I moti di Milano furono una rivolta di una parte della popolazione di Milano contro il governo del Regno d'Italia, che si svolse tra il 6 e il 9 maggio 1898. Gli scontri avvennero a seguito di manifestazioni da parte di lavoratori che scesero in strada contro la polizia e i militari per protestare contro le condizioni di lavoro e l'aumento del prezzo del pane dei mesi precedenti, come avvenne anche in altre città italiane nello stesso periodo.

Le notizie da Milano portarono il governo a dichiarare lo stato d'assedio con il passaggio di poteri al generale Fiorenzo Bava Beccaris. Egli agì duramente fin dall'inizio per soffocare ogni possibile forma di protesta; l'utilizzo indiscriminato delle armi da fuoco e, in particolare, di cannoni all'interno della città portarono il risultato desiderato, ma anche numerose vittime, spesso semplici astanti. I «cannoni di Bava Beccaris» passarono alla storia come simbolo di un'insensata e sanguinosa repressione.

Gli avvenimenti furono considerati parte della reazione conservatrice alla svolta politica in atto all'epoca in Italia, «un colpo di coda, l'ultimo sussulto degli ambienti retrivi di Corte, della destra liberale incline al "principato costituzionale" alla prussiana, dei fautori della interpretazione restrittiva dello Statuto albertino».

Due anni dopo i fatti, il 29 luglio 1900, il militante anarchico Gaetano Bresci, all'epoca dell'eccidio emigrato negli USA, intese vendicare i morti di Milano uccidendo re Umberto I.

Contesto storico La politica nazionale

All'inizio del 1898 era Presidente del Consiglio dei ministri Antonio Starabba, marchese di Rudinì, ma nel decennio precedente la politica era stata caratterizzata principalmente dai quattro governi presieduti da Francesco Crispi tra il 1887 e il 1891 e tra il 1893 e il 1896.

La politica estera crispina portò a ostilità con la Francia (considerata un possibile aggressore e un rivale nell'espansione coloniale) e a un forte legame con la Germania con la sottoscrizione nel 1891 di un terzo trattato della Triplice alleanza. La guerra doganale con la Francia portò però a una crisi delle attività agricole dell'Italia meridionale, mentre la crescita industriale nel nord Italia venne favorita da investimenti tedeschi e austriaci attraverso banche come la Banca Commerciale Italiana fondata nel 1894. Ne seguì un movimento migratorio diretto all'estero e verso le industrie settentrionali, con un rapido inurbamento che provocò forti tensioni sociali..

Di fronte alla nuova realtà sociale, la vecchia classe politica reagì alle proteste con violente repressioni, mentre l'estrema sinistra storica, composta da radicali, da socialisti (separatisi dal 1892) e da repubblicani (dal 1895), si fece portavoce dei problemi della popolazione. Ciò portò a una crescita di consensi dell'opposizione, grazie anche alla legge elettorale del 1881 che aveva ampliato notevolmente il numero di elettori; in vista delle elezioni politiche del 1895 il quarto governo Crispi operò una revisione delle liste, ufficialmente per evitare le irregolarità riscontrate nelle precedenti elezioni, in realtà per colpire i sostenitori dei partiti di opposizione.. I risultati delle elezioni politiche del 1897 furono molto positivi per i partiti "estremi". Radicali e repubblicani ottennero in totale circa voti; i socialisti con voti ebbero 15 deputati concentrati nei collegi settentrionali, in particolare in Emilia Romagna (6 deputati) e in Lombardia (4 deputati)..

I cattolici non erano presenti in parlamento ed erano divisi tra "possibilisti", vicini alle posizioni moderate, e "intransigenti", attivi in campo sociale e in opposizione all'avanzata socialista..

