Il Movimento Peronista Montonero (), più semplicemente conosciuto come Montoneros, è stata un'organizzazione guerrigliera argentina peronista di sinistra.
Operò negli anni settanta del XX secolo inizialmente con lo scopo di contrastare il governo autoritario della cosiddetta "Revolución Argentina" e favorire il ritorno al potere di Juan Domingo Perón. A partire dal 1974 tuttavia il movimento montonero entrò in conflitto con l'ala conservatrice peronista rappresentata dal governo di Isabelita Perón; infine, a partire dal colpo di Stato del 24 marzo 1976, i Montoneros combatterono la brutale dittatura militare instaurata in Argentina dalla giunta del generale Jorge Rafael Videla.
Pur cercando di contrastare la repressione scatenata dal potere militare e di ribattere colpo su colpo, il movimento montonero fu messo in grave difficoltà negli anni della dittatura; migliaia di suoi aderenti furono uccisi, arrestati, torturati o divennero desaparecidos. I montoneros cessarono quasi completamente la loro attività tra il 1979 ed il 1980.
Origini e ideologia del gruppo Il movimento andò formandosi tra gli anni sessanta e settanta per iniziativa di studenti di orientamento peronista, cattolico e nazionalista. I militanti fondatori furono Juan García Elorrio e la compagna Casiana Ahumada della rivista Cristianismo y Revolución; José Sabino Navarro proveniente dalla Juventud obrera católica; Mario Firmenich e Carlos Gustavo Ramus della Juventul estudiantil católica. Altri attivisti che confluirono nel movimento fin dall'inizio furono Fernando Luis Abal Medina che proveniva originariamente dal Tacuara, un'organizzazione ispirata alla Falange Spagnola, e che fu l'ispiratore del nome "Montoneros"; Emilio Maza che dirigeva l'organizzazione a Córdoba e divenne il capo operativo militare del gruppo, e Fred Mario Ernst, attivo in Argentina.
Questi personaggi auspicavano un ritorno di Juan Domingo Perón dall'esilio ed una nuova politica che avrebbe dovuto vertere sull'indipendenza dagli Stati Uniti d'America, sull'equità sociale, il populismo e su una forma di socialismo nazionalista. Si proclamarono una "avanguardia armata nazionalista, cattolica e peronista". La prima effettiva cellula montonera fu il Comando Camilo Torres che sorse nel 1967 dall'aggregazione al gruppo originario di Abal Medina, Firmenich e Ramus di militanti legati a Sabino Navarro..
Dalla fine degli anni sessanta il movimento ebbe una netta evoluzione verso il cosiddetto "peronismo rivoluzionario", caratterizzato dall'antimperialismo e dal populismo con una commistione, piuttosto contraddittoria, tra elementi del marxismo latinoamericano di tipo guevarista e forti influenze cattoliche del cosiddetto Movimiento de Sacerdotes para el Tercer Mundo. Effettivamente alcuni militanti, tra cui Abal Medina, Firmenich e Ramos, decisero il passaggio all'organizzazione armata dopo aver studiato al Colegio Nacional Buenos Aires dove il sacerdote terzomondista Carlos Mugica era il rappresentante della Juventul estudiantil católica..
Il movimento peronista poté consolidarsi e ampliare il numero e la qualità dei suoi militanti anche con l'apporto di membri di altre organizzazioni formatesi in Argentina negli stessi anni. Nel 1970 sorsero i cosiddetti Descamisados, originati da giovani radicali appartenenti alla Democracia Cristiana; fecero parte dei Descamisados e si aggregarono più tardi ai Montoneros Horacio Mendizábal, Dardo Cabo, famoso per aver partecipato nel 1966 all'"operazione Condor", l'occupazione simbolica delle isole Malvine (isole Falkland); Norberto Habegger, Fernando Saavedra Lamas.. Nel 1974 confluirono nei Montoneros anche le FAR (Fuerzas Armadas Revolucionarias) originate nel 1967 da elementi disparati proventi sia dall'area marxista, sia dall'area peronista e cristiana radicale; militanti importanti delle FAR che svolsero un ruolo importante anche nei Montoneros furono Roberto Quieto, Marcos Osatinsky, Julio Roqué, María Antonia Berger e Antonio Camps..
