Biografia Infanzia Violante nacque il 23 gennaio 1673, quarta figlia di Ferdinando Maria di Baviera, duca di Baviera ed Elettore del Sacro Romano Impero, e di Enrichetta Adelaide di Savoia, discendente dal ramo francese dei Borbone e il cui nonno era Enrico IV di Francia.
Rimase presto orfana della madre, all'età di tre anni, e del padre, all'età di sei anni. A occuparsi della sua crescita e della sua educazione fu la baronessa piemontese Federica Simeoni, che la introdusse fin da subito allo studio del liuto e del canto, delle lingue straniere quali il francese, il turco e lo spagnolo, del teatro e della poesia, che coltivò fino alla fine dei suoi giorni.
Questi anni di giovinezza furono per la piccola principessa fatti di vita all'aria aperta, esercizio fisico, caccia ed equitazione. Attività che non poté più praticare quando, a quindici anni, raggiunse la corte fiorentina, ambiente formale e tradizionalista.
Trattative matrimoniali Nel Granducato di Toscana, negli stessi anni, Cosimo III de' Medici avrebbe voluto che la propria stirpe proseguisse, ma il figlio, Ferdinando de' Medici, era riluttante al matrimonio. Si trovò un compromesso nella possibilità data al giovane di compiere un lungo viaggio a Venezia; in cambio l'erede sarebbe convolato a nozze. La prima scelta ricadde sull'erede al trono del Portogallo; tuttavia dal sovrano lusitano giunsero così numerose condizioni, tra cui l'annessione della Toscana al regno portoghese, che i Medici ripiegarono su una soluzione meno drastica, ma pur sempre strategica. Il matrimonio con Violante di Baviera, infatti, avrebbe rafforzato i rapporti d'alleanza con i Borbone, in un momento in cui la piccola Toscana era oggetto di mira da parte delle grandi potenze – Regno di Francia, Sacro Romano Impero e Regno d'Inghilterra –, poiché luogo nevralgico al confine con lo Stato Pontificio. Il 24 maggio 1688 venne stilato il contratto di matrimonio tra i due: Violante avrebbe portato una dote di talleri e, in caso di morte del marito, il granducato avrebbe dovuto restituirgliene la metà; inoltre i Medici si impegnavano, in caso di vedovanza, a risarcirla con l'importante somma di ungheri, sotto forma di rendite di una città del granducato da lei amministrabile. Per non turbare gli equilibri della corte fiorentina, Violante avrebbe potuto portare con sé solo una damigella di compagnia e una ragazza come servitù, mentre la principessa avrebbe preferito al seguito una corte più numerosa.
Matrimonio
Salutata da una Monaco festante con cerimonie e banchetti e dopo un viaggio durato quasi un mese, Violante arrivò alle porte del granducato, dove però ad accoglierla trovò soltanto il cognato Gian Gastone, essendo Ferdinando ancora impegnato nei suoi viaggi di piacere pre-matrimoniali. Nonostante fosse giunta a Firenze già dal 29 dicembre del 1688, anche il suo ingresso ufficiale venne ritardato di qualche giorno, per permettere alla corte di terminare i preparativi secondo il gusto ricco e fastoso della casa regnante.
Il 9 gennaio 1689 si celebrò il solenne matrimonio. Come riportato dalle cronache del tempo, prima della cerimonia Violante sfilò per le strade di Firenze in un solenne corteo, seduta su un ricchissimo baldacchino portato da giovani rampolli della nobiltà toscana, seguita dai membri della famiglia granducale e dalle alte cariche dello Stato e dall'esercito. La cappella era adornata sfarzosamente, con le più alte istituzioni ecclesiastiche riunite e il futuro cardinale Jacopo Antonio Morigia a officiare la cerimonia, al termine della quale il granduca pose sul capo della sposa la corona utilizzata per l'incoronazione di Cosimo I.
