Il convento di Bosco ai Frati (Convento di San Bonaventura) si trova a San Piero a Sieve, nel comune di Scarperia e San Piero (FI), circondato da boschi di cerri che gli danno il nome.

Storia Fondato dalla famiglia degli Ubaldini nel VII secolo quale cenobio occupato dai monaci basiliani (VII secolo), il sito fu da loro abbandonato fra il 1010 e il 1012 e successivamente, fino al 1206 - 09 circa, fu occupato da alcuni eremiti. Subito dopo il convento fu donato, insieme a gran parte del bosco a san Francesco di Assisi (i francescani entrarono in questo convento nel 1212). Qui vissero, fra gli altri, il venerabile Giovanni da Perugia detto lo Scalzo, Vicario Generale al tempo di san Francesco, ed il padre Benedetto da Gavorraccio. Nel Luglio del 1273, fra Bonaventura da Bagnoregio, qui ricevette le insegne cardinalizie e la nomina a vescovo di Albano. La tradizione vuole che il frate francescano fu raggiunto dalla notizia mentre compiva una delle sue umili azioni quotidiane, cioè lavava delle stoviglie in un catino di pietra ancora oggi esistente, conservato da allora entro una cappella sul loggiato verso l'orto. Nel 1349 il convento fu abbandonato a causa della peste.

Nel 1420, quando Cosimo il Vecchio lo acquistò, il convento rinacque. A partire da quest'anno Cosimo finanziò la ristrutturazione, su progetto del suo architetto di fiducia Michelozzo, della chiesa di San Bonaventura, che venne ampliata con l'aggiunta dell'abside poligonale e coperta con nuove, moderne volte a crociera, mentre all'esterno fu dotata di un portico a colonne. Il convento venne ricostruito, anch'esso ad opera di Michelozzo, con un chiostro, un refettorio più ampio ed una cisterna. Anche il campanile fu eretto in questi anni. Questi lavori portarono alla realizzazione di un convento e di una chiesa rinascimentali, stile che è rimasto praticamente unico nel Mugello per una chiesa. Nel 1427, con bolla di Martino V, il convento tornò ad essere abitato dai frati francescani.

Nel 1430 circa Cosimo vi allestì una biblioteca fornendola di molti codici e volumi pregiati, per la maggior parte trasferiti: i codici miniati sono oggi conservati alla Biblioteca Mediceo-Laurenziana, i diciotto corali miniati dall'Angelico si trovano invece nelle collezioni del Museo di San Marco, mentre altri incunaboli sono presso la Biblioteca Moreniana e Riccardiana. Lo stesso Medici dotò il convento di argenti e paramenti, la maggior parte di essi smembrati o dispersi.

Il coro aveva tre leggii sui quali si leggevano i tre salteri, i graduali e gli antifonari che erano stati forniti al convento. La sagrestia era adornata di drappi di diversi colori e vi era un armadio, donato anch'esso da Cosimo, realizzato per contenere le oreficerie e i reliquiari donati dal Medici. Al momento tra 1450 e 1452 risaliva la pala d'altare del Beato Angelico che ornava l'altare maggiore, oggi conservata nel Museo di San Marco. Nel 1461 Nicolas Froment firma il trittico che arrivò in chiesa dopo la caduta in disgrazia del committente Francesco Coppini ed è stato in chiesa fino alle soppressioni napoleoniche.

Molte delle notizie che abbiamo degli arredi presenti in chiesa nel Quattrocento si devono a Giuliano Ughi della Cavallina, frate minore osservante del XVI secolo, che scrisse una Relazione dell'origine e del progresso del Convento del Bosco. Il frate morì nel convento e vi fu sepolto.

Nel 1542 un terremoto provocò gravi danni al convento, soprattutto al campanile. Nel 1564, nell'area del nucleo più antico dell'edificio sacro lungo la parete nord della chiesa, venne realizzato l'oratorio della Santissima Annunziata e di San Bonaventura, datato sull'arco in pietra dell'ex porta dell'oratorio stesso.

Il convento fu impoverito nel 1811 con la soppressione da parte di Napoleone Bonaparte, alla caduta del quale i frati vi poterono far ritorno fino al 1866, quando fu nuovamente soppresso dal governo italiano. Riacquistato all'asta nel 1869 dal marchese Carlo Gerini, che lo riconsegnò ai frati francescani nel 1870, dopo aver ristrutturato la chiesa.

Tra gli anni dieci e venti del Novecento fu demolita la cappella dell'Annunziata e di san Bonaventura, già addossata al fianco sinistro della chiesa, e venne realizzata una cripta ad uso di cappella mortuaria. Nel decennio seguente l'edificio ha subìto dei restauri integrativi ad opera di Giuseppe Castellucci. Infine nel 1949 la famiglia Gerini fece dono di tutti gli immobili del luogo all'Ordine dei frati minori della Toscana - OFM Toscana.

Descrizione

La chiesa mostra una facciata in bozze di pietra accuratamente lavorate, aperta in un grande occhio e terminante in un doppio spiovente che suggerisce il volume dell'edificio. Gli archetti sotto la gronda sono un'aggiunta, negli anni venti-trenta del Novecento, dei restauri di Giuseppe Castellucci. Nella parte inferiore è un portico costituito da colonne in muratura che sostengono un tetto ligneo. Il portale è probabilmente quello della prima costruzione duecentesca, inglobato in quella quattrocentesca. Al lato sinistro della facciata un portale, oggi aperto su un prato, che reca la data 1564, ricorda l'esistenza dell'oratorio dell'Annunziata e di san Bonaventura, demolito all'inizio del Novecento.

L'interno si presenta a navata unica, coperta da volte a crociera con rilevati costoloni in muratura che terminano nelle pareti in lesene che delimitano le quattro campate quadrangolari. L'aula è conclusa da un coro poligonale ampliato nel corso delle ristrutturazioni medicee. Bisogna immaginare, nel Quattrocento, a seguito degli interventi di Cosimo e del figlio Piero, un corredo decorativo ben diverso da quello attuale, e certo più ricco. Tra gli arredi documentati, già menzionati, la Pala di Bosco ai Frati dell'Angelico oggi al Museo San Marco era all'altare maggiore, probabilmente sormontata dal Crocifisso attribuito a Donatello, oggi custodito nella sala del Capitolo. Il trittico di Nicolas Froment oggi nelle Gallerie degli Uffizi era invece sulla parete sinistra.

L'arredo attuale appartiene in parte al periodo seicentesco: sulla parete destra è una pala raffigurante una Deposizione di Lodovico Cardi detto Il Cigoli, forse eseguita in collaborazione con la bottega entro il primo ventennio del Seicento.

Poco più avanti è un'altra tela con la Madonna che porge il Bambino a San Francesco, già attribuita a vari pittori fiorentini e più recentemente, dopo il restauro del 2018, assegnato al senese Vincenzo Rustici. Il dipinto, forse proveniente da un convento di Siena e del suo territorio, è collocabile all'inizio del Seicento.

Sulla parete sinistra è invece una tavola con una Annunciazione attribuita ad Antonio del Ceraiolo, allievo di Lorenzo di Credi e di Ridolfo del Ghirlandaio, risalente agli anni venti del XVI secolo. Il pittore si mostra interessato alle opere di Fra' Bartolomeo e Mariotto Albertinelli nella tipologia delle figure e nel monumentale contesto architettonico di gusto pienamente cinquecentesco nel quale sono inserite, sfondato verso un luminoso e sfumato paesaggio.

Segue, verso l'ingresso, una tela di Jacopo Ligozzi, firmato e datato 1589 (nell'angolo basso a sinistra) e raffigurante lAllegoria del cordone di San Francesco, commissionata dal granduca Ferdinando I (raffigurato nella parte destra della tela). Il dipinto, di carattere controriformistico, si distingue per le indagini luministiche e per l'animazione dei personaggi, funzionali al tono devoto dell'immagine.

In fondo alla navata è un dossale ligneo intagliato e dorato, commissionato dal Granduca Ferdinando II nel 1626. La grande macchina lignea, dalla complessa struttura architettonica, è composta da un fastigio nel quale campeggia lo stemma mediceo, e da una parte inferiore nella quale si aprono tre nicchie: in quella centrale una statua di una Immacolata, dello stesso periodo purtroppo oggetto di una ridipintura successiva. In quelle laterali si trovano invece le figure di San Francesco e di San Bonaventura, avvicinate da alcuni allo stile di Andrea Sansovino, quindi riutilizzate nell'altare. La parte posteriore, decorata da due dipinti con San Giacomo della Marca e San Bernardino da Siena e da altri due con episodi della vita di Santa Caterina da Siena e di San Pietro Martire. La presenza di uno stemma degli Ubaldini, dietro uno sportello sul retro dell'altare, sta a significare l'originario patronato del convento da parte di questa famiglia.

La sacrestia è anch'essa un ambiente michelozziano arredato con grandi armadi in noce, che conserva un affresco con San Francesco della fine del XIV secolo. Nell'ambiente si trovava, fino al 1979, un Crocifisso forse di Baccio da Montelupo trafugato in quell'anno.

Intorno al chiostro, chiuso nel 1611, è organizzato il Museo di arte religiosa: da esso si accede alla cappella di san Bonaventura dove è la pila sulla quale, secondo la tradizione il santo soleva lavare le stoviglie. Il Museo conserva, nella sala del Capitolo, il Crocifisso ligneo, riscoperto nel 1953 nella cripta della chiesa. Sicuramente databile al primo Quattrocento, restaurato dopo il terremoto del 1542, il Crocifisso è attribuito dalla maggior parte degli studiosi a Donatello, sia per l'alta qualità del simulacro che con tutta probabilità campeggiava originariamente sull'altare maggiore, sia per i suoi caratteri stilistici. La scultura potrebbe collegarsi alla sua collaborazione in Mugello con Michelozzo (1430-1435), al quale è stato anche attribuito.

Il Museo ospita anche paramenti per celebrazioni rituali e oggetti di culto del convento, alcuni dei quali presentano lo stemma dei Gerini. Tra essi vi sono anche due dipinti con Sant'Elena e Santa Caterina d'Alessandria, attribuiti a Francesco Curradi.

Dal chiostro si passa nel refettorio di Michelozzo coperto a volta, ornato nella lunetta di fondo da un rilievo rappresentante l'Ultima Cena del Padre Edoardo Rossi, del 1934. Il corpo di fabbrica retrostante, corredato di un portico simile a quello della facciata, immette nell'orto-giardino, attiguo alle celle dei frati. Opere già al Bosco ai Frati Beato Angelico, Pala di Bosco ai Frati, oggi al Museo San Marco (FI) Nicolas Froment, Trittico con Resurrezione di Lazzaro, oggi nelle Gallerie degli Uffizi (FI)

Note

Bibliografia Gaspero Righini Mugello e Val di Sieve, note e memorie storico-artistico-letterarie, Firenze, 1956. Guida d'Italia, Firenze e provincia, Edizione del Touring Club Italiano, Milano, 2007 Anna Bisceglia, Gabriele Morolli (a cura di), Chiesa e convento di San Bonaventura a Bosco ai Frati. Guida alla visita della chiesa e del convento e alla scoperta del territorio, Firenze, 2008 Gianni Frilli, La chiesa, il convento e il museo di San Bonaventura al Bosco ai Frati, Borgo san Lorenzo, 2015. AA. VV., Chiese, cappelle, oratori di Scarperia e San Piero a Sieve e del suo territorio, Città di Castello, 2021.

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