La Croce di Desiderio è una croce astile in legno rivestito da lamina metallica ingemmata (158×100×7 cm), databile all'inizio del IX secolo, attualmente conservato al museo di Santa Giulia a Brescia, nell'aula superiore della chiesa di Santa Maria in Solario. Formata da 212 pietre, cammei e vetri colorati, è il più grande manufatto di oreficeria longobarda esistente e tra i più pregiati e conosciuti, collocabile tuttavia, per l'aspetto generale e la fattura di alcune gemme, nella fase di transizione con la cultura artistica carolingia. È inoltre l'oggetto altomedioevale recante il maggior numero di pietre di età classica reimpiegate nel suo apparato decorativo, circa 50. Per il suo altissimo pregio e la grande importanza storica che riveste, la Croce di Desiderio è da sempre iconica delle collezioni del museo di Santa Giulia e il simbolo della Brescia longobarda, tanto quanto la Vittoria alata lo è della Brescia romana..
Le gemme che ornano i due fronti della croce spaziano dal I secolo a.C. al XVII secolo circa, un arco di quasi duemila anni, in cui al gruppo di cammei classici seguono una ventina di pietre contemporanee all'assemblaggio della croce, un'ottantina di vetri colorati di varie epoche e probabilmente sostitutivi di pezzi più antichi, e un'altra serie di aggiunte moderne, tra cui i due frammenti di miniature attribuite a Giovanni Pietro Birago. All'incrocio dei bracci, invece, si trovano un Cristo Pantocratore sul lato anteriore, lavorato a sbalzo e coevo alla croce, e un Cristo crocifisso sul retro, una fusione in metallo risalente al XVI secolo. L'inserto più noto, tuttavia, è il medaglione con Tre ritratti incastonato sul fronte e risalente al III secolo, che anticamente si credeva raffigurasse Galla Placidia con i figli Valentiniano III e Giusta Grata Onoria, ma questa ipotesi è tuttavia da scartare data anche la realizzazione in epoca precedente alla vita storica di detti personaggi.
Storia Tradizionalmente, l'origine della croce viene fatta risalire all'VIII secolo, in coincidenza con la fondazione del monastero di Santa Giulia da parte della regina Ansa, moglie di re Desiderio. In tal senso, quindi, la croce avrebbe fatto parte di un tesoro liturgico di una certa importanza, donato dai regnanti al neonato monastero per garantire ad esso la dotazione base di oggetti e strumenti con cui officiare le funzioni. Considerazioni stilistiche, esposte più avanti, portano tuttavia a datare l'esecuzione della croce all'inizio del IX secolo, dunque già in età carolingia, il che fa cadere la suggestiva ipotesi del dono dei due re longobardi. La differenza temporale è comunque di pochi decenni e, pertanto, si può affermare che la croce faccia comunque parte del tesoro del monastero fin dalla primissima fase della sua esistenza. Allo stesso modo, non perde significato la ragione intrinseca della magnificenza che caratterizza il manufatto, ossia enfatizzare le dinastie regnanti e sottolineare la continuità, sotto ogni aspetto, tra il potere imperiale romano e la Chiesa cristiana..
Nei secoli successivi, il ricchissimo apparato di gemme e cammei viene più volte rivisto, operando soprattutto sostituzioni di pezzi rovinati, giudicati non idonei oppure venduti singolarmente in caso di ristrettezza economica. Probabilmente nel XV secolo vengono aggiunti o, più verosimilmente, sostituiti i quattro inserti rettangolari attorno al Cristo Pantocratore, con l'iconografia degli Evangelisti, ricorrendo a miniature su carta: solamente due Evangelisti, però, vengono mantenuti, mentre i riquadri superiore e sinistro vengono occupati da due miniature con una Madonna e un Cristo rispettivamente, forse in mancanza di meglio. Anche nel XVI secolo si registrano almeno due interventi: il primo, il più marcato, è la sostituzione del tondo centrale sul retro della croce, il cui ignoto sbalzo originale viene sostituito con una fusione raffigurante un Cristo crocifisso su uno sfondo ornato. Altre sostituzioni, difficilmente databili, sono da distribuire lungo tutta la storia del manufatto. Questa costante manutenzione è inoltre testimonianza di un utilizzo praticamente ininterrotto del manufatto nel corso dei secoli..
La prima, e di fatto unica, testimonianza storica dell'esistenza della croce nel monastero bresciano, così come del profondo valore simbolico ad essa attribuito, è contenuta negli Annali di Santa Giulia, redatti dalla badessa Angelica Baitelli nel 1657 e costituenti una importantissima raccolta di trascrizioni di documenti antichi ed elenchi di beni appartenenti al monastero stesso. In coda al Catalogo delle Santissime Reliquie, che nelle Chiese del Serenissimo Monastero di Santa Giulia in Brescia riposano con cui si aprono gli Annali, in un breve elenco di croci e reliquiari custoditi nel cenobio, scrive la Baitelli.:
Nel 1798 il monastero viene soppresso e convertito in caserma militare per le truppe napoleoniche. Entro pochi anni, le monache abbandonano definitivamente l'ex complesso religioso, il vasto archivio va disperso e in parte perduto, mentre tutti i beni custoditi al suo interno subiscono sorti differenti, dalla vendita alla ricollocazione, alla distruzione. Su interesse della municipalità, tuttavia, i più antichi e importanti manufatti vengono incamerati dalla Biblioteca Queriniana: tra di essi vi è la Croce di Desiderio, la Lipsanoteca e alcuni codici miniati. Poco prima del passaggio di proprietà, le monache fanno in tempo a mettere mano al manufatto per estrarre alcune gemme, ufficialmente perché "pagane", ma molto probabilmente per racimolare denaro nel burrascoso periodo immediatamente prima della soppressione, o in vista di essa. Nel 1812, infatti, quando la croce era già di proprietà della Queriniana, viene incaricato un orafo di ricollocare sull'oggetto ben diciassette gemme, dal cui elenco non risulta nulla con uno specifico contenuto pagano, tranne forse il cammeo con Pegaso accudito dalle ninfe, la cui interpretazione cristiana era comunque nota e assodata. Nell'elenco figurano inoltre molti "cristalli" non lavorati, che certo nulla potevano avere di pagano. Inoltre, evidentemente, queste diciassette gemme dovevano essere ancora conservate assieme alla croce e con essa erano pervenute alla biblioteca, prova che non si era ancora fatto in tempo a eliminarle o venderle.
