Il nizzardo (nome nativo: niçard o nissart; in francese: niçois) è il dialetto storicamente parlato nella città di Nizza e nel Paese nizzardo, oggi compreso nel dipartimento francese delle Alpi Marittime.
L'affiliazione del nizzardo è stata storicamente dibattuta: gli studiosi contemporanei lo considerano generalmente un dialetto del provenzale, esso stesso un dialetto occitano.Lexikon der Romanistischen Linguistik (LRL). Band V/2 Okzitanisch, Katalanisch. Max Niemeyer Verlag. 1991. https://www.degruyter.com/document/doi/10.1515/9783110966084/htmlConstanze Weth, "Le provençal/L'occitan" in Manuel des langues romanes. DeGuyter, 2014. https://www.degruyter.com/document/doi/10.1515/9783110302585/htmlWerner Forner. Morphologie comparée du mentonnais et du ligurien alpin analyse synchronique et essai de reconstruction. DeGruyter. 2022. https://www.degruyter.com/document/doi/10.1515/9783110755893/html
Caratteristiche
Il dialetto nizzardo è legato all'occitano, di cui viene talvolta indicato come dialetto o variante locale. Per le sue particolarità fonetiche, il nizzardo non è oggi definibile come una variante del ligure, sebbene parlate liguri caratterizzino le vicine Monaco e Mentone. La classificazione del nizzardo come dialetto ligure era invece sostenuta da studiosi ottocenteschi come Francesco Barberis.Francesco Barberis, Nizza Italiana
Molti studiosi contemporanei, come il tedesco Werner Forner, il francese Jean-Philippe Dalbera e l'italiana Giulia Petracco Sicardi, concordano in ogni caso sul fatto che il dialetto nizzardo possiede delle caratteristiche fonetiche, lessicali e morfologiche che sono comuni alla lingua ligure. Lo studioso francese Bernard Cerquiglini indica nel suo libro Les Langues de France l'esistenza di una minoranza che parla la lingua ligure a Tenda, Roquebrune-Cap-Martin e Mentone. Gli appellativi del nizzardo
Nella loro lingua materna, gli abitanti di Nizza (Nissa/Niça) si designano con l'etnonimo niçard, niçarda (grafia classica) o nissart nissarda/niçart niçarda (grafia mistraliana). Quale che sia la grafia utilizzata, si pronuncia in tutti i casi .
Nella forma maschile , la [t] è il risultato di una desonorizzazione di una d in finale. L'aggiunta facoltativa di un suono [e] finale d'appoggio, dopo [t] finale, è una particolarità della fonetica nizzarda (ma questa [e] non ha un valore fonologico e non è indicata nell'ortografia, che sia classica o mistraliana).
Esistono innumerevoli alternative grafiche a causa delle difficoltà di adottare una norma linguistica stabile: con -ç- o -ss-, con -d o -t (vedi -te).
In francese, per qualificare gli abitanti di Nizza l'etnonimo abituale è niçois. Nissart, di utilizzo crescente in francese, e più di rado niçard, si usano per designare tutto ciò che riguarda le tradizioni e la gente che parla la lingua di Nizza e della Contea di Nizza, in una forma di rinascita di questa cultura.
Norme, grafia e standardizzazione
Il nizzardo può utilizzare due norme, ciascuna suddivisa però internamente in sottonorme:
la norma classica, che privilegia le tradizioni autoctone della lingua. È stata sviluppata da Robert Lafont (Phonétique et graphie du provençal, 1951; L'ortografia occitana, lo provençau, 1972), successivamente da Jean-Pierre Baquié (Empari lo niçard, 1984) ed è di competenza del Conselh de la Lenga Occitana. In questa norma il suono [u] è scritto o, come nella grafia tradizionale del lombardo occidentale o del piemontese. Nei dittonghi, è invece scritto u. Es.: nòu, 'nove'. la norma mistraliana, più vicina alle consuetudini del francese. L'utilizzo di quest'ultima è legato al contesto storico, ovvero all'annessione della Contea di Nizza alla Francia nel 1860. È stata regolata in principio dal Félibrige (ma esiste anche una Acadèmia Nissarda). Il suono [u] è scritto ou, come anche il suono [w]. Es.: bouon, 'buono'. Le autorità francesi hanno cercato di imporre questa norma, anche per ridurre la distanza dal francese, e poter definire il nizzardo un patois del provenzale, spegnendo così i sentimenti particolaristici, quando non apertamente indipendentisti e antifrancesi della popolazione della contea di Nizza.
