Labbazia di San Michele Arcangelo a Passignano è un monastero della Congregazione vallombrosana situato nel territorio delle colline del Chianti, in località Passignano, nel comune di Barberino Tavarnelle, nella città metropolitana di Firenze.
Il monastero adottò la regola vallombrosana già nell'XI secolo per opera di Giovanni Gualberto, che qui morì nel 1073. Più volte distrutto e ricostruito, oggi appare più come un castello che come una casa religiosa.
Il complesso monastico appare ancora oggi racchiuso all'interno della cortina muraria quattrocentesca a pianta quadrangolare con torri d'angolo, ma sono evidenti le integrazioni neogotiche realizzate alla fine del XIX secolo quando, soppressa la comunità monastica, venne trasformato in una villa. La chiesa abbaziale, a pianta a croce latina, è stata quasi interamente ricostruita dalla seconda metà del XVI secolo e internamente affrescata dal Passignano e da Alessandro Allori.
Il complesso monastico dal 1986 è tornato di proprietà dei monaci vallombrosani.
Storia Origini
L'intitolazione a san Michele arcangelo suggerisce come epoca di fondazione l'epoca longobarda, visto il particolare culto tributato all'"angelo guerriero" da parte del popolo germanico. Una leggenda afferma che il fondatore sarebbe stato un certo Sichelmo: nel Rituale Passinianense del 1316Biblioteca Mediceo Laurenziana di Firenze, Conv. soppr. 290, f.42v. . alla data 18 ottobre risulta prescritto un ufficio in suffragio di Sichelmo e di suo fratello Zenobio; vi si legge infatti: de officio Sichelmi, qui hedificavit hoc monasterium. Un'errata identificazione di Zenobio, fratello di Sichelmo, con il santo vescovo Zanobi ha portato ad ipotizzare come data di fondazione il 395., altre ipotesi hanno suggerito come anno di fondazione l'899 ed il 989 sempre in base ad arbitrarie identificazioni di Zenobio con omonimi vescovi fiesolani.
Quel che è certo è che il monastero di Passignano nel suo archivio, contenente, un tempo, più di 6600 pergamene., conservava un atto qui rogato nel marzo dell'884 redatto alla presenza di un tale Wilerado scabino. Da un atto datato 27 marzo 903 si sa che nell'allora oratorio di san Michele di Passignano viveva una famiglia monastica presieduta da un abate e da un proposto. Nell'XI secolo la comunità fu tra le prime ad accogliere la riforma monastica di Vallombrosa, promossa da Giovanni Gualberto, divenendo una delle sedi della lotta contro la simonia.
Il primo abate vallombrosano di Passignano fu Leto che, nella primavera del 1050, era presente ad un sinodo romano e che organizzò l'incontro tra papa Leone IX e san Giovanni Gualberto, incontro che si tenne nell'estate dello stesso anno proprio in questo monastero. Un altro importante abate di Passignano fu Pietro che il 13 febbraio 1068 davanti alla Badia a Settimo camminò in mezzo al fuoco, uscendone illeso; dopo tale episodio il vescovo di Firenze Pietro Mezzabarba, accusato dai vallombrosani di simonia, dovette abbandonare la città e l'abate Pietro venne denominato Igneo.
Dopo avere passato tutta la vita a combattere per la libertà della chiesa, san Giovanni Gualberto morì nel monastero di Passignano il 12 luglio 1073; poco prima della morte aveva avuto la soddisfazione di vedere elevato al soglio pontificio il vallombrosano Ildebrando che, solo contro tutti, aveva difeso l'ordine vallombrosano dalle accuse di Pier Damiani durante il sinodo romano del 1067. Poco prima, nel 1072, papa Alessandro II, convalidò l'ordine ed elevò alla dignità cardinalizia san Pietro Igneo; una volta cardinale l'Igneo si dedicò a un'intensa attività diplomatica presso la corte dell'imperatore Enrico IV.
