In Italia fu conosciuto anche con il nome di Saltarello. Divenne celebre per l'espressione stralunata e malinconica dei suoi personaggi e soprattutto per il suo talento "acrobatico" nelle gag che portava sullo schermo cinematografico e televisivo. Il suo personaggio rappresenta sempre il piccolo uomo, l’essere assolutamente marginale, insignificante eppure capace di grandi cose. L'American Film Institute lo inserì al ventunesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema.

Biografia Esordi sul palcoscenico Nacque, primo di tre figli, in una famiglia di attori di vaudeville. I genitori - Joseph e Myra Keaton - collaborarono a lungo con Bessie e Harry Houdini. Il celebre mago frequentava spesso la casa dei Keaton; un giorno «vedendo Joseph Francis uscire indenne, all'età di sei mesi, da un ruzzolone durato due piani di scale esclamò: "What a buster indeed" - che rompicollo». Quindi fu proprio l'illusionista a chiamare "Buster" il piccolo Keaton e tale termine venne adottato dal padre dell'artista come nome per indicare il figlio.

Lo stesso Keaton fece risalire il suo esordio ufficiale in teatro al 1899, quando aveva tre anni (intervista ai Cahiers du cinéma, 1962), a Wilmington (Delaware), assieme ai genitori nello sketch comico The Three Keatons. La madre Myra suonava il sassofono mentre il padre e il bambino si esibivano al centro del palcoscenico. Il clou dello spettacolo consisteva in un atto acrobatico da parte del bambino che avendo fatto adirare il padre veniva lanciato in aria atterrando con un gigantesco capitombolo. Col tempo l'atto si è evoluto diventando sempre più spettacolare. La maniglia di una valigia fu cucita negli indumenti di Buster per favorire la presa e il lancio da parte del padre e il bambino, gettato a lunga distanza sul palcoscenico e poi anche nell'orchestra o tra il pubblico, perfezionò sempre più la sua tecnica di atterraggio morbido, moltiplicando l'effetto di sorpresa e paura da parte degli spettatori.

Conseguentemente, fu loro interdetta la recitazione a New York fino al 1909 proprio perché l'impiego del giovane Buster venne considerato sfruttamento di minore oltre che pericoloso per il bambino stesso (anche se lui ha sempre ripetuto di non essersi mai fatto male sul palcoscenico, anzi: si divertiva così tanto che, per evitare di rovinare la scena con le proprie risate, adottò quella espressione impassibile che lo avrebbe da allora sempre contraddistinto e reso famoso come attore).

Nel 1906 Buster si cimentò anche come attore bambino, in teatro, recitando la parte di protagonista nell'adattamento teatrale de Il piccolo Lord. Keaton non l'avrebbe in seguito ricordata come un'esperienza felice. Il melodramma lo annoiava per la sua mancanza di azione e movimento, oltre che per i lunghi dialoghi da imparare a memoria, una "parte infernale" per un bambino abituato ai ritmi serrati del vaudeville e che, non avendo mai frequentato regolarmente una scuola, non era a suo agio con la lettura del copione (75 pages ... and no action).Gabriella Oldham, Keaton's Silent Shorts: Beyond the Laughter, SIU Press, 2010, pp.47-48.

Dopo essersi trasferita in Michigan, la famiglia Keaton partì nel 1909 per una tournée in Inghilterra, che si rivelò però poco fortunata. Tornata negli Stati Uniti, la famiglia continuò a mettere in scena i suoi spettacoli e il crescente successo di pubblico e critica che il giovane Buster ricevette lo convinse nel 1917 a recarsi, da solo, a New York.

Esordio cinematografico

Qui conobbe Natalie Talmadge, che sposò nel 1921. Natalie, oltre a essere sorella di due famose attrici dell'epoca (Norma e Constance Talmadge), era segretaria di produzione di un famoso comico di quel periodo, Roscoe "Fatty" Arbuckle. Natalie presentò Keaton ad Arbuckle e questi gli offrì di lavorare con lui nel cinema con un contratto di 40 dollari la settimana (all'epoca Charlie Chaplin ne guadagnava 1250 la settimana e Arbuckle 1000 al giorno).

