Biografia Sedizioni in Italia (615-616)

Nulla si sa della sua vita prima di giungere in Italia, se non che era un eunuco di corte che deteneva la carica influente di cubicularius, ovvero addetto alla camera imperiale. Comunque, doveva godere della stima dell'Imperatore Eraclio I dato che quest'ultimo gli affidò il governo dell'Italia bizantina nominandolo esarca in un periodo di grande instabilità per i territori bizantini d'Italia: Ravenna era in fermento e una rivolta aveva ucciso l'esarca Giovanni I Lemigio con la complicità dei "giudici della Repubblica" (iudices reipublicae), mentre Napoli era stata sottratta al controllo esarcale da un certo Giovanni di Compsa. Queste sedizioni, come sembra suggerire una frase del Liber Pontificalis (si veda sotto), sembrano essere state di natura militare, dovute a un mancato pagamento delle truppe, che quindi si sarebbero rivoltate.

Primo compito di Eleuterio fu appunto quello di reprimere le rivolte a Ravenna e Napoli. Giunto a Ravenna evidentemente con truppe sufficienti allo scopo prefissatosi, Eleuterio represse con durezza la rivolta, punendo severamente tutti coloro che erano stati coinvolti nella rivolta e nell'assassinio dell'esarca, "giudici della Repubblica" compresi, giustiziandoli.: «Eodem tempore veniens Eleutherius Patricius et Cubicularius Ravenna [sic] et occidit omnes qui in nece Joannis Exarchi et Judicibus [sic] Reipublicae fuerant mixti». Il passo in questione presenta due errori grammaticali, segnalati dal "sic", che non a caso autori di posteriori opere storiche, nel citare il passo in questione del Liber Pontificalis, hanno emendato (sostituendo "Ravenna" con "Ravennam" e "et iudicibus" con "et iudicum" o "ex iudicibus"). In particolare risulta controversa l'interpretazione di et iudicibus: l'emendazione con et iudicum ("e dei giudici") implicherebbe che Eleuterio "uccise tutti coloro che erano stati coinvolti nell'assassinio dell'esarca Giovanni e dei giudici della Repubblica", mentre l'emendazione con ex iudicibus ("tra i giudici") implicherebbe che Eleuterio "uccise tutti coloro tra i giudici della Repubblica che erano stati coinvolti nell'assassinio dell'esarca Giovanni". Gli studiosi moderni sono divisi tra le due ipotesi. Secondo T.S. Brown, i giudici della Repubblica furono uccisi dai ribelli insieme all'esarca Giovanni, cfr. Invece Cosentino e Rizzotto ritengono che i giudici della Repubblica furono fatti giustiziare dall'esarca Eleuterio, cfr. , e Secondo una versione più tarda della Vita di Papa Adeodato (cfr. ), Eleuterio «...multavit pena pecuniaria vel occidit omnes, qui in nece Johannis Esarchi hac dignitate pollentis et iudicium rei publicae mixti fuerunt.» ("inflisse una pena pecuniaria o uccise tutti i coinvolti nell'assassinio dell'esarca Giovanni..."). Il particolare della "pena pecuniaria" non è presente nella versione originale del Liber Pontificalis. Riportato l'ordine a Ravenna, Eleuterio si mosse con il suo esercito in direzione di Napoli, effettuando una sosta a Roma, dove fu accolto con reverenza dal Papa Adeodato I.: «Hic venit Roma et susceptus est a sanctissimo Deusdedit papa optime.» Dopo la sosta nella Città Eterna, riprese il cammino verso la città partenopea, rivoltatasi all'Impero sotto la guida di Giovanni di Compsa, e, dopo un breve assedio, la espugnò, ponendo fine alla rivolta; il ribelle fu giustiziato, insieme ai suoi seguaci, per ordine di Eleuterio.: «Qui egressus de Roma venit Neapolim , qui tenebatur a Iohanne Compsino intarta contra quem/qui pugnando Eleuterius patricius ingressus est Neapolim et interfecit eundem tyrannum, simul cum eo alios multos» ("Uscito da Roma, giunse a Napoli, che era sotto il potere di Giovanni Compsino ribelle, combattendo il quale Eleuterio patrizio entrò a Napoli e uccise questo tiranno, e molti altri con lui") Ritornato a Ravenna, pagò ai soldati la roga, ovvero il soldo arretrato, e, secondo il biografo di Papa Adeodato, ciò determinò il ritorno della pace in Italia, segno che le rivolte erano dovute a un ritardo nelle paghe.: «reversus est Ravenna et data roga militibus facta est pax magna in tota Italia.» ("Ritornò a Ravenna e, pagato il soldo ai soldati, una grande pace fu ottenuta in tutta l'Italia").

