Montecarotto (IPA: , Montigarò in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ancona nelle Marche.
Geografia fisica Territorio
Posto a 380 m s.l.m., Montecarotto appartiene al contrafforte orientale della zona subappenninica della provincia di Ancona, a 18 km da Jesi, a cavallo tra l'alta valle del Misa e quella dell'Esino. Il promontorio ha le sue origini geologiche agli inizi del terziario, quando le rocce del versante orientale subappenninico subirono la pressione della catena montuosa degli Appennini in fase di innalzamento.
Caratterizzato da un'ampia vista panoramica, che nelle giornate serene consente di scorgere il mare Adriatico e i monti dell'Appennino umbro-marchigiano, il suo territorio copre un'area di 24,07 km² e confina a nord con i comuni di Ostra Vetere e Ostra, a nord-est con Belvedere Ostrense, a est e a sud con Poggio San Marcello, a ovest con Serra de' Conti e Arcevia e a sud-ovest con Rosora. La campagna montecarottese si estende prevalentemente a nord-est e a sud-ovest del centro abitato e si suddivide in 23 contrade: Acquaviva, Bacucco, Bagnolo, Busche, Canapina, Coppari, Colle, Coste, Cupo delle Lame, Fonte Cisterna, Fonte del Coppo, Fonte San Giovanni, Fossato, Montali, Piandole, Romita, Sabbionare, Sant'Angelo, San Lorenzo, San Nicola, San Pietro, Selvettine, Taragli.
Idrografia Il territorio comunale è attraversato da due principali corsi d'acqua a carattere torrentizio: Fossato, che da Poggio San Marcello sfocia nel fiume Esino, e San Fortunato che termina nel fiume Misa. Vi sono poi corsi d’acqua minori come Canepina, Lame, Coste, San Lorenzo e Selvettine. Tutti raccolgono le acque di scolo data la scarsità delle sorgenti.
Dati climatologici 1975-2011
Classificazione climatica: Secondo la classificazione climatica il centro abitato è situato in "zona E", 2168 GR/G 380 ALT.
Fascia climatica: secondo la classificazione redatta da Wladimir Köppen nel 1918 e aggiornata nel 1936, Montecarotto è inserito nel clima mediterraneo, caratterizzato da inverni freschi e piovosi ed estati calde e asciutte.
I dati registrati dalla Stazione meteorologica di Frontone, in base al periodo di riferimento (1975-2011), indicano che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno a +4,4 °C; quella del mese più caldo, luglio, raggiunge i +23,8 °C. Le precipitazioni annue sono superiori ai 994 mm, mediamente distribuite in 97 giorni, e presentano un picco primaverile ed autunnale, con un minimo relativo invernale. Il mese più freddo resta gennaio 1981, con una media di +0,9 °C; il più caldo è invece agosto 2003, con +28,3 °C. I valori estremi di temperatura sono +44 °C del 6 luglio 1982 (con 39% di umidità) e -11,2 °C dell'8 gennaio 1985 e del 7 febbraio 1991. I primi quindici giorni del 1985 si confermano in assoluto i più rigidi del periodo esaminato, con una media delle minime di -5,9 °C. I quindici giorni più caldi vanno dal 5 al 19 agosto 2003, con una media delle massime di +35,11 °C.
L'anno più freddo resta il 1980 con +11,62 °C; il più caldo è il 2000, con una media di +15,23 °C. Il 1976 risulta il più piovoso dal 1975, con oltre 1.667 mm di pioggia, contro i 438 mm dell'anno più siccitoso, il 1998. Al 2010 va il primato per numero di giorni di pioggia, ben 142; all'ultimo posto ancora il 1998, con soli 57 giorni di precipitazioni. Oltre la media stagionale si posiziona il 2003 per numero di giorni di calura estiva (≥ +30 °C), ben 73; niente a che vedere con il 1976, con soli 7 giorni di caldo torrido.
