La Repubblica Centrafricana (francese: République centrafricaine; sango: Ködörösêse tî Bêafrîka) è uno Stato dell'Africa Centrale, la cui capitale è Bangui. La repubblica confina a nord con il Ciad, a nord-est con il Sudan, a est con il Sudan del Sud, a sud con la Repubblica Democratica del Congo, a sud-ovest con la Repubblica del Congo e a ovest con il Camerun; è uno Stato senza sbocco al mare.
In passato, fu una colonia francese con il nome di Ubangi-Sciari (o Pubangui-Chari); assunse il nome attuale all'atto dell'indipendenza, nel 1960. Dopo trent'anni di governo prevalentemente militare, nel 1993 si insediò un governo civile che durò dieci anni.
Nel marzo 2003 il presidente Patassé e il suo governo sono stati deposti con un colpo di Stato dal generale François Bozizé, che ha formato un governo di transizione. Nelle contestate elezioni generali del 2005 il generale Bozizé è stato eletto presidente. Il governo non ha però il completo controllo del territorio e sacche di illegalità sono registrate nelle campagne e nelle province del nord, dove continuano gli scontri tra i due maggiori gruppi ribelli e il governo. L'instabilità dei paesi confinanti (Ciad, Sudan, Sudan del Sud e Repubblica Democratica del Congo) influisce inoltre negativamente sulla stabilità interna del paeseCia FactBook https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/ct.html .
La Repubblica Centrafricana è uno dei paesi più poveri della Terra, con un indice di sviluppo umano tra i più bassi del pianeta.
Storia Antichità
La regione occupata dalla Repubblica Centrafricana è stata abitata fin da tempi antichissimi: vari ritrovamenti testimoniano l'esistenza di antiche civiltà anteriori alla nascita dell'Impero Egizio. Nella zona si sono susseguiti, nei secoli, vari regni e imperi, fra i quali l'impero di Kanem-Bornu, l'impero Wadai, il regno di Baguirmi. Più tardi vari sultanati rivendicarono la regione dell'attuale Repubblica Centrafricana, utilizzando l'intera regione dell'Ubangi come una grande riserva di schiavi, dalla quale essi erano trasportati e venduti nel Nord Africa attraverso il Sahara, soprattutto al mercato del Cairo. Migrazioni di popolazioni nel XVIII e XIX secolo portarono nuove etnie nell'area, come gli asandé, i banda, e i baya-mandjia.
Età coloniale (1903-1960)
Nel 1875 il sultano del Sudan Rabih az-Zubayr governò l'Alto Ubangi, che includeva l'attuale Repubblica Centrafricana. Gli europei, francesi, e belgi, arrivarono nell'area nel 1885. I francesi consolidarono le loro rivendicazioni "legali" nell'area mediante una convenzione del 1887 con lo Stato Libero del Congo, il quale garantì alla Francia il possesso della riva destra del fiume Ubangi. Due anni più tardi i francesi stabilirono un avamposto a Bangui, e nel 1894, l'Ubangi-Sciari divenne un territorio francese. I francesi consolidarono il controllo dell'area solo nel 1903, dopo aver sconfitto le forze di Rabih nella battaglia di Kousséri e stabilito un'amministrazione coloniale in tutto il territorio. Nel 1906 il territorio dell'Ubangi-Chari fu unificato con la colonia del Ciad; nel 1910 divenne uno dei quattro territori della Federazione dell'Africa Equatoriale Francese (A.E.F).