Lotta ai Longobardi (617-619)

Ripristinata la pace interna nell'esarcato, Eleuterio poté quindi concentrarsi nella lotta ai Longobardi, come sembra gli avesse ordinato l'Imperatore Eraclio stesso: secondo la Cronaca del continuatore di Prospero Aquitano, infatti, «Eraclio inviò Eleuterio a proteggere tutta l'Italia, che i Longobardi non avevano ancora occupato».Auctarii Havniensis extrema, 21 (): «Eraclius Eleutherium ad tuendam partem Italiae, quam nondum Langobardi occupaverant, mittit.» Per rinforzare la posizione bizantina nell'Italia centro-settentrionale e per approfittare del momento di relativa debolezza interna del regno longobardo, retto dal minorenne Adaloaldo sotto la reggenza della madre Teodolinda, tra il 617 e il 619 Eleuterio mosse guerra ai Longobardi. La campagna, tuttavia, fu un insuccesso, come racconta l'anonimo continuatore del Chronicon di Aquitano:

Fu, probabilmente, in connessione di questa campagna, che i Longobardi si impadronirono di Concordia, nel Veneto; le scarne fonti venete, infatti, riferiscono che questa città finì in mano longobarda proprio durante il Pontificato di Papa Adeodato..

Tentativo di usurpazione (619-620)

Poco tempo dopo, Eleuterio, pur non avendo in teoria i requisiti per assumere la porpora imperiale (essendo un eunuco), probabilmente approfittando della confusione del momento,. decise di rivoltarsi contro Eraclio facendosi proclamare imperatore d'Occidente: secondo lo studioso Bertolini, l'intento dell'esarca ribelle era quello di «ridare all'Italia un impero indipendente, pari di rango all'impero in Oriente»,. anche se non si può escludere, come sostiene T.S. Brown, che «le sue ambizioni contemplassero soltanto l'instaurazione, nell'Italia bizantina, di un governo autonomo». Come sembra suggerire un passo della Cronaca del continuatore di Prospero,Auctarii Havniensis extrema, 23 (): «Eleutherius cum erga se Longobardorum gentem pacatam videret , imperium conatur suscipere.» non è da escludere che prima di rivoltarsi, Eleuterio abbia comprato la neutralità dai Longobardi, forse già durante le trattative di pace dopo le sconfitte subite contro Sundrarit: quella parte dei Longobardi schierata dalla parte del re Adaloaldo e della reggente Teodolinda avrebbe visto con favore la restaurazione di un Impero romano d'Occidente autonomo da quello d'Oriente, perché «la prospettiva di una restaurazione imperiale, a opera di un esarco sconfitto e oggettivamente debole, avrebbe posto l'organismo politico da lui creato sotto l'influenza politica longobarda».. Vi era però una fazione dei Longobardi che vedeva con ostilità i rapporti tutto sommato amichevoli che Teodolinda e Adaloaldo avevano stretto con l'Impero e che sembra abbia osteggiato l'impresa, temendo forse che Eleuterio fosse stato sottovalutato come nemico dalla corte di Teodolinda..

