La Mer, trois esquisses symphoniques pour orchestre è una composizione di Claude Debussy di carattere impressionista.

Iniziata nel 1903 a Bichain, in Borgogna, La Mer è stata terminata il 5 marzo 1905 durante il soggiorno di Debussy sulla costa inglese della Manica a Eastbourne. La prima è stata eseguita a Parigi il 15 ottobre 1905 dall'Orchestre Lamoureux sotto la direzione di Camille Chevillard. L'opera non ebbe una buona accoglienza, soprattutto a causa della pessima esecuzione, ma in breve tempo è diventata una delle opere per orchestra di Debussy più ammirate ed eseguite.

Precedenti e fonti L'immagine del mare, per il suo essere immenso, volubile e misterioso, da sempre ha stimolato la fantasia di compositori e artisti. Alcune composizioni musicali, precedenti a La Mer, che hanno come soggetto il mare sono: La tempesta op. 18, fantasia sinfonica di Čajkovskij (1873) La mer di Victorin de Joncières ode sinfonica per soprano, coro e orchestra (1881) Il mare, fantasia per orchestra di Alexander Glazunov (1889) La mer per orchestra di Paul Gilson (1892)

Le composizioni che hanno come soggetto il mare utilizzano modalità espressive simili: per esempio, per esprimere la fluidità del mare e il suo eterno movimento, nell'orchestra gli archi imitano la dinamicità del mare, ripetendo costantemente sezioni musicali fluttuanti.

Nella partitura di Debussy non troviamo semplicemente la ripresa di idee musicali mutuate dalla tradizione sinfonica e orchestrale, ma piuttosto la riproposizione di esse con un altro significato: più che accostarsi alla sintassi già sperimentata, trasforma e muta il loro significato originale.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che Debussy abbia utilizzato come risorsa creativa alcune fonti pittoriche. Il critico Edward Lockspeiser, per esempio, ha posto l'accento sui parallelismi che ha individuato tra l'arte compositiva di Debussy e la tecnica pittorica di Turner.

L'autore, inoltre, nelle sue varie corrispondenze, menziona spesso il mare e il fascino che l'acqua esercita sulla sua creatività musicale e sulla sua sensibilità artistica.

Gestazione dell'opera e prime esecuzioni Il primo accenno alla volontà del compositore di scrivere l'opera si trova in una lettera all'editore Durand datata 12 settembre 1903:

«Voi mi direte che l'Oceano non bagna esattamente le colline borgognone...! [...] Ma ho innumerevoli ricordi; questo vale molto di più, a mio avviso, che una realtà il cui fascino pesi generalmente troppo sul vostro pensiero.»Debussy, Correspondance 1872-1918, cit., p. 780 (traduzione di Andrea Malvano).

Il fatto che Debussy si trovi a Bichain in Borgogna, una regione della Francia centrale non bagnata dal mare, lontano dalla presenza effettiva dell'acqua, non deve affatto stupire, poiché la volontà dell'autore non è quella di tratteggiare una riproduzione realistica, bensì tratteggiare i suoi ricordi in musica, ripercorrendo l'immagine del mare attraverso la memoria. I ricordi di Debussy legati al mare sono numerosi, fin da quando da bambino si recava in vacanza a Cannes. Nonostante l'esaltazione e l'interesse suscitato in Debussy dal pensiero di questa nuova opera, la partitura non sarà ultimata fino all'anno seguente. Concluderà la composizione in riva al mare a Eastbourne, sulla costa inglese, nell'estate del 1905.

Nel gennaio del 1905 Debussy aveva cambiato il titolo del primo movimento e modificato profondamente il secondo brano. Consegnate le bozze, dopo una profonda revisione, avviò infine le procedure di pubblicazione nell'agosto dello stesso anno.

La prima esecuzione si tenne il 15 ottobre del 1905 a Parigi, per opera dell'Orchestra Lamoureux sotto la direzione di Camille Chevillard. Da Parigi, dove venne replicata, l'opera fece la sua prima apparizione alla Queen's Hall di Londra, a Boston, New York, Vienna, Berlino e a Torino nel 1911 in occasione di un'esposizione internazionale.

