome tecnico della sua mansione di controllo è "sorveglianza" (in un'accezione che vuole portare anche alla valorizzazione della documentazione). In diciassette archivi di Stato italiani hanno sede anche le Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica; esse hanno come obbiettivo la formazione professionale del personale scientifico in servizio presso l'amministrazione archivistica e di tutti coloro che desiderano intraprendere la professione di Archivista.
Le sezioni di Archivio di Stato sono 31 (la legge stabilisce un numero massimo di quaranta): sono istituzioni analoghe agli Archivi di Stato, ma poste in un comune non capoluogo, e subordinate all'Archivio di Stato del capoluogo. Si tratta di archivi formatisi storicamente con una rilevante qualità e quantità e che, secondo il principio della pertinenza territoriale, sarebbe sconsiderato trasferire altrove poiché strettamente legati al territorio dove hanno sede.
Sedi
Gli archivi di Stato in Italia sono 102, tutti collocati in altrettanti dei 119 capoluoghi delle 110 province italiane.
A questi si aggiungono 31 sezioni di archivi di Stato in possesso di un patrimonio documentario importante e non trasferito presso la sede dell'archivio di Stato da cui dipendono. Secondo il principio della "pertinenza territoriale", infatti, sarebbe sconsiderato trasferire altrove tali archivi, poiché sono strettamente legati al territorio in cui hanno sede.
Si riporta qui la dizione originaria del nome degli archivi ("Regio Archivio di Stato in …").Cfr. ad esempio
Archivio Direttore nel 1861 Dipendente da1861 1866 1871 1874 1932 R. Archivio di Stato in Torino Celestino Combetti Interno R. Archivio di Stato in Genova Marcello Cipollina Interno R. Archivio di Stato in Cagliari Girolamo Azuni Interno R. Archivio di Stato in Milano Luigi Osio Interno R. Archivio di Stato in Brescia Pietro Zapelli Interno R. Archivio di Stato in Modena Giuseppe Campi Interno R. Archivio di Stato in Parma Amadio Ronchini Interno R. Archivio di Stato in Mantova — —Istruzione Interno R. Archivio di Stato in Venezia — —Istruzione Interno R. Archivio di Stato in RomaIstituito con Regio Decreto 30 dicembre 1871, n. 605. — —InternoArchivi toscani sovrintendente generale Francesco Bonaini R. Archivio di Stato in Firenze Gaetano Milanesi Istruzione Interno R. Archivio di Stato in Lucca Salvatore Bongi Istruzione Interno R. Archivio di Stato in Siena Filippo Luigi Polidori Istruzione Interno R. Archivio di Stato (di Santo Stefano) in Pisa Giovanni Colombini Istruzione InternoArchivi napoletani sovrintendente generale Francesco Trinchera R. Archivio di Stato in Napoli Francesco Lattari Istruzione Interno Archivi provinciali napoletani — Istruzione Province InternoArchivi siciliani sovrintendente generale reggente Benedetto Castiglia R. Archivio di Stato in Palermo Domenico Bracci Interno Archivi provinciali siciliani — Interno Province Interno
Note
Bibliografia A. Romiti, Archivistica generale. Primi elementi, Lucca, Civita Editoriale, 2002; M. B. Bertini, Che cos'è un archivio, Roma, Carocci, 2008 P. Carucci, M. Guercio, Manuale di archivistica, Roma, Carocci, 2008.
Voci correlate Archivio Centrale dello Stato Direzione generale Archivi Lista degli Archivi di Stato italiani Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica
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