Lo stabilimento chimico di Pieve Vergonte nacque negli anni tra il 1915 e il 1920 nell'allora comune di Rumianca (divenuto nel 1928, insieme a Fomarco, l'attuale Pieve Vergonte), e aveva inizialmente due linee di produzione: cloro-soda e acido solforico con forni di arrostimento di pirite. Il sito industriale comprende complessivamente una superficie pari a .

Storia Le origini (1915-1920) Lo stabilimento sorse nel 1915 per iniziativa di industriali rappresentati dalla Società Italiana Prodotti Esplodenti (SIPE), con sede a Milano e un capitale sociale di di lire. L'avvio della costruzione del sito avvenne per opera della società chimica Dott. Vitale, con la realizzazione di un impianto clorosoda a celle Krebbs destinato a produrre su commissione del Ministero della Guerra.Studio di Impatto Ambientale per l'impianto di confinamento di Pieve Vergonte, Syndial Spa, settembre 2007 rev.0. La prima produzione ebbe scopo bellico, per la fabbricazione di monocloruro di iodio, clorobenzene e fosgene, utilizzati durante la prima guerra mondiale e successivamente nella campagna d'Africa.

Per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti, la Società fondò una Cooperativa e la mensa aziendale, costruì e acquistò vari alloggi, e stipulò una convenzione con le Ferrovie dello Stato per la costruzione della stazione ferroviaria dotata di raccordo con lo stabilimento. Migliorò inoltre le vie di comunicazione, facendo costruire, in accordo con i comuni di Rumianca e Fomarco, la strada carrozzabile tra Piedimulera e Pieve Vergonte e, successivamente, la strada di raccordo tra il comune di Rumianca e quello di Vogogna, compresa la passerella sospesa sulla Toce.

Gli anni venti e trenta: SNIA e Rumianca Nel 1920 il sito venne acquistato dalla SNIA, dell'azienda Gualino, e la sede societaria venne trasferita a Torino; la nuova società introdusse la produzione di clorurati organici. La SNIA, già affermata industria produttrice di fibre tessili artificiali, necessitava per le proprie lavorazioni di solfuro di carbonio e soda caustica. Sotto la nuova amministrazione delegata dell'ing. Ostilio Severini sorsero nuovi impianti per la produzione di tetralina, cloro benzolo e soda concentrata; il professor Luigi Casale, docente di chimica all'Università di Torino, portò a termine gli studi e la sperimentazione sulla sintesi dell'ammoniaca, cedendone poi l'uso del brevetto alla Rumianca.

Nel 1924 il sito venne acquistato dalla Società Chimico Mineraria Rumianca, trasformatasi nel 1941 in Rumianca S.p.A., che introdusse le produzioni di arsenico e suoi derivati a partire dalle arsenopiriti aurifere della vicina Valle Anzasca. Negli anni trenta, a causa delle sanzioni economiche imposte all'Italia e del conseguente stato di autarchia, la Rumianca intraprese l'attività mineraria in Val Toppa, in Valle Anzasca e in Valle Antrona: con l'anidride arseniosa ottenuta dalle piriti arsenicali delle miniere aurifere iniziò la fabbricazione di anticrittogamici formulati e di solfato di rame. Unitamente alla miniera dei Cani di Vanzone, la Rumianca acquisì lo stabilimento minerario di Battiggio, dove il minerale estratto veniva già in parte lavorato, completando la lavorazione a Pieve Vergonte nei forni rotativi "Lurgi". Con le piriti di ferro della miniera di Ogaggia, in Valle Antrona, si ricavava l'anidride solforosa per la produzione di acido solforico e oleum; venne inoltre attrezzato un reparto per l'estrazione dell'oro tramite torrefazione e cianurizzazione.

Dal 1930 l'amministratore delegato fu il comm. Ferdinando Ravazzi, che portò la Rumianca a quotarsi in borsa nel 1938. Per garantirsi ampia disponibilità di energia elettrica, la Rumianca diede inizio nel 1938 alla costruzione della centrale idroelettrica di Megolo (circa di produzione, con derivazione delle acque dal Toce tramite lo sbarramento della Masone), oltre a una centralina a Piedimulera di analoga produzione.

La Rumianca durante e dopo la seconda guerra mondiale

Durante la seconda guerra mondiale (1940-1945) la Società stipulò un contratto di collaborazione con il Centro Chimico Militare per la produzione di aggressivi chimici, fumogeni e nebbiogeni. Venne installato un nuovo impianto cloro-soda con tecnologia Krebbs, dotato di 68 celle a mercurio in grado di produrre 30 tonnellate giornaliere di soda caustica al 100% e di cloro. L'area industriale venne ampliata di circa e furono costruiti gli impianti per sodio metallico, DCA, DFA, fosgene, acido formico e un nuovo impianto per il clorobenzolo.

Tra il 1941 e il 1942, durante il ventennio fascista, venne edificato il villaggio per le maestranze, dotato di venti palazzine con 90 alloggi, alcune villette per i dirigenti, il dopolavoro con albergo e sala cinematografica, una moderna infermeria, la palestra, il fabbricato docce con spogliatoi e il nuovo palazzo degli uffici direzionali. Tutti gli edifici e servizi furono progettati dall'architetto Paolo Vietti-Violi. La mensa aziendale venne completamente ristrutturata e ampliata per essere in grado di servire pasti al giorno.

Nel dopoguerra la produzione si sviluppò lungo le linee del clorosoda, dell'acido solforico e dei fertilizzanti; la Rumianca, e successivamente la SIR, svilupparono anche nuove linee produttive di DDT, impiegato dagli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam. Vennero attivate anche le produzioni di: acido solforico con forni di arrostimento di pirite, oleum, acido clorosolfonico, ammoniaca sintetica da cracking di metano, solfuro di carbonio, cloralio, acido ossalico, acido formico, fertilizzanti a base di N-P-K, mono e diclorobenzeni, solfato ammonico e tetracloruro di carbonio.

La Rumianca istituì inoltre un moderno Laboratorio Studi e Ricerche per la messa a punto di nuovi prodotti per l'agricoltura e la chimica di base, dando inizio alla produzione dei fertilizzanti complessi granulari (Fosfammonio e PKN). Nel 1948 fu completata la centrale idroelettrica di Ceppomorelli, alimentata dall'Anza a Macugnaga e completata da un bacino di decantazione in Val Quarazza: con una condotta forzata dal salto di , la centrale sviluppava una potenza di . Per la produzione dei fertilizzanti venne realizzato un moderno impianto di ammoniaca sintetica, sistema Casale, con un impianto di cracking del metano su licenza Hercules realizzato dalla francese Grande Paroisse; venne inoltre installato un grande impianto di acido solforico per il trattamento di piriti di ferro granulari e flottate, con forni a letto fluido DORR-OLIVER (USA).

La produzione dei concimi raggiunse le annue, stoccate in due grandi magazzini allo stato sfuso e confezionate al momento della spedizione. Vennero inoltre realizzati gli impianti per la produzione di DDT, cloridrina solforica, cloro e ortodiclorobenzolo, terre decoloranti, diserbanti selettivi, polvere Rumianca, ossicloruro di rame, microzolfo e solfato d'ammonio (con capacità di ). Nel 1954, all'esterno dello stabilimento, venne realizzata una centrale termoelettrica a nafta pesante da , per sopperire alla carenza di energia elettrica nei mesi invernali.

Evoluzione delle linee di produzione A partire dagli anni sessanta vennero avviati gli impianti di elettrolisi con celle De Nora ad amalgama e un nuovo impianto di mono e diclorobenzene (1961); nel 1965 vennero terminate le produzioni di solfuro di carbonio. Una parziale riconversione delle linee di produzione fece cessare, nel 1972, la produzione dell'acido formico e l'arrostimento della pirite. Negli anni successivi vennero fermate le produzioni di ammoniaca, acido ossalico e solfato ammonico (1975), dei fertilizzanti (1976) e del tetracloruro di carbonio (1990); nel 1974 cessò inoltre la lavorazione del cloro-soda per mezzo delle celle Krebbs.

Vennero comunque aggiunti nuovi impianti e nuove linee di produzione in sostituzione delle precedenti: forno a zolfo per acido solforico (1972), mono e diclorotolueni (1985), termocombustore (1993) e abbattitore SOx (1994).