Copertina

La Parigi dei primi anni del Novecento conosceva un'ammirazione profonda per l'arte orientale e per i suoi manufatti, in particolare quelli giapponesi. Lo stesso Debussy ne rimase profondamente estasiato fin da quando nel 1889 all'Esposizione universale scoprì questo nuovo mondo artistico; andava in cerca di stampe e oggetti giapponesi come gli altri artisti affascinati dal Giappone e dall'Oriente. Nel suo studio parigino aveva infatti alcune riproduzioni di stampe giapponesi tra cui La grande onda di Kanagawa di Katsushika Hokusai. La copertina della prima edizione a stampa di La Mer fu infatti una copia della stampa di Hokusai.

Contrariamente a quanto si può pensare, Debussy non scelse semplicemente di riprodurre fedelmente l'immagine, ma chiese all'editore di rivederla, tendendo verso l'astrazione: eliminò infatti le barche e di conseguenza l'elemento umano dalla stampa e dalla sua opera, concentrando tutto sull'elemento "mare".

I colori dell'onda rappresentata nella stampa non sono naturali, nonostante alcuni segni essenziali identifichino chiaramente il soggetto. Le linee del disegno sono estremamente semplificate: obbligano e stimolano chi guarda la stampa a completare lo scenario tratteggiato mentalmente, con l'aiuto dell'immaginazione.

A questa poetica dell'essenzialità di Hokusai si ricollega l'intenzione di Debussy: lasciare che il pubblico completi l'ascolto della sua opera individualmente, che ricostruisca cioè la sua musica con l'aiuto della memoria e dell'immaginazione, senza vincolare la fruizione della sua musica con schemi tradizionali o preconfezionati. Questa particolare scelta quindi non risponde solamente alla moda dilagante del giapponismo nella Parigi di quegli anni, ma è per Debussy una sorta di conferma alla sua poetica.

Debussy, che condivide pienamente il concetto di arte elitaria, preferisce far stampare all'editore Durand un numero esiguo di copie, consegnando solo a pochi eletti un prodotto di alta eleganza e rifinitura editoriale.

La suggestione dell'acqua e la liquidità nella musica di Debussy L'elemento marino da sempre ha stimolato la fantasia e la creatività degli artisti per il senso di immensità e mistero insondabile che comunica, per l'attrazione verso l'ignoto e l'inconoscibile, per i suoi confini sfumati e mutevoli.

Con La Mer, Debussy non si propone un obiettivo descrittivo, piuttosto ricerca il mistero, dipinge la mutevolezza e l'incertezza, ma allo stesso tempo non è mai esplicito nel messaggio che trasmette, perché spinge l'ascoltatore ad usare la memoria e l'immaginazione.

Per queste peculiarità, La Mer non appartiene alla musica a programma, ma neanche totalmente alla musica assoluta.

In una lettera all'amico André Messager del settembre 1903 si legge: «Lavoro a tre schizzi sinfonici [...]. Mare bello alle isole Sanguinarie - Giuochi d'onde - Il vento fa danzare il mare [...] Forse non sapete che avrei dovuto intraprendere la bella carriera del marinaio e che solo per caso ho cambiato strada. Ciononostante ho mantenuto una passione sincera per il mare». È importante ricordare che il padre di Debussy era stato in marina in gioventù e che anche per il figlio si prospettava la possibilità di lavorare sulle navi; per questo motivo Debussy è sinceramente affascinato dal mare che attrae irresistibilmente la sua sensibilità e creatività artistica, e prova nei confronti di questo elemento naturale una nostalgica simpatia.Mare bello alle isole Sanguinarie, Giuochi d'onde e Il vento fa danzare il mare erano i tre titoli originari che Debussy intendeva dare ai tre movimenti..

I contatti che Debussy ebbe con il mare durante la sua vita furono numerosi e vari: per citarne alcuni, quando si trovava a Roma per aver vinto una borsa di studio