L'altitudine, l'esposizione alle correnti balcaniche e a quelle siberiane fanno sì che le precipitazioni nevose diventino facilmente eccezionali, ben oltre cioè i 50 cm (ma possono arrivare anche a 150 cm). Negli ultimi cento anni non sono mancate nevicate eccezionali (superiori alla media per abbondanza e durata del fenomeno) e, tra queste, spiccano quelle degli inverni 1929 (l'anno del nevone), 1956, 1963, 1985, 2005 e 2012.
Storia
La storia di Montecarotto è per larga parte componente irresistibile dello sviluppo sociale, politico, economico dell'entroterra marchigiano. Il continuo affrancamento della popolazione adriatica da un assoggettamento esterno, ne traccia irreversibilmente quel processo storico che si esprime, coagulandosi, nella semplice autonomia politica, tipica delle comunità comunali, e trova nel castello la sua più naturale evoluzione: motivo di prestigio e di superiorità. A darci indicazioni sulle origini di Montecarotto è probabilmente il suo nome "Mons Arcis Ruptae" (Monte della rocca rotta), dietro cui si cela la presenza di un'antica rocca distrutta. La necessità di dotarsi di una fortezza militare a cavallo tra il X e l'XI secolo è pertanto un primo indizio al quale risalire per comprendere le origini del luogo, e convalida l'ipotesi di un possibile ricorso a soluzioni difensive. L'esposizione al pericolo di cadere sotto nuovi domini spinse la popolazione locale a ricercare maggiori misure difensive, sostenute in parte dall'altitudine del luogo, suo baluardo naturale. La nascita di nuove tentazioni autonomistiche divenne un processo per certi versi atteso, grazie anche alla linea di confine che investiva l'antica rocca la quale, separando la diocesi di Senigallia da quella di Jesi, favorì negli anni il radicarsi di ambizioni egemoniche per il controllo del territorio circostante. Tuttavia, se la posizione collinare preservava la popolazione da incursioni e scorribande, in un quadro più ampio ancora largamente insicuro, spettò alle aristocrazie locali assicurare alla municipalità nuovi privilegi, politici innanzitutto ma anche economici, accompagnati da obblighi di referenza verso le autorità concedenti, in un continuo gioco fatto di concessioni politiche da un lato e revoche autonomiste dall'altro.
Notizie più precise di Montecarotto si hanno, dopo il Mille, quando emerge la realtà delle sette Pievi esistenti nel territorio diocesano di Jesi, con i suoi castelli, le sue "ville" e le numerose chiese.
Montecarotto appare nei documenti storici a partire dal XIII secolo, quando nel 1248 il cardinale Raniero, vicario del Papa, confermò il possesso del castello al Comune di Jesi, impegnato alla conquista del Contado, in conformità ad una donazione fatta in precedenza da re Enzo, il figlio di Federico II.
Nell'ambito dell'antica Pieve si formarono i quattro Castelli di Montecarotto, Poggio San Marcello, Castelplanio e Rosora, con propri organi amministrativi e circoscrizione ecclesiastica autonoma. Ne divenne la pieve più vasta del Contado, con un'estensione di quasi 60 Km2. Il XIV secolo e la prima metà del XV furono segnati dalle drammatiche vicende delle Signorie e da tragiche calamità naturali; al termine di quel periodo però Montecarotto emerge come parrocchia e castello facente parte del Contado di Jesi, centro sempre più importante, tanto che nel 1509 venne riedificata la cinta muraria su disegno dell'architetto Albertino di Giacomo da Cremona.
L'ascesa della borghesia nel XVIII secolo contribuì in maniera significativa a tramutare Montecarotto in uno dei centri dell'entroterra anconetano più vivaci sul piano economico, forte di alcune eccellenze come la produzione di organi e orologi, e tra le più interessanti identità municipali del panorama provinciale, già premiata nella corsa all'acquisizione del titolo di capoluogo di cantone del dipartimento del Metauro in epoca napoleonica. Il declino del potere pontificio e l'affermazione di un'autorità civile sempre più laica, in concomitanza con gli eventi risorgimentali, oltre a garantire maggiore prestigio politico all'oligarchia cittadina, da tempo convertita al liberalismo, assicurarono ulteriore slancio economico alla sua componente più vitale, il notabilato fondiario, quest'ultimo incapace tuttavia di resistere ai profondi mutamenti politici e sociali della seconda metà del Novecento. L'avvento dell'industrializzazione e la crisi della mezzadria, accompagnata da un inesorabile abbandono delle campagne, ma non dell'agricoltura, se da un lato premiarono il settore manifatturiero e incoraggiarono soluzioni cooperativistiche, dall'altro non impedirono il deflusso demografico (il cui fenomeno non si è ancora arrestato dagli anni '50). Testimonianze visibili del prestigio esercitato sul territorio circostante dalla classe padronale fino alla seconda metà del XX secolo sono oggi le principali architetture religiose volutamente maestose, i palazzi gentilizi e il teatro.
