Il Partenone ( ; ) è un tempio greco periptero octastilo di ordine dorico, che sorge sull'acropoli di Atene, dedicato alla dea Atena protettrice della città. È il più famoso monumento dell'antica Grecia ed è considerato una delle massime espressioni dell'architettura greca classica.
Realizzato in marmo pentelico, il naos ospitava la statua crisoelefantina di Atena Parthenos, opera di Fidia. Il culto arcaico di Atena Poliàs o poliade (cioè protettrice della città) si svolgeva nell'antico tempio della dea (Archaios Neos) che custodiva lo xoanon (la statua in legno arcaica), mentre il Partenone fu dedicato specificamente ad Atena Parthenos.
L'opistodomo del Partenone fu adibito a deposito di fondi pubblici almeno dal 433 a.C., e il trasferimento dei tributi della Lega delio-attica ad Atene è attestato dal 454 a.C. Le lamine d'oro della statua, del peso complessivo di circa 44 talenti (circa 1.150 kg), erano removibili e costituirono una riserva finanziaria della città.
Insieme al resto del complesso dell'Acropoli, il Partenone è iscritto nella Lista del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO dal 1987.
Nome
Il nome «Partenone» deriva dal greco antico Παρθενών (Parthenṓn), collegato all'epiteto di Atena () e al sostantivo parthénos con il significato di «vergine, fanciulla». indica anche l'appartamento delle fanciulle; per i templi il termine fu usato per designare un ambiente specifico.
Nella documentazione epigrafica del V e IV secolo a.C. compare «Parthenon» come uno dei tesori dell'Acropoli citati negli inventari del santuario di Atena; l'identificazione tradizionale con la sala occidentale dell'edificio è stata spesso proposta, ma studi recenti hanno argomentato che il «Parthenon» degli inventari vada invece riconosciuto nell'Eretteo (in particolare nella sua parte occidentale). Nei cosiddetti decreti dell'Hekatompedon (IG I³ 4 A–B, 485/4 a.C.) ricorre inoltre il termine per un edificio sull'Acropoli, fondamentale per la discussione antica e moderna sulla nomenclatura dei templi dell'area. L'uso di «Parthenon» per indicare l'intero grande tempio dell'Acropoli è attestato con certezza a partire dalla metà del IV secolo a.C., nei discorsi di Demostene, dove il termine è elencato tra le principali opere monumentali di Atene.
Funzione dell'edificio
Il Partenone è un edificio unico nel panorama architettonico, che originariamente ospitava nella cella la statua crisoelefantina di Atena Parthenos di Fidia ed era luogo di deposizione di offerte votive nell'ambito del santuario di Atena sull'Acropoli. I sacrifici pubblici e le cerimonie si svolgevano all'altare esterno antistante il tempio, poiché nell'esperienza cultuale greca l'altare all'aperto costituiva il fulcro del santuario, mentre il tempio custodiva l'immagine di culto.
Il Partenone non corrisponde ad alcune definizioni moderne di "tempio" e una parte degli storici ha sostenuto che esso fosse utilizzato esclusivamente come tesoreria; tuttavia tale posizione non è maggioritaria e la letteratura specialistica continua a considerare l'edificio come tempio con statua di culto, dotato anche di funzioni finanziarie documentate da epigrafi. L'opistodomo occidentale, con quattro colonne ioniche di sostegno, è attestato come deposito dei fondi pubblici della città a partire dal 433 a.C., secondo la documentazione istituzionale greca e le liste dei tributi.
Storia
Il Partenone fu costruito tra il 447 e il 438 a.C. (con il completamento delle sculture nel 432 a.C.) nell'ambito del programma edilizio promosso da Pericle, su progetto degli architetti Ictino e Callicrate e sotto la supervisione generale di Fidia (nominato episkopos, soprintendente), che inoltre realizzò le decorazioni scultoree e la statua di Athena Parthènos destinata al naòs, alta circa 12 metri, interamente ricoperta di oro e avorio. Nello stesso periodo furono costruiti anche i Propilei, attribuiti a Mnesicle, completati in cinque anni secondo Plutarco, a testimonianza dell'ampia portata del programma pericleo sull'Acropoli.
