Biografia Nato a Roma nel 1584, studiò presso gli Scolopi ed il Collegio Romano dei Gesuiti; si addottorò in Medicina dopo il 1608, alcune fonti parlano anche di una sua presunta laurea in legge; pubblicò opere su vari argomenti medici, legando la sua fama alle Quaestiones Medico-Legales che pubblicò tra il 1621 ed il 1635.

Suo praeceptor fu il veronese Marsilio Cagnati, professore di medicina pratica alla Sapienza dal 1603 al 1612; non ci sono testimonianze precise sulle prime tappe della sua carriera medica"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 53.

Già nel 1623 gli veniva riconosciuto dall'ambiente medico romano un certo prestigio, tant'è che lo stimato collega Pietro Castelli in un'epistola lo definisce "philosopho et medico praestantissimo atque amico suo integerrimo".

Dopo esser stato cooptato nel Collegio Medico intorno al 1630, egli poi divenne Protomedico per la prima volta nel 1638. Uno dei compiti dei Protomedici era controllare la produzione ed il commercio di rimedi medicali.

Lavorò presso l'Ospedale del Santo Spirito in Sassia tra il 1648 ed il 1659. Nell'arco della sua carriera fu anche consulente per la Rota Romana, mentre ci sono dei dubbi riguardo al suo ruolo di Archiatra Pontificio, ricoperto presso Innocenzo X ed Alessandro VII, o forse solamente in seguito"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 56. Per parte di padre Zacchia proveniva con ogni probabilità dalla famiglia ebrea Viterbo, ma per la perdita dei registri dei battesimi della casa dei catecumeni restano difficili da stabilire data e modalità di conversione; conversione che avvenne in seguito all'elezione di Clemente VIII nel 1592 ed in cui il Cardinale Laudivio Zacchia svolse verosimilmente il ruolo di padrino.

La madre Giacoma Boncompagni della famiglia Corcos, ebrea anch'essa, si convertì presumibilmente grazie a Filippo Neri presso l'oratorio della Vallicella. Un'ipotesi suggerisce che Paolo Zacchia fosse figlio di primo letto della vedova Boncompagni, sposatasi successivamente con Tommaso Zacchia"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 57.

Tra gli illustri dedicatari della sua opera figurano (oltre al padrino) i Cardinali Cesare Monti e Scipione Borghese, il pontefice Urbano VIII, Alessandro Buccabella, gli auditori di Sacra Rota Matteo Buratto ed Angelo Celsi, al quale lasciò in eredità un dipinto del Borgognone raffigurante la Conversione di Paolo.

Molti di questi rapporti clientelari con rappresentanti dell'autorità legale ed ecclesiastica del tempo, maturarono nell'ambito dell'Accademia degli Umoristi. In tale contesto di mediazione sociale e politica egli infatti consolidò i suoi rapporti con la corte dei Barberini e diede completezza al suo profilo intellettuale, mettendosi in luce per la sua vasta ed erudita conoscenza dei classici"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 66.

L'obiettivo di Zacchia di fornire, su ogni questione affrontata, la più ampia rassegna delle opinioni espresse nella tradizione medica, legale e teologica rende a volte complesso individuare il suo pensiero, impossibile liquidare semplicemente come libertino piuttosto che ortodosso.

Morì nel marzo del 1659 ed i funerali si tennero nella chiesa di Santa Maria in Vallicella, dove fu sepolto. Dopo la sua morte numerose ristampe complete dei suoi lavori sono state pubblicate in vari paesi fino al tardo XVII secolo.

Quaestiones medico-legales

Opera scritta in latino e suddivisa in nove volumi, il primo pubblicato nel 1621 ed il nono ed ultimo nel 1651, consiste in una trattazione monografica di medicina legale. Il parallelismo costante ed armonioso tra l'approccio medico e quello giuridico, la rende un'opera dai risultati equilibrati e convincenti: sarebbero almeno duecento i giuristi citati dall'autore, poco meno dei medici.

Amplissima è la gamma degli argomenti trattati ed approfonditi: la rilevanza delle diverse età della vita, la gravidanza, il parto e la morte post partum del neonato, la teratologia, la verginità, l'impotenza e la bisessualità, le ferite e la simulazione delle malattie, i mostri i prodigi e i miracoli, le diverse malattie psicopatologiche, epilessia, apoplessia, sonnambulismo ecc.

I consilia in materia di veleni dimostrano la sua bravura teorico-pratica, al punto da poter essere considerati una trattazione di tossicologia forense: egli espresse dubbi sulla "fabulosa" credenza che le sostanze venefiche potessero agire dopo un certo numero di giorni successivi alla somministrazione; mise poi in discussione il ricorso agli animali per accertare la nocività di presunti veleni ed invece grazie alla grande esperienza ampliò i confini della semeiotica in materia. Zacchia fu tra i primi a compiere studi medici nell'ambito della malattia professionale. Ricche di spunti ed interesse in prospettiva storica anche le pagine dedicate alla Peste. Nell'opera si trova addirittura confermata l'esattezza della prova docimastica per decidere se il feto abbia o no respirato prima della morte. L'analisi del vulnus rappresenta, nella disamina della materia de vulneribus, un momento nevralgico della riflessione medico-legale dell'autore, dove il confine tra le sue competenze mediche e la sua accurata informazione giuridica si fa meno netto e invece più marcata la percezione della nascita di una disciplina autonoma.

Tra le auctoritates di Zacchia"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 38 figurano Girolamo Cardano, Ambroise Paré premier chirurgien del Re di Francia, Andrea Vesalio e Girolamo Fracastoro "eretici" nei confronti dei dogmi di Galeno, Girolamo Mercuriali eminente medico professore di rango nonché umanista.

Zacchia rivendicò la preminenza e la difficoltà dell'arte medica, spesso ingiustamente vituperata nel giudizio popolare; riconobbe l'origine lontana nel tempo e l'utilità della giurisprudenza, non trattenendosi dall'esprimersi negativamente in merito al vizio degli uomini di legge di fondarsi sull'autorità dei dottori o di interpretar leggi non "secundum veritatem, sed secundum proprium affectum".

Emblematica per comprendere la criticità con cui seguisse i precetti dei suoi predecessori, la perplessità che rivolse ai "mille doctissimi viri" sostenitori della validità del iudicium feretri, antica pratica probatoria secondo la quale l'assassino al cospetto del cadavere induce in questo emorragie esterne"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 26.

Uno dei meriti indiscussi del suo modus operandi è l'aspirazione alla ricerca della soluzione più prossima alla verità, senza acquietarsi alle posizioni precostituite ma attingendo all'esperienza accumulata, nella convinzione che "Veritas tutela semper pro iustitia est, ergo semper bona, nunquam mala, nunquam peniciosa, nunquam crimini patrocinans, sed semper utilis, semperque laudabilis; et idcirco semper veritas quaerenda, mendacia repellenda".

Psicopatologia

Nel secondo libro delle Quaestiones, Zacchia riconosce ai medici la competenza nell'attestazione dello stato di infermità di mente di un individuo: in ciò l'opera segna un importante punto di frattura con la tradizionale egemonia dei giuristi. La tendenziale riduzione della malattia a plesso di sintomi, ha reso Zacchia un vero e proprio precursore della moderna psicopatologia. Il problema principale era correlare l'entità e la modalità del disturbo mentale, appurabile dal medico, con l'entità delle interdizioni cui il giudice sottoponeva il paziente (in relazione ad atti dell'ambito civile come il matrimonio, il testamento o l'assunzione di cariche pubbliche).

Egli collocandosi esplicitamente in linea con il pensiero di Cornelio Celso adottò un'unica denominazione generica per i disturbi psicopatologici, quella di dementia"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 78, nell'ambito della quale distinse poi tre forme particolari: insania, phrenitis e fatuitas, caratterizzate rispettivamente dal venir meno della ragione, dal suo uso distorto e dal suo indebolimento.

L'influenza della tradizione stoica è particolarmente evidente nella trattazione dei moti d'animo"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 82: passioni come quella erotica o l'ira, scrive Zacchia, possono turbare l'uso della ragione e già gli antichi le avevano giustamente equiparate alla follia. "Intellectus in ira sui juris non est", l'ira quando appare giustificata va considerata un fattore attenuante nelle cause penali (come nel caso del marito che uccide l'adultero con la moglie, che in Italia fino al 5 agosto 1981 godette delle attenuanti tipiche del delitto d'onore).

Zacchia trattò ampiamente della melancholia, lamentando il fatto che i giuristi non se ne interessassero a sufficienza: la indicò come la più frequente delle dementiae, la cui peculiarità andava ricercata nel fisiologico eccesso di bile nera che la causava. Egli prese in considerazione anche forme introdotte nella tradizione medica Medievale e non già classica, come la licantropia e la follia estatica o quella demoniaca"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 85: equiparò gli estatici ai furentes, contestando la tesi che considerava tali patologie semplicemente disturbi frutto dell'immaginazione.

La fatuitas secondo l'autore non rientrava propriamente tra le dementiae, trattandosi di una condizione di "freddezza cerebrale"; dunque la giurisprudenza doveva tenerne conto analogamente a come faceva per altri casi di deminutio rationis presenti nella società, in primo luogo quelli legati alle età dell'infanzia, l'adolescenza e la vecchiaia. Egli inoltre considerò le donne maggiormente vulnerabili alle passioni o a disturbi come la melancholia, descrivendo anche patologie esclusivamente femminili: il soffocamento dell'utero (isteria) ed il furor uterino.

Zacchia si servì di un aneddoto"Paolo Zacchia. Alle origini della Medicina Legale. 1584-1659" a cura di Alessandro Pastore e Giovanni Rossi, pag. 88 per mettere in guardia i giuristi da giudizi affrettati sulla sanità mentale: un imprecisato visitatore dell'ospedale di Santa Maria della Pietà, interessato a pazienti affetti da pazzia, sarebbe stato accolto da un personaggio apparentemente equilibrato che gli avrebbe fatto da guida nella struttura; alla vista di un ricoverato in atteggiamento triste e pensieroso, il visitatore avrebbe interrogato la propria guida in merito alla malattia sofferta da questo paziente, sentendosi rispondere che si trattava di un pazzo convinto di essere lo Spirito Santo, ma che questa convinzione era falsa in quanto ad essere lo Spirito Santo era lui stesso, l'improvvisata guida, evidentemente anche lui un ricoverato.

Ermafroditismo

Zacchia si muove partendo dalla tradizionale definizione secondo cui l'ermafrodito era colui che "partim habet membra viri, partim membra mulieris". Teoricamente, la presenza di entrambi i membri in proporzione variabile genera quattro possibilità rispetto alla potentia coeundi e generandi: coloro che possono avvalersi di entrambi gli organi, coloro che possono avvalersi solo di quello maschile (ad agendum), coloro che possono avvalersi solo di quello femminile (ad patiendum) e coloro che non possono avvalersi né dell'uno né dell'altro; l'esilità di uno dei due organi marca l'impotenza dello stesso, sicché il problema dell'assegnazione del sesso non dovrebbe creare particolari difficoltà all'archiatra.