Odino (, in proto-germanico: *Wōðanaz) è la divinità principale, personificazione del sacro o "totalmente altro", a un tempo il principio dell'universo e la sua modalità di attuazione, della religione e della mitologia germanica e norrena. Le fonti principali che permettono di delineare la figura di Odino e i miti relativi provengono principalmente dai miti scandinavi, compilati in lingua norrena (l'antenato delle lingue scandinave odierne) nellEdda, il ramo meglio conservato nonché più recente dei miti germanici.
Nella mitologia eddica Odino è il principale rappresentante della classe di divinità dette Asi, ed è associato alla sapienza (visione del sacro), all'ispirazione poetica, alla profezia, alla guerra e alla vittoria. Brandisce Gungnir, la sua lancia, e cavalca Sleipnir, il suo destriero a otto zampe, altre allegorie mitologiche dell'Irminsul o Yggdrasill (letteralmente "destriero del Terribile"), l'albero cosmico.
Figlio di Borr e della gigantessa Bestla, fratello di Víli e Vé,Nel racconto della cosmogonia nell'Edda in prosa, i tre figli di Borr sono Odino, Víli e Vé (Gylfaginning VI) e Snorri Sturluson attribuisce a loro la creazione della prima coppia umana (Gylfaginning IX); la Vǫluspá è d'accordo sul fatto che la creazione del mondo fu opera dei tre figli di Borr, dei quali non fornisce i nomi (Vǫluspá IX), ma poi attribuisce la creazione della prima coppia a Odino, Hœnir e Lóðurr (Vǫluspá XVII-XVIII). Su questa base è stata proposta l'identificazione di Víli e Vé con Hœnir e Lóðurr, anche se nessuna delle due fonti lo ammette di per sé. Inoltre, Snorri accenna ad una triade formata da Óðinn, Hœnir e Loki (Skáldskaparmál I), che corrisponde ovviamente alla triade della Vǫluspá (con confusione tra Loki e Lóðurr), anche se Snorri la tiene ben distinta dalla triade formata da Odino, Víli e Vé. sposo di Frigg e padre di molti degli dèi, tra cui Thor (il Tuono ordinatore), e Baldr. Spesso viene inoltre definito "Padre degli Dèi" o Allfǫðr, Allvater, Allfather ("Padre del Tutto").
Secondo l'escatologia eddica Odino guiderà gli dèi e gli uomini contro le forze del caos nell'ultima battaglia, quando giungerà il Ragnarǫk, la fine del mondo, nel quale il dio sarà ucciso, inghiottito dal temibile lupo Fenrir, per essere immediatamente vendicato da Víðarr che ne lacererà le fauci dopo avergli piantato un piede nella gola. Un importante tempio dedicato alla triade divina di Odino sorgeva ad Uppsala, in Svezia.
Etimologia e significato
Il nome del dio in tutte le lingue germaniche deriva dalla comune radice proto-germanica *Wōđanaz oppure *Wōđinaz: norreno e islandese Óðinn, faroese Óðin, danese e norvegese Odin, svedese Oden, inglese antico Wōden, sassone antico Uuoden, sassone odierno Wode, frisone Weda, tedesco Wotan, alto tedesco antico Wuotan, alemannico antico Woatan, bavarese e francone Wodan, olandese Woen, longobardo Godan o Guodan.
L'etimologia lo connette alla radice proto-germanica *wōþuz (norreno óðr, inglese antico wōþ, gotico wôds, tedesco Wut), che significa "furore", "furia", "veemenza", "eccitazione", "ispirazione", ma anche "poesia", "mente" e "spirito". La radice imparentata nel proto-celtico è *wātus ("poesia mantica"). Radice comune hanno anche il latino vātes ("veggente", "cantore") e il sanscrito api-vāt- ("eccitare", "risvegliare", riferito ad Agni, il Fuoco) o vāt- ("soffiare", "in-spirare", "in-ventare"). Tutti questi termini hanno radice comune nell'indo-europeo *wāt- ("in-sufflare", "in-fiammare", "inspirare"). Il campo semantico del termine riconduce quindi alla sapienza e alla "vista" circa l'origine della realtà e all'ispirazione poietica, creativa che ne consegue.
