Il diritto canonico (in latino ius canonicum) è l’insieme di norme giuridiche di diritto positivo o naturale, regolamenti e documenti dottrinali formulati da una legittima autorità ecclesiastica al fine di regolare l'attività di una Chiesa cristiana e dei suoi fedeli nonché le sue relazioni con la società esterna. Quindi, con diritto canonico ci si riferisce a tutto il corpo normativo proprio della Chiesa cattolica (sia di quella latina che di quelle sui iuris orientali), della Chiesa ortodossa, delle Chiese ortodosse orientali e delle singole Chiese nazionali all'interno della Comunione anglicana. Non va confuso con il diritto ecclesiastico, che è il diritto con cui gli stati regolano i loro rapporti coi credenti e con le varie confessioni religiose.

Sebbene da un punto di vista storico il diritto canonico appaia continuo dalle origini del cristianesimo ad oggi, i diversi scismi avvenuti lungo la storia della Chiesa hanno portato allo sviluppo di diversi procedimenti legislativi, interpretativi e giudiziali tra le diverse confessioni. Il diritto canonico, inoltre, nella sua bimillenaria vita è stato profondamente influenzato da tutti i cambiamenti sociali, politici, economici, culturali ed ecclesiastici avvenuti nel corso del tempo.

La prima fonte del diritto canonico è la legge di Dio contenuta nelle Sacre scritture, Antico e Nuovo Testamento, che ne costituisce il substrato e i principi fondamentali su cui nei secoli si costruì una "Tradizione" grazie all'incessante magistero della Chiesa, ai lavori dei Padri e alle decisioni dei concili. Dopo i primi tre concili ecumenici (Nicea del 325, Costantinopoli del 381 e Efeso del 431) fu a seguito delle decisioni del quarto, il concilio di Calcedonia del 451, che si verificarono le prime divisioni con le Chiese ortodosse orientali che rifiutarono i canoni calcedonesi. Tra la Chiesa latina e quella bizantina di Costantinopoli la comunione rimase pressoché stabile, anche se con diverse difficoltà, fino al 1054 quando il grande scisma le divise definitivamente anche sul piano giuridico.

Dopo il 1054 nella Chiesa occidentale il diritto canonico conobbe uno sviluppo imponente certamente aiutato dalla riscoperta, in ambito laico, del diritto romano attraverso i testi giustinianei grazie alla scuola bolognese dei glossatori e alla nascita delle prime università medievali di diritto. Imponenti lavori di raccolta ragionata, si ricorda in particolare l’opera del giurista Graziano, furono pietre angolari di un sistema giuridico sempre più complesso a cui gli stessi pontefici non mancarono di dare il loro contributo con la promulgazione di decretali e con la promozione di ulteriori lavori di sistemazione e raccolta. Tale sviluppo continuò ininterrotto fino alla riforma protestante del XVI secolo, ovvero quando le nuove Chiese che ne originarono lo rifiutarono. La Chiesa di Inghilterra, anch’essa riformata a seguito di uno scisma, ne mantenne comunque la nozione da cui, tuttavia, ne sviluppò uno proprio accettato da tutta la Comunione anglicana.

Terminologia e fondamenti La parola canonico deriva dal corrispettivo greco κανών, che significa semplicemente "regola", ed è stata usata in maniera inequivocabile nel Concilio di Nicea del 325 quando furono trattati i canones disciplinares, ma il suo uso ha cominciato a ricevere preferenze nette solo dall'VIII secolo. Tuttavia nel corso della storia della Chiesa si è parlato spesso anche di ius sacrum, ius decretalium, ius pontificium e ius ecclesiasticum.

Un'altra distinzione nasce dal fatto che la Chiesa si definisce un'unica realtà composta da un elemento divino e da un elemento umano, regolata correlativamente sia dal "diritto divino" che dal "diritto (meramente) ecclesiastico", ovvero dalle norme stabilite esclusivamente dalla competente autorità ecclesiastica. Il diritto divino si divide in naturale e positivo: del primo, fanno parte tutti i diritti umani intrinseci alla natura umana stessa; del secondo, tutte le regole manifestate nella Rivelazione divina, ricavabili dai testi sacri e dalla Tradizione apostolica.

