La chiesa di San Gaudenzio è un edificio di culto cattolico dell'isola di Pianosa, nel comune di Campo nell'Elba, venne fondata alla metà del XIX secolo per volontà del Governo Granducale.

La costruzione della chiesa si inserisce nel progetto di colonizzazione e riforma agraria dell'isola avviato nel febbraio 1835 e conclusosi nel 1855. Con una Sovrana Risoluzione del 15 aprile 1842, il Granduca di Toscana decretò l'istituzione della Pieve di San Gaudenzio e la costruzione di un camposanto, con l'obiettivo di trasformare l'isola da semplice avamposto militare a una vera comunità civile e spirituale.

Il progetto fu affidato all'architetto delle Reali Fabbriche, Angiolo Caprilli, sotto la supervisione del Segretario di Stato Francesco Cempini. La visione politica prevedeva un edificio capace di accogliere non solo i residenti dell'epoca, ma anche la futura popolazione legata alle riforme agrarie del conte Godardo di Schaff Gotsch e dell'intellettuale Attilio Zuccagni Orlandini. Quest'ultimo, su impulso granducale, promosse parallelamente la creazione di un asilo agrario per dare un mestiere agli orfani, mentre il Granduca si fece carico delle spese per la canonica.

I lavori iniziarono nel 1842 e procedettero rapidamente: nell'agosto del 1843 le mura avevano già raggiunto l'altezza delle finestre, nel 1844 era già terminata. Nonostante alcuni intoppi strutturali, come il crollo e la successiva ricostruzione del campanile nel 1845, la chiesa il 22 dicembre 1846 ricevette la benedizione ufficiale da Don Francesco Specos delegato dal Vescovo di Massa e Populonia Monsignor Giuseppe Maria Traversi, andando così a sostituire la vecchia e angusta cappella militare.

Un secondo periodo di grande fermento edilizio e spirituale si verificò durante la Seconda Guerra Mondiale sotto la guida di Don Giuseppe Benamati. Nonostante le privazioni del conflitto, la chiesa fu oggetto di importanti lavori di restauro e decorazione interna. Tuttavia, nel 1943, la comunità subì la perdita delle campane originali, requisite dallo Stato per scopi bellici.

Il compimento del percorso canonico della chiesa avvenne il 4 novembre 1946: a un secolo esatto dalla benedizione, l'edificio fu finalmente consacrato dal vescovo Monsignor Faustino Baldini con un rito solenne della durata di quattro ore, atto che ne sancì l'identità sacra definitiva.

Architettura e caratteristiche L'edificio, lungo circa 29 metri, riflette un "pragmatismo severo", privo di lussi superflui ma improntato alla dignità funzionale imposto dalle regole Granducali. All'interno, la chiesa fu impreziosita nel corso degli anni quaranta del Novecento con altari di "nuova estrazione" e un apparato pittorico curato dal pittore A. Balliana.

Il complesso parrocchiale includeva originariamente il camposanto (presso la Cala dei Turchi, con cappella mortuaria in abete di Moscovia), la canonica e il fonte battesimale. Durante il mandato di Don Giuseppe Benamati, la parrocchia arrivò a servire una popolazione di oltre 1.500 persone, tra detenuti, agenti di custodia e civili, estendendo il servizio liturgico anche alle cappelle rurali del Marchese, del Sanatorio e del Sembolello.

L'intitolazione e il "giallo" storico L'intitolazione a San Gaudenzio, nono vescovo di Arezzo (fra il 381 e il 382, definito anche "martire" pur essendo successivo alle persecuzioni dioclezianee), fu decretata nel 1846 dal vescovo di Massa, Giuseppe Maria Traversi. La scelta si basò su una ricerca d’archivio di studiosi dell'epoca (tra cui Enrico Repetti), che rinvennero una littera executoria del 1538 di papa Paolo III. Il documento citava un certo Giorgio Ugolini — celebre nelle cronache di Benvenuto Cellini come il carceriere "pipistrello" di Castel Sant'Angelo — quale rettore di una chiesa di "Sancti Gaudentii de Planosa".

Tuttavia, studi moderni hanno evidenziato come tale intitolazione sia frutto di un errore geografico. Il documento papale del 1538 faceva riferimento a una pieve dell'entroterra toscano (tra le diocesi di Lucca, Firenze e Volterra) e non all'isola di Pianosa, che apparteneva alla diocesi di Massa Marittima. Le rendite descritte nel documento (boschi, prati e vasi d'oro) erano incompatibili con la realtà di un avamposto marittimo pericoloso come la Pianosa del XVI secolo.

Ricerche recenti hanno confermato che l'antico patrono dell'isola, dal Medio Evo fino alla distruzione operata dalla flotta franco ottomana nel 1553, era in realtà San Nicola di Bari (San Niccolajo), protettore dei naviganti tipico della tradizione pisana. Nonostante l'equivoco storico, il culto di San Gaudenzio è rimasto radicato nell'identità della comunità pianosina.

La chiesa è visitabile da Aprile a Settembre tutti i giorni dalle 14:30 alle 15:30, grazie all'impegno dell'Associazione per la Difesa dell'Isola di Pianosa -ODV-, che ne ha acquisito nel 2026 la possibilità di apertura al pubblico da parte della Diocesi di Massa Marittima.

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