La Prima Categoria 1920-1921 è stata la 20ª edizione della massima serie del campionato italiano di calcio, disputata tra il 10 ottobre 1920 e il 24 luglio 1921 e conclusa con la vittoria della , al suo sesto titolo.

Stagione Novità Il campionato pletorico Nonostante gli impegni che la Federazione aveva preso nelle prime riunioni del dopoguerra per procedere a una razionalizzazione del campionato e a una riduzione delle squadre partecipanti, al contrario nel 1920 i Comitati Regionali e le piccole squadre riuscirono a ottenere l'ennesimo ingrandimento del torneo, che raggiunse dimensioni colossali. Il mancato mantenimento delle promesse destò dei malumori, e la stampa attaccò la passata amministrazione per non essere riuscita ad attuare molti punti del suo piano innovatore, come l'«epurazione delle squadre concorrenti al campionato nazionale, la guerra al professionismo, l'incoraggiamento ed il riconoscimento dovuto alle squadre minori, ed alle società meridionali».La Stampa Sportiva n. 28 (1920), p. 12.

Nell'assemblea federale del 4 luglio 1920 gli screzi tra le varie fazioni degenerarono in rissa e portarono al ritiro di alcune società, soprattutto piemontesi, in segno di protesta per alcune decisioni messe ai voti e approvate in aperta violazione dello statuto, segnatamente l'ammissione alla riunione di alcune società non aventi titolo a parteciparvi (essendo affiliate da meno di sei mesi), ma soprattutto la proposta di spostare la sede della FIGC (nonostante all'assemblea precedente fosse stato stabilito che Torino sarebbe rimasta sede per un triennio).La Stampa del 5 luglio 1920, p. 4. Nel prosieguo dell'assemblea fu approvato il trasferimento della sede a Milano, mentre furono respinte il decentramento della federazione (che avrebbe portato alla costituzione delle Leghe Nord e Sud) e la richiesta delle società toscane di essere trasferite nel campionato settentrionale, e inoltre fu discussa la questione della guerra al professionismo. Il nuovo Consiglio Federale, eletto all'assemblea e presieduto da Francesco Mauro, dichiarò che sarebbe rimasto in carica per soli tre mesi, nel corso del quale avrebbe studiato i vari piani di riforma, e che a settembre, in occasione dell'assemblea straordinaria, avrebbe rassegnato le dimissioni.

Le società che avevano abbandonato per protesta l'assemblea, entro alcune settimane, costituirono una nuova federazione, l'effimera Lega Italiana del Giuoco del Calcio,Dalla Gazzetta dello Sport di giovedì 29 luglio 1920 che titolò: Verso una nuova federazione?. seguito da "Il Consiglio provvisorio eletto nel congressino tenutosi a Torino la sera del 17 corrente....". per iniziativa delle maggiori società piemontesi guidate da e Pro Vercelli,Dalla Gazzetta dello Sport di martedì 3 agosto 1920 che scrisse "Ieri sera nel Caffè Fiorina pervennero i rappresentanti di 36 società piemontesi aderenti e non: Casale, Novara, U.S. Torinese, U.S. Barriera Nizza, U.S. Novi Ligure, Torino, Asti, Alessandria, Carignano, Amatori, Valenza, U.S. Biellese, U.S. Barriera Francia, Fulgor di Asti, Chivasso, Pro Vercelli, Ansaldo (Aosta), Fert, Rivarolo, Monterosa, Lancia, Libertas, Chieri, Piemonte, U.S. Ornavassese, U.S. Reggiana, Trino, Acqui, Juventus, U.S. San Salvatore Monferrato, Pinerolo, Torre Pellice....".La Stampa del 1 agosto 1920, p. 5. forti della presentazione del Progetto Pozzo.Dalla Gazzetta dello Sport di mercoledì 21 luglio 1920: Il "Progetto Pozzo" illustrato e volgarizzato dal suo autore. Tuttavia, delle maggiori squadre, solo quelle piemontesi aderirono alla Lega, alla quale si affiliarono con entusiasmo molte società minori, soprattutto piemontesi e campane, diverse delle quali non si erano mai affiliate alla FIGC.La Domenica Sportiva del 5 settembre 1920, p. 17. Anche a causa della mancata adesione delle società maggiori delle altre regioni, già il 25 settembre seguente, al rientro dall'insoddisfacente torneo olimpico di Anversa, le secessioniste abdicarono ai loro propositi rientrando nei ranghi federali dopo che la FIGC accettò le loro condizioni (in particolare il ritorno della sede a Torino e l'accettazione integrale del programma della Lega i cui massimi dirigenti furono posti alla presidenza della FIGC).La Stampa del 19 settembre 1920, p. 2. A contribuire alla risoluzione dello scisma fu il fatto che fu dovuto a un dissidio nell'interpretazione di norme statutarie ma non a una divergenza di opinioni relativa al funzionamento dell'ente federale.La Domenica Sportiva del 5 settembre 1920, p. 15. Ciò fu ribadito nel corso dell'assemblea federale del 19 settembre 1920, in cui, «constatato che nessun dissenso di ordine tecnico-sportivo divide la FIGC dalle Società che hanno costituito la Lega italiana del gioco del calcio» e «considerata la suprema necessità dell'unità federale», fu stabilita la costituzione di un comitato di undici membri e tre revisori affinché trovassero un accordo con i dissidenti della LIGC.La Stampa del 20 settembre 1920, p. 4. Alcuni giorni dopo, il 25 settembre, le società della LIGC, riunite in assemblea a Torino, approvarono quanto concordato con i rappresentanti della FIGC ponendo fine allo scisma.La Stampa del 25 settembre 1920, p. 4.

