Il 1º Reggimento “San Marco” è un'Unità militare di Fanteria di Marina della Marina Militare italiana, istituita ufficialmente nel 1919 quando, il 25 marzo di quell'anno, adottò la denominazione "San Marco".
Nel corso dei decenni gli uomini del San Marco, chiamati anche «marò» (dall'abbreviazione burocratica scritta «mar.o» per «marinaio»), sono stati di volta in volta organizzati in Battaglione o in Reggimento. Il motto del Reggimento, «Per mare, per terram», è il medesimo dei Royal Marines britannici. Dal 1º marzo 2013 il Reparto ridenominato il 1º Reggimento "San Marco", insieme al 2º e al 3º Reggimento, al Battaglione Scuole Caorle e al Gruppo mezzi da sbarco, costituisce la Brigata Marina "San Marco", ossia la Forza da sbarco della Marina Militare.
È l'unico Reggimento delle Forze Armate Italiane in Composizione Ternaria (basato cioè su tre Battaglioni).
Storia Dalle origini al Risorgimento Le fanterie di Marina hanno sempre rappresentato una componente essenziale della capacità marittima italiana e un elemento fondamentale della politica estera della nazione, ogni qualvolta essa abbia dovuto trovare applicazione nell'uso dello strumento marittimo.
Volendo identificare una primogenitura questa può essere fatta risalire al 260 a.C. e all'episodio che vide vittorioso protagonista Gaio Duilio, che nel corso della prima guerra punica affronta i Cartaginesi nelle acque di Mylae (Milazzo). Le cento quinqueremi e le venti triremi romane sconfiggono le avversarie grazie all'impiego dei classiarii milites (ossia i soldati della flotta), che balzano d'impeto sulle navi nemiche per averne ragione.
Il Reggimento San Marco trae plurime origini dalle numerose fanterie di Marina che si sono succedute già negli Stati preunitari, e dal XVI secolo si registra la presenza di aliquote organiche di fanteria di marina sugli opposti versanti della penisola.
Nella Repubblica di Venezia, sulla scia dell'esperienza delle fanterie della Serenissima imbarcate sulle navi, vengono creati nel 1550 in maniera stabile i Fanti da Mar, mille uomini (portati in guerra a cinquemila) con i quali si intende costituire una milizia stabile, da impiegare nel combattimento navale e nelle operazioni di sbarco. Di norma, ogni nave dovrà imbarcarne solo una trentina, ma all'assedio di Castelnuovo durante la guerra di Morea nel 1687, quattromila Fanti da mar impiegati in massa saranno i protagonisti della vittoria. Il Ducato di Savoia dà vita, intorno al 1560, al Battaglione delle Galere, che tra l'altro ha il compito di proteggere le coste ducali dalle scorrerie dei pirati e che si annovera tra i partecipanti della battaglia di Lepanto. Nel 1735 nacque anche nel Regno di Napoli il Battaglione di Marina delle navi e galere.
Nel regno di Sardegna Nel Ducato di Savoia, dieci compagnie di fanti create per iniziativa del duca Carlo Emanuele II per servire sulle galee ducali, vengono portate a quindici, nel 1683, per confluire nel 1713 nel neocostituito Reggimento «La Marina» del Regno di Sicilia savoiardo, dopo che questi l'aveva ottenuto dalla Spagna, a titolo di conquista, con la firma del trattato di Utrecht. È la prima operazione da sbarco del reggimento, che viene completato nel 1717 inglobando il Battaglione delle Galere.
Il Reggimento La Marina possiede ora tutti i caratteri d'un corpo scelto; ne offre prova già l'anno successivo a Palermo, allorché cinque sue compagnie respingono bravamente l'assalto di preponderanti forze spagnole, sbarcate di sorpresa, mantenendo l'isola al nuovo Re di Sicilia. I Savoia devono però abbandonare l'isola per il Regno di Sardegna nel 1720.
Dal 1792 al 1796 il Reggimento combatté contro le forze napoleoniche in Liguria, ottenendo grandi meriti nella difesa di Oneglia, nonostante alla fine la guerra risultasse persa.
Il 26 gennaio 1815 il Reggimento "La Marina" fu inserito nella costituita Brigata di Marina della Marina Sarda, che al reggimento di marinai aggiungeva un reggimento di fanteria. Con questa composizione, la formazione partecipò nel 1848 alla prima guerra di indipendenza, facendosi onore nelle battaglie di Novara, Goito, Pastrengo e Peschiera. Fu rinominato dapprima Battaglione "Real Navi", poi temporaneamente sciolto e infine ricostituito, dietro volontà di Camillo Benso conte di Cavour, a partire dal 1861 come Fanteria "Real Marina" della Regia Marina.
Battaglia di Lissa
Costituito in quest'ultima fase come una forza congiunta di due reggimenti, uno di bersaglieri e uno di marina (entrambi condividevano l'addestramento e l'uniforme con quello dei bersaglieri, fatte salve le mostrine), partecipò alla terza guerra di indipendenza, distinguendosi nella battaglia di Lissa: il 17 luglio 1866 gli uomini del reparto «Real Marina» avrebbero dovuto effettuare uno sbarco con una forza di 3.000 uomini, dopo essere stati scortati in loco dalla squadra navale di 33 vascelli dell'ammiraglio Carlo Persano. Le forze di presidio sull'isola fecero ritardare lo sbarco; la flottiglia italiana, partita mancante della nuova e temutissima corazzata Affondatore, si trovò a dover attendere per ben due giorni lo sbarco, finché si avvicinò alla squadra la flotta dell'ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff.
Durante la battaglia i fucilieri della brigata resistettero continuando a sparare dalle alberature anche quando la loro ammiraglia, la Re d'Italia, fu affondata: uccisero in questo frangente oltre 80 uomini sull'ammiraglia avversaria, Dopo un duro scontro, le forze italiane si ritirarono. Il reggimento fu poi schierato a Palermo per sedare la rivolta della città, subendo numerose perdite.
Il Corpo di Fanteria Real Marina fu abolito nel 1878 come arma, per volere del generale Benedetto Brin.legge nº 4610 del 3 dicembre 1878.
In questi ultimi anni la brigata aveva affinato la propria identità di «truppa da sbarco». All'interno delle varie unità della Marina continuò di fatto ad esistere come specializzazione quella del «fuciliere», marinai in forza alle singole navi particolarmente abili col moschetto, ma senza che vi fosse un corpo che organizzasse queste forze. Sulle navi principali si costituirono vere e proprie «unità speciali», che affiancavano al lavoro di marineria la capacità di combattimento a terra. Si trattava di compagnie comprendenti soldati, minatori e persino artiglierie.
Prime operazioni internazionali Nel 1879 questi fanti di marina combatterono in Tunisia, e nel 1889 furono impiegati sull'isola di Creta.
Nel 1900 un contingente della Fanteria "Real Marina" fu dispiegato in Cina, per contribuire a contrastare la rivolta dei Boxer. Gli uomini del contingente operarono in un gruppo di forze internazionali, alla guida del sottotenente di vascello Ermanno Carlotto, cercando di mantenere aperti i collegamenti tra Tientsin e Pechino. Il 27 giugno il sottotenente Carlotto perì per via di ferite di combattimento, e la caserma cinese delle forze italiane fu a lui intitolata.
Il 14 agosto le forze internazionali, tra cui il contingente italiano, marciarono su Pechino, scacciando i rivoltosi, e nell'autunno la forza militare era già sufficientemente attestata per costituire un governo provvisorio. In cambio dell'intervento l'Italia ottenne dal 1902 una concessione commerciale. Inoltre, all'Italia veniva riconosciuto il diritto ad avere una legazione a Pechino, la concessione di Tientsin, nel forte di Shan hai kwan. Inoltre, le fu concesso l'uso del porto di Ta ku. Carlotto fu insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare, e il suo nome fu assegnato ad una cannoniera, impiegata anch'essa più di vent'anni dopo nel teatro cinese.