Keaton non ebbe esitazioni e il suo primo film fu Fatty macellaio del 1917, cui seguirono altri 14 cortometraggi tra il 1918 e il 1919, tra i quali Chiaro di luna, Il fattorino, Fatty alla festa, Il cuoco. I due diventarono presto amici; per lavorare con Arbuckle, Keaton rinunciò a un'importante parte che gli era stata offerta per una rivista a Broadway. Ebbe così inizio la carriera di uno dei più grandi comici che abbiano calcato i set del muto.

Nel 1918 Keaton interruppe temporaneamente la carriera per svolgere il servizio militare in Francia. Terminata questa esperienza, girò con Arbuckle altri tre film appartenenti al genere cosiddetto slapstick comedy, in cui la trama è spesso esile, basata su una continua serie di gag spesso slegate l'una dall'altra, filmate in un unico ambiente.

Dietro la macchina da presa Sul finire del 1919 Joseph Schenck, che aveva sposato Norma Talmadge (e che nel 1916 aveva creato la Comique Films per cui lavorava Arbuckle) propose a Keaton di creare una compagnia autonoma, la Buster Keaton Comedies. Fu così che Keaton si mise in proprio, ma, prima di tornare al cortometraggio, accettò di interpretare un film di ben sette bobine - The Saphead - che costituì una sorta di cerniera tra il primo periodo e il ben più significativo secondo periodo in cui Keaton oltre che interprete fu anche soggettista, sceneggiatore e regista.

Il primo cortometraggio di questa seconda fase della sua carriera cinematografica è Tiro a segno (The High Sign) anche se per molti anni si è pensato che fosse Una settimana. L'equivoco si spiega con il fatto che il neoregista estremamente esigente non rimase soddisfatto della sua prima prova e il film fu distribuito oltre un anno dopo essere stato girato (la prima è dell'aprile 1921) quando Keaton era costretto all'inattività a causa di un incidente occorsogli sul set.

Tra il 1920 e 1923 Keaton interpretò 23 cortometraggi di cui curò anche la regia (sempre insieme con Eddie Cline, tranne due in cui lo affiancò Mal St. Clair e uno diretto dal solo Keaton). La visione di queste pellicole, anche di quelle meno riuscite, mostra una netta discontinuità con quelle interpretate e dirette da Arbuckle. I film diretti da Keaton hanno una trama e una loro precisa riconoscibilità. L'attore regista mostra una notevole padronanza tecnica. Il suo processo di maturazione artistica è rapido ma ben visibile.

Le singole pellicole, pur molto diverse tra loro, evidenziano l'eclettismo di Keaton ma anche alcuni temi cari al regista e ricorrenti anche negli anni successivi, primo tra tutti il rapporto tra opposti e soprattutto quelli tra veglia e sogno, tra realtà e finzione, tra il normale e l'imprevisto (e imprevedibile). Un rapporto i cui margini sono spesso sfumati e inafferrabili. La caratteristica che forse è però più evidente è la struttura narrativa: "i suoi cortometraggi erano pensati come se fossero dei lungometraggi - come dei lungometraggi corti insomma" (G. Cremonini). E questo gli consentì di fare ciò che riuscì a pochi (e tra questi Chaplin con Il monello): passare senza alcun problema a ideare, dirigere e interpretare pellicole di durata decisamente maggiore.

Lungometraggi In verità il contratto firmato con la First National prevedeva venti cortometraggi, ma l'ultimo non fu mai realizzato. Quando infatti Keaton stava per incominciarne la lavorazione, Joseph Schenck ricevette dal presidente della compagnia un telegramma in cui si dichiarava non interessato al rinnovo del contratto. In seguito si seppe che il telegramma aveva il solo scopo di evitare che il rinnovo fosse maggiormente oneroso per la First National, ma intanto Keaton aveva deciso di non realizzare quell'ultimo lavoro e aveva accettato l'offerta della Metro Pictures Inc. (la futura Metro-Goldwyn-Mayer) di distribuire dei lungometraggi da lui diretti.