La legittimità del diritto canonico trova fondamento sull'accettazione della visione sacramentale della Chiesa, intesa come comunità, e del riconoscimento della missione attribuita da Gesù Cristo agli apostoli e poi continuata dal collegio dei vescovi loro successori. La Chiesa cattolica riconosce, inoltre, la figura del papa considerandolo capo dei vescovi in quanto successore dell'apostolo Pietro a cui, secondo la dottrina cattolica, Gesù avrebbe affidato la guida della Chiesa con le parole riportate nel vangelo secondo Matteo .

Origini e formazione Legge di Dio e prime comunità cristiane

Il nucleo originale del diritto canonico, che funge da substrato per tutta la produzione giuridica umana dalle origini del cristianesimo ad oggi, è da ricercarsi nella legge di Dio (jus divinum) ovvero nelle Sacre Scritture che per i cristiani sono l'Antico e Nuovo Testamento. Nell'Antico, comune anche ad ebrei e musulmani, è contenuta la legge fondamentale del cristianesimo, una "legge di Alleanza" in quanto rivelata da Dio, ove il decalogo, ossia i Dieci comandamenti rivelati a Mosè sul monte Sinai, sono la base fondamentale. L'Antico Testamento è riconosciuto da tutte le confessioni cristiane, anche se vi sono leggere divergenze tra di esse riguardo al canone.. Tuttavia è da notare che esso non è inteso dalle Chiese come una fonte giuridica assoluta da applicare direttamente in tutte le sue parti, ma solo nei suoi principi fondamentali. Il Nuovo contiene la Rivelazione ossia la vita e le opere di Gesù Cristo riportate nei quattro vangeli canonici, definiti come il "condensato, il diritto costitutivo o costituzionale della Chiesa nella sua forma di comunione gerarchica tra Cristo, gli Apostoli ed i loro successori". Ai vangeli si aggiungono gli Atti degli Apostoli, le Lettere di San Paolo, le Lettere cattoliche e l'Apocalisse di Giovanni. I rapporti tra l'Antico e Nuovo Testamento sono da ricercarsi nelle parole di Cristo, riportate nel vangelo secondo Matteo, in cui afferma di non essere venuto per abrogare la legge antica, ma per completarla..

Sebbene la legge di Dio sia da considerarsi fonte di principi e non di norme in senso stretto, questa poteva andare più che bene per le prime comunità dal numero assai esiguo di fedeli; con la repentina diffusione del cristianesimo in epoca precostantiniana e la conseguente crescita dei credenti si rese necessaria la messa a punto di un diritto, di produzione umana e direttamente applicabile, che permettesse di far fronte ad una serie di problematiche organizzative, disciplinari nonché per preservare un'unica dottrina al riparo dalle eresie. Tale produzione viene conosciuta come "Tradizione" e comprenderà tutta l'opera normativa compiuta dalla Chiesa dall'età apostolica in avanti, il suo magistero, i canoni dei concili e gli scritti dei padri..

Tra le prime fonti normative della Tradizione vi è la Didaché o Dottrina dei Dodici Apostoli. Compilata probabilmente in oriente tra la fine del I e l'inizio del II secolo rientra nella cosiddetta letteratura subapostolica tranne che per la chiesa ortodossa etiope che la inserisce nel Nuovo Testamento. In essa vi sono norme catechetiche e morali a cui dovevano attenersi le prime comunità, una parte liturgica riguardante i riti del battesimo e dell'eucaristia, una parte riguardante l'organizzazione della Chiesa antica e delle sanzioni disciplinari e una parte conclusiva escatologica.... Ad essa seguirono il breve scritto della Tradizione Apostolica, una collezione di regolamenti, istruzioni, prassi liturgica e norme di vita comunitaria, tradizionalmente attribuito a Ippolito di Roma e databile ai primi anni del III secolo; e la Didascalia apostolorum, composta forse in Siria nella seconda metà dello stesso secolo, una raccolta di disposizioni destinata ad una comunità di convertiti dal paganesimo..