Nel 1911 i reparti di fanteria di marina furono schierati in Grecia, attaccando dalle torpediniere nella baia di Prevesa, ed in Libia, con l'ordine di bloccare le coste, fatto che diede inizio al conflitto italo-turco. I 1605 uomini della fanteria del mare sbarcarono nei pressi di Tripoli al comando del capitano di vascello Umberto Cagni, dopo che la città era stata colpita da un fuoco di artiglieria navale.
Furono presi i principali porti dell'area. Il 4 ottobre 1911 fu conquistata Tobruch, il giorno successivo Tripoli, il 18 ottobre Derna. Bengasi seguì dopo due soli giorni, e Homs il giorno subito dopo. Finita la serie di conquiste, pagate a caro prezzo, il battaglione fu rilevato dalle forze del Regio Esercito, che proseguirono la conquista dell'area.
Prima guerra mondiale Nel 1915 fu costituita in via non ufficiale la "Brigata Marina", un corpo composto da un reggimento di tre battaglioni di fucilieri (poi aumentati a cinque), e da un'unità di artiglieria. La Brigata non era costituita ufficialmente, per cui non era dotata di bandiera di combattimento. Già nel giugno di quell'anno una compagnia di marina teneva la città di Grado, mentre il «Gruppo Amalfi» (255 uomini scelti tra i superstiti dell'incrociatore Amalfi, affondato da un sommergibile austriaco il 7 luglio 1915) affiancava bersaglieri e fanteria dell'XI Corpo d'armata schierato sul Carso.
Nell'ottobre 1915 fu costituito il primo nucleo delle rinnovate forze di Marina, un gruppo di 100 pezzi d'artiglieria di calibro misto chiamato "Raggruppamento Artiglieria Marina", e facente parte formalmente del VII Corpo d'armata. Durante la prima guerra mondiale, le truppe a Grado vennero rinforzate nel 1916 a mille uomini, costituendo 4 reparti che avrebbero dovuto rilevare i reparti dell'Esercito e della Guardia di Finanza richiamati al fronte. Il 5 novembre 1917, dopo Caporetto, la Marina costituì una compagnia di fucilieri di marina per controllare Cortellazzo, la laguna veneta e Venezia.
La Brigata fu impegnata nella difesa di Venezia, città che subì diversi attacchi dagli austriaci con assalti via mare e via terra. Vista l'importanza strategica della città, e il grande pericolo che correva, vennero raccolti alla difesa tutti i marinai distaccati nella zona di Venezia, per costituire una brigata di fucilieri di marina, che mantenne il nome di "Brigata Marina". Tre battaglioni di fucilieri (Monfalcone, Grado e Caorle) ed uno di artiglieria vennero raccolti in un reggimento, che si trovò subito ad essere impegnato in battaglia.
Dopo i primi scontri sostenuti dal Monfalcone, un quarto battaglione venne aggregato al reggimento, composto da marinai provenienti da Messina e La Spezia, col nome di Golametto. In questa occasione l'addestramento dei fucilieri, per quanto sinora svolto solo in via informale dopo lo scioglimento del reparto ufficiale, si rivelò provvidenziale e i soldati italiani ricacciarono più volte in mare i determinati soldati austriaci.
Combatté anche sul fronte del Piave, come Reggimento Marinai sul Piave. Tra il 1917 e il 1918, sul Piave, il reggimento subì numerose perdite: 384 caduti e più di 1.500 feriti e mutilati. Il coraggio e la forza degli uomini impiegati in quelle battaglie però divenne leggendario, poiché il reggimento non ebbe alcun prigioniero né dispersi, e al contrario riuscì a catturare 1268 soldati nemici.
Queste eroiche imprese furono coronate da 584 ricompense al valore militare agli uomini del reggimento, da una croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia e da una Medaglia d'Argento al alla Bandiera, 42 promozioni per meriti e da 19 citazioni in Bollettini del Comando Supremo. Dal 9 aprile 1918 il Monfalcone, reintitolato ad Andrea Bafile, prima medaglia d'oro del reggimento, fu dislocato sul Piave insieme a un altro battaglione, il quinto, denominato Battaglione Navi.
Nasce il San Marco