All Things Must Pass è il terzo album solista di George Harrison (il primo dopo lo scioglimento dei Beatles), pubblicato il 27 novembre 1970 su etichetta Apple Records. Il vinile originalmente pubblicato era costituito da due LP di canzoni rock e in più un terzo LP di jam session strumentali. All Things Must Pass fu il primo album triplo in studio pubblicato da un artista solista; fu un successo sia di critica che di pubblico raggiungendo il 1º posto in classifica nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Quando uscì sorprese notevolmente la critica, che aveva sottovalutato per lungo tempo il talento del chitarrista. L'album contiene nel complesso 23 tracce, tra le quali My Sweet Lord e Beware of Darkness.
Stilisticamente, l'opera riflette l'influenza delle attività musicali di Harrison con artisti come Bob Dylan, The Band, Delaney & Bonnie e Billy Preston durante il periodo 1968-70.Perasi, Luca. I Beatles dopo i Beatles, Lily Publishing, Milano, pag. 52, ISBN 978-88-909122-4-5 Inoltre, All Things Must Pass introdusse il caratteristico sound di Harrison, con le sonorità della chitarra slide in evidenza in molti brani, e le tematiche spirituali che avrebbero riempito tutti i suoi lavori solisti successivi. Alcuni critici ed appassionati interpretarono la fotografia opera di Barry Feinstein che funge da copertina dell'album, dove George Harrison siede su una sedia in un prato circondato da quattro nani da giardino, come una dichiarazione di indipendenza ed emancipazione dai Beatles.
La lavorazione dell'album iniziò agli Abbey Road Studios di Londra nel maggio 1970, con prolungate sessioni di sovraincisione e missaggio che proseguirono fino all'ottobre successivo. Tra il folto gruppo di musicisti che parteciparono alle sessioni per il disco ci furono Eric Clapton e i membri del gruppo Delaney & Bonnie's Friends – tre dei quali avrebbero poi formato con Clapton i Derek and the Dominos durante le sessioni stesse – oltre che Ringo Starr, Gary Wright, Billy Preston, Klaus Voormann, Alan White, John Barham, i Badfinger e Pete Drake.
L'album venne co-prodotto da Harrison insieme a Phil Spector, il quale fece ampio uso della sua tecnica di produzione detta "Wall of Sound".Ben Gerson, , Rolling Stone, 21 gennaio 1971, pag. 46. All Things Must Pass viene spesso indicato come il migliore di tutti gli album solisti pubblicati dagli ex-Beatles.Larkin, p. 2635.
Durante il suo ultimo anno di vita, Harrison supervisionò la ristampa dell'album in occasione del trentesimo anniversario della pubblicazione. La rivista Rolling Stone ha classificato il disco alla posizione numero 368 nella lista "500 Greatest Albums of All Time" da loro redatta. Nel gennaio 2014, All Things Must Pass è stato inserito nella Grammy Hall of Fame.
Descrizione I retroscena del disco: gli anni nei Beatles Già a partire dal 1966, Harrison cominciò ad accumulare nei Beatles una grande quantità di materiale inedito. Le canzoni The Art of Dying e Isn't It a Pity risalgono proprio a quella data. Nei bootleg delle sessioni di Get Back, l'artista ha rivelato come volesse offrire la seconda delle due canzoni a Frank Sinatra. Durante il 1968, Harrison raccolse altro materiale inedito e mentre si trovava a Woodstock con Bob Dylan in quell'anno, i due registrarono insieme I'd Have You Anytime e Nowhere to Go, ma solo la prima venne poi inclusa nell'album.
Nel gennaio 1969, Harrison produsse gli abbozzi embrionali di canzoni che poi sarebbero apparse nell'album, quali Hear Me Lord, Let It Down, e Window, Window, ma nessuna di queste venne completata per intero durante le sessioni; anche Wah-Wah venne scritta in quel clima tesissimo per i Beatles. Cominciò poi a comporre My Sweet Lord mentre era in tournée con i Delaney & Bonnie nel tardo 1969. Infine nel maggio 1970, andò a visitare Dylan durante la registrazione di New Morning, e lì registrò una cover di If Not for You. A questo punto Harrison diede il via alle registrazioni per il suo nuovo album solista, il primo e ufficiale dopo lo scioglimento dei Beatles.