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La situazione a Milano e il prezzo del pane

La questione del pane era molto sentita a Milano; il pane era l'elemento principale di nutrimento per le fasce più basse della popolazione. Nel 1886 quando agli ispettori daziari si richiese di far rispettare il regolamento del 1870 che implicava il pagamento del dazio a chi portava in città più di mezzo chilo di pane, si verificarono diversi tumulti a Porta Tenaglia da parte degli operai che «solevano al mattino portare seco loro un chilogrammo di pane e uno di riso di cui si servivano poi per il loro sostentamento durante la giornata»; il 1º aprile ci fu anche una manifestazione in piazza del Duomo con diversi arrestati. Il 3 aprile il Consiglio comunale ripristinò la "tolleranza" per chi introduceva il pane in città; era la prima volta che il Consiglio cedeva alle proteste di piazza e ci furono critiche da parte dei conservatori..

Nella seconda metà del 1897 la scarsità del raccolto dei cereali provocò un aumento del costo del pane. Il governo non prese provvedimenti, nonostante le richieste di abolizione del dazio sull'importazione del grano, che avrebbe permesso di abbassare i prezzi.. Nel gennaio 1898 ci furono i primi moti di protesta in altre zone d'Italia; a Milano si intensificarono i ritrovi dei partiti di opposizione che denunciavano l'inazione governativa, ma invitavano a non trascendere con azioni violente; nonostante queste rassicurazioni il prefetto Antonio Winspeare si mostrava preoccupato che «perdurando l'attuale stato di cose ed avvenendo nuovi aumenti del prezzo del pane, la cosa potrà divenire seria» e proibì le riunioni pubbliche.. Il governo stabilì una diminuzione provvisoria del dazio sul grano dal 25 gennaio al 30 aprile, però si ebbero solo minimi effetti sul prezzo del pane..

A marzo ci furono vari segnali preoccupanti per l'amministrazione comunale. Il 4, in occasione del 50º anniversario dello Statuto Albertino, all'Arena Civica si riunirono persone per ascoltare i comizi socialisti; in piazza del Duomo la Marcia reale venne sonoramente fischiata.. Il 6 il radicale Felice Cavallotti fu ucciso in duello da Ferruccio Macola a Roma; i funerali si svolsero a Milano il 9 marzo.

Il 20 marzo le celebrazioni del 50º anniversario delle Cinque giornate videro la contrapposizione di due distinti cortei, al mattino quello delle associazioni liberali e al pomeriggio la commemorazione «radico-repubblicana-socialista-anarchica»; il secondo era «più numeroso e importante del primo». Nello stesso periodo si segnalarono diversi articoli de L'Osservatore Cattolico, diretto dall'intransigente don Davide Albertario, a difesa dell'associazionismo cattolico contro i moderati..

Di fronte a queste manifestazioni pubbliche i conservatori lamentavano la debolezza del governo.

Ad aprile lo scoppio della guerra ispano-americana bloccò la possibilità di importazione di cereali dagli Stati Uniti. A Milano cresceva la preoccupazione per le manifestazioni del 1º maggio, che però trascorse senza incidenti.. A turbare i precari equilibri, il 4 maggio giunse il decreto di richiamo alle armi della classe 1873.

Le truppe presenti

Dal 2 maggio venne data facoltà ai prefetti di affidare, in caso di estesi tumulti, la gestione della pubblica sicurezza all'autorità militare.

A Milano aveva sede il III corpo d'armata, comandato fin dal 1895 dal tenente generale Fiorenzo Bava Beccaris; il tenente generale Luchino Del Mayno era a capo della divisione Milano dal 1895..

Secondo le relazioni ufficiali, all'inizio di maggio del 1898 le forze totali disponibili per il presidio di Milano ammontavano a circa uomini di fanteria, 600 di cavalleria e 300 di artiglieria a cavallo.. Altri furono chiamati di rinforzo dopo l'inizio dello stato d'assedio.

I fatti

La ricostruzione dei fatti in studi storici è basata principalmente sull'esame della documentazione ufficiale.. Il socialista Paolo Valera pubblicò varie testimonianze già a partire dal 1899; sull'argomento realizzò numerosi articoli nel periodico La folla da lui fondato nel 1901. Queste pubblicazioni, tese a screditare le relazioni ufficiali e in modo particolare Bava Beccaris, presentano però «diverse forzature»..