La spesa maggiore fu il trasporto della pietra (marmo pentelico) dal Monte Pentelico, a circa 16 chilometri da Atene, fino all'Acropoli. I fondi furono in parte ricavati dal tesoro della Lega di Delo o delio-attica.
Dalla metà del V secolo a.C. infatti il monumento ebbe anche funzione finanziaria: dall'anno 433 a.C. i fondi pubblici della città vennero custoditi nell'opistodomo, col trasferimento da Delo ad Atene del tesoro della Lega delio-attica nel 454 a.C. durante l'arcontato di Antistene, secondo la cronologia tradizionale riportata da Filocoro e confermata dalle Liste dei tributi attici (IG I³ 259). L'evento segnò il passaggio della Lega da un'alleanza difensiva panellenica a un sistema imperialista controllato da Atene.
In età tardo-romana il tempio subì un grave incendio e fu restaurato nel IV secolo; in seguito fu convertito in chiesa, per poi diventare moschea in epoca ottomana, subendo la distruzione più grave nel 1687 con l'esplosione del deposito della polvere da sparo durante l'assedio veneziano. Tra il 1801 e il 1803 una parte delle sculture fu rimossa da Thomas Bruce, VII conte di Elgin; dal 1975 sono in corso restauri sistematici diretti dallo YSMA.
Storia antica L'area del Partenone è occupata da edifici cultuali almeno dalla metà del VI secolo a.C.; il primo tempio monumentale, identificato dagli studiosi con lHekatompedon, è stato verosimilmente collegato alla riorganizzazione delle Panatenee del 566/5 a.C. Il cosiddetto "pre-Partenone" (490–480 a.C.) fu distrutto dai Persiani nel 480 a.C., al tempo di Serse, durante le guerre persiane. Dopo la decisione del 448 a.C. di ricostruire i santuari devastati, l'edificio classico fu impostato sul medesimo sito: i lavori del tempio si svolsero tra il 447 e il 438 a.C., mentre le sculture di frontone furono completate nel 432 a.C.; il progetto è attribuito a Ictino e Callicrate, con responsabilità generale e programma scultoreo affidati a Fidia.
Pausania descrive il monumento come «il tempio che chiamano Parthenon» e riferisce i soggetti dei due frontoni, la nascita di Atena a est e la contesa con Poseidone a ovest, menzionando la statua crisoelefantina di Atena Parthenos. Dal 433 a.C. l'opistodomo custodì i fondi pubblici di Atene; parallelamente, le Liste del tributo ateniese documentano il trasferimento del tesoro della Lega delio-attica sull'Acropoli alcuni anni dopo.
In età tardo-romana il tempio subì un vasto incendio e fu restaurato nel IV secolo d.C., probabilmente sotto Giuliano, prima delle successive trasformazioni d'età cristiana e medievale.
Storia medievale Trasformazione in chiesa
In epoca bizantina, il Partenone rimase in funzione come chiesa dedicata a Maria, sotto l'epiteto di Theotokos (Madre di Dio). All'epoca dell'Impero latino diventò brevemente una chiesa cattolica dedicata sempre alla Madonna.
La conversione del tempio in chiesa comportò la chiusura dell'ingresso orientale e la creazione di un'abside nella facciata est, con l'apertura di numerose finestre che interessarono elementi marmorei antichi. Durante il Medioevo sono inoltre attestati iscrizioni cristiane incise sulle colonne e pitture murali all'interno dell'edificio. Queste modifiche alterarono in modo significativo l'aspetto antico del monumento, e contribuirono a far dimenticare la sua natura di tempio antico.
Riscoperta
La riscoperta del Partenone come monumento antico si colloca nel Quattrocento umanistico. Nel 1436 Ciriaco d'Ancona, durante la sua visita ad Atene, identificò l'edificio come antico tempio di Pallade sulla base dell'osservazione diretta e della lettura delle fonti classiche.
Ciriaco ne lasciò una descrizione accurata e curò l'inclusione di un disegno del tempio nei suoi Commentarii; alla tradizione dei suoi testi risalgono le più antiche testimonianze grafiche conservate del Partenone.