Un capitolo doloroso resta la battaglia di Montecarotto, tappa decisiva e momento di svolta per la conclusione della liberazione delle Marche dalla furia nazifascista.
Simboli
Lo stemma del comune di Montecarotto è stato concesso con regio decreto del 4 febbraio 1930.
Il gonfalone comunale è stato concesso con DPR del 3 dicembre 1980.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa Collegiata della Santissima Annunziata Situata nella parte alta del paese, venne ricostruita a partire dal 1779 su progetto dell'architetto domenicano Pietro Belli, che ideò la chiesa di San Domenico di Ancona. La chiesa, a croce latina, è realizzata in un sobrio stile neoclassico con alcuni elementi barocchi al suo interno, come le due belle cappelle ai lati del transetto. Al suo interno, la parte più spettacolare è quella del presbiterio, dove si trova l'altare maggiore, che fu realizzato da Michele Rusconi da Lugano e, sopra il coro in noce, la tela dell'Annunciazione della Vergine (XVII secolo).
Chiesa Conventuale di San Francesco Chiesa di origine francescana la cui fondazione risale al 1612.
Chiesa di San Filippo (anticamente detta di Santa Maria delle Grazie) Chiesa la cui fondazione risale ai primi anni del Cinquecento.
Chiesa del Crocifisso Chiesa di costruzione settecentesca a navata unica, con all'interno un crocefisso opera del Bornoni (secolo XVII).
Chiesa di Santa Maria del Popolo Della chiesa di Santa Maria del Popolo si hanno notizie per la prima volta negli atti delle visite pastorali della seconda metà del secolo XVI. Tali documenti ci dicono anche che era posta fuori dal castello e di giuspatronato di Gerolamo Gasparini. La chiesa venne poi probabilmente ricostruita in epoca settecentesca; è ad unica navata e conserva all'interno di una nicchia dietro l'altare un'antica statua lignea della Madonna (secolo XVII - XVIII) molto venerata dalla popolazione.
Nei secoli scorsi per tradizione il cappellano della chiesa veniva eletto mediante estrazione ogni anno tra i parroci della parrocchia. L'interno, di dimensioni contenute e a pianta rettangolare con la copertura costituita da una volta a botte decorata con stucchi. Le pareti laterali sono ornate con lesene alla cui sommità sono posti capitelli corinzi sormontati da archi, stucchi e da una cornice che corre per tutto il perimetro interno.
Chiesa di San Lorenzo Conosciuta anche come del Bagnolo dal nome della contrada rurale.
Chiesa di San Pietro Della chiesa di San Pietro si hanno le prime notizie nella prima metà del Quattrocento. Sorgeva nel fondo omonimo, nella contrada di San Pietro così titolata per la presenza della chiesa, molto vicina al tempio tuttora esistente limitrofa al trivio Montecarotto, Moie, Ostra.
L'attuale costruzione è dei primi del Novecento, di dimensioni contenute ed a pianta rettangolare, ha una sola navata e la copertura è sostenuta da un'unica capriata in legno. L'interno è di semplice fattura con pareti intonacate; sulle pareti laterali a destra e a sinistra dell'altare si aprono due finestre monofore. In una nicchia alle spalle dell'altare si conserva una statua lignea di San Pietro. Sulla facciata sul culmine del tetto a capanna è posto un piccolo campanile a vela con una sola campana comandata tramite delle funi dall'interno della chiesa.
Chiesa di Santa Maria della Neve