Ben presto il governo francese iniziò lo sfruttamento sistematico del territorio, cedendone in pratica la gestione a compagnie private in cambio di una notevole percentuale sui profitti. Per questo i successivi trent'anni furono segnati da rivolte su piccola scala contro il dominio delle compagnie e lo sviluppo di un'economia basata sulle piantagioni di cotone e le miniere di diamanti, dove la popolazione veniva spesso obbligata a lavorare senza alcun tipo di garanzia e retribuzione. I momenti di ribellione furono tuttavia sempre repressi nel sangue e non ebbero praticamente effetti. Nell'agosto del 1940 il territorio rispose, con il resto della A.E.F., alla chiamata del Generale Charles de Gaulle a combattere per la Francia libera. Dopo la seconda guerra mondiale, con l'istituzione dell'Unione francese nel 1946, si ebbe la prima di una serie di riforme che portarono finalmente alla completa indipendenza di tutti i territori francesi nell'Africa occidentale ed equatoriale.
Nel 1946 tutti gli abitanti della A.E.F. si videro garantiti la cittadinanza francese e il permesso di istituire assemblee locali. La nascita dell'Assemblea nella Repubblica Centrafricana fu fortemente voluta da Barthélemy Boganda, un prete cattolico leader del Mouvement d'Evolution Sociale de l'Afrique Noire (praticamente il primo partito politico del paese), che diventò noto anche per le sue esplicite dichiarazioni, nelle Assemblee francesi, sulla necessità di un'emancipazione per l'Africa. Nel 1956 la legislazione francese eliminò alcune diseguaglianze e provvide alla creazione di alcuni organi per l'autogoverno in ogni territorio dell'A.E.F.
Indipendenza Il referendum costituzionale francese del settembre 1956 portò all'approvazione della nuova costituzione, che entrò in vigore nel 1958 e sciolse l'Africa Equatoriale Francese facendo nascere la Comunità francese. Il 1º dicembre del 1958 l'Assemblea centrafricana dichiarò la nascita della Repubblica Centrafricana all'interno della Comunità, con Boganda capo del governo. Il governo di Boganda durò fino alla sua morte avvenuta in un misterioso incidente aereo nel marzo 1959. Suo cugino, David Dacko, lo rimpiazzò e condusse la Repubblica Centrafricana alla completa indipendenza con la dichiarazione del 13 agosto 1960.
I regimi militari (1962-1993)
Dopo un violento scontro di potere con il rivale Abel Goumba, risoltosi con l'arresto di quest'ultimo, David Dacko impose un regime monopartitico nel 1962 e governò il Paese fino al 1965, con mano pesante e mettendone in ginocchio l'economia. Il 31 dicembre 1965, il regime di Dacko venne rovesciato da un colpo di Stato condotto dal colonnello Jean-Bédel Bokassa, che sospese subito la costituzione e sciolse il parlamento. Il nuovo uomo forte non portò miglioramenti alla situazione del paese, anzi si produsse in una politica fortemente repressiva e autocelebrativa che lo portarono ad autodichiararsi presidente a vita nel 1972 e imperatore dell'Impero Centrafricano il 4 dicembre 1976 con il nome di Bokassa I.
Aiutato economicamente dalla Francia che mirava a mantenere saldi i suoi interessi economici nella regione (le riserve di caccia grossa ai confini con il Sudan e le miniere di uranio a Bakouma), Bokassa portò il paese sull'orlo del disastro economico, a causa dello sperpero di denaro, speso in progetti in gran parte miranti ad aumentare il proprio prestigio personale. Solo per l'incoronazione a imperatore avvenuta il 4 dicembre 1976, e snobbata da quasi tutto il mondo, Bokassa spese quasi 20 milioni di dollari. La fine di Bokassa arrivò nel 1979, quando i francesi, approfittando di un suo viaggio in Libia, restaurarono la presidenza Dacko, con un altro colpo di Stato. A sua volta, Dacko venne esautorato da un ennesimo colpo di Stato dal Generale André Kolingba il 1º settembre del 1981. Kolingba sospese tutte le garanzie costituzionali e diede vita a una giunta militare che governò il paese con il pugno di ferro fino al 1985.