Origine e storia
Il giornalista musicale John Harris identificò l'inizio del "viaggio" che avrebbe portato George Harrison a produrre All Things Must Pass con la sua visita negli Stati Uniti della fine del 1968, dopo le tribolate sessioni dei Beatles per il White Album.Harris, pag. 68. Mentre si trovava a Woodstock in novembre,George Harrison, pag. 164. rilassandosi con l'amico Bob Dylan, la creatività di Harrison venne stimolata dalla conoscenza della musica del gruppo musicale The Band, completamente diversa dallo stile dei Beatles.Leng, pp. 39, 51–52.Tillery, pag. 86. In concomitanza con questa visita ci fu un'impennata nella produzione di canzoni da parte di Harrison,Leng, pag. 39. a seguito del suo rinnovato interesse verso la chitarra, dopo tre anni passati a studiare il sitar indiano.George Harrison, pp. 55, 57–58.Lavezzoli, pp. 176, 177, 184–85. Oltre ad essere uno dei pochi musicisti a comporre canzoni insieme a Dylan, Harrison aveva recentemente collaborato con Eric Clapton per la scrittura del brano Badge,Leng, pp. 39, 53–54. che divenne un grosso successo per i Cream nella primavera del 1969., Official Charts Company. Una volta tornato a Londra, e con le sue composizioni che stentavano sempre a trovare posto su un album dei Beatles,Sulpy & Schweighardt, pp. 1, 85, 124.Martin O'Gorman, "Film on Four", Mojo Special Limited Edition: 1000 Days of Revolution (The Beatles' Final Years – Jan 1, 1968 to Sept 27, 1970), Emap (Londra, 2003), pag. 73. Harrison si dedicò a progetti diversi producendo dischi di artisti della Apple quali Billy Preston e Doris Troy, due cantautori statunitensi le cui influenze soul e gospel influenzeranno All Things Must Pass tanto quanto la musica dei The Band.Leng, pp. 60–62, 71–72, 319. Inoltre, George registrò con Leon RussellO'Dell, pp. 106–07. e Jack Bruce,Rodriguez, pag. 1. ed accompagnò Clapton in un breve tour con Delaney & Bonnie.Miles, pp. 351, 360–62. In aggiunta, egli identificò il proprio coinvolgimento con il movimento Hare Krishna quale fonte di un "altro tassello del puzzle che rappresentò il viaggio spirituale da lui iniziato nel 1966".Clayson, pp. 206–08, 267. Nel gennaio 1970,Miles, pag. 367. George invitò il produttore discografico Phil Spector a partecipare alle sessioni di registrazione di Instant Karma!, il nuovo singolo della Plastic Ono Band di John Lennon.Rodriguez, pag. 21.George Harrison, in George Harrison: Living in the Material World DVD, Village Roadshow, 2011 (diretto da Martin Scorsese; prodotto da Olivia Harrison, Nigel Sinclair & Martin Scorsese). Questa associazione portò Spector a lavorare sui nastri delle sessioni Get Back/Let It Be, che produssero l'album Let It Be (1970),The Beatles, pag. 350.Spizer, pag. 28. e successivamente a produrre All Things Must Pass.Schaffner, pp. 137–38.