Sulla base delle fonti antiche, Ciriaco definì il Partenone divum quippe opus Phidiae e ne descrisse nel dettaglio colonne, apparato scultoreo e misure principali. Definì inoltre il tempio ornatissimum undique; riconobbe nel fregio dorico meridionale la battaglia tra Centauri e Lapiti, mentre interpretò il fregio della cella come un richiamo alle vittorie ateniesi del tempo di Pericle.
Trasformazione in moschea Nel 1456, Atene cadde sotto gli Ottomani e il Partenone fu trasformato in moschea: fu aggiunto un minareto, la cui base e lo scalone sono ancora riconoscibili. I visitatori europei del XVII secolo attestano che l'edificio conservava ancora gran parte della sua decorazione prima del bombardamento del 1687.
Storia moderna e contemporanea
Assedio veneziano e distruzione del 1687
Nel contesto della guerra di Morea, le forze veneziane guidate da Francesco Morosini con il luogotenente Otto Wilhelm von Königsmarck cinsero d'assedio l'acropoli di Atene; in vista del bombardamento gli ottomani demolirono il Tempio di Atena Nike per ricavarne materiali e impiantare una batteria a difesa del settore occidentale della rocca. Le batterie veneziane furono posizionate sulle alture circostanti, comprese la collina delle Pnice e l'Areopago, iniziando il tiro sistematico contro la fortezza; un colpo centrò un deposito di polvere ai Propilei, causando un'esplosione e danni estesi all'accesso monumentale.
Nella notte tra il 26 e il 27 settembre 1687 una bomba di mortaio penetrò nel Partenone, adibito a polveriera dagli ottomani, provocando una forte deflagrazione che spezzò l'edificio in due e distrusse la copertura, abbattendo numerose colonne; l'effetto d'urto fece precipitare architravi, triglifi e metope; i frammenti marmorei causarono la morte di circa trecento uomini all'interno della cittadella. L'episodio è ricordato come la più grave catastrofe nella tormentata storia del tempio.
Dopo il fallito tentativo di soccorso ottomano proveniente da Tebe, la guarnigione issò bandiera bianca il 28 settembre e si arrese con capitolazione il giorno successivo, mentre le truppe venete entrarono sull'Acropoli e procedettero alla sepoltura dei caduti e al censimento dei materiali abbandonati; contemporaneamente si stesero piani e vedute topografiche della città e della rocca documentando lo stato di rovina del Partenone.
Rimozioni di Lord Elgin e diaspora delle sculture (1801–1816)
All'inizio dell'Ottocento, mentre Atene era sotto l'amministrazione ottomana, Thomas Bruce, VII conte di Elgin, ambasciatore britannico alla Sublime Porta, ottenne dalle autorità il permesso di disegnare, misurare e rimuovere figure scultoree dall'acropoli. Tra il 1801 e il 1805 gli agenti di Elgin rimossero circa la metà delle sculture allora superstiti dal Partenone e ottennero autorizzazioni anche per elementi dell'Eretteo, del Tempio di Atena Nike e dei Propilei.
Tra i materiali oggi al British Museum si contano 15 metope, 17 figure di frontone e circa 75 metri del fregio. Secondo la documentazione ufficiale del Ministero della Cultura ellenico, dei 97 blocchi del fregio superstiti 56 sono a Londra e 40 ad Atene; delle 64 metope superstiti 15 sono a Londra e 48 ad Atene; delle 28 figure dei frontoni 19 sono a Londra e 9 ad Atene. Nello stesso frangente vennero asportate anche una delle Cariatidi dell'Eretteo e quattro lastre del fregio del Tempio di Atena Nike, inviate in Gran Bretagna insieme ad altri antichi dell'Acropoli.
Il trasferimento in Inghilterra fu complesso: i carichi furono spostati da porto a porto e una nave affondò durante il viaggio; una parte delle sculture, giunta a Londra, fu ricoverata provvisoriamente in depositi e magazzini fino alla decisione governativa di acquistare i reperti. Nel 1816 una commissione parlamentare britannica esaminò l'operato di Elgin e ne sancì la legittimità, prima dell'acquisizione delle sculture da parte del British Museum, con atto del Parlamento d'Inghilterra.