Il Museo Ebraico di Berlino (in tedesco Jüdisches Museum Berlin) è il più grande museo ebraico in Europa, situato a Berlino. Esso è composto da due edifici, uno dei quali è un ampliamento appositamente progettato dall'architetto Daniel Libeskind, una collezione permanente e svariate esposizioni temporanee raccontano due millenni di storia degli ebrei in Germania. Dopo due anni di ristrutturazione, la nuova mostra permanente "L’ebraismo in Germania – Tra storia e presente" ha aperto le sue porte il 23 agosto 2020. Trasmette la storia, la cultura e il presente ebraico in Germania con un nuovo orientamento e una nuova scenografia.
Il museo comprende anche un archivio, una biblioteca e l'Accademia W. Michael Blumenthal. Queste strutture servono a trasmettere la cultura ebraica e la storia ebraico-tedesca.
Storia Originariamente il museo aveva sede in un edificio situato a Oranienburger Straße, ma venne chiuso nel 1938 dal regime nazista. Parte della collezione sopravviveva nella Berlino Ovest, presso il palazzo storico del Kollegienhaus principalmente per merito della Repubblica Federale Tedesca, che promuoveva il grande valore della cultura storica. Sotto la tutela della Germania dell'Ovest, l'idea di riaprire il museo iniziò a circolare nel 1971 e nel 1975 venne fondato un comitato per promuovere tale progetto, il cui primo embrione si ebbe dopo una mostra sulla storia ebraica tenutasi a Berlino nel 1978.
Solo 10 anni dopo, nel 1988 il Senato di Berlino ovest annuncia il concorso internazionale per la progettazione di una nuova sede, che doveva essere più funzionale e moderna, che potesse ospitare la collezione intera autonomamente, visto che sino ad allora era rimasta come "dipartimento ebraico" del Berlin-Museum. Nell'aprile dell'anno successivo viene annunciato il vincitore del concorso: l'originale progetto di Daniel Libeskind.
Nel 1999 al museo venne finalmente riconosciuta la propria autonomia come istituzione ed ebbe anche una propria sede definitiva, anche grazie alle proposte e alle idee dello stesso Libeskind. Il palazzo che ospita il museo è stato ultimato nello stesso anno, mentre l'inaugurazione ufficiale è avvenuta nel 2001.
Architettura dell'edificio L'edificio che ospita il museo si distingue notevolmente dalla tipologia solita dei musei: non risponde a nessun criterio di funzionalità poiché la linea guida seguita per la realizzazione del progetto è stata quella di raccontare la storia degli ebrei, in particolare degli ebrei in Germania. L'edificio stesso può essere considerato un'opera d'arte, poiché mescola architettura e scultura.
Libeskind ha battezzato il suo progetto between the lines (tra le linee) e nei punti in cui le due linee si intersecano si formano spazi vuoti detti voids, che attraversano l'intera costruzione del museo e ne sono concettualmente l'elemento strutturale centrale. Spazi in cui non è possibile entrare, privi di luce artificiale e climatizzazione che rimandano nel significato alla radicale distruzione della vita ebraica che non è possibile mostrare. Ecco come l'architetto statunitense Daniel Libeskind li descrive:
Visto dall'alto, l'edificio ha la forma di una linea a zig-zag, e per questa ragione è stato soprannominato blitz (fulmine in tedesco). La forma dell'edificio ricorda una stella di David decomposta e destrutturata. L'edificio è interamente ricoperto da lastre di zinco-titanio e le facciate sono attraversate da finestre molto sottili e allungate, disposte in modo diagonale, verticale e orizzontale più simili a squarci o ferite che a vere e proprie finestre, disposte in modo casuale
Il museo non ha un ingresso dalla strada, ma vi si accede dall'adiacente Berlin-Museum. Una scala e un sentiero sotterraneo collegano i due edifici, questo a simboleggiare quanto la storia ebraica e quella tedesca siano collegate e connesse fra loro. La scala conduce ad un sotterraneo, composto di tre corridoi, denominati assi che simboleggiano i diversi destini del popolo ebraico: l'asse dell'Olocausto conduce ad una torre che è stata lasciata vuota, denominata la Torre dell'Olocausto; l'asse dell'Esilio conduce ad un giardino quadrato esterno, denominato Giardino dell'Esilio, racchiuso fra 49 colonne; l'asse della continuità, collegato agli altri due corridoi, che rappresenta il permanere degli ebrei in Germania nonostante l'Olocausto e l'Esilio. Questo asse conduce ad una scala, che a sua volta conduce alla costruzione principale. L'entrata al museo è stata intenzionalmente resa difficile e lunga, per infondere nel visitatore le sensazioni di sfida e di difficoltà che sono distintive della storia ebraica.
Di questa opera l'architetto Daniel Libeskind dirà:
e successivamente aggiungerà
Kollegienhaus
Il palazzo del Kollegienhaus, fu costruito nel 1735 su progetto di Philipp Gerlach, fu utilizzato per un lungo periodo come Corte d'Appello prussiana. Durante la seconda guerra mondiale venne parzialmente distrutto e la sua ricostruzione venne iniziata nel 1963 e l'edificio venne adibito a museo della storia di Berlino. Questo perché, a seguito della costruzione del Muro, la parte ovest della città era rimasta priva di numerosi musei. Oggi fa parte del Jüdisches Museum e ospita il caffè, il punto informazioni, gli uffici, oltre ad essere utilizzato come spazio per esposizioni.
Giardino dell'Esilio
Il Giardino dell'Esilio è una superficie esterna al museo, cui si accede attraverso lasse dell'esilio. È una superficie quadrata circondata da 49 colonne di cemento alte sei metri, in modo tale che dall'esterno non si possa vedere nulla. Il numero delle colonne è simbolico, infatti serve a ricordare l'anno di nascita dello stato d'Israele, il 1948, un'altra colonna, quella centrale, rappresenta invece Berlino ed è riempita all'interno di terreno proveniente da Gerusalemme. Sulla sommità delle colonne sono stati piantati alberi di olivagno. Essi sono il simbolo della pace e della speranza di un ritorno in patria. Ma significano anche che, come gli alberi riescono a mettere radici in spazi così impervi come la cavità di un pilastro, così anche coloro che sono esiliati in una lontana terra straniera possono trovare la ragione per continuare a vivere in un'altra patria. Libeskind ha voluto fare in modo che il visitatore provasse la stessa sensazione di straniamento e disagio che hanno provato gli ebrei esiliati, e per questo motivo ha costruito il piano di calpestio inclinato di sei gradi, di modo che, camminando tra i pilastri, si provi la sensazione di una mancanza di equilibrio.
Torre dell'Olocausto La Torre dell'Olocausto è posta alla fine dellasse dell'olocausto e vi si accede aprendo una porta spessa e molto pesante. È una struttura completamente vuota, buia, non climatizzata (dunque fredda d'inverno e calda d'estate), che viene illuminata solo dalla luce indiretta del giorno che penetra attraverso una stretta fessura posta in alto sulla parete. Essa è collocata fuori dall'edificio, tuttavia riprende per forma e sistemazione i void che attraversano la costruzione. Essa è un "voided void" cioè un "vuoto svuotato" per usare le parole di Daniel Libeskind. Impossibile vedere fuori e capire dove si è; attutiti si sentono i rumori provenienti dall'esterno. Evidente e palpabile il significato simbolico che vuole ricreare la condizione degli ebrei deportati che non sapevano in quale luogo si trovavano e non potevano avere notizie. Simbolici diventano anche una scaletta metallica a circa due metri e mezzo dal pavimento usata per la manutenzione della copertura (mezzo di salvezza ma irraggiungibile come lo è stata per molti) e i fori nella parete per far entrare l'aria. Di essa, Daniel Libeskind dirà:
Il Cortile di Vetro Fra i giardini del museo e l'antico edificio del Kollegianhaus si trova il cortile di vetro. Progettato da Daniel Libeskind nel 2006, l'architetto ha chiuso il cortile del palazzo barocco con un'ampia facciata in vetro sostenuta da quattro pilastri bianchi ognuno pesante 6 tonnellate che hanno l'aspetto di alberi con le loro ramificazioni. Per questa realizzazione Libeskind si è ispirato alla costruzione della sukka, una capanna improvvisata di rami e frasche che viene costruita durante il Sukkot o "festa della capanne". Rispettando la tradizione ebraica, in questo spazio è possibile volgendo lo sguardo verso il tetto vedere il cielo soprastante, incontrare persone e mangiare insieme a loro, infatti all'interno del cortile di vetro sono presenti la caffetteria e il ristorante del museo ebraico. La dimensione della socialità è per Daniel Libeskind qualcosa di importante che va addirittura oltre la festa delle capanne per arrivare a quella matrimoni ebraici che avvengono sotto un baldacchino (Chuppah). L'architetto statunitense parlando del cortile di vetro dirà:
I Giardini del Museo
Intorno all'antico edificio del palazzo del Kollegianhaus e al nuovo edificio progettato da Daniel Libeskind vi sono due giardini disegnati dagli architetti Hans Kollhoff e Arthur Ovaska. Ispirandosi ai giardini barocchi, come quelli presenti nella Reggia di Versailles, questi giardini sono strutture artificiali in cui la natura viene addomesticata. Si tratta di strutture con siepi e alberi ben tagliati, fontane e bacini d'acqua in cui esiste una simmetria degli assi.
Installazione "Shalechet – Foglie cadute"
10 000 volti in acciaio punzonato sono distribuiti sul pavimento dello Spazio Vuoto della Memoria (Memory Void), l'unico void dell'edificio di Libeskind in cui è possibile entrare. L'artista israeliano Menashe Kadishman ha dedicato la sua opera non soltanto alle vittime della Shoah, ma a tutte le vittime di guerra e violenze. I visitatori sono invitati a camminare sui volti e ad ascoltare il fragore prodotto dalle lastre di metallo che sbattono l'una contro l'altra e contro le persone che passano. Il frastuono e l'angoscia per tutti quei morti fanno desiderare di uscire al più presto dalla sala, senza poter smettere di calpestare le teste delle vittime della Shoah. Di quest'opera Libeskind dirà:
Rafael Roth Learning Center Il Rafael Roth Learning Center si trovava nei sotterranei del Museo Ebraico di Berlino fino a marzo 2017. Qui la storia ebraica è stata presentata in forma multimediale e interattiva in 17 postazioni informatiche per singoli visitatori e gruppi. Sotto le parole chiave "Cose", "Storie", "Volti", i visitatori hanno avuto modo di conoscere i punti salienti della collezione e di immergersi in grandi mostre virtuali - per esempio sulla vita di Albert Einstein o sull'immigrazione nell'Europa dell'Est tra il 1880 e il 1924. Le video interviste hanno offerto spunti sulla vita ebraica attuale in Germania. Il gioco per computer Sansanvis Park è stato sviluppato appositamente per i bambini. L'istituzione prende il nome dall'imprenditore immobiliare berlinese e mecenate Rafael Roth (1933-2013).
Nel corso della pianificazione di una nuova mostra permanente, il Museo Ebraico ha deciso di interrompere il Learning Center con le sue attrezzature tecniche dopo più di 15 anni di successo.
Esposizioni
Mostra permanente La nuova mostra permanente intitolata “L’ebraismo in Germania – Tra storia e presente” è stata aperta il 23 agosto 2020. Coprendo più di 3.500 metri quadrati, racconta la storia degli ebrei in Germania dai loro inizi ai giorni nostri da una prospettiva ebraica.