Georges Dumézil similmente spiega Wut come sostantivo che significa "ebbrezza", "eccitazione", e "genio poetico", ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa "violento", "furioso" e "rapido".Georges Dumézil. Gli dèi dei germani. Adelphi, 1974. p. 71
W. S. W. Anson nel suo studio del 1880 Asgard and the Gods congettura che "Wuotan" era originariamente concepito come una forza cosmica puramente astratta, il cui nome originariamente faceva riferimento non tanto alla "furia" quanto primariamente a "ciò che pervade", con il secondo elemento, "-an", istituente il concetto come singolo principio permeante. Per Anson, "wuot-" significa " …to force one's way through anything, to conquer all opposition…" ("forzare il percorso dell'individuo attraverso ogni cosa, per conquistare tutte le opposizioni") e Wuotan significa quindi "…the all-penetrating, all-conquering Spirit of Nature…" ("lo Spirito della Natura che tutto penetra e tutto conquista"). Nella sua interpretazione il nome "Wuotan" è collegato anche alla parola germanica "water" (acqua), e all'idea che esprime. Il suffisso "-an" personifica, ma non antropomorfizza, l'elemento del prefisso "wuot-" come la fonte di tutto ciò che in natura somigli al concetto che esprime.pg. 71 of Asgard and the Gods: The Takes and Traditions of our Northern Ancestors Adaptions from the work of Dr. W. Wägner & M. W. MacDowall edited by W. S. W. Anson (London, 1880).
Stefan SchafferSchaffner, Stefan. Die Götternamen des Zweiten Merseburger Zauberspruchs. In: Heiner Eichner, Robert Nedoma: „insprinc haptbandun“. Referate des Kolloquiums zu den Merseburger Zaubersprüchen auf der XI. Fachtagung der Indogermanischen Gesellschaft in Halle/Saale (17.-23. September 2000) Teil 1. In: Die Sprache – Zeitschrift für Sprachwissenschaft. 41, Heft 2 (1999; erschienen 2002), Wiener Sprachgesellschaft. Harrassowitz Verlag, Wiesbaden 1999, ISSN 0376-401X, 153–205. ricostruisce la radice come *Wōđunaz, costituita dal suddetto concetto *wōþuz con il suffisso *-na- ("Signore").
La saggezza di Odino Essendo il più antico degli dei, personificazione della sorgente stessa del tutto (il "totalmente Altro"), Odino è il signore della sapienza, conoscitore delle essenze più antiche e profonde. Egli conosce per primo tutte le arti e in seguito gli uomini le hanno da lui apprese. Tra i molti epiteti di Odino, parecchi si riferiscono alla sua immensa sapienza: Fjǫlnsviðr ("assai sapiente"), Fjǫlnir ("assai"), Sanngetall ("che intuisce il vero"), Saðr o Sannr ("che dice il vero"), Forni ("antico") e Fornǫlvir ("antico sacerdote"), cioè conoscitore di tutte le cose dal principio.
La sapienza di Odino è conoscenza, magia e poesia al tempo stesso.
Odino ama disputare con creature antiche e sapienti. Sotto le mentite spoglie di Gágnraðr ("stanco del cammino") si giocò la vita sfidando a una gara di sapienza il possente gigante Vafþrúðnir, la cui erudizione era rinomata in tutti i Nove Mondi, e dopo una serie di domande sul passato, il presente e il futuro del mondo, a cui il gigante rispose prontamente, Gágnraðr domandò allora che cosa avesse sussurrato il dio Odino a Baldr prima che questi fosse posto sulla pira. Vafþrúðnir a questo punto lo riconobbe, ma aveva ormai perso la gara.
Un'altra volta, dicendo di chiamarsi Gestumblindi ("l'ospite cieco"), il dio sfidò un re di nome Heiðrekr ad una gara di indovinelli. Dopo una serie di quesiti a cui il re rispose senza difficoltà, Odino gli pose la medesima domanda che già aveva posto a Vafþrúðnir. A quella domanda il re cercò di ucciderlo, ma il dio gli sfuggì trasformandosi in falco.
