La Serie A 2001-2002 è stata la 100ª edizione della massima serie del campionato italiano di calcio (la 70ª a girone unico), disputata tra il 26 agosto 2001 e il 5 maggio 2002 e conclusa con la vittoria della , al suo ventiseiesimo titolo.

Capocannonieri del torneo sono stati Dario Hübner () e David Trezeguet (Juventus) con 24 reti a testa.

Stagione Calciomercato Decisa a tornare alla vittoria dopo un triennio avaro di successi, la richiamò in panchina Marcello Lippi. e, ceduti due punti fermi del recente passato come Zidane al – per la cifra di 150 miliardi di lire, all'epoca il trasferimento più costoso nella storia del calcio – e Filippo Inzaghi al Milan, compì un corposo rinnovamento della rosa: i maggiori acquisti furono la futura bandiera Buffon più Thuram dal Parma, e Nedvěd e Salas dalla Lazio; inoltre in attacco, al fianco del neocapitano Del Piero, venne definitivamente promosso a titolare lo scalpitante Trezeguet.

Una campione uscente, invece, operò poche mosse, tra cui gli acquisti di Panucci in difesa, il promettente portiere Pelizzoli chiamato a fare da riserva al confermato Antonioli e, soprattutto, il talento offensivo Cassano, strappato alle mire delle altre big italiane..

Cambiamenti anche per le milanesi: l', ingaggiato l'argentino Héctor Cúper in panchina, reduce da due esaltanti stagioni con il , puntellò la retroguardia col portiere Toldo e il difensore Materazzi, rivoluzionò il centrocampo con gli arrivi di Conceição e Cristiano Zanetti, mentre in attacco, confermato Vieri, offrì un'altra possibilità ai rientranti Kallon e Ventola, in attesa del pieno recupero fisico di Ronaldo, nonché del ritorno in campo di un Recoba ancora bloccato da una lunga squalifica; i concittadini del , invece, oltre a Inzaghi, si limitarono a poche altre mosse, attingendo da una Fiorentina in crisi per il tecnico Fatih Terim e il fantasista Rui Costa; inizialmente passato sottotraccia, arrivò in rossonero anche l'ex interista Pirlo.

La , persi i succitati Salas e Nedved, oltre a Verón, accolse Stam. in difesa e Mendieta e l'ex Fiore a centrocampo; i succitati ducali, a posteriori ormai nella fase declinante dell'era Tanzi, cercarono di mantenersi su buoni livelli con gli arrivi di Frey, Nakata e Şükür, mentre la , che andrà suo malgrado incontro a una delle annate più tribolate della sua storia, al principio confidava ancora in un campionato di spessore. grazie alle giocate di Morfeo e, da gennaio, ai gol di Adriano. Anche l' scelse di rimpolpare l'attacco con l'acquisto di Di Michele. Cauet e Cristiano Lucarelli andarono invece a vestire la maglia granata del vincitore del campionato cadetto.

In una stagione che si rivelerà tanto incerta e combattuta, ai nastri di partenza passò inizialmente in secondo piano il debutto della matricola e, di conseguenza, l'arrivo in massima serie del derby veronese con il : la città veneta diventò la quinta a poter vantare una stracittadina in A dopo Genova, Milano, Roma e Torino. Per la loro prima avventura nellélite del calcio italiano, i clivensi si rinforzarono con elementi non ancora sbocciati appieno, come Lupatelli e Perrotta, e con il ritorno di Legrottaglie; i concittadini scaligeri accolsero invece, tra gli altri, Frick e Paolo Cannavaro.

Per quanto concerne le altre neopromosse, il cercò di dare qualità al suo undici titolare con l'inserimento di Vannucchi, mentre il ricorse all'esperienza di Di Francesco e ai gol di Hübner, prolifico bomber di provincia. Il si segnalò per l'arrivò dal del plurititolato Guardiola, assieme a quello del nuovo terminale offensivo Toni, con quest'ultimo che andò a formare un tridente coi confermati Roberto Baggio e Tare. Tra le sorprese della precedente annata, il continuò nella sua opera di valorizzazione dei giovani dando stavolta fiducia all'esterno Grosso, pescato in Serie C2; a stagione in corso gli umbri integreranno poi in rosa la punta Bazzani. L' sostituì tra i pali Pelizzoli con l'esperto Taibi, ampliando poi con Comandini il suo parco attaccanti.