L'essere la custode dei resti mortali di san Giovanni Gualberto pose la badia in una posizione di prestigio nell'ambito vallombrosano.. Il prestigio però le venne anche attraverso donazioni e acquisti che le permisero di amministrare non solo vasti territori nel Chianti, ma anche molti edifici adibiti al culto o all'accoglienza dei pellegrini, dei malati e dei poveriStando a una bolla di papa Anastasio IV del 1153 i beni appartenenti all'abbazia comprendevano: il monastero di San Donato in Borgo a Siena con la foresteria; il Monastero di Alfiano; una foresteria presso Porta Camollia a Siena fatta costruire da tali Martino e Bonfiglio; una casa di accoglienza a Siena costruita da tale Pietro Fastello; la chiesa di San Vincenzo con una casa di accoglienza fatta costruire da un soldato chiamato Baroncello; la canonica di San Bartolomeo a Figline Valdarno; la cappella di San Sebastiano nel castello di Podium Guidonis; la cappella di San Pietro nel castello di Figline; la cappella di San Lorenzo a Montagnana, la cappella di San Romolo di Quercio e la cappella di San Bartolomeo di Scampato. In ..
Nell'aprile del 1121 si accampò presso il monastero l'esercito guidato da Corrado di Scheiern marchese di Toscana che, in quell'occasione, confermò ai monaci i loro privilegi; probabilmente nel monastero soggiornò anche l'imperatore Federico Barbarossa il cui ritratto venne dipinto in una sala..
La distruzione di Fiesole nel 1125 da parte dei fiorentini fu un evento che molto influì sulla storia della badia. Dopo la distruzione della rivale i fiorentini, temendo una grave punizione da parte di papa Onorio II, si rivolsero all'abate di Vallombrosa, Atto, affinché intercedesse in loro favore presso il pontefice. L'abate si impegnò ad intervenire a patto però che il vescovo di Firenze, in cambio dei territori fiesolani occupati nel Mugello, cedesse, al vescovo di Fiesole, la pieve di Sillano, di cui il monastero era una dipendenza. La proposta venne accettata e il distacco dalla diocesi di Firenze portò anche ad un mutamento della politica del monastero. Infatti da quel momento si iniziarono a seguire gli orientamenti politici di Siena. Ciò fu anche una conseguenza dell'ubicazione del monastero: posto ai confini tra i due contadi era spesso vittima delle ostilità tra i due, subendo gravi danni.
Lo scisma che avvenne durante il pontificato di papa Alessandro III sconvolse l'intera congregazione vallombrosana; dal monastero di Passignano venne allontanato, nel 1165, l'abate Lamberto., sostenitore di Alessandro III e venne nominato, dal cancelliere imperiale, l'abate Ugo, sostenitore dell'antipapa Pasquale III. Il momento di massima tensione fu nel 1168, quando venne nominato quale antipapa Giovanni, abate del monastero vallombrosano di Strumi, che prese il nome di Callisto III; a quel punto, all'interno del monastero, si formarono due fazioni, con conseguenti disordini, che non finirono neanche nel 1169, quando Alessandro III, oltre a confermare i privilegi della congregazione, ordinò al nuovo abate di Vallombrosa Giacomo di allontanare da Passignano l'abate Ugo e di ripristinare la direzione di Lamberto. In quello stesso periodo si moltiplicarono in Toscana gli intrighi dell'imperatore di Costantinopoli Manuele che aveva come obiettivo la conquista delle terre dell'Italia centrale per compensare la perdita di quelle che i Normanni gli avevano sottratto nell'Italia Meridionale. Dall'imperatore partirono delle somme di denaro destinate al monastero di san Michele presso poggio San Donato a Siena, sottoposto a Passignano; questi denari ufficialmente erano stati inviati per il mantenimento del monastero ma in realtà, venivano distribuiti al popolo per organizzare sommosse. Intervenne il papa che, in data 16 maggio 1177, proibì queste attività. Sempre in quel periodo iniziò una controversia giuridica sul possesso di tale monastero tra Passignano e Vallombrosa, che si concluse a favore di Passignano.
