Servì da cavaliere il Regno di Francia sotto Luigi XII, successivamente servì ancora durante il regno di Francesco I che lo nominò nel 1515 Connestabile di Francia; i contrasti con il sovrano lo porteranno, nel 1523, a passare nelle file di Carlo V che lo nominò Generalissimo e Luogotenente Generale dell'Impero in Italia. Partecipò a tutte le più importanti battaglie della sua epoca: nel 1525 a Pavia sconfisse e catturò lo stesso Francesco I, nel 1527 condusse le truppe imperiali fino a Roma che fu saccheggiata; morì proprio durante l'assedio colpito da una palla d'archibugio.

Biografia Origini

Carlo III di Borbone nacque a Montpensier nel 1490, terzo nascituro di Gilberto di Montpensier e Chiara Gonzaga, era il secondo figlio maschio della coppia. Il padre Gilberto era capitano di cavalleria e combatté prima contro le armate di Carlo il Temerario, poi contro Francesco II di Bretagna durante la guerra franco-bretone, infine fu al seguito di Carlo VIII nella sua discesa in Italia, dove nominato Viceré di Napoli, nel 1495 sconfisse Consalvo de Cordoba e il Re di Napoli Ferdinando II nella prima battaglia di Seminara. Morì di febbri l'anno seguente, nei pressi di Pozzuoli. I titoli passarono al fratello maggiore Luigi II che però morì a Napoli senza eredi, durante la seconda Guerra d'Italia nel 1501. L'eredità passò quindi a Carlo.

Nel 1505, sposò la cugina Susanna, figlia di Pietro II di Borbone, e divenendo così titolare di tutti i diritti della linea ducale dei Borbone in Francia. La moglie gli diede tre figli, tutti morti: François, conte di Clermont (1517 – 1518), e due gemelli nati morti nel 1518. Il matrimonio fu unicamente una questione d'interesse poiché Susanna di Borbone era considerata donna priva di fascino, ma la sua dote era tanto ricca che dopo il matrimonio Carlo III divenne l'uomo più ricco del Regno di Francia.

Le Guerre d'Italia al servizio del Regno di Francia Al pari del padre e del fratello combatté nelle Guerre d'Italia. Nel 1507 fu al seguito di Luigi XII al suo ingresso a Genova, due anni dopo prese parte alla vittoriosa battaglia di Agnadello dove l'esercito francese travolse quello veneziano. Nel 1512 fu ancora in Italia al seguito del Duca di Nemours, nella fulminea campagna che guadagnò al giovane generale il soprannome di "Folgore d'Italia". Partecipò alla liberazione di Bologna assediata dagli Imperiali, al sacco di Brescia e infine fu al comando di 50 lance facenti parte l'avanguardia nella sanguinosa giornata di Ravenna dove la vittoria francese fu intaccata dalla morte del giovane generale Gaston de Foix. Nello stesso anno Luigi XII lo nominò Governatore della Linguadoca e con questa carica difese i confini della Navarra minacciati dalla Spagna.

Nel 1515 fu alla difesa della Borgogna contro gli attacchi Imperiali, sempre nello stesso anno seguì il nuovo sovrano Francesco I nell'ennesima discesa in Italia. Il 13 e il 14 settembre combatté a Marignano contro le fanterie svizzere in quella che il Trivulzio definì la "Battaglia dei Giganti". Lo scontro che durò per ben due giorni vide infine la vittoria francese, determinata anche dall'intervento della cavalleria veneziana guidata da Bartolomeo d'Alviano che all'alba del secondo giorno caricò alle spalle gli svizzeri. Alla fine della battaglia si contarono complessivamente quasi 20.000 tra morti e feriti, l'armata svizzera aveva perduto non meno del 30% dei suoi effettivi, quella francese circa il 15%. Fu una battaglia estremamente importante, sia per gli effetti che avrebbe avuto sulle sorti della Lombardia e dell'Italia tutta, ma anche per la sua enorme valenza simbolica poiché a seguito della vittoria il monarca francese Francesco I fu fatto cavaliere sul campo dal cavalier Baiardo; per i meriti conseguiti nella campagna Carlo III fu nominato Connestabile di Francia e Viceré di Milano, poiché capitano dell'avanguardia aveva retto l'urto del primo giorno e gran parte della vittoria fu suo merito. Durante lo scontro gli morì il fratello Francesco, Duca de Châtellerault.

Rimase in Lombardia sino all'anno successivo, difendendone i confini contro gli Imperiali. Nel 1516 fu richiamato in Francia dal Re.

Nel 1521 scongiurò l'avanzata imperiale in Piccardia e conquistò Bouchain e Hédin. Tuttavia il Re non lo nominò capitano dell'avanguardia, grado connesso alla carica di Connestabile, riservando tale onore a Carlo IV di Conte d'Alençon.

Contrasti con il Re di Francia Il 28 aprile 1521 moriva Susanna di Borbone, nel suo testamento confermava quanto donato a Carlo III in occasione del matrimonio. Il Connestabile diveniva a tutti gli effetti il signore più ricco e potente dell'intero Regno di Francia. Francesco I allora impose che tutti i feudi ereditati dalla moglie, originariamente compresi nel demanio reale, rientrassero nella disponibilità della Corona, per diritto di devoluzione. A queste rivendicazioni si aggiunsero anche quella della madre del Re, Luisa di Savoia, che reclamava alcuni feudi in quanto cugina germana di Susanna di Borbone.

Nel gennaio 1522 il Re promosse il processo innanzi al parlamento di Parigi, ma poiché impaziente di raggiungere un verdetto fece sequestrate le terre senza che fosse stata emessa alcuna sentenza.

Intanto il Connestabile dava inizio alle trattative segrete con il Re d'Inghilterra Enrico VIII e con l'Imperatore Carlo V tramite Adrien de Croy, signore di Beaurein e primo maggiordomo dell'Imperatore. Il 18 luglio 1522 fu concordato quanto segue: Enrico VIII avrebbe garantito la sua neutralità a Francesco I che così assicurati i confini settentrionali del Regno sarebbe potuto partire per le campagne militari in Italia, Nel frattempo il Borbone alla testa di 12.000 fanti, stipendiati dall'Impero, sarebbe entrato nelle sue terre di Borgogna e del Lionese così da sollevare le regioni contro il Re. Alla fine di tale operazione al Borbone sarebbe toccata la Contea di Provenza, permutando però il titolo di Conte con quello di Re. A impegnare ulteriormente i congiurati il Connestabile di Borbone obbligò Carlo V a promettergli in sposa la sorella Eleonora d'Asburgo, vedova del Re di Portogallo Manuele I di Aviz.

Quando il Re a capo dell'esercito giunse a Moulins e richiese il servizio alle armi del Borbone, questi si finse malato. Francesco I, che già nutriva qualche dubbio sulla fedeltà del Connestabile, andò personalmente a fargli visita e lì lo rese partecipe dei suoi sospetti, premettendo però che altri gli avevano insinuato il dubbio, poiché per quanto lo riguardava aveva già sperimentato più volte la sicura fedeltà del Connestabile. Carlo III gli rispose che ringraziava Dio per avergli concesso di servire un re tanto sincero e generoso e che non appena la salute glielo avesse permesso, si sarebbe subito recato a Lione e da lì avrebbe accompagnato il Re ovunque volesse. Il sovrano gli offrì allora di dividere con lui il comando dell'esercito.

Pochi giorni dopo, in seguito alla scoperta di alcune lettere segrete, la congiura fu svelata e gran parte dei congiurati arrestati. Il Re mandò Aymar de Prie, Signore di Montpopon alla testa di 500 cavalli e 4000 fanti ad arrestare il Borbone a Moulins, ma troppo tardi poiché il Connestabile era già fuggito nella Franca Contea.

Francesco I decise allora di rinunciare personalmente alla marcia verso la penisola e così trattenne in Francia parte delle truppe destinate all'invasione. Affidò il resto dell'esercito all'Ammiragio di Francia Guglielmo Bonnivet, che proseguì l'avanzata verso Novara.

Tutti i titoli, le onorificenze e i privilegi del Borbone furono revocati, le terre e i feudi confiscati e integrati nei domini reali.

Al servizio di Carlo V In Borgogna il Connestabile non riuscì nei suoi propositi di sollevazione per mancanza di denari, parte della truppe tedesche che Carlo V gli aveva inviato disertarono, mettendosi poi a disposizione del Re di Francia. Dalla Borgogna il Connestabile raggiunse Milano dove si incontrò con l'Imperatore, ma questi non volle mandarlo in Spagna, dove l'esercito si preparava a invadere la Francia da sud, poiché temeva che la sua dislocazione su quel fronte lo avvicinasse troppo alla sorella Eleonora che il Borbone contava di sposare, ma che Carlo V indugiava a concedere; a tal fine lo nominò Generalissimo delle Armate Imperiali e Luogotenente Generale dell'Impero in Italia, convincendolo così a rimanere a Milano.

Intanto i francesi occuparono Lodi e assediarono Cremona ma le piogge torrenziali li costrinsero a rinunciare. L'Ammiraglio Bonnivet resosi conto delle difficoltà che avrebbe comportato assaltare Milano decise di prendere la città per fame e così distrusse le macine dei mulini, deviò le acque dei canali e dispose le truppe tra Monza e Milano in modo da bloccare tutte le provvigioni che rifornivano la città da Pavia e Lodi. L'esercito imperiale sotto le direttive di Prospero Colonna si dedicò a repentine azioni di disturbo finalizzate a impedire il vettovagliamento dei francesi, impegnandoli in piccoli scontri e imboscate. All'arrivo dell'inverno l'esercito francese era tanto logorato che l'Ammiraglio dispose la ritirata, dividendo le truppe tra Biagrassa e Rosate e lì licenziò svariati battaglioni di fanteria in attesa dei rinforzi che Francesco I gli aveva promesso. Le truppe imperiali si mossero e riconquistarono parte dei borghi presi dai francesi. L'Ammiraglio Bonnivet comandò quindi che l'esercito si riunisse a Biagrassa, il borgo di Rosate e le campagne circostanti furono bruciate ma l'avanzata imperiale costrinse i francesi a ritirarsi ulteriormente per evitare l'isolamento. Quando l'esercito francese raggiunse Novara il suo potenziale bellico era decisamente diminuito poiché oltre alle fanterie licenziate, non pochi cavalier avevano ripreso la via della Francia. Tuttavia giunse notizia che le fanterie svizzere pagate da Francesco I avevano raggiunto Ivrea e così Bonnivet ansioso di riunire le truppe si portò a Romagnano e lì ordinò che si gettasse un ponte sul Sesia nei pressi di Gattinara. Intanto l'esercito imperiale comandato dal Connestabile di Borbone e Carlo di Lannoy Viceré di Napoli raggiunse Romagnano. Quando gli imperiali si accorsero che i francesi avevano già passato il fiume inviarono alcuni squadroni di cavalleggeri e tiratori all'inseguimento finché questi non incontrarono la retroguardia francese e cominciarono le scaramucce. I francesi ressero agli attacchi degli Imperiali, continuando a ritirarsi in formazione di marcia, ma abbandonarono sette pezzi di artiglieria e le relative munizioni. L'esercito francese raggiunse Gattinara e lì simulò di far campo, ma in realtà le truppe si mossero fino a Rovasenda dove finalmente si fermarono. L'indomani gli eserciti si scontrarono nuovamente, i francesi ripresero la marcia in formazione da battaglia, i battaglioni svizzeri schierati nella retroguardia respinsero gli attacchi dei fanti e della cavalleria, poi sopraggiunse Fernando d'Avalos con i suoi cavalleggeri che rinvigorirono l'attacco imperiale., L'Ammiraglio Bonnivet venne ferito e il comando passò al Cavalier Baiardo, il quale proteggendo la ritirata francese venne colpito alla schiena da un colpo d'archibugio. Il Connestabile di Borbone, che conosceva bene il cavaliere in quanto suo compagno d'armi in svariate battaglie, raggiunse il moribondo a cui offrì le cure dei propri chirurghi. Il Cavalier Baiardo rispose che lo lasciasse pur morire, poiché egli moriva da uomo retto mentre per Carlo provava pietà, poiché serviva contro il suo Re e la sua terra e il suo giuramento. Il Borbone rimase turbato dalle parole del cavaliere morente, ma ciò non gli impedì di continuare l'inseguimento dell'esercito francese finché questi non gli offrì la battaglia che però gli imperiali rifiutarono. I francesi si ritirarono e il Connestabile convinse l'Imperatore Carlo V che i tempi fossero maturi per portare la guerra direttamente in Francia.