Infine, in un campionato che vide la quasi totalità delle squadre partecipanti localizzata nell'area centro-settentrionale del Paese, spettò ai salentini del , che si affidarono agli uruguaiani Giacomazzi e Chevantón, il compito di rappresentare da soli l'intero Mezzogiorno d'Italia.

Avvenimenti Girone di andata

Ai nastri di partenza del campionato i favori del pronostico riguardavano Roma e Juventus, con la Lazio e le milanesi a loro volta insignite di buone aspettative. A destare sorpresa fu invece la matricola Chievo, espressione di un piccolo borgo veronese e prima squadra capace di completare la scalata dell'intera piramide calcistica italiana, che, dopo due turni, si trovò a guidare la classifica a pari merito con la Juventus. L'inedito scontro di vertice si consumò già alla terza giornata, quando la vittoria in rimonta dei bianconeri consegnò loro il primato solitario; mentre la capitale conobbe un avvio stentato, coi biancocelesti che optarono per l'avvicendamento in panchina tra Dino Zoff e Alberto Zaccheroni, fu l'Inter di Cúper a emergere, sottraendo ai piemontesi il comando alla quinta giornata.

Il 21 ottobre 2001 i nerazzurri furono superati dai sempre più sorprendenti clivensi di Luigi Delneri, complice la battuta d'arresto nel derby meneghino: dal canto milanista il trionfo nella stracittadina rappresentò tra le poche note positive in un tormentato avvio di stagione, circostanza culminata nell'ingaggio di Carlo Ancelotti in luogo di Terim ai primi di novembre. Uno scenario complicato interessò inoltre la Fiorentina, alle cui difficoltà agonistiche si assommarono l'instabilità finanziaria e una serie di malumori in capo alla dirigenza. Mentre il Chievo continuò a segnalarsi per la buona qualità di gioco espressa. – con le ali Luciano e Manfredini, il centrocampista Perrotta e le punte Marazzina e Corradi da annoverare tra i maggiori interpreti –, anche i concittadini del Verona seppero ritagliarsi un ruolo da protagonista: vincitori tra l'altro del primo derby dell'Arena tenutosi in massima serie, gli uomini di Alberto Malesani raggiunsero, dopo tale affermazione, un inatteso quarto posto.

L'avvicendamento in panchina parve giovare anche alla Lazio, ripresasi dalla partenza in sordina e nuovamente in grado di concorrere alle prime posizioni, con i rischi di retrocessione che invece minarono ben presto i cammini di Lecce e Venezia; a tentare di trarsi d'impaccio fu il Piacenza, alla cui classifica risultò determinante la vittoria contro una sempre più inguaiata Fiorentina.

Con la Juventus nel frattempo incappata in un periodo di crisi, a dicembre il vertice della graduatoria registrò una singolare alternanza tra Chievo, Inter e Roma: i clivensi, sempre più a loro agio ai piani alti della classifica, a metà del mese sbancarono San Siro nello scontro diretto, ma furono poi i lombardi a chiudere al comando l'anno solare; tuttavia, il 6 gennaio 2002 i nerazzurri, fermati sul pari dalla Lazio, vennero superati dai giallorossi, vittoriosi contro il Torino e aggiudicatisi il simbolico titolo d'inverno per il secondo anno consecutivo.

Girone di ritorno La seconda parte del campionato certificò la resa dalla corsa scudetto del Milan – che pagò la prolungata assenza del suo centravanti Inzaghi, infortunatosi sul finire del girone di andata – e del Chievo, il cui ambiente, oltre ad affrontare una flessione sul piano dei risultati, per certi versi inevitabile data l'inesperienza dei gialloblù a un cammino di vertice, si ritrovò ulteriormente scosso a inizio marzo dalla morte dell'attaccante Mayélé in un incidente stradale.