Odino tiene accanto a sé la testa recisaRecisa dai Vanir che avevano preso in ostaggio Mímir durante la guerra con gli Æsir. Un'altra variante della morte di Mímir, interpretata dai frammenti Grímnismál 50 e Sigrdrífomál 12-13, e collegata al tema dell'idromele della saggezza sviluppato in Vǫluspá 28, vede invece lo stesso Odino decapitare il gigante Sökkmímir (Mímir del profondo) con la migliore delle spade appartenute a Surtr al fine di poter attingere alla fonte dell'idromele (vedi Gli dei del nord, op. cit. pp. 239-241). di Mímir, fonte inesauribile di conoscenza che gli rivela molte notizie dagli altri mondi (Vǫluspá 45). In un'altra versione (Vǫluspá 28) dello stesso motivo mitologico, Odino si cava il suo occhio destro e lo offre in pegno a Mímir per attingere un sorso di idromele da Mímisbrunnr, la fonte della saggezza che il gigante custodisce. L'occhio di Odino rimane, quindi, nella fontana dalla quale lo stesso Mímir ne beve ogni giorno l'idromele.In Vǫluspá 28 viene detto infatti che «Mímir beve idromele ogni mattino dal pegno pagato da Valföðr» e Valföðr è un epiteto di Odino col significato di padre dei prescelti [caduti, combattenti]. Secondo Branston l'occhio da cui Mímir beve l'idromele è una ipostasi del Sole (come suggerito anche dall'epiteto Báleygr) da cui il gigante trae la saggezza e si tratterebbe di un riferimento residuo, nella figura di Odino, della divinità cosmogonica proto-indoeuropea *deywos (vedi anche Týr). Da quella mutilazione derivano gli epiteti di Bileygr ("guercio") e Báleygr ("occhio fiammeggiante").
Così nella Vǫluspá:
L'albero cosmico e le rune Odino conosce i segreti delle rune, le lettere che, incise sul legno, sulla pietra, sulle lame delle spade, sulla lingua dei poeti, sugli zoccoli dei cavalli, sono l'origine stessa di ogni conoscenza e di ogni potere. Odino ottenne questa sapienza, diventando il primo maestro runico, immolando sé stesso in sacrificio a sé stesso.
Infatti per apprendere l'arte delle rune e della divinazione rimase appeso a un albero per nove giorni e nove notti (quindi si identifica nell'albero cosmico Yggdrasill). NellHávamál non viene citato il nome dell'albero ma si presume che sia il frassino Yggdrasill, nome che significa nientemeno che "destriero di Yggr", dove Yggr "Terribile" è epiteto di Odino, e "destriero" è una kenning, una sorta di metafora, usata frequentemente per indicare la forca, oppure indica Sleipnir, identificando a sua volta l'albero col cavallo odinico.
Così nell'Hávamál, 139:
Al canto 142 invece si trova questa dissertazione:
Odino, dio della guerra Fra le tante figure di divinità guerriere della mitologia norrena, Odino si distingue per essere Sigrfǫðr ("padre della vittoria"), perché decide nelle battaglie a chi debba andare la vittoria, e Valfǫðr, ("padre dei caduti"), perché sono suoi figli adottivi tutti coloro che cadono in battaglia. Con questi due nomi egli distribuisce in battaglia la vittoria e la morte: entrambi doni graditi ai guerrieri.
Odino è anche il guerriero per eccellenza, che combatte con le sue arti magiche. Molti dei suoi epiteti ricordano questo suo aspetto bellicoso: egli è detto Gunnarr ("signore della battaglia"), Gǫllnir ("[colui che] è nel frastuono"), Þróttr ("forte"), Atriðr ("[colui che] cavalca in battaglia"), Fráríðr ("[colui che] avanza cavalcando").
L'infallibile lancia che egli regge in pugno, che gli è stata donata dai nani "figli di ĺvaldi", si chiama Gungnir. Con quella lancia egli iniziò la prima guerra nel mondo, il conflitto tra Æsir e Vanir. Da allora, alla vigilia delle battaglie la rivolge verso la schiera alla quale ha decretato la sconfitta. Egli è detto perciò Dǫrruðr ("[colui che] combatte di lancia"), Dresvarpr ("[colui che] scaglia la lancia"), Geirloðnir ("[colui che] invita con la lancia"), Biflindi ("[colui che] scuote la lancia"). Odino possiede anche un elmo d'oro, per cui è detto Hjálmberi ("[colui che] porta l'elmo").
Odino appare tremendo ai nemici, poiché è esperto nell'arte della trasformazione. Ha in guerra il potere di accecare, assordare o atterrire i nemici, di scatenare il terrore nelle schiere, di rendere le armi inette a ferire come semplici ramoscelli. Nessuno può scagliare così forte una lancia nella mischia senza che lui riesca a fermarla con un solo sguardo. Le sue capacità guerriere hanno una base magica, in quanto dipendono dalla sua conoscenza delle rune e degli incantesimi. Il dio stesso lo ammette nell'Hávamál 148: