Nell'antichità la settimana planetaria non aveva la struttura odierna, ossia non decretava un giorno di festa con cadenza periodica. Tuttavia essa è molto antica, come il suo legame coi pianeti. Per esempio, i Caldei, conoscendo solo cinque pianeti, utilizzavano settimane di cinque giorni, mentre i Babilonesi, come indicato nel codice di Hammurabi (risalente al 2000 a.C.), avevano settimane di sette giorni, così come gli ebrei .

Attraverso queste culture la settimana di sette giorni arrivò a Roma, sostituendo il ciclo delle nundinae (i giorni di mercato) di otto giorni già dal I secolo a.C. I romani diedero ai giorni i nomi delle principali divinità (anche quelle provenienti da altri Paesi), pur slegando tale ciclo dalle feste, che invece erano stabilite secondo i criteri della religione classica.

I cristiani ereditarono tale settimana, ma introducendo il giorno del Signore, la domenica, giorno non di riposo, come per gli ebrei il sabato, bensì di gioia, dunque di festa. Tale innovazione ebbe una straordinaria fortuna, radicandosi appieno nella cultura cristiana e, negli ultimi secoli, anche nelle altre. Tuttavia l'evoluzione della settimana non è così lineare come potrebbe sembrare, ma è il frutto di un processo caratterizzato da scelte per nulla ovvie e da diverse contese.

La scelta del giorno di culto Il culto cristiano iniziò a diffondersi molto presto, e con l'aumento del numero dei fedeli si sentì probabilmente la necessità di fissare un giorno in cui tutta la comunità si potesse riunire per celebrare insieme i misteri della resurrezione di Cristo, creando in tal modo un'identità indipendente da quella ebraica, tanto più che molti di coloro che avevano aderito alla nuova religione non provenivano dal Giudaismo. Quasi certamente i primi giudeo-cristiani continuarono a rispettare il riposo sabbatico, recandosi alla sinagoga per la lettura della Scrittura e per pregare, come avveniva in tutta la Giudea, ormai colonia romana. Dopo di che si riunivano in case private di qualche cristiano abbiente, imitando in tal modo gli apostoli che avevano atteso la venuta dello Spirito Santo. Ciò non significa che la domenica sia una diretta conseguenza del sabato, ma non si può negare che la ricorrenza settimanale abbia una derivazione ebraica. .

Perché la domenica? La scelta del primo giorno dopo il sabato non è casuale. Infatti la Resurrezione di Cristo sarebbe avvenuta in quel giorno della settimana, come attestato nei quattro Vangeli canonici, anche se . Per quanto riguarda il culto di Mithra non sembra esserci un collegamento diretto, se si considera che non esiste alcun dato che attesti lo statuto di giorno festivo del dies solis mithraico. Indirettamente però, .

Riguardo al collegamento con la setta di Qumran: questi seguono un calendario solare, il cosiddetto Calendario dei Giubilei, di 52 settimane, in cui tutte le feste cadono ogni anno nello stesso giorno della settimana. Secondo questo calendario, due delle più importanti feste giudaiche, l'Omertag (l'offerta delle primizie e primo giorno dell'anno) e la Pentecoste, cadono di domenica, mentre la maggior parte delle altre festività cadono di mercoledì e di venerdì, giorni di digiuno, proprio come nel Cristianesimo, in cui vi si ricorda l'arresto di Gesù e la Sua crocifissione. , tanto più che . Tuttavia, , se si accettasse questa tesi si cadrebbe in contraddizione, perché si può essere verificata solo una delle due situazioni: «o l'influenza di Qumran è stata decisiva e perciò la resurrezione di Gesù è stata attribuita nella tradizione di domenica; o la resurrezione di Gesù è effettivamente avvenuta di domenica, e ciò senza alcun apporto – sia pure di natura psicologica – da parte di una tradizione risalente a Qumran».