La crisi della SIR e il passaggio a ENI Nel 1964 morì il presidente Gualino. A causa della costruzione del nuovo stabilimento di Cagliari-Assemini e della concorrenza sul mercato dei concimi da parte di aziende statali, la Rumianca fu coinvolta in una seria crisi finanziaria, con conseguente perdita della quotazione in borsa. Il gruppo SIR di Nino Rovelli, in poco tempo, rastrellò il 37% delle azioni Rumianca, divenendone nel 1967 il maggiore azionista e dando vita al gruppo SIR-Rumianca; la sede fu trasferita a Milano. Fino al 1982 la vita della Rumianca fu condizionata dall'amministrazione Rovelli e, quando la SIR venne travolta dai debiti accumulati per la cattiva gestione dei prestiti ricevuti, parte notevole di questi venne indirettamente scaricata sulla Rumianca stessa, che rischiò la chiusura definitiva. La crisi del gruppo diede poi luogo a una lunga serie di cause giudiziarie.

Ai sensi del decreto legislativo 9 dicembre 1981 n. 721, per l'attuazione del programma di riassetto del gruppo SIR, di cui faceva parte la Rumianca S.p.A. con lo stabilimento di Pieve Vergonte, gli impianti della Società vennero trasferiti al gruppo Eni in data 9 dicembre 1981; il 1º aprile 1982 l'Eni trasferì le attività industriali alla società Anic, che ereditò gli impianti di clorosoda a celle di mercurio De Nora, acido solforico di zolfo, gli impianti di DDT e cloralio, i derivati clorurati di benzene, il tetracloruro di carbonio e la centrale a metano. L'Anic conferì poi lo stabilimento, il 1º giugno 1983, alla società EniChimica Secondaria S.p.A. (che dal 1981 gestiva le società del gruppo Anic specializzate nella chimica secondaria e fine); il 20 settembre 1984 EniChimica Secondaria mutò denominazione in EniChem Sintesi S.p.A., ridenominata infine, il 29 luglio 1987, EniChem Synthesis S.p.A., fino al 1º gennaio 1996, quando EniChem Synthesis S.p.A. venne incorporata in EniChem Società di Partecipazione.

L'inquinamento da DDT e la cessione a Tessenderlo Italia

Nei primi mesi del 1996 una rilevazione fatta dal Laboratorio Cantonale di Lugano (Svizzera) sulle acque del Lago Maggiore denunciò un'allarmante presenza di DDT nei pesci del bacino; venne quindi messa gravemente in discussione la produzione di tale sostanza che, insieme ad altri rifiuti di scarto come il mercurio, veniva scaricata nel torrente Marmazza, da cui finiva nel fiume Toce e quindi nel lago. Così l'11 giugno 1996 le autorità italiane effettuarono anch'esse analisi sui pesci, trovando una contaminazione che superava i limiti di legge; per questo la pesca e il consumo di pesce locale furono vietati in tutto il bacino del Lago Maggiore.

Il 17 giugno 1996 il Ministero dell'Ambiente bloccò provvisoriamente lo scarico idrico dell'impianto DDT, ordinando la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti giacenti, comprese le ceneri di pirite, la messa in sicurezza dei siti di immagazzinamento e il monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee, del suolo e del sottosuolo. Furono quindi istituite due commissioni di analisi che portarono alla chiusura definitiva dell'impianto di produzione del DDT in data 17 aprile 1997.

La sospensione della produzione del DDT portò, il 30 giugno 1997, alla conseguente chiusura delle linee produttive del cloralio (intermedio per la sintesi del DDT) e dell'acido clorosolforico. Il 1º gennaio 1997 la nuova linea produttiva era già così costituita: linea cloro-soda (cloro, soda caustica, ipoclorito di sodio, idrogeno), linea acido solforico (acido solforico, oleum, bisolfito sodico), linea cloroaromatici (clorobenzene, diclorobenzeni, clorotoluene, diclorotolueni).

A seguito del piano di ristrutturazione presentato dall'EniChem nel 1991, che prevedeva tra i vari punti l'uscita dal settore della chimica secondaria e fine, il 1º luglio 1997 gli impianti produttivi passarono dall'EniChem alla società belga Tessenderlo Italia Srl. I terreni dell'area dismessa restarono tuttavia di proprietà dell'EniChem (poi Syndial).

La situazione attuale