Serre di Rapolano è una frazione del comune di Rapolano Terme, in provincia di Siena.

Il borgo di Serre è arroccato su una collina a ridosso di un varco che si apre tra la valle del Sentino e l'Ombrone.

Sin dall'antichità veniva estratto un travertino tra i più pregiati: oggi le cave sono in parte dismesse. Il paese di Serre è noto per la presenza dell'antica grancia, appartenuta all'ospedale Santa Maria della Scala. Oggi la grancia è in parte visitabile.

Storia Serre sorse attorno ad una fortezza bizantina costruita assai probabilmente durante la guerra gotica (535-553). Il castello, insieme ad altre opere di ingegneria militare, controllava le vie di accesso al paese.

In seguito divenne un insediamento longobardo, e poi residenza di castellani imperiali.

Federico Barbarossa ne rafforzò le difese, e Federico II lo assegnò come feudo alla famiglia Cacciaconti, che ne presero possesso dal 1234. Nel 1291 il possedimento fu diviso: Fazio e Cacciaconte rimasero proprietari delle Serre, ma la Repubblica di Siena già accampava richieste sui possedimenti.

Dopo la battaglia di Benevento (1266), con il crollo della potenza sveva e la successiva sconfitta del partito ghibellino, i Cacciaconti riuscirono a sostenersi alle Serre fino al 1269, dopo stettero sulla difensiva ma nel 1271-1272 furono cacciati dal castello, che cadde sotto il dominio di Siena. Nel 1276 il vescovo di Cremona Cacciaconte Cacciaconti, riebbe per i suoi nipoti il possesso del castello, che però di lì a pochi anni tornò ai senesi, ma sul Palazzo imperiale esercitò il suo possesso l'ospedale di Santa Maria della Scala, forse in seguito ad un compromesso fra Siena e gli stessi Cacciaconti.

L'ospedale di Santa Maria della Scala aveva delle proprietà sia all'interno che all'esterno della cinta muraria. L'ospedale acquisì le rimanenti proprietà dei Cacciaconti nel 1295, quando Ghino di Tacco cercò di impadronirsi del castello. Giovanni dei Cacciaconti, ultimo erede della famiglia, vendette il Cassero di Serraia e altri possedimenti al mercante senese Giovanni de' Rossi nel 1373.

De' Rossi intendeva vivervi con la moglie Ciambragina ed installarvi un laboratorio. La famiglia del mercante fu in seguito coinvolta in una congiura contro Siena e cacciata dalla città nei primi anni del XV secolo. Il comune intanto era passato sotto la sovranità senese.

All'inizio del XIV secolo il comune era diviso in tre terzieri: il Terziere del Santo, con al centro la chiesa di San Lorenzo dedicata un tempo a san Michele Arcangelo, il Terziere di Mezzo e il Terziere del Poggio, che includeva la zona della grancia con il Mastio del Poggio.

Nella metà del XVI secolo il paese fu colpito dalla Guerra di Siena: il conte di Santa Fiora, alleato dei fiorentini, distrusse la torre del Poggio, il possente mastio della cinta muraria. Il paese rimase comunità autonoma fino al 1776.

Luoghi notevoli Porta Serraia L'antica porta che conduce nella valle di Serraia, verso est, è detta porta Serraia. Si trova alla congiunzione tra il muro castellano e l'antico cassero; per questo era detta anche porta del Cassero. È nota anche come porta Martini o Gori, per via della vicinanza con l'ottocentesco palazzo Gori Martini, per la cui costruzione si dovettero eseguire dei lavori di modifica sulla porta. È sormontata da una loggia neogotica, che funge da passaggio per il transito tra il palazzo e il giardino; in passato, era parte del percorso delle sentinelle del castello.

Piazza XX Settembre e la fortezza Su una delle piazze principali del paese si affaccia la fortezza bizantina, che costituisce il nucleo più antico dell'insediamento. La base della rocca sorge su uno sperone di roccia naturale, lavorato artificialmente dagli ingegneri bizantini fino a diventare un'ellisse 40 per 60 metri di base.

La roccia fu rivestita con un muro con base a scarpa, in massi di travertino squadrati e disposti a filaretto. Sotto la rocca si snodava la via dei Poveri, l'unica strada esistente che collegasse direttamente Siena ed Arezzo: la posizione strategica della fortezza, che poteva sbarrare il collegamento tra le due città, la rese molto ambita.

L'ellisse della fortezza ha un andamento a spirale in modo da consentire l'accesso ai carri. La parte interna della spirale è ancora oggi visibile.

All'epoca della sua costruzione, la rocca era accessibile tramite una sola porta carrabile, posta a metà della rampa di accesso nella località che da questa prese il nome di Il Cancello. La porta sorge nel punto in cui l'ellisse di roccia tocca il muro castellano.

Appoggiato al rivestimento, in cima alla rocca, sorge il Cassero, un edificio abitabile che fu dimora dei castellani imperiali ed in seguito dei Cacciaconti. L'arredamento medievale e parte della struttura originaria scomparvero in seguito alla trasformazione dell'edificio in un terrapieno adibito a giardino.

Palazzo Gori Martini

Il palazzo Gori Martini è un palazzo ottocentesco costruito dalla ricca famiglia Martini. I Martini, di origine senese, acquisirono il Cassero nel 1500. Con l'estinzione della linea maschile dei Martini l'ultima erede, Giuditta, andò in sposa ad un esponente della famiglia Gori. La famiglia prese nome di "Gori Martini", ed ebbe grande rilevanza nella vita sociale del paese, esprimendo anche un senatore.

Nella seconda metà del XVIII secolo i possedimenti dei Gori Martini in Serre si ampliarono sensibilmente, e con essi la ricchezza della famiglia. Venustiano Gori Martini, nella seconda metà dell'Ottocento, fece costruire un palazzo sui possedimenti dove si ergevano le case e la fattoria della famiglia, presso porta Serraia. La progettazione del palazzo, in travertino ed in stile neogotico, fu affidata al famoso architetto Augusto Corbi.

La facciata del palazzo porta due ordini di finestre, monofore al piano terreno e bifore al piano superiore. Il portone centrale è affiancato da due busti di leoni e da una scalinata esterna. Il tetto riporta merlature di tipo guelfo.

Pieve dei Santi Lorenzo e Andrea Originariamente sorta come chiesa privata, fu edificata accanto al Cassero dai Longobardi dopo la vittoria militare sui Bizantini. Nel Cassero i longobardi insediarono una loro arimannia, una specie di corpo militare di guardia ad un punto strategico e sotto il diretto controllo del re.

La chiesa fu intitolata dai longobardi a san Michele Arcangelo, detto "sant'Angelo". Col passare del tempo le popolazioni latine cattoliche, inizialmente insediatesi solo all'esterno del paese nell'area nord ovest, cominciarono ad essere accolte anche all'interno della zona fortificata. Queste popolazioni vivevano nella zona intorno ad un luogo di culto chiamato chiesa di San Lorenzo, e con l'inurbamento di questi gruppi il nome venne mantenuto per indicare anche la chiesa interna. A partire da XIII e XIV secolo la chiesa assume ufficialmente il nome di San Lorenzo.

Nel 1849 le fu affiancata la dedicazione a sant'Andrea, ripresa dall'antico oratorio che si trovava nell'omonima piazza. L'oratorio dovette essere demolito, e il nome fu trasferito alla chiesa.

L'aspetto architettonico è prevalentemente romanico, ma la struttura ha subito diversi interventi alla fine del XIX secolo. Nel 1890 venne concluso il campanile in travertino, mentre in epoca fascista (1928–1929) venne rifatta la facciata esterna in stile neo-romanico, che sopravvive a tutt'oggi. Sopra la parte absidale della chiesa è ancora oggi visibile, guardando da porta di Serraia, l'antico campanile a vela.

Sull'architrave della porta di entrata è scolpita la scritta A. D. MCMXXVII; nella lunetta un bassorilievo raffigura san Lorenzo.

Nella chiesa sono conservati alcuni affreschi risalenti al XIV-XV secolo, raffiguranti sant'Antonio abate e san Giovanni Evangelista, i profeti e Cristo benedicente

Vi sono inoltre una Crocifissione, affrescata dall'artista senese del XIV secolo Luca di Tommè, e alcune scene di madonne e martìri risalenti al 1581 attribuite al pittore d'Armaiolo Tiberio Billò.

In una piccola nicchia a destra degli affreschi è posta la statua di legno di sant'Antonio abate, di scuola senese e risalente al XV secolo.

Una delle cappelle fu costruita dai Cacciaconti a metà del XIV secolo, con ingresso ad arco a sesto acuto e una volta a costoloni. Su di essa rimangono tracce di un antico affresco rappresentante il cielo stellato. L'opera più importante è il sarcofago di Cacciaconte dei Cacciaconti, morto, come dice la scritta, il 22 gennaio 1336, ritratto sul coperchio e sovrastato da angeli reggicortina.

Il coperchio del sarcofago raffigurante una statua di Cacciaconte Cacciaconti nel 1583 fu spostato dalla cappella e murato all'esterno della chiesa, presso il cimitero, su ordine di monsignor Angiolo Peruzzi. Cacciaconte era venerato dal popolo come se fosse un santo. La statua rimase all'esterno fino al 1700, me in seguito (forse in occasione della costruzione del nuovo campanile), la statua fu ricollocata nella cappella.

Del mausoleo faceva parte anche un piccolo marmo rappresentante il Cristo benedicente con due serafini, posto oggi in mezzo all'altare, sulla parete di fondo. Dopo la rimozione della statua di Cacciaconte, la statua del Cristo venne venerata dal popolo, e sorse la tradizione di baciargli il volto e soprattutto la mano destra benedicente.

A. Bagnoli propone come autori del sepolcro Agostino di Giovanni e i suoi figli Domenico e Giovanni (quest'ultimo autore del Cristo benedicente).

Nella cappella si trova una tavola raffigurante santa Caterina da Siena dipinta da Giovanni di Lorenzo, databile verso il 1520 e proveniente dalla cappella di Santa Caterina del cimitero di Modanella. Sulla parete di sinistra vi è un crocifisso ligneo di fine XIV secolo proveniente dall'antica chiesa di Sant'Andrea. A destra, due piccole tele seicentesche rappresentano il martirio di san Lorenzo e di san Sebastiano.

La cappella è chiusa da una cancellata in ferro battuto, eseguita nel 1347 da Lotino di Toro, così come si legge nella scritta incisa nel ferro dallo stesso autore.

La cappella centrale è illuminata da una vetrata policroma rappresentante la Vergine, opera del 1954 di Fiorenzo Joni da Siena. Sulla destra si notano due piccole mensole romaniche antropomorfe e, a sinistra un'acquasantiera rinascimentale.

L'adiacente sagrestia fu fatta costruire, come si legge nella scritta dell'architrave, nel 1730, a cura del pievano Cardini. Agli angoli estremi della cappella centrale si notano due neri angeli lignei reggicandelabro, cinquecenteschi, scolpiti alla maniera del Beccafumi.

Da parte opposta, rispetto alla cappella di Cacciaconte Cacciaconti e a quella ospitante il fonte battesimale, si aprono due cappelle riccamente decorate con stucchi barocchi. Quella più vicina all'altare maggiore è dedicata alla Madonna del Rosario. Una tela raffigura la Madonna col Bambino insieme a San Domenico e Santa Caterina da Siena. Dipinta alla maniera di Alessandro Casolani e V. Rustici, pittori senesi di fine XVI secolo, è circondata dai misteri del Rosario (uno mancante), opera probabile dello stesso Casolani.

Ai lati si trovano altre due tele preziose: a sinistra la Natività di Gesù, forse di Astolfo Petrazzi (XVIII secolo) e, a destra, la Natività della Madonna, forse di Rutilio Manetti (XVIII secolo, scuola fiorentina).

Nell'altra cappella, dedicata a sant'Antonio da Padova, ci sono ai lati due tele: una con sant'Antonio da Padova che risana un infermo, l'altra con sant'Antonio in adorazione. Entrambe sono di Antonio Laghi e risalgono al 1734. In due nicchie, ai lati d'ingresso della cappella, ci sono due busti lignei policromi di scuola senese del XV secolo, raffiguranti san Cristoforo e san Lorenzo. La statua sull'altare rappresenta San Lorenzo ed è moderna.

Alle spalle dell'altare maggiore si trova l'organo a canne Pinchi opus 123, costruito nel 1962.

Via del Cassero