Le prime testimonianze della celebrazione domenicale Il Nuovo Testamento L'importanza della domenica è ricordata ben presto da Paolo: il primo giorno dopo il sabato diventa il giorno dedicato alla colletta, attività di primaria importanza all'interno della primitiva comunità cristiana. In 1Cor 16, 1-2, l'apostolo si rivela molto esplicito: «Riguardo poi alla colletta in corso a favore dei fratelli, fate anche voi come ho ordinato alle chiese della Galazia. Ogni primo giorno della settimana (κατὰ μία σαββάτου) ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare, perché non si facciano le collette proprio quando vengo io». Questa lettera fu scritta intorno al 54, ciò significa che sin da allora la domenica, o meglio, il primo giorno della settimana aveva assunto questo ruolo privilegiato. È un errore credere che nel primo secolo il giorno di culto rimase il sabato per i cristiani quando testi cristiani del primo e secondo secolo già riportano l'osservanza della domenica (Ignazio di Antiochia, Giustino, Ireneo di Lione, ecc). Il nuovo testamento fa capire bene che Paolo insegnava agli ebrei di sabato per portare il vangelo a loro che non credevano ancora in Gesù e predicava tutti i giorni, non solo al sabato, quando era con i pagani. Si compie un passo avanti nel momento in cui si parla di riunione domenicale. La prima testimonianza è sempre un passo neotestamentario, At 20, 7, in cui si dice: «Il primo giorno della settimana eravamo riuniti per spezzare il pane. Paolo, che doveva partire il giorno dopo, discorreva con essi e prolungò il discorso fino a mezzanotte». Oltretutto sono presenti importanti termini chiave: “Ἐν δὲ τῇ μιᾷ τῶν σαββάτων”, sono le stesse parole utilizzate per indicare il giorno della resurrezione di Gesù in tre dei Vangeli; “κλᾶν (κλάσαι) ἄρτον” sono i termini tecnici per indicare l'eucaristia, così come il verbo συνέγειν (συνηγμένων) indica i raduni cristiani. I comandamenti morali sono presenti eccome nel decalogo. Infatti i primi 3 riguardano l'adorazione a DIO, mentre dal quinto al decimo si parla di amore verso il prossimo. Rimane il quarto che, a differenza di tutti gli altri ci ricorda DIO creatore.

I testi del I e del II secolo Dobbiamo infatti aspettare almeno dieci anni per trovare un altro testo che ci parli delle riunioni domenicali, ma in questo caso il testo non ammette repliche. Nella Didaché, redatta tra il 90 ed il 100, all'inizio del quattordicesimo capitolo, si dice: «Nel giorno domenicale del Signore radunatevi, spezzate il pane e rendete grazie». La pratica forse non appare ancora consolidata, considerando che il testo ne dà ancora le direttive, ma è certo che inizia a diffondersi. Dopo il 100 abbiamo numerosi testi che ci parlano di queste riunioni. Ma se è importante che ce ne parlino ancora gli autori cristiani, come sant'Ignazio di Antiochia, significativa è anche la testimonianza esterna di un autore pagano, Plinio il Giovane che, come governatore della Bitinia nel 112, chiede all'imperatore quale atteggiamento debba egli assumere nei confronti dei cristiani, il cui numero è in crescita, che si rifiutano di sacrificare all'imperatore e che «essent soliti stato die ante lucem convenire carmenque Christo quasi deo dicere». È poi rilevante che la pratica appaia consolidata, considerato che Plinio la utilizza come fattore distintivo. Ciò è molto importante perché ci permette di affermare che negli anni '10 del I secolo la domenica è diventata definitivamente il giorno di culto dei cristiani, che iniziano così ad essere considerati una comunità separata da quella ebraica.

La polemica sul rispetto del sabato I primi cristiani vivevano però una situazione di forte contrasto: alla luce della parola di Gesù, potevano rigettare l'antica Legge e, di conseguenza, il rispetto del sabato? In fondo si sarebbe potuto continuare a rispettare il riposo sabbatico per ricordare il settimo giorno della creazione, in cui Dio si riposò, e poi celebrare la domenica in ricordo della resurrezione. Dopo un periodo di forte incertezza, si è invece deciso di privilegiare la domenica, rigettando il sabato perché non conforme al nuovo credo.