Il successivo 2 ottobre si riunì a Torino il nuovo Consiglio Federale per suggellare la riappacificazione e per stabilire l'organizzazione dell'imminente campionato: come concordato, furono eletti alla presidenza della FIGC i membri della presidenza della disciolta LIGC e, onde limitare le ammissioni di nuove squadre al massimo campionato, fu stabilito che le società che non avessero mai disputato quantomeno il campionato di Promozione non avrebbero potuto partecipare nemmeno alle qualificazioni pre-campionato; le iscrizioni si sarebbero chiuse il 12 ottobre, mentre il campionato avrebbe avuto inizio il 24 dello stesso mese.La Stampa del 4 ottobre 1920, p. 5.La Gazzetta del Popolo del 4 ottobre 1920, p. 3. Come stabilito sulla base dell'accordo raggiunto tra FIGC e LIGC, fu concessa un'ampia autonomia ai Comitati Regionali nella gestione dei propri rispettivi campionati di Prima Categoria, pur imponendo loro un tetto massimo di sedici giornate (incluse finali regionali). Rispetto alla stagione precedente la fase regionale fu ulteriormente espansa da 10 a 16 giornate, procrastinando inevitabilmente la definizione delle squadre qualificate alla fase nazionale. Secondo i piani iniziali, le 12 squadre ammesse alle semifinali nazionali sarebbero state suddivise in due gironi da sei squadre ciascuno, con finale di andata e di ritorno tra le vincenti,La Stampa Sportiva n. 52 (1920), p. 5. ma nel gennaio 1921, onde ridurre la durata del campionato settentrionale da 28 a 24 giornate, si decise di ammettere alle semifinali 16 squadre, suddivise in quattro gironi da quattro, mentre il quadrangolare finale tra le vincenti sarebbe stato a eliminazione diretta con partite di sola andata in campo neutro.La Gazzetta del Popolo del 17 gennaio 1921, p. 4.

Nonostante la FIGC e i comitati regionali avessero respinto le domande di ammissione di diverse società, ritenute evidentemente non in regola,La Gazzetta del Popolo del 18 ottobre 1920, p. 3. numerose altre società si erano attrezzate con degli impianti sportivi validi (secondo la normativa FIGC) e, dopo gli adempimenti formali (compresi gravosi adempimenti finanziari, una spesa che non tutte le società calcistiche dell'epoca potevano sostenere) e aver disputato un solo campionato di Promozione, furono velocemente inserite nel massimo campionato italiano di diritto oppure superando dei turni di qualificazione, senza contare i sommari ripescaggi. Di conseguenza, alla chiusura delle iscrizioni il 12 ottobre, risultarono ammesse alla fase regionale del massimo campionato ben 64 società nella sola Alta Italia, contro le 48 della stagione precedente. Se il Piemonte fu l'unico a lasciare il suo torneo inalterato, e la Liguria aumentò di sole due unità le sue iscritte, il Veneto e l'Emilia scissero addirittura i loro tornei in una prima fase (le eliminatorie delle eliminatorie) e in una fase finale, mentre la Lombardia, dato l'alto numero delle squadre iscritte, arrivò a istituire sei gironi preliminari al girone finale regionale.

Come conseguenza dell'alto numero di squadre ammesse, i campionati regionali terminarono solo dopo Pasqua, e quindi la Federazione fu costretta addirittura a ridurre la fase nazionale, spezzata in quattro gruppi preliminari al quadrangolare conclusivo (a eliminazione diretta) e alla finalissima da svolgersi oramai in piena estate, mentre in passato all'inizio dell'estate con l'arrivo della "canicola" tutto era già terminato da più di un mese. Questa situazione scontentò sia le grandi squadre sia la stampa sportiva, sempre più convinte che fosse necessaria una drastica riforma del campionato.

Formula Campionati regionali suddivisi fra ciascuno dei cinque Comitati Regionali. I posti per il campionato nazionale vengono così ripartiti: 5 al Piemonte, 4 alla Lombardia, 3 all'Emilia, 2 ciascuno a Liguria e Veneto.Secondo La Gazzetta del Popolo del 4 ottobre 1920, p. 3, inizialmente le semifinaliste avrebbero dovuto essere 12: al Piemonte furono assegnati quattro posti, alla Lombardia tre, al Veneto uno e alle restanti regioni (Liguria ed Emilia) due. Tuttavia, successivamente (vedasi La Gazzetta del Popolo del 18 ottobre 1920, p. 3), fu stabilito di togliere un posto in semifinale al Piemonte per assegnarlo al Veneto in modo che tutte le regioni avessero almeno due squadre semifinaliste (Piemonte e Lombardia ne ebbero tre in virtù dei meriti e dell'anzianità delle loro squadre). Secondo La Gazzetta del Popolo del 17 gennaio 1921, p. 4, nella riunione del 15 gennaio 1921 si decise successivamente di espandere le semifinali a 16 squadre, assegnando due posti in più al Piemonte e uno ciascuno a Lombardia ed Emilia. La fase nazionale si articola su gironi di semifinale di quattro squadre ciascuno, le cui vincitrici accedono al quadrangolare finale, il cui primo classificato deve ratificare il titolo con una finalissima.

Il vincitore del torneo centro-meridionale doveva uscire dalla sfida fra le vincitrici di due minitornei interregionali, composti dalle prime due classificate dei campionati regionali di Toscana, Lazio e Campania.

Avvenimenti Torneo settentrionale Quella che diverrà l'ultima edizione dei campionati regionali disputata dalle grandi squadre, riservò quelle sorprese che non si erano verificate negli anni precedenti. La notizia clamorosa arrivò dal Piemonte dove la Juventus, finalista nel 1920, fu malamente eliminata vincendo soltanto quattro delle dieci gare disputate. Sempre nei territori sabaudi, anche gli ex-campioni del Casale andarono incontro a una triste sorte. E pure nelle altre Regioni non mancarono esiti insoliti per i lunghi e stancanti tornei, con grandi nomi come il Genoa e il Milan ridotti a qualificarsi sul filo del rasoio.

Il campionato nazionale, spezzettato in quattro gironcini dato lo scarso tempo rimasto, non lesinò esiti clamorosi. Saltò all'occhio il pessimo comportamento delle tre milanesi, evidentemente spossate dall'interminabile percorso che avevano dovuto precedentemente affrontare (l'Inter, di fatto, diede forfait in quattro delle sei partite del girone finale). Se anche le due genovesi non brillarono, come pure, ma questo non era certo una novità, le rappresentanti del Veneto, fu invece splendido il comportamento delle emiliane, certificando il definitivo raggiungimento da parte del calcio cispadano dei livelli di quello originario del Triangolo Industriale. Il ruolo guida fu comunque sempre quello del Piemonte, sede della Federazione e Regione di spicco del calcio italiano, che conquistò due dei tre posti in finale, senza contare il Torino costretto al ritiro dopo un infinito e indecidibile pareggio contro il Legnano.