Dopo solenni orazioni, a palazzo Medici Riccardi iniziò il ricevimento nuziale, primo festeggiamento di un ricco programma che, tra l'altro in concomitanza con il periodo carnevalesco, prevedeva feste in maschera, banchetti sfarzosi, rappresentazioni teatrali, giostre e una partita di calcio storico fiorentino organizzata per l'occasione. Celebrazioni alle quali furono dedicati numerosi odi e sonetti, nonché dipinti e medaglie commemorative.
Il matrimonio durò ventiquattro anni, fino a quando, nel 1713, Ferdinando morì per la sifilide contratta durante il viaggio a Venezia. L'unione non fu mai delle più felici: Ferdinando infatti non aveva mai fatto mistero di essersi sposato solo per compiacere il padre, senza mai provare nulla di profondo per la moglie; da parte sua, "questa giovane e gentile, forse per inesperienza e certamente per la sua educazione religiosa, era incapace di esercitare un'attrattiva su suo marito", come scrisse nelle sue lettere Paolo Minucci.
Vita a Corte A Firenze Violante, senza la propria corte, si trovò circondata di soli toscani. Fra questa aristocrazia, ebbero un ruolo importante la senese Vittoria Piccolomini Bichi d'Aragona, come Maestra di Camera, Piero Capponi, che la servì per venticinque anni scandendo il suo cerimoniale, e Jacopo Guidi, come primo segretario sia alla corte fiorentina sia nel periodo senese.
Violante costituì una schiera personale, parallela a quella del marito, composta principalmente da giovani paggi e soprattutto giovinette aristocratiche, con le quali strinse strette relazioni, dando così all'universo femminile una dimensione di protagonismo all'interno del palazzo granducale. Questi anni a Firenze li trascorse principalmente con loro, attribuendo alle sue dame, come era usanza nelle accademie letterarie da lei frequentate, soprannomi e nomignoli che solo grazie alle composizioni poetiche del canonico Marco Antonio Mozzi, Sonetti sopra i Nomi dati ad alcune Dame Fiorentine della Ser. Principessa Violante, oggi possiamo associare alle persone.
Crisi dinastica Le speranze di Cosimo III di garantire una discendenza alla famiglia furono tutte riposte nel matrimonio fra Violante e Ferdinando, ma la sterilità di lei (nonostante i tentativi del granduca per sopperire alla disgrazia con pubbliche funzioni religiose, che suscitarono solo il ludibrio del popolo), oltre che la sifilide di lui, delusero tali aspettative. Il granduca non poteva infatti contare sugli altri figli, in quanto Gian Gastone si rivelò impotente e omosessuale, mentre Anna Maria Luisa, data in sposa a un Elettore del Palatinato, aveva già abortito due volte. In un estremo tentativo, nel 1709, ormai alla soglia dei cinquant'anni e malato, il fratello di Cosimo III, Francesco Maria, venne prosciolto dai voti di cardinale e fatto sposare con una giovane Gonzaga, ma la sposa non nascondeva la repulsione per il marito malandato e anche questo matrimonio non diede eredi. A nulla valsero pertanto gli sforzi di Cosimo III per perpetuare la dinastia e mantenere l'indipendenza del Granducato di Toscana, sempre più ambito da altre potenze europee più grandi e solide.
Morte di Ferdinando
Col passare del tempo la salute di Ferdinando peggiorò in modo drammatico: la sifilide lo stava consumando, il fisico era sempre più debilitato e gli attacchi epilettici sempre più ricorrenti; numerosi luminari italiani e stranieri cercarono invano di curarlo, fino alla morte che sopraggiunse il 30 ottobre 1713. Sebbene Violante avesse intenzione di tornare in Baviera dopo la morte del marito, Cosimo glielo impedì, non volendo pagare come da contratto, viste le scarse risorse economiche, quanto pattuito in termini di beni dotali. Si prospettò allora per Violante un nuovo scenario politico: il governatorato della città di Siena, rimasto da poco vacante per la scomparsa di suo zio l'ex cardinale Francesco Maria de Medici. Violante accettò, pattuendo da subito con Cosimo l'entità dei suoi guadagni e la possibilità di portarsi la sua corte personale.