Sono esistite norme grafiche "italianizzanti" in passato, durante l'appartenenza ultrasecolare di Nizza e della sua Contea al Ducato di Savoia prima ed al Regno di Sardegna poi, fino al 1860, ma vennero fatte abbandonare dopo la cessione alla Francia nel 1860.
Fu Giuseppe Rosalindo Rancher, grande autore classico nizzardo, a porre nel 1830 la questione della grafia nell'opera "La Nemaida", molto prima di Mistral, con una scelta considerata "italianizzante", poiché all'epoca Nizza apparteneva al Regno di Sardegna.
La prima completa grammatica della lingua nizzarda si deve a Giuseppe Miceu nel 1840, con la sua "Grammatica nissarda", un'eccellente opera che raffigura lo stato della lingua nizzarda precedentemente alla sua francesizzazione, avvenuta dopo l'annessione della città alla Francia.
Storia e diffusione
Durante l'epoca sabauda il ruolo del dialetto nizzardo era limitato alla sfera privata, mentre le attività pubbliche dall'Editto di Rivoli del 1561 si svolgevano in lingua italiana.
Dopo l'annessione francese di Nizza, il francese sostituì l'italiano nella pubblica amministrazione e come lingua d'insegnamento. Il dialetto nizzardo continuò però ad essere usato in città. Fino a tutto il XIX secolo continuò a esservi una fiorente attività letteraria dialettale. Nel corso dei decenni tuttavia il francese prese sempre più piede, soprattutto tra le classi medie, mentre tra le classi popolari il dialetto continuò ad essere relativamente diffuso sino alla seconda guerra mondiale.
Durante la seconda guerra mondiale, a seguito dell'occupazione italiana della Francia meridionale, la tesi della presunta italianità del dialetto nizzardo fu tra gli argomenti utilizzati da pubblicazioni irrdentiste, come Il Nizzardo, che miravano all'annessione della regione all'Italia.
Dal 1954 il nizzardo è insegnato al Liceo Masséna, mentre negli anni Novanta del XX secolo venne introdotto un parziale bilinguismo visivo francese-nizzardo nel centro storico e sul servizio autobus cittadino. Ciònonostante il declino del dialetto non sembra essersi arrestato: secondo un sondaggio effettuato nel 1999, il 90% della popolazione non era in grado di riconoscere i testi in dialetto.
Coniugazioni verbali Prima coniugazione Verbo cantar (it. cantare). IndicativoCongiuntivoCondizionale Presente ImperfettoPerfetto (Passato remoto) FuturoPresenteImperfettoCondizionale canticantavicantèricanteraicanticantèssicanterii cantescantavescantèrescanteràscantescantèssescanteries cantacantavacantètcanteràcantecantèssecanteria cantamcantavamcanteriamcanteremcantemcantessiamcanteriavam cantatzcantavatzcanteriatzcanteretzcantetzcantessiatzcanteriavatz cantancantavancantèroncanteràncantancantèssoncanterian
Seconda coniugazione Verbo vender (it. vendere). IndicativoCongiuntivoCondizionale PresenteImperfettoPerfetto (Passato remoto)FuturoPresenteImperfettoCondizionale vendivendiivendèrivenderaivendivendèssivenderii vendesvendiesvendèresvenderàsvendesvendèssesvenderies vendevendiavendètvenderàvendevendèssevenderia vendèmvendiavamvenderiamvenderemvendemvendessiamvenderiavam vendètzvendiavatzvenderiatzvenderetzvendetzvendessiatzvenderiavatz vendonvendianvendèronvenderànvendonvendèssonvenderian Verbo conóisser (it. conoscere). IndicativoCongiuntivoCondizionalePresenteImperfettoPerfettoFuturoPresenteImperfettoCondizionaleconoissiconoissiiconoissèriconoisseraiconoissiconoissèssiconoisseriiconoissesconoissiesconoissèresconoisseràsconoissesconoissèssesconoisseriesconoisseconoissiaconoissètconoisseràconoisseconoissèsseconoisseriaconoissèmconoissiavamconoisseriamconoisseremconoissemconoissessiamconoisseriavamconoissètzconoissiavatzconoisseriatzconoisseretzconoissetzconoissessiatzconoisseriavatzconoissonconoissianconoissèronconoisserànconoissonconoissèssonconoisserian
Terza coniugazione Verbo sentir (it. sentire). IndicativoCongiuntivoCondizionale PresenteImperfettoPerfetto (Passato remoto) FuturoPresenteImperfettoCondizionale sentisentiisentèrisenteraisentisentèssisenterii sentessentiessentèressenteràssentessentèssessenteries sentesentiasentètsenteràsentesentèssesenteria sentèmsentiavamsenteriamsenteremsentemsentessiamsenteriavam sentètzsentiavatzsenteriatzsenteretzsentetzsentessiatzsenteriavatz sentonsentiansentèronsenterànsentonsentèssonsenterian Verbo incoativo, come finir (it. finire). IndicativoCongiuntivoCondizionale PresenteImperfettoPerfetto (Passato remoto) FuturoPresenteImperfettoCondizionalefinissifinissiifinissèrifinisseraifinissifinissèssifinisseriifinissesfinissiesfinissèresfinisseràsfinissesfinissèssesfinisseriesfinissefinissiafinissètfinisseràfinissefinissèssefinisseriafinissèmfinissiavamfinisseriamfinisseremfinissemfinissessiamfinisseriavamfinissètzfinissiavatzfinisseriatzfinisseretzfinissetzfinissessiatzfinisseriavatzfinissonfinissianfinissèronfinisserànfinissonfinissèssonfinisserian Esempi La parabola del Figliuol prodigo in Nizzardo Un hòme avìa doi enfants. E lo plus jòve d'ellos diguèt au paire: "Paire, donatz-mi la part dei bens que mi tocca!" e li divisèt li sieus sostanças. E pau de jòrs après l'enfant mendre, mes ensem tot seu que li venìa, s'en anèt en un paìs ben luènh, e aquì dissipèt tot lo sieu en vivent de libertin. E cora auguèt tot manjat, li siguèt una gran carestìa en aqueu paìs, e eu commencèt a sentir lo besòn. E s'anèt mettre au servici d'un particulier d'aqueu paìs, lo qual lo mandèt en una sieu campanha per guardar de puòrcs. E aurìa vogut s'emplir lo ventre de li gruchas que manjavan li puòrcs, e degun non nhien donava. Ma, revengut en eu, diguèt: "Quantos servitors en la maion de mon paire an de pan en abondança, e ieu aisì muòri dau fam! M'auserai e aureai da mon paire e li dirai: Paire, ai pecat contra lo ciel e contra de vos; Non mèriti plus lo nom de vuòstre enfant: tractatz-mi coma un dei vuòstres servitors". S'ausèt e s'en anèt da son paire: era encora luènh, cora son paire lo veguèt e n'auguèt compassion; li corrèt au rescuòntre, li sautèt al cuòl e lo bachièt. E l'enfant li diguèt: "Paire, ai pecat contra lo ciel e contra de vos, non mèriti plus lo nom de vuòstre enfant". Lo paire diguèt ai servitors: "Vito, sortetz lo plus bei abilhament, vestetz-lo, mettetz-li l'aneu au det e causatz-lo! E menatz lo vedeu gras e tuatz-lo, mangen e faguen un gran past! Perquè aquesto mieu enfant era muòrt e es tornat en vida; s'era perdut e s'es retrovat". E commenceron lo gran past. L'enfant mage era à la campanha, e au retorn, en s'avesinant de maion, sentèt la mùsica e li danças. E sonèt un dei servitors, qui demandèt seu qu'era tot acho. E aquesto li diguèt: "Vuòstre fraire es vengut e vuòstre paire a tuat lo vedeu gras, perquè li es retornat à sauvament".br> N'en siguèt endinhat e non volìa intrar. Per acho so paire, essent sortit fuòra, commencèt à lo pregar. Ma eu, en respondent, diguèt à son paire: "Li a jà tantos an que ieu vos sièrvi e non ai jamai mancat ai vuòstre comand, e non m'avetz mai donat un cabrit per lo m'anar manjar embe i mieu amic. Ma ahora qu'es vengut aquesto vuòstre enfant qu'a devorat li sieus sostanças embe de fremas de marrida vida, avetz tuat per eu lo vedeu gras". Ma lo paire li diguèt: "Mon fieu, tu sies tojòrs emb ieu, e tot seu qu'ai t'apparten; calià ben faire un gran past e si rallegrar perquè aquesto tieu fraire era muòrt e es tornat en vida; s'era perdut e s'es retrovat". Giovenale Vegezzi-Ruscalla, La nazionalità di Nizza: ragionamento, 1860, pagg. 29-30
Una novella del Boccaccio in Nizzardo