Il canto di lavoro è un brano musicale strettamente connesso a una specifica forma di lavoro. Spesso viene cantato durante lo svolgimento di una mansione per mantenere tempo e coordinazione, per creare "spirito di corpo", ma anche con altri possibili usi come lo scambio di informazioni o le preghiere ai clienti. Poteva essere anche una canzone legata a un mestiere, come un racconto o una descrizione correlata, o ancora una canzone di protesta. Si tratta per lo più di musica tradizionale, quindi popolare e in origine non codificata nella scrittura.
Definizione e categorie Testimonianze di canti di lavoro sono più o meno antiche come i documenti storici, e l'evidenza antropologica suggerisce che ogni società tende ad avere un proprio repertorio.. Molti studiosi moderni, specializzati in questo ambito, hanno incluso nel termine sia le canzoni cantate durante il lavoro sia quelle che lo riguardano, poiché le due categorie sono considerate interconnesse. Norm Cohen divideva le canzoni che aveva raccolto in: agricole o pastorali, canti marinareschi, canti di lavoro degli afroamericani, canzoni e canti di direzione e street cries. Ted Gioia successivamente divise le canzoni agricole e pastorali in quelle da caccia, coltivazione e di pastorizia, e mise in rilievo le canzoni industriali e preindustriali dei lavoratori tessili, operai, marinai, taglialegna, cowboys e minatori. Ha aggiunto inoltre le canzoni cantate dai prigionieri e i canti di lavoro moderni.
Si noti che esiste anche uno standard jazz chiamato Work Song (canto di lavoro), inciso nel 1960 dal sassofonista Julian Cannonball Adderley, con il titolo Them Dirty Blues (1960).
Recupero del corpus orale
Essendo per lo più musica tradizionale, trasmessa oralmente nelle classi sociali subalterne, i canti di lavoro sono stati documentati relativamente tardi. Il recupero e la messa per iscritto di queste opere è avvenuto in tempi diversi a seconda dei paesi.
L'etnomusicologia è la disciplina scientifica che più si occupa di questa produzione culturale.
Con "Folk music revival" ci si può riferire ad un periodo di rinnovato interesse nei confronti della musica folclorica tradizionale, oppure ad un evento o periodo di trasformazione della folk music, che presuppongono generalmente importanti trasformazioni sociali. Un esempio potrebbe essere il caso del British folk revival avvenuto tra il 1890 ed il 1920.
In Italia furono molto importanti Roberto Leydi e Gianni Bosio, che fondarono la rivista Nuovo Canzoniere Italiano con l'obiettivo di studiare la canzone popolare italiana, e recuperare così una narrazione delle vicende storiche dal punto di vista del "popolo", cioè del proletariato.
Intorno a questa rivista furono organizzati diversi eventi, fra cui la trasmissione TV "Ci ragiono e canto" condotta da Dario Fo nel 1966. Il lavoro era nato in seno all'Istituto Ernesto de Martino, grazie alle ricerche di Cesare Bermani e Franco Coggiola, mirando a rappresentare, attraverso le canzoni popolari di tutte le regioni italiane, la condizione del mondo proletario in Italia.
Canti di allevamento e caccia Nelle società che non disponevano di metodi meccanici per stabilire l'orario, le canzoni di mobilitazione, che richiamavano determinati membri della comunità a svolgere insieme un determinato compito, erano estremamente importanti. Sia la caccia che il controllo del bestiame erano attività svolte tendenzialmente da piccoli gruppi, spesso da ragazzi o giovani adulti, lontano dal centro urbano e per buona parte della giornata. Questo fu il motivo per cui questi gruppi tendevano a produrre lunghi canti narrativi, spesso cantati individualmente, che potevano trattare dei temi dell'attività pastorale o degli animali, in modo tale da poter passare il tempo senza annoiarsi eccessivamente.
Canti di caccia Le canzoni da caccia, come quelle degli Mbuti della regione del bacino del Congo, spesso comprendevano fischi e yodel caratteristici, in modo da poter distinguere gli spostamenti degli altri cacciatori da quelli delle prede.