Di contro, la Juventus, dopo gli stenti autunnali, trovò la quadra risolvendo gli equivoci tattici che avevano frenato il rendimento di due elementi-chiave quali Thuram e, soprattutto, un Nedvěd fin lì decisamente involuto: col francese dirottato stabilmente a terzino e il ceco reinventatosi trequartista, gli uomini di Lippi rientrarono a pieno titolo nella lotta scudetto che divenne così a tre, con le pretendenti che si alternavano in vetta turno dopo turno. Il primo match point fu il 10 febbraio, riguardante Roma e Juventus: terminato a reti bianche, lo scontro permise alle pretendenti di staccare l'Inter, sconfitta a Bologna; il secondo scontro, invece, spedì i bianconeri al terzo posto poiché impattarono in maniera rocambolesca nel derby d'Italia a San Siro, mentre i giallorossi – trascinati da un Montella autore di una storica quaterna – vinsero nettamente la stracittadina; il terzo big match vide, infine, i nerazzurri prendere saldamente il comando grazie alla vittoria casalinga sulla Roma: causa concomitante caduta bianconera a Parma, la nuova situazione lasciò presagire la fine anticipata del campionato. Tuttavia, alla trentesima giornata, l'inattesa sconfitta interna dei meneghini contro l'Atalanta e l'altrettanto impronosticabile pari giallorosso sul terreno del già retrocesso Venezia permisero ai piemontesi, vittoriosi in goleada a Perugia, di riaprire improvvisamente i giochi per il titolo.

Ulteriori sorprese riservò il terzultimo turno, che vedeva le tre concorrenti tutte impegnate in trasferta: l'Inter sul campo del Chievo, la Roma dinanzi al Milan e la Juventus di scena a Piacenza. Se in prossimità del triplice fischio i nerazzurri, in vantaggio al Bentegodi, parevano avere ipotecato lo scudetto mentre le due inseguitrici permanevano sul pareggio, nei concitati minuti di recupero le simultanee marcature di bianconeri e gialloblù assottigliarono da un rassicurante +5 a un risicato +1 il vantaggio dei meneghini sui torinesi, i quali approfittarono anche del pari giallorosso a San Siro per sopravanzarli al secondo posto. Dopo le vittorie incrociate della penultima giornata, le tre squadre arrivarono quindi all'ultimo turno, fissato per il pomeriggio del 5 maggio 2002, in questa situazione di classifica: Inter 69 punti, Juventus 68, Roma 67.

Causa i troppi punti persi contro le provinciali, i giallorossi, impegnati al Delle Alpi contro il Torino, nutrivano poche speranze di bissare il tricolore. Più fiduciosa era la Juventus, di scena sul campo di un'Udinese che la settimana prima aveva raggiunto la salvezza grazie alla rocambolesca vittoria esterna contro il già retrocesso Lecce. I piemontesi confidavano soprattutto nella Lazio che sfidava proprio l'Inter e che, con una vittoria e stante risultati favorevoli dagli altri campi, poteva ancora sperare di raggiungere la qualificazione alla Coppa UEFA; tuttavia, l'intero pomeriggio sembrava vivere unicamente sull'attesa di un annunciato trionfo nerazzurro, tanto che la stessa tifoseria biancoceleste – sia per il saldo gemellaggio con la curva milanese sia per disprezzo nei confronti della propria dirigenza, nonché per timore che lo scudetto potesse nuovamente finire appannaggio in primis dei concittadini e rivali giallorossi – si era pubblicamente schierata a favore di un successo interista, "scaricando" di fatto la loro squadra e colorando di nerazzurro l'intero Olimpico.

Come da pronostico, al Friuli già in avvio la Juventus archiviò la pratica con i gol di Trezeguet, capocannoniere del campionato,. e del numero dieci Del Piero, mentre a Roma, come sessantasette anni prima, inaspettatamente l'Inter perse per 4-2 una partita passata agli annali: all'immediato vantaggio ospite rispose un primo pareggio dei padroni di casa; tuttavia, quando a metà frazione l'Inter tornò nuovamente avanti, partita e classifica sembravano già scritti. Ciò nonostante, allo scoccare dell'intervallo arrivò il secondo pareggio dei biancocelesti, che poi nella ripresa trovarono il definitivo sorpasso su di un'Inter che, al rientro dagli spogliatoi, incappò in un deciso crollo atletico e, ancor più, mentale: vari giocatori nerazzurri vennero colti da crisi di pianto nel bel mezzo della sfida, vedendosi sfuggire al fotofinish un trofeo che in casa meneghina continuava a mancare ormai dall'edizione 1988-1989.