Harrison aveva discusso per la prima volta la possibilità di pubblicare un album solista di sue canzoni durante le Get Back Sessions del gennaio 1969.Hertsgaard, pag. 283.Spizer, pag. 220 Il 25 febbraio negli Abbey Road Studios, giorno del suo ventiseiesimo compleanno,Miles, pag. 335. egli registrò alcuni nastri demo della canzone All Things Must Pass e due altre nuove composizioni che non avevano ricevuto attenzione da Lennon e McCartney durante le sessioni ai Twickenham Film Studios.Rolling Stone, pag. 38.Huntley, pag. 19. Sebbene avesse iniziato a ventilare l'idea di un album solista fin dall'autunno del 1969,Tillery, pag. 87.Clayson, p. 284. fu solamente quando McCartney annunciò pubblicamente di voler uscire dal gruppo, nell'aprile 1970, sancendo di fatto la "fine" dei BeatlesHertsgaard, pag. 277., che Harrison si convinse dell'idea.O'Dell, pp. 155–56. Nonostante avesse già pubblicato due album solisti a suo nome, Wonderwall Music (1968), una colonna sonora, e lo sperimentale Electronic Sound (1969),Huntley, pp. 30–31. Harrison considerò fin da subito All Things Must Pass come il suo "primo vero album solista".Rolling Stone, Harrison, 2001, pag. 180
Produzione «Andai da George a Friar Park; [...] e lui mi disse: "Ho qualcosa da farti ascoltare". Non finiva più! Aveva letteralmente centinaia di canzoni ed erano una meglio dell'altra.» — Phil Spector Phil Spector ascoltò per la prima volta le nuove composizioni di Harrison all'inizio del 1970, durante una visita a casa sua a Friar Park.Olivia Harrison, pag. 282. Nel corso degli anni, George aveva accumulato così tanto materiale; che non la finiva più di accennare brani al produttore. Di questo primo gruppo di canzoni facevano parte Isn't It a Pity, Hear Me Lord, Let It Down, All Things Must Pass e Art of Dying, brani che sarebbero tutti finiti sull'album.Spizer, pp. 212, 225.
Harrison registrò l'album tra maggio e agosto del 1970, avvalendosi della collaborazione preziosa di Spector, famoso per il suo "Wall of Sound" che diede all'album una sonorità pesante e semi-orientale, molto differente dalla produzione beatlesiana, e tipica della produzione di Spector degli anni sessanta/settanta, sonorità in parte compromessa nel successivo remix per la prima ristampa in CD.
Nel tardo maggio 1970, Harrison fece sentire a Spector le canzoni registrate fino ad allora tramite l'ausilio di chitarra e di un bassista semisconosciuto. Di tutte le canzoni selezionate, otto saranno scartate dal prodotto finale e tuttora mai ufficialmente pubblicate. Altre invece subiranno un pesante riarrangiamento; infine altre saranno completate negli album a venire, come Beautiful Girl pubblicata su Thirty Three & 1/3 e I Don't Want to Do It che dovrà attendere 15 anni prima di essere inserita nella colonna sonora di Porky's Revenge. Le canzoni escluse dall'album furono Cosmic Empire, Mother Divine, Nowhere to Go, Tell Me What Has Happened With You, e Window, Window così come Gopala Krishnai e Dehradun, che vennero tagliate nel montaggio finale dell'album.
I musicisti che presero parte alle registrazioni furono parecchi, tra cui Eric Clapton, grande amico di Harrison, Klaus Voormann, Alan White e Ringo Starr, mentre dietro il tutto si "annida" l'organo di Billy Preston.
Sessioni iniziali «Si poteva percepire già dopo poche sessioni che sarebbe stato un grande album.» — Klaus Voormann, 2003Leng, pag. 81 La data nella quale Harrison fece sentire le versioni preliminari dei pezzi a Spector, agli Abbey Road Studios, è generalmente ritenuta essere il 20 maggio 1970, lo stesso giorno in cui ebbe la sua prima mondiale il film Let It Be - Un giorno con i Beatles,Schaffner, p. 138. mentre le sessioni in studio vere e proprie partirono il 26 maggio.Spizer pag. 220Badman, pp. 8, 10. Con l'assistenza degli ex ingegneri del suono dei Beatles Ken Scott e Phil McDonald,Spizer, p. 222. Spector registra la maggior parte delle tracce base dal vivo,Leng, p. 80. in alcuni casi coinvolgendo più batteristi e tastieristi insieme, e fino a cinque chitarristi in contemporanea.Harris, pag. 72