Prime azioni di lotta armata
Il 29 maggio 1970 il movimento montoneros raggiunse la notorietà internazionale quando un gruppo armato di militanti travestiti da ufficiali dell'esercito sequestrarono il generale Pedro Eugenio Aramburu, uno dei capi della dittatura militare che nel 1955 aveva rovesciato il governo peronista, e lo assassinarono il 1º giugno, dopo averlo dichiarato colpevole di tradimento in un "processo rivoluzionario".. Il clamoroso sequestro suscitò grande impressione in Argentina; i resti del generale furono abbandonati nella fattoria "La Celma" nei pressi di Timote; le forze di sicurezza organizzarono vaste ricerche per arrestare o eliminare i colpevoli, vennero diffuse le foto dei presunti autori del delitto: Abal Medina, Ramus, Norma Arrostito, Carlos Capuano Martínez, Mario Firmenich.
Nel mese di giugno i montoneros ritornarono in azione con l'assalto e l'occupazione della località di La Calera, nella provincia di Córdoba; l'operazione non raggiunse grandi risultati e inoltre il contrattacco delle forze militari provocò vittime tra i militanti, cadde anche Emilio Maza che aveva guidato l'assalto. In realtà l'azione repressiva delle forze dell'ordine, dopo la sorpresa iniziale, fu efficace ed entro la fine del 1970 i militanti montoneros ancora attivi erano solo poche decine.. Dopo numerosi arresti successivi all'assalto a La Calera, la polizia riuscì ad individuare e uccidere dopo uno scontro a fuoco i due capi più importanti dei montoneros Fernando Luis Abal Medina e Gustavo Ramos, sorpresi nella pizzeria "La Rueda" a William Morris, nella provincia di Buenos Aires. Il successore di Abal Medina fu José Sabino Navarro che cercò di rinforzare l'organizzazione prima di venire a sua volta ucciso a Córdoba alla fine del 1971.
I montoneros rapirono persone legate alla dittatura e collaborazionisti ma anche uomini d'affari stranieri, al fine di ottenerne riscatti in danaro per finanziarsi. Dal rapimento di un manager della Exxon ricaveranno alcuni milioni di dollari.
Rapporti con Perón Juan Domingo Perón, recatosi in esilio nella Spagna franchista, aveva abbandonato i suoi propositi populisti e neosocialisti, avvicinandosi molto di più alla destra, anche se di certo in maniera slegata dagli Stati Uniti e dalle dinamiche della guerra fredda. Dalla Spagna, Perón esaltava le gesta del movimento montonero, costituito dall'ala sinistra dei suoi sostenitori, i quali speravano ancora che dopo il suo rientro in Argentina avrebbe messo la nazione sulla strada per la costruzione di una "Patria Socialista".
Il sequestro dei fratelli Born
Juan e Jorge Born, titolari di una grandissima azienda esportatrice di cereali, furono sequestrati dai Montoneros, i quali riuscirono ad ottenere un riscatto di 60 milioni di dollari per la loro liberazione. Il denaro ottenuto fu portato in parte a Cuba, ma vi sono controversie e lati oscuri sulla destinazione di tale patrimonio.
La svolta: il massacro di Ezeiza
Dopo la vittoria, avvenuta l'11 marzo 1973, dal movimento peronista denominato Fronte Giustizialista di Liberazione (costituito dal Partito Giustizialista, dal Partito Conservatore Popolare e dal Partito Socialista Unificato), il nuovo presidente Héctor José Cámpora, dirigente peronista legato alle correnti di sinistra del movimento, organizzò finalmente il ritorno di Juan Perón in Argentina, che avvenne nel giugno 1973. Il movimento peronista in realtà era già dilaniato da dissidi e lotte interne tra la componente di sinistra, sostenuta dal gruppo armato montonero e quella di destra, ostile alle istanze di radicale riforma economico-socialeA. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 12-13..