Da queste fonti si possono ricostruire le fisionomie delle comunità dei primi secoli. Esse appaiono organizzate gerarchicamente: il vertice è il vescovo assistito dai presbiteri e dai diaconi, a cui erano affidate le attività assistenziali. Per entrare pienamente nella comunità era necessario ricevere il sacramento del battesimo dopo un periodo generalmente lungo di catecumenato. La penitenza, seguita dell'assoluzione, era un sacramento irripetibile ed amministrato pubblicamente. A partire dal II secolo si dovette affrontare, non senza difficoltà, il problema del reinserimento nella comunità dei lapsi, ovvero quei cristiani che avevano rinnegato la fede per salvarsi dalle persecuzioni..

I primi assetti normativi della Chiesa non poterono limitarsi solo agli aspetti organizzativi e rituali, ma riguardarono anche alla difesa dell'ortodossia, ovvero di quella che si riteneva essere la vera dottrina. In un mondo in cui le deviazioni dottrinali erano frequentissime, si pensi alle dottrine gnostiche o al montanismo, dovute anche alle difficoltà di mantenimento dei contatti tra le comunità più distanti spesso costrette a vivere nella clandestinità, si presentò presto la necessità di regolare dettagliatamente quale fosse la fede corretta. Un primo sforzo in tal senso si deve al filosofo Giustino, vissuto verso la metà del II secolo, ma fu il vescovo e teologo Ireneo di Lione con la sua celebre opera Adversus Haereses, scritta intorno al 180, in cui si arriva alla formulazione del concetto un'unica Chiesa, definita successivamente dagli storici con il termine "Grande Chiesa"..

L'età dei grandi concili ecumenici

Con l'editto di Milano del 313 viene sancita la libertà di culto per il cristianesimo, ma questo non mise affatto fine alle dispute teologiche. Tuttavia, grazie all'intervento degli imperatori, che ritenevano l'unità religiosa fondamentale per l'unità dell'impero stesso, vennero convocati dei concili ecumenici allo scopo di fermare le divergenze eretiche, affermare un'unica ortodossia e affrontare questioni organizzative, comportamentali e disciplinare. Il primo dei quattro grandi concili fu quello di Nicea indetto da Costantino I nel 325; chiamato allo scopo di affrontare la questione dell'arianesimo, produsse decisioni su molti temi tradotti in norme, che da allora preso la denominazione di canoni.. A Nicea seguirono Costantinopoli I (381), Efeso (431) e Calcedonia (451); l'ultimo in particolare ebbe la conseguenza di creare una spaccatura, ancora aperta, con la costituzione delle cosiddette Chiese ortodosse orientali (o chiese precalcedonesi) che rigettarono la formulazione cristologica deliberata dai padri conciliari.. Accanto alle decisioni conciliari continuarono a godere di grande autorevolezza per l'assetto della Chiesa gli insegnamenti dei padri della Chiesa, che rappresenteranno sempre una delle fonti di maggior prestigio del diritto canonico.

Contestualmente ai grandi concili iniziò a manifestarsi l'esigenza di raccogliere tutto il materiale normativo che regolava la vita della Chiesa in collezioni ragionate, spesso in ordine cronologico o per argomento. Tra le più importanti vi furono il Syntagma canonum e il Corpus canonum orientale quest'ultimo composto verso la metà del IV secolo e successivamente integrato con i canoni dei concili successivi, con le lettere canoniche dei padri e con gli scritti del vescovo Tascio Cecilio Cipriano. Verso la metà del VI secolo Giovanni III Scolastico propose una sua raccolta, basata non più su criteri cronologici o sistematici, ma sul principio filosofico sotteso nelle norme.

Chiese ortodosse orientali

Chiesa ortodossa

Chiesa cattolica

Storia Ius antiquum: periodo pre-grazianeo