Nel 1986 Kolingba introdusse una nuova costituzione, approvata con un referendum plebiscitario nello stesso anno, fondò un nuovo partito (Rassemblement Démocratique Centrafricain) di cui divenne leader e indisse elezioni parlamentari nel 1987 e municipali nel 1988. Tuttavia, la credibilità di queste elezioni venne minata dall'esclusione dei due maggiori partiti di opposizione (guidati da Abel Goumba e da Ange-Félix Patassé), ai quali venne vietata la partecipazione alle consultazioni elettorali.
I governi di Patassé (1993-2003) Dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1990 un forte movimento democratico prese vita, portando alla richiesta di convocazione di una Conferenza Nazionale, fatta da 253 eminenti personalità del paese firmatari di una lettera aperta nel maggio del 1990. La richiesta venne rifiutata da Kolingba che fece, anzi, imprigionare parecchi dissidenti. Pressioni internazionali dagli USA, cautamente, dalla Francia e da un gruppo di rappresentanti di paesi e compagnie operanti localmente denominato GIBAFOR (composta da Francia, USA, Germania, Giappone, UE, Banca Mondiale e ONU), spinsero finalmente Kolingba ad accettare, nel principio, la convocazione di nuove libere elezioni nell'ottobre 1992, sotto il controllo dell'Agenzia dell'ONU preposta allo scopo.
Tuttavia, con la scusa di presunte irregolarità, Kolingba sospese il risultato delle elezioni e con questo pretesto riprese in mano il potere. Le pressioni del GIBAFOR, comunque, si fecero molto intense e lo portarono, infine ad accettare la nascita di un Consiglio Nazionale Politico Provvisorio della Repubblica (Conseil National Politique Provisoire de la République - CNPPR) e di una Commissione Elettorale Mista che includeva rappresentanti di tutte le formazioni politiche. Le elezioni si tennero, infine, nell'agosto 1993, sempre sotto controllo della comunità internazionale, e vide Ange-Félix Patassé primeggiare nella prima tornata delle presidenziali davanti ad Abel Goumba, David Dacko e lo stesso Kolingba. Al secondo turno, Patassé vinse con il 52,5% contro il 45,6% dello sfidante Goumba.
La vittoria del partito di Patassé, il Movimento per la Liberazione del Popolo Centrafricano (Mouvement pour la Libération du Peuple Centrafricain - MLPC), non gli portò, tuttavia, la maggioranza assoluta e Patassé dovette cercare una coalizione per dar vita al governo. Patassé iniziò ben presto un'intensa opera di epurazione negli apparati statali centrafricani. Degradò ed espulse Kolingba dall'esercito, incriminò buona parte dei vecchi ministri, licenziò parecchi funzionari ministeriali di etnia Yakoma (fedeli a Kolingba) e ancor più funzionari statali che ricoprivano incarichi importanti e lucrosi. Epurazioni colpirono anche la Guardia Presidenziale dove 200 militari vennero rispediti a casa o passarono nelle file dell'esercito. Il partito di Kolingba, denunciò, per questo, la politica di Patassé come razzista nei confronti degli Yakoma.
La nuova Costituzione approvata il 28 dicembre 1994 e promulgata il 14 gennaio 1995, non servì a garantire le libertà politiche e civili. Tra il 1996 e il 1997, tre diverse rivolte popolari portarono alla luce la crescente diffidenza nei confronti del governo di Patassé, durante le quali il paese visse momenti di violenza e forti tensioni interetniche. Il 25 gennaio 1997, gli accordi di pace firmati a Bangui, portarono al dispiegamento di una forza di interposizione composta da forze militari di paesi africani, denominata Missione Interafricana di Sorveglianza degli Accordi di Bangui (Mission Interafricaine de Surveillance des Accords de Bangui - MISAB). Mediatore di tutta l'operazione fu l'ex Presidente del vicino Mali, Amadou Touré, che permise l'ingresso di ex-rivoltosi dentro il governo. La missione MISAB venne poi rilevata da una missione di pace ONU denominata Missione ONU nella RCA (Mission des Nations Unies en Republique Centrafricaine - MINURCA).