Gesù e il sabato Il punto di partenza sono nuovamente le Sacre Scritture, perché già nei Vangeli si possono trovare le prime indicazioni. Più di una volta Gesù compie dei miracoli nel giorno di sabato, cosa che scandalizza moltissimo i giudei, perché così si infrange il sabato. Le guarigioni non sono mai improrogabili, come ben si sottolinea, ad esempio, nel caso narrato in Lc 13, 10-17: una donna, inferma da diciotto anni, si reca alla sinagoga in cui si trovava Gesù, che la guarisce nonostante sia sabato. Il capo della sinagoga è nel giusto quando lo accusa di aver violato il sabato, e questo episodio appare come una provocazione, o una dimostrazione da parte di Gesù, esattamente come quando i discepoli, di sabato, raccolgono delle spighe per cibarsene. All'accusa mossagli dai farisei, Gesù risponde con esempi biblici di violazione del sabato, e poi aggiunge: «Il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è padrone anche del sabato».

Gli apostoli e i primi cristiani non osservavano più il sabato

I primi cristiani sin dalle origini, subito dopo la resurrezione di Cristo, hanno celebrato il giorno di domenica abbandonando il sabato in modo graduale, mano a mano che aumentava la loro comprensione del passaggio dalla vecchia alleanza alla nuova nel sangue di Cristo. Gesù fa capire che il sabato è solo un cerimoniale della legge mosaica di secondaria importanza. Il giorno di riposo giudaico, il sabato, è stato fatto per dedicarsi a Dio e agli altri solo all'interno della legge che Dio diede agli ebrei. Dio nel giardino dell'Eden non aveva disposto un giorno di riposo per gli uomini perché il tempo nel paradiso non logorava, l'attività (non erano immobili) non comportava stanchezza e perciò non c'erano malattie e morte. L'attività era spontanea, qualunque lavoro vi fosse non era sentito con fatica, v'era buona comunicazione con Dio.

Il riposo del sabato è stato dato ai giudei solamente con la Legge di Mosè e, a imitazione del Creatore, che dopo i sei giorni occorsi per la creazione, nel settimo, lo Shabbat, si riposò. Nel paradiso dell'Eden non esisteva il riposo sabbatico prima del peccato di Adamo perché la creatura entrava in comunione con Dio quotidianamente, in un sabato quotidiano a partire dal primo sabato alla creazione senza bisogno del rituale giudaico di riposare ciclicamente ogni sette giorni. Dal Nuovo Testamento, siccome attesta espressamente che non abolisce bensì completa la Legge veterotestamentaria, si può desumere che un conto è la permissione di riposo per i servi, e altro conto è il divieto di operare liberamente. Il Concilio di Gerusalemme (cfr. Atti, 15) il primo grande concilio cristiano, abolisce le pratiche dei sacrifici fisici, tra cui la circoncisione, in quanto Gesù Cristo ha già perito per tutti gli uomini.

L'astensione dal lavoro nel sabato non è un comando universale. Il sabato è una durata decisa umanamente nell'area culturale giudaica. Al di fuori di essa non è riconosciuto il comando dell'astensione dal lavoro nel sabato. Asserire “….il vero giorno di riposo cristiano è il sabato e non la domenica….” è una ingenuità. Il giorno di sabato avrebbe potuto essere chiamato domenica, non essendoci note correlazioni astronomiche coi giorni della settimana. Tale cambiamento o slittamento dei nomi potrebbe ancora avvenire se si spostasse per convenzione internazionale la linea del cambiamento di data lungo i fusi orari.

Quanto detto sopra non viene riconosciuto da qualche comunità Evangelica e Protestante Cristiana in quanto, per queste, il sabato, scritto testualmente sulla Bibbia, è un PATTO ETERNO fra Dio e l'uomo. Non è quindi ingenuo pensare che il giorno di riposo sia rimasto realmente il sabato in quanto Dio non scioglie i legami fatti sulla terra (Anche questo scritto sulla Bibbia). È invece la conclusione logica.