Con la musealizzazione del monastero nel 1998, a seguito dei restauri e delle profonde campagne archeologiche iniziate negli anni 1950, la Croce di Desiderio trova collocazione definitiva nell'aula superiore della chiesa di Santa Maria in Solario, dove probabilmente è stata conservata per tutta la sua storia assieme al resto del tesoro del monastero. Si tratta dell'unica opera esposta in questo ambiente, a garanzia della sua massima valorizzazione.
Descrizione I bracci della croce sono di forma trapezoidale, con i lati leggermente inflessi. Il braccio inferiore, inoltre, è raddoppiato, ossia all'estremità del primo trapezio se ne innesta un secondo, portando il manufatto ad assumere lo schema della croce latina. L'incrocio dei bracci è risolto con un tondo, il quale reca un Cristo Pantocratore a sbalzo sul lato anteriore della croce, risalente al IX-X secolo, e un Cristo crocifisso sul retro, databile al XVI secolo. La struttura della croce è in legno rivestito da lamina metallica, costituita probabilmente da una lega di piombo e stagno, fissata al supporto con piccoli chiodi. Caratteristica inusuale è il trattamento liscio della lamina, privo di filigrane o incisioni e in tal senso poco appariscente, scelta operata forse per dare il massimo risalto alle gemme incastonate. Le giunture dei fogli di lamina sui fianchi sono ricoperte da un'ulteriore fascia metallica, fissata con grossi chiodi ornamentali..
Il sistema decorativo Le gemme sono inserite in castoni di diverse tipologie: la più antica, pertinente alla castonatura originale e comunque diffusa nell'Alto Medioevo, prevede una lamina liscia ribattuta attorno alla pietra. Un'altra, posteriore, è costituita ancora da una lamina liscia ma con un giro di piccole perle metalliche alla base, mentre una terza, usata soprattutto per le castonature moderne, ha la parte ribattuta della lamina decorata con tratti a incisione. La disposizione "a tappeto" delle pietre, apparentemente casuale, è in realtà organizzata e segue uno schema abbastanza regolare con tre file su ciascun braccio. Le pietre sono ulteriormente distribuite in base alla dimensione: quelle più grandi sono sempre collocate sulla linea centrale dei bracci e alle loro estremità, mentre le più piccole seguono le linee esterne. Inoltre, i cammei di maggior pregio e significato sono posizionati in posizione privilegiata, ai lati del tondo centrale oppure alle estremità dei bracci, o al centro degli stessi. Nonostante le numerose sostituzioni delle gemme avvenute nel corso dei secoli, l'organizzazione originale è sempre stata rispettata e nulla appare "fuori posto", contribuendo a mantenere l'aspetto complessivo della croce sostanzialmente immutato.
La sontuosità dell'apparato decorativo della Croce di Desiderio documenta una sapienza compositiva e un substrato culturale che solo una raffinata bottega orafa poteva detenere, in grado di valorizzare al meglio un apparato di gemme e cammei d'eccezione e assolutamente fuori dal comune. Di fatto, non esiste oggetto altomedioevale ornato da un numero così cospicuo di gemme di reimpiego. In termini di paragone, la legatura dell'Evangeliario di Teodolinda presenta in tutto otto pietre di produzione classica, tra l'altro quasi tutte rilavorate, la Borsa di Santo Stefano dalle Insegne imperiali e la Croce di Lotario di Aquisgrana circa dieci ciascuna: la Croce di Desiderio, invece, ne possiede circa cinquanta, di cui in particolare numerosi cammei. Le prevalenti tonalità entro cui si muovono i colori delle pietre e delle gemme sono il blu e il verde, caratteristica comune alle croci gemmate raffigurate nei mosaici del VI-VIII secolo.. Segue un elenco delle pietre di maggior pregio artistico e storico, con schema identificativo della rispettiva collocazione.
Fronte
1) Alsengemme inserita in onice, X secolo. Si tratta della migliore tra le due Anselgemmen presenti sulla croce, una rara produzione nordeuropea costituita da una pasta vitrea a due strati successivamente incisa per far emergere il colore sottostante, similmente alla tecnica del graffito. Data la rarità di queste pietre lavorate, note solamente in un centinaio di esemplari in tutta Europa, è singolare il fatto che a Brescia se ne conservino ben sei esemplari, ossia due sulla Croce di Desiderio e quattro sulla Croce del Campo.. 2) Cammeo in sardonica con Busto di Minerva con egida ed elmo corinzio, metà del III secolo. Il cammeo è rappresentativo di altri simili presenti sulla croce, in cui ricorre una tipologia di ritratto femminile evidentemente riprodotta in serie e di grande popolarità nella seconda metà del III secolo in Pannonia. Questi cammei, in particolare, erano frequenti in oggetti d'ornamento e collane e, probabilmente, quelli presenti sulla croce sono stati saccheggiati da tombe e necropoli e infine pervenuti al tesoro del monastero per donazione.. 3) Madonna, miniatura su carta, Giovanni Pietro Birago, seconda metà del XV secolo.