Circa 3 milioni di sostenitori di Juan Domingo Perón si radunarono presso l'aeroporto di Ezeiza per attendere l'arrivo in aereo del loro leader, dopo 18 anni di esilio in Spagna. Alcuni cecchini spararono sulla folla inerme radunata all'aeroporto e 13 persone vennero uccise. Si delineò presto una marcata e definitiva cesura tra il peronismo di sinistra (i Montoneros, la chiesa cattolica militante e terzomondista e tutte quelle organizzazioni che avevano combattuto per riportare Perón in patria) ed il peronismo di destra (nazionalisti, conservatori e le alte sfere della chiesa).
Contro Perón Esclusi da ogni forma di partecipazione politica, pur essendo tra i principali fautori del ritorno di Perón in Argentina, i Montoneros reclamavano potere e la realizzazione delle istanze neosocialiste che da sempre avevano immaginato per il proprio paese. Perón, ormai vicino alla destra e degli ambienti conservatori, arrivò a scontrarsi con i Montoneros quando costoro eseguirono attentati per attirare l'attenzione e pretendere il potere che pensavano spettasse loro. Ne derivò una vera e propria dichiarazione di guerra tra movimento e governo.
La Tripla A
José López Rega, segretario di fiducia di Perón, divenne ministro del nuovo governo, fondando una organizzazione paramilitare anticomunista illegale, la Alianza Anticomunista Argentina (detta "Tripla A"), per fronteggiare la dissidenza di sinistra e tutti i movimenti "marxisti", compresi i Montoneros - che marxisti non erano - e, ad esclusione del Partito Comunista dell'Argentina, che invece, per garantire l'esistenza del partito e la sopravvivenza dei suoi membri, appoggiò il governo militare di lì a poco instauratosi. Rega finanziò la Tripla A, prima che giungessero i fondi occulti dagli Stati Uniti, con i fondi destinati al suo ministero.
Il discorso del 1º maggio 1974 Durante le celebrazioni della festa dei lavoratori, il presidente Perón, a fronte di una piazza gremita per la metà di simpatizzanti dei Montoneros, a seguito dei cori e degli slogan della piazza, rinunciò al suo discorso sul sindacalismo e si lanciò in una violenta invettiva contro il movimento montonero.Richard Gillespie, op. cit., pp 187 - 188.
I rappresentanti ed i sostenitori del movimento se ne andarono sbigottiti da Plaza de Mayo, dove aveva avuto luogo il discorso, e dopo la morte di Perón, avvenuta esattamente due mesi dopo, l'organizzazione si diede alla clandestinità e annunciò il ritorno alla lotta armata per fronteggiare il peronismo ufficiale, in un caos che portò al golpe militare.Ibidem, p. 205
Repressione e guerriglia sotto il regime militare I montoneros di fronte alla dittatura Dal 1976, con il Processo di Riorganizzazione Nazionale, il regime militare al potere a seguito del colpo di Stato del 24 marzo 1976 impiegò ogni mezzo per reprimere e schiacciare qualsiasi forma di opposizione. I Montoneros continuarono a operare, con sempre maggiore difficoltà e con la crescente indifferenza della gente.
Il regime giustificava molti assassinii e rapimenti arbitrari come necessari per porre fine al "terrorismo" dei Montoneros. E molto spesso, quando una madre si recava in un commissariato per chiedere dove l'esercito avesse portato il proprio figlio rapito nella notte dai militari, le veniva detto che i "sedicenti militari" erano in realtà Montoneros, terroristi che rapivano cittadini inermi per scaricare la responsabilità sul governo.