Caco (o Kakko o Cacco)Paolo Bertolini Dizionario biografico degli italiani, vol. 16, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1973. Anche Stefano Gasparri, talvolta, usa la dicitura "Cacco" (per esempio in Storia di Treviso, II (Il Medioevo), a cura di D. Rado e G.M. Varanini, Venezia 1991, pp. 3-39), altre quella Caccone (I longobardi. Alle origini del Medioevo italiano, in Storia e Dossier, luglio-agosto 1990, p. 32, Giunti Gruppo Editoriale Firenze). e Tasone (o Tasso o Taso) furono duchi del Friuli tra il 610 e il 615-625 circa. Biografia Caco e Tasone erano i figli maggiori del duca Gisulfo II del Friuli e di Romilda, già adolescenti quando il padre cadde in battaglia contro gli Avari e la madre tradì, consegnando ai nemici la capitale Cividale che fin lì aveva retto all'assedio. Fatti prigionieri, furono condotti come tutti i Longobardi catturati dagli Avari in Pannonia; giunti nella terra lasciata dal loro popolo ai tempi di Alboino, appresero l'intenzione dei loro nemici di uccidere tutti i maschi maggiorenni, dopo essersi spartiti le donne e i bambini come schiavi. Caco, Tasone e il più grande dei loro fratelli ancora bambini, Radoaldo, tentarono allora la fuga a cavallo. Uno di loro temette che il fratellino più piccolo, Grimoaldo, non fosse in grado di sostenere la cavalcata e fece per ucciderlo, ritenendo "che era meglio per lui morire di spada che sopportare il giogo della prigionia"Paolo Diacono, Historia Langobardorum, IV, 37. Il piccolo Grimoaldo, tuttavia, lo convinse a desistere, dimostrandogli di saper cavalcare. Catturato nuovamente, riuscì a uccidere il suo carceriere e a ricongiungersi con i fratelli.
Caco e Tasone assunsero il governo del ducato e lo espansero a danno degli Slavi, che da allora furono costretti fino ai tempi di Rachis a versare un tributo ai Longobardi. I due fratelli ricercarono un'alleanza con i bizantini come il padre, ma caddero in un'imboscata tesa loro nella città di Oderzo dal patrizio bizantino Gregorio. Questi aveva promesso a Tasone di adottarlo come figlio, con il rito del taglio della barbaL'usanza del taglio della barba era molto sentita nella società longobarda, in quanto segnava idealmente il passaggio dei giovani all'età adulta; da questa usanza derivano i due termini in lingua veneta tosàt e tosa, che significano rispettivamente ragazzo e ragazza.; il duca lo raggiunse insieme al fratello e a una piccola scorta. Appena arrivati a Oderzo, Gregorio fece chiudere le porte della città e inviò i suoi armati contro i Longobardi. I fratelli compresero immediatamente la situazione, si prepararono a combattere e si scambiarono il bacio della pace e l'ultimo saluto. Si dispersero quindi per le strade, uccidendo chiunque si trovassero davanti e, scrive Paolo Diacono, "facendo grande strage dei Romani; ma alla fine anche loro furono uccisi"Paolo Diacono, Historia Langobardorum, IV, 38. Gregorio mantenne comunque la sua promessa: ordinò che gli portassero la testa di Tasone e gli tagliò la barba.
All'epoca la città di Oderzo era retta dal vescovo san Tiziano.
A loro succedette Grasulfo II.
A seguito della loro uccisione il fratello Grimoaldo, una volta divenuto re dei Longobardi, distrusse la città di Oderzo fino alle fondamenta e distribuì le sue terre fra gli abitanti di Cividale, Treviso e Ceneda.
Note
Bibliografia Paolo Diacono, Historia Langobardorum (Storia dei Longobardi, Lorenzo Valla/Mondadori, Milano 1992).
Biografia di san Tiziano, dal sito della Diocesi di Vittorio Veneto
Voci correlate Storia di Oderzo
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