È considerata di particolare interesse una lettera inviata da Eugenio Torelli Viollier a Pasquale Villari il 3 giugno 1898; dimessosi due giorni prima dalla direzione del Corriere della Sera, egli intendeva sfogarsi riportando un resoconto degli avvenimenti di Milano che non aveva potuto pubblicare.. Parti rese anonime furono pubblicate in .

Sono meno dettagliati i ricordi pubblicati decenni dopo, come quelli di Avancinio Avancini nel 1923 e di Regina Terruzzi nel 1939..

Venerdì 6 maggio

Alla sera del 5 maggio il prefetto venne informato di probabili manifestazioni nella mattinata successiva, all'ingresso degli operai negli stabilimenti Pirelli, Grondona e Elvetica, concentrati in un'unica zona.. Si temevano anche reazioni per la morte di Muzio Mussi, figlio del deputato radicale Giuseppe Mussi, durante gli scontri del giorno precedente a Pavia. La mattinata di venerdì trascorse però senza incidenti..

Attorno a mezzogiorno, all'uscita degli operai per il pranzo dallo stabilimento Pirelli, vennero distribuite copie di un volantino dei socialisti milanesiCfr. Volantino dei socialisti milanesi, maggio 1898. per cui era già stato disposto il sequestro dalla Procura. Alcuni agenti in borghese fermarono chi li distribuiva; ne seguirono alcuni disordini con gli operai e l'arresto di un operaio accusato di aver lanciato sassi contro gli agenti. Il distributore dei volantini fu multato e rilasciato, mentre l'operaio fu trattenuto.. Si ebbero nuovi disordini presso lo stabilimento Pirelli, dove una sassaiola distrusse varie finestre; il proprietario Giovanni Battista Pirelli cercò inutilmente di ottenere il rilascio dell'operaio per calmare la situazione, visto che alle proteste si erano aggiunti operai delle fabbriche vicine Stigler e Elvetica; il tumulto fu interrotto solo all'arrivo di 152 soldati insieme a carabinieri e guardie di sicurezza. Intervenne anche Filippo Turati chiedendo di evitare gesti violenti..

Attorno alle 18:45, dopo l'uscita serale dagli stabilimenti, un migliaio di persone prese d'assalto la caserma di Via Napo Torriani, dove era trattenuto l'operaio arrestato. I soldati fecero fuoco: morirono una guardia di sicurezza e due dimostranti, altri tre furono feriti. Altre truppe giunsero sul posto e dispersero la folla, grazie anche a un violento temporale che si abbatté su Milano. In serata ci fu una breve dimostrazione in piazza del Duomo che fu dispersa senza altri incidenti...

Sabato 7 maggio

La mattina di sabato le strade si riempirono di operai e operaie. Secondo Torelli Viollier non si trattò di uno sciopero, ma vari proprietari, temendo azioni violente, decisero di pagare la settimana ai dipendenti e di chiudere gli stabilimenti.. Cortei si formarono lungo le vie della città e alcuni dimostranti si portarono alla stazione per bloccare la partenza di treni che pensavano trasportassero i richiamati del 1873..

Uno dei primi scontri, probabilmente il più grave dell'intera rivolta,. si ebbe in Corso Venezia all'incrocio con Via Palestro: per bloccare il passaggio della cavalleria fu creata una barricata con le carrozze di due tram e con mobili sottratti dalla portineria di Palazzo Saporiti.. Dai tetti vennero lanciate tegole contro i soldati. Negli scontri ci furono diversi morti e feriti tra i manifestanti.

Per facilitare lo spostamento delle truppe fu bloccato il passaggio dei tram. Attorno a mezzogiorno il prefetto affidò al generale Bava Beccaris la gestione dell'ordine pubblico.

Altre barricate furono costruite a Porta Venezia, Porta Vittoria, Porta Romana, Porta Ticinese e Porta Garibaldi.

Le comunicazioni ufficiali riportarono gli avvenimenti in modo molto accentuato, presentandoli come opera di «un movimento rivoluzionario».. Il governo con telegramma delle 16:30 comunicò il decreto che dichiarava la provincia di Milano in stato d'assedio e nominava il generale Bava Beccaris «Commissario straordinario con pieni poteri».