In seguito alla distruzione di Fiesole del 1125, il vescovo fiesolano era stato obbligato a risiedere a Firenze, ma era in progetto di trasferire la sede vescovile a Figline per sottrarsi al controllo di Firenze; questo piano era conosciuto e appoggiato da Siena, da Arezzo e soprattutto dal papa Alessandro III che approvò tale piano con ben tre bolle consecutive e, addirittura nell'ultima, considerava il progetto ormai concluso visto che conferiva al presule il titolo di Vescovo di Figline e Fiesole. A Figline erano già sorti gli edifici che avrebbero dovuto accogliere il vescovo e la badia di Passignano aveva appositamente acquistato, il 30 aprile 1175, la collegiata di Santa Maria, che sarebbe diventata la cattedrale. Tutto era ormai pronto, il vescovo fiesolano aveva chiesto aiuto agli aretini per effettuare il trasloco, ma quando i fiorentini sconfissero Arezzo in battaglia, tutto saltò e, non paghi della vittoria sul campo, i fiorentini distrussero Figline e bruciarono tutti i locali della costituenda diocesi. Dopo tali episodi iniziò una lunga serie di processi contro Passignano ed il Capitolo di Fiesole che durarono vari decenni.
Il 20 novembre 1199 Firenze impose ai monaci di Passignano il giuramento di non ordire alcun complotto né alleandosi col papa, né alleandosi con l'imperatore. Ma era tardi, poiché Passignano era già alleata della famiglia filoimperiale degli Alberti che, contro Firenze, costruì una città: Semifonte. Alla costruzione della città partecipò anche Passignano, realizzando una chiesa ed un ospedale.. In un primo assalto alla città nel 1196, i fiorentini distrussero gli edifici di Passignano e nel 1202 demolirono fin dalle fondamenta Semifonte, imponendo al monastero di Passignano una tassa di 124 libbre per la sistemazione dei superstiti abitanti di Semifonte.
Il Duecento
Oltre alle attività politiche verso la fine del XII secolo l'abate di Passignano Gregorio fu impegnato per la canonizzazione di san Giovanni Gualberto per la quale scrisse anche una nuova versione della Vita del Santo in cui introdusse anche nuove informazioni tra cui la nascita nel castello di Petroio e l'appartenenza alla famiglia dei Visdomini, famiglia cui apparteneva lo stesso abate. Il 1º ottobre 1193 avvenne la canonizzazione da parte di papa Celestino III e alla cerimonia parteciparono 23 cardinali, un arcivescovo, l'abate di Fulda e gli ambasciatori dell'imperatore bizantino e del re d'Inghilterra. L'elevazione delle spoglie mortali del Santo, ordinata il 23 maggio 1194 dal papa ai vescovi di Arezzo, Pistoia e Siena, non poté effettuarsi a causa dell'opposizione dei vescovi di Firenze e Fiesole, che ancora erano in causa con Passignano. Nel 1205 papa Innocenzo III depose l'abate di Passignano UbertoArchivio di Stato, Firenze, Conv. Soppr. 224, n. 129, fasc. 9, . e il 27 marzo 1210 ordinò ai vescovi di Fiesole e di Firenze di elevare le reliquie del fondatore di Vallombrosa, ma tale ordine venne eseguito solo il 10 ottobre dello stesso anno. In quell'occasione il corpo venne ispezionato e da esso vennero prelevate delle parti, per le quali nei secoli successivi i monasteri vallombrosani fecero eseguire dei ricchi reliquiari. In seguito l'abate Gregorio venne nominato vescovo di Aquino.
Nonostante che in seguito al Concilio Lateranense IV del 1216 fosse stato istituito l'ufficio dei Visitatori per controllare che nei monasteri si osservasse la regola e l'istituzione dell'ufficio del Procuratore presso la Curia Romana per tutelare le esenzioni ed i privilegi dell'Ordine, nel 1222 il monastero di Passignano e gli altri monasteri vallombrosani si trovarono al centro di una contesa con il vescovo di Fiesole Ildebrando a causa di esenzioni fiscali. La disputa si tenne il 26 febbraio 1222 nella pieve di Santa Maria Novella, in diocesi di Fiesole. A difendere le ragioni dei monasteri intervenne Giacomo, decano di Vallombrosa, che mostrò la bolla pontificia con i privilegi. Si scatenò il parapiglia; prima il vescovo fiesolano tentò di impedire la lettura del documento poi affermò che i monasteri erano sul suo territorio e che quindi a lui dovevano pagare le tasse, infine visto che i monaci non avevano regalato nulla in occasione della sua consacrazione pronunciò un elogio degli incendiari dei beni monastici e minacciò mali peggiori per i ribelli..