La rivolta, come sembra confermare la biografia di Papa Bonifacio V, iniziò all'incirca nel dicembre 619, poco prima l'ordinazione del nuovo pontefice.: «Eodem tempore ante diem ordinationis eius Eleuterius patricius et exarchus/eunuchus factus intarta adsumpsit regnum» ("A quei tempi, prima della sua ordinazione [di Papa Bonifacio V], Eleuterio patrizio e esarca/eunuco, fattosi ribelle, assunse il regno"). Dalle monete fatte coniare dalla zecca di Ravenna da Eleuterio a suo nome durante la rivolta risulta che l'esarca ribelle avesse assunto, usurpando la porpora, il nome imperiale di Ismailius, altrimenti taciuto dalle fonti. Poco tempo dopo, probabilmente agli inizi del 620, Eleuterio/Ismailius, si recò dall'arcivescovo di Ravenna Giovanni IV, con ogni probabilità per farsi incoronare (all'epoca era prassi che un nuovo imperatore fosse incoronato da un ecclesiastico); l'arcivescovo, tuttavia, evitò di prendersi questa responsabilità, forse temendo l'ira di Eraclio nel caso l'usurpazione fosse stata repressa; consigliòAuctarii Havniensis extrema, 23 (): «...venerabilis viri Iohannis adhortatur...», piuttosto, ad Eleuterio di recarsi a Roma per farsi incoronare nell'antica Caput Mundi,Auctarii Havniensis extrema, 23 (): «...ut ad Romam pergeret, atque ibi, ubi imperii solium maneret, coronam sumeret.» o dal papa (secondo Ravegnani) o dal senato romano (secondo Bertolini). Secondo Bertolini la sua idea di farsi incoronare a Roma «rivelava la consapevolezza di ciò che sempre rappresentava Roma, prima sede e culla dell'impero, come perenne custode dell'antica tradizione imperiale. Provava inoltre che a Roma esisteva sempre un senato, e che ad esso si attribuiva ancora la prerogativa di essere il depositario del potere sovrano in concorrenza con gl'imperatori, e la capacità giuridica di convalidare la proclamazione di un nuovo imperatore. Al senato di Roma, infatti, e non al papa, ebbero certo la mente così l'arcivescovo di Ravenna come l'esarco ribelle.»

Eleuterio, reputando valido il consiglio, iniziò i preparativi per il viaggio.Auctarii Havniensis extrema, 23 (): «quod consilium ratum iudicans obaudivit.» Secondo lo studioso Classen, si trattava della «prima marcia di incoronazione a Roma della storia del mondo».P. Classen, Die erste Romzug in der Weligeschichte. Zur Geschichte des Kaisertum im Westen und der Kaiserkrönung in Rom zwischen Theodosius dem Grossen und Karl dem Grossen, in Historische Forschungen für Walter Schlesinger, a cura di H. Beumann, Köln-Wien 1971, pp. 325-347. Il viaggio verso Roma, iniziato probabilmente nella tarda estate del 620., si concluse però in tragedia: infatti, giunto nei pressi di Castrum Luceolis con i pochi che lo accompagnavano (alcuni studiosi hanno suggerito che vi fossero state delle diserzioni nell'esercito di Eleuterio che lo resero "paucis", cioè piccolo)., l'esarca ribelle fu ucciso da soldati fedeli a Eraclio.Auctarii Havniensis extrema, 23 (): «Nam, cum [Eleutherius] a Ravenna profectus pergeret Romam, apud castrum Luciolis paucis iam suo itinere comitantibus a militibus interficitur.» Secondo la ricostruzione di Bertolini, i soldati ("militibus") che uccisero Eleuterio erano quelli del Castrum Luciolis, che avrebbero sbarrato la strada a Eleuterio e ai pochi che lo accompagnavano ("paucis comitantibus"), e una volta vinto l'esercito di Eleuterio e fatto prigioniero l'esarca, lo uccisero.. Tuttavia, secondo la biografia di Papa Bonifacio V contenuta nel Liber Pontificalis, Eleuterio fu ucciso da soldati ravennati ("militibus ravennatis").: «Et veniente eum ad civitatem Romanam in castrum, que dicitur Luciolis , ibidem a milites Ravennates interfectus est.» ("E mentre si stava dirigendo in direzione della città romana venne ucciso nella fortezza, che viene detta Luciolis, dai soldati ravennati"). Si noti "a milites Ravennates" in luogo di "a militibus Ravennatis", particolare che Thomas Ebendorfer, nella sua Chronica Pontificum Romanorum (che attinge pesantemente dal Liber Pontificalis o copiandolo o parafrasandolo, con aggiunte minime), emendò appunto in "a militibus Ravennatis" (cfr. ). Il Liber Pontificalis: «Cuius caput ductus Constantinopolim ad piissimum principem.» ("La sua testa venne inviata a Costantinopoli al principe piissimo [Eraclio]"). e Agnello Ravennate: «Qui egressus de Ravenna Romam vellet ire, a militibus in castro Lucceolis gladio peremptus est; cuius caput cunditum sacco Constantinopolim imperatori delatum est.» ("Uscito da Ravenna con l'intenzione di andare a Roma, venne ucciso dai soldati con la spada nel castrum Luceolis; la sua testa, messa in un sacco, venne inviata all'Imperatore a Costantinopoli") riferiscono che, ucciso con la spada, venne decapitato e la sua testa spedita in un sacco a Eraclio a Costantinopoli.

Note

Bibliografia Fonti primarie

Fonti secondarie

Collegamenti esterni