Prima dell'avvento del sonoro ne interpretò dodici (anche se l'ultimo non fu diretto da lui) tra il 1923 e il 1929; le riprese duravano mediamente otto settimane e altre due o tre erano dedicate al montaggio. Se nei primi film Keaton ebbe piena libertà, negli ultimi le influenze delle major si fecero sempre più forti e anche la qualità dei film inevitabilmente ne risentì. Lo stesso Keaton in seguito confessò: «Nel 1928 commisi l'errore più grande della mia vita. Mi lasciai convincere da Joe Schenck, mio malgrado, a rinunciare ai miei studios per lavorare con la Metro-Goldwyn-Mayer.» In realtà non aveva scelta. Lo stesso Schenck voleva passare alla grande distribuzione cinematografica, sicché "vendette" il contratto di Keaton.

Il matrimonio con Natalie Talmadge

Il 31 maggio 1921 sposò finalmente Natalie Talmadge, diventando così cognato del suo produttore Joseph Schenck. Si pensa che fu proprio Schenck a organizzare il matrimonio per una questione di nepotismo e per avere così un sicuro introito per sé e per la famiglia Talmadge. Comunque la terza moglie di Keaton, nel documentario televisivo Buster Keaton An Hard Act To Follow del 1987, asserisce che i due si sposarono per vero amore.

Natalie, sentendosi da sempre complessata e in un netto stato di inferiorità rispetto alle sorelle (sebbene avesse un rapporto ottimo con loro), spendeva molto denaro in abiti lussuosi che non indossava mai e si lasciava influenzare dalla onnipresente madre, che arrivò ben presto a prendere le redini della casa della giovane coppia. Keaton così arrivò a perdere ogni voce in capitolo nella gestione della propria famiglia e ben presto Natalie mise in secondo piano i desideri e le opinioni del marito. A Keaton non restò altro che gettarsi totalmente nel lavoro e trascorrere felici momenti con i figli quando non lavorava.

Nel 1922 e nel 1924 i Keaton diventarono infatti genitori di James e Robert, ma, dopo la nascita del secondo figlio, Natalie, spinta dalla madre e dalle sorelle, decise di non avere più alcun rapporto fisico con il marito per evitare ulteriori gravidanze. Dopo soli tre anni di matrimonio i due vissero di fatto separati in casa e questo fu un grande sconforto per Buster, dato che erano ancora molto innamorati. Tuttavia Keaton, con il "permesso" del clan Talmadge, ebbe relazioni fedifraghe a patto di fare il tutto con discrezione.

Questo patto di discrezione stipulato con la moglie resistette fino al 1929, anno in cui conobbe Dorothy Sebastian, conosciuta durante le riprese di un film per la Metro-Goldwyn-Mayer: la loro fu una relazione alla luce del sole, "un segreto di Pulcinella". La Sebastian rappresentò per l'attore tutto quello che la moglie Natalie non voleva più offrirgli. Fu una relazione intensa, fatta di complicità e di divertimento, ma, dato che Keaton era sposato, l'attrice decise di troncare sposandosi con un amico attore perché voleva una famiglia. Si riuniranno nel 1937, entrambi liberi dai reciproci vincoli matrimoniali. Ironia della sorte, la relazione si interruppe nuovamente e in modo definitivo quando un'altra donna entrò nella vita di Keaton, diventando in seguito la sua terza moglie: Eleanor Norris, all'epoca appena ventenne. Avvento del sonoro e declino Le difficoltà con la Metro-Goldwyn-Mayer furono però solo l'inizio. L'avvento del sonoro infatti implicò una trasformazione complessiva del linguaggio cinematografico, causando molte "vittime" tra le star del muto. Tuttavia, la difficoltà di Keaton non stava direttamente nel problema del sonoro: aveva una voce baritonale e priva di accento, risultando quindi perfettamente idoneo per i film sonori, ma quel nuovo mondo delle grandi industrie cinematografiche lo spaesò non poco, era lontano dal suo modo di fare cinema.

Infine, come sottolinea il biografo Jeffrey Vance, MGM non aveva capito cosa aveva portato Keaton al successo, relegandolo progressivamente in ruoli di caricatura, creando un personaggio che chiedeva compassione, una cosa che non aveva mai fatto prima: Keaton poteva tollerare il fallimento del suo matrimonio, ma non la perdita della libertà nel suo lavoro. Incominciò, così, a bere.