La scelta di Violante fu vista dal ceto dirigente senese di buon occhio, sia perché, mancando da qualche tempo il governatore, la consulta a lui sostituita non riusciva a sopperire con costanza ai propri doveri, sia perché un governatore proveniente dalla famiglia granducale significava maggiore peso politico e giuridico per la città; tanto di buon occhio che un sacerdote senese scrisse in una sua lettera: "Violante è per Siena come la benefica pioggia che, nel maggio 1716, aveva allontanato dalle campagne lo spettro della siccità e, quindi, della carestia".
Governatrice di Siena Arrivo in città
Violante da subito dimostrò il suo pragmatismo e la sua sobrietà: prima ancora di fare il suo ingresso a Siena, fece sapere, tramite una lettera inviata alla Balìa l'8 aprile, di non gradire al suo arrivo nella città un'accoglienza carnevalesca e sfarzosa da parte del popolo, bensì che "fossero osservate tutte le buone costituzioni per la prammatica del vestire".
La solennità e l'importanza dell'evento portarono però i senesi a non voler rischiare brutte figure: lunedì 12 aprile 1717 ad accogliere la principessa, nonostante le sue richieste, vi furono uno stuolo di dame alla guida di un corteo composto da tutti i membri della Balìa e dall'aristocrazia senese al gran completo. Violante venne scortata su una sfarzosa carrozza trainata da dodici cavalli, in mezzo a due ali di popolo festante, fino a Porta di Camollia, attesa dalle contrade con le loro bandiere (in segno di coinvolgimento di tutta la città), fuochi d'artificio, madrigali e carri allegorici. Da Fonte Gaia venne fatto sgorgare vino al posto dell'acqua, la torre del Mangia rintoccò e un'orchestra venne fatta suonare per l'occasione. Dopo aver reso simbolicamente omaggio alle istituzioni passando davanti al Palazzo comunale, il corteo si mosse in direzione del duomo, dove erano in attesa l'arcivescovo e il rettore dell'Opera del duomo. Qui venne recitato il Te Deum e, subito dopo, Violante si raccolse silenziosamente in preghiera davanti alla Madonna del Voto, immagine venerata da tutto il popolo sin dal 1267 in onore della battaglia di Montaperti (1260) e rimasta poi punto di riferimento della città in tutte le emergenze storiche, come le aggressioni subite in occasione della battaglia di Camollia e della guerra di Siena o per scongiurare l'arrivo della peste del 1630.
Così facendo, la nuova governatrice volle manifestare pubblicamente la propria adesione ai canoni della religiosità civica, in modo da mostrare le sue buone intenzioni alla cittadinanza intera. Gli impegni e i saluti istituzionali proseguirono nei giorni successivi, durante i quali Violante concedette udienza a tutti i rappresentanti locali (politici, aristocratici, religiosi, intellettuali). Inoltre per l'occasione viene organizzato un Palio straordinario preceduto dall'allora consueta sfilata dei carri allegorici.
Strutture di potere
Siena, insieme alla figura del governatore, era presieduta da magistrature vecchie e nuove: auditore generale, auditore fiscale, depositario, segretario delle leggi, capitano di giustizia, il consiglio grande, il concistoro. Con il passaggio dalla Repubblica allo Stato di Siena, inserito all'interno dello Stato granducale mediceo insieme al Ducato di Firenze, le decisioni importanti rimasero di spettanza della Balìa, storica magistratura ordinaria composta da venti membri scelti dal granduca in carica per un anno. Anche la consulta, organismo vicario temporaneo operante in caso di assenza del governatore, conquistò sempre più potere, diventando uno degli apparati più solidi anche dopo l'arrivo di Violante: quest'ultima infatti, non sciogliendo la consulta, risultò di fatto una coordinatrice dell'attività dei ministri. Tuttavia, pur lasciando a essa gran parte dei poteri, la principessa si assunse deleghe e impegni mai spettanti finora a un governatore: la sua giurisdizione andò a comprendere gli affari della comunità del contado, alcune nomine, per le quali attuò una rigida e attenta scelta e l'ascolto quotidiano delle suppliche del popolo.