Canti da pascolo I mandriani e in generale gli allevatori di mucche di diversi paesi hanno sviluppato diverse tecniche vocali per gestire il bestiame. Lo jodel alpino e il kulning scandinavo si caratterizzano per il fatto di usare frequenze molto alte, adatte a comunicare su lunghe distanze.
Briolage
Il briolage, chiamato anche "dariolage" o "tiaulement"v. briolage, Trésor de la langue française informatisé, è presente in alcune regioni della Francia occidentale, come il Berry e la Vandea. Viene usato per richiamare le mucche oppure per incoraggiare i buoi durante i lavori con l'aratro e altre macchine agricole. Mescola parole improvvisate con modulazioni vocali.
Jodel
Prima di essere una tecnica di canto praticata nelle canzoni tradizionali, lo jodel alpino è stato usato per secoli come richiamo per il bestiame, oltre che come mezzo di comunicazione sulle lunghe distanze fra le montagne.
Lo jodel si caratterizza per il passaggio improvviso dalla normale emissione della voce al falsetto, attraverso salti di sesta, settima, ottava in una successione di combinazioni di vocali e di consonanti prive di significato (per esempio jol-hol-à-hi-hu).
Kulning
Il kulning scandinavo si caratterizza per i suoni vocalici con frequenze molto alte, che si propagano su lunghe distanze.
Canti di pastorizia I canti di pastorizia sono documentati in Italia come cantati sia a voce sola sia accompagnati da chitarra o violino. La partenza dei pastori cantata a Scanno è una sequenza di stornelli:
+ abruzzese traduzione italianaLa neve à ricuperte li muntagne la Puglia mi richiama e tu non viene
Domani io me ne parte e voi restate per compagnia il tuo cuor mi porto
Quanno so' arrivato a quelle porte leggo il tuo bel nome e mi conforte
Mi porto caramaro ma carte e penna mi porto il tuo buon cuor e mi conforteLa neve ha ricoperto le montagne la Puglia mi richiama e tu non vieni
Domani io parto e tu resti per compagnia mi porto il tuo cuore
Quando sono arrivato a quelle porte leggo il tuo bel nome e mi conforto
Mi porto il calamaio la carta e la penna mi porto il tuo buon cuore e mi conforto"
Canti di mungitura I canti di mungitura sono praticati dal Mar Nero all'Africa subsahariana e alle Isole Ebridi, passando per tutta l'Asia fino a diverse regioni delle Americhe. Sembra che servano ai mungitori per darsi il ritmo, ma anche per calmare l'animale e quindi ottenere più latte.
Ranz des vaches (Kuhreihen)
Un esempio è in Svizzera il «ranz des vaches» ("richiamo delle vacche"), in tedesco svizzero «Kuhreihen» ("allineamento delle vacche"). Secondo gli studiosi, il ranz des vaches aveva come funzione principale quella di annunciare alle mucche l'ora della mungituraCanto dei vaccai, Tradizioni viventi in Svizzera, Musée gruérien. Il canto ha iniziato a essere annotato nel Seicento da alcuni medici di Basilea, che avevano notato che i mercenari svizzeri di stanza all'estero si ammalavano di nostalgia dopo averlo sentito cantare. Nel Settecento, ne parla Jean-Jacques Rousseau nel suo Dictionnaire de musique (1768), spiegando che i comandanti dei mercenari svizzeri lo avevano vietato, pena la morte, perché se qualcuno lo avesse cantato, i soldati avrebbero disertato« J’ai ajouté dans la même Planche le célèbre Rans-des-Vaches, cet Air si chéri des Suisses qu’il fut défendu sous peine de mort de le jouer dans leurs Troupes, parce qu’il faisoit fondre en larmes, déserter ou mourir ceux qui l’entendoient, tant il excitoit en eux l’ardent desir de revoir leur pays.. È presente come melodia nell'Ouverture del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini. Attualmente, questo canto è stato valorizzato come patrimonio culturaleLyôba, lyôba, por aryâ, La fête des vignerons du 21 août 1977, « Le Ranz des vaches » (Réal.: Jean Bovon), RADIO TELEVISIONE SVIZZERA, 26.02.2017: rientra infatti fra le tradizioni viventi della Svizzera.
Ritornello + francoprovenzale tedesco svizzerotraduzione italiana Lyôba, lyôba, por aryâ (bis).Vinyidè totè, byantsè, nêre,Rodzè, mothêlè, dzouvenè ôtrè, Dèjo chti tsâno, yô vo j’âryo, Dèjo chti trinbyo, yô i trintso, Lyôba, lyôba, por aryâ (bis) Hüopa, hüopa, chämet mer na!(bis)Chämet doch allu,wyssu, schwarzu, rothu, tschäggetu jung u altu,unter de Icha wull n’ üöch mälche, unter der Oscha tuen i chäseHüopa, hüopa, chämet mer na!(bis)Lyôba, lyôba per mungere (bis)Venite tutte, le bianche, le nerele rosse, le pezzate, le giovani, le vecchiesotto questa quercia dove vi mungosotto questo pioppo dove preparo il formaggiolyôba, lyôba per mungere (bis)
Canti di lavoro della lana
Canti di filatura e tessitura
L'abitudine delle donne di cantare mentre si dedicavano alla filatura e la tessitura è documentata fin dall'antichità.
Nell'Odissea le donne, ma anche le dee come CalipsoOdissea, 5.61 e CirceOdissea, 10.221 cantano mentre filano la lana. Secondo un testo satirico attribuito a Seneca, Apokolokyntosis, le Parche mentre filano la vita degli umani, cantano per mantenersi attente e dimenticare la stanchezzaApokolokyntosis 4.1.15-20.
Alcuni studiosi pensano che il canto servisse anche da tecnica mnemonica: le donne avrebbero ripetuto determinate strofe per ricordare i motivi tessili. Questo sarebbe una delle origini della metrica indoeuropea.
Canti di follatura
La follatura è un'operazione del processo di finissaggio dei tessuti di lana che consiste nel compattare il tessuto attraverso l'infeltrimento, per renderlo compatto e in alcuni casi impermeabile.
In Scozia, i canti di follatura (Waulking songs) sono generalmente cantati dalle donne durante questa operazione sulla lana. Solitamente ha una struttura detta a botta e risposta, cioè una persona intona il primo verso e le altre rispondono in coro. I waulking songs iniziano con un ritmo lento, che diventa via via più veloce mano a mano che il tessuto diventa più soffice..
Canti di follatura famosi La canzone Ebudæ di Enya dall'album Shepherd Moons trae la sua melodia da un canto di follatura delle isole Ebridi.
Canti di lavoro agricoli La maggior parte dei canti di lavoro agricoli erano a cappella e molto ritmici, in modo da accrescere la produttività e ridurre il senso di noia. I ritmi di questi canti servono per sincronizzare i movimenti di gruppo, per lo stesso motivo per cui in alcune parti dell'Africa si usano le percussioni, coordinando la semina e la zappatura. Le parole in questi canti erano spesso improvvisate e cambiavano di volta in volta. L'improvvisazione permetteva a chi cantava di utilizzare talvolta espressioni sovversive.
I canti a la boara sono canti della Romagna collegati a diversi lavori agricoli: si distinguono in sotto-categorie a seconda dello specifico lavoro a cui sono dedicati (es. "canti a la gramadora" canti delle gremolatrici della canapa). Tutti sono cantati con versi endecasillabi.
O canta la sighéla 'n te rastèle o canta la sighéla 'n te rastèle o canta la sighéla 'n te rastèle avanti segador c'un conta quèle.
Traduzione: O canta la cicala sul rastrello / avanti falciatori ché non conta niente..
Canti agricoli famosi O cuntadinu sutta lu zappuni, testo siciliano cantato da Rosa Balistreri Amara terra mia (Addije, addije amore) è un brano musicale, per molto tempo ritenuto un canto di lavoro delle raccoglitrici di olive della zona della Maiella, appartenente alla tradizione popolare abruzzese, che sarebbe stato riadattato da Giovanna Marini e in seguito rielaborato da Domenico Modugno ed Enrica Bonaccorti nell'album del 1971 Con l'affetto della memoria.; in realtà, studi successivi hanno dimostrato che si tratta di un brano d'autore, scritto dalla stessa Marini e spacciato come canzone popolare, cosa del resto affermata dalla stessa Marini in alcune occasioni.
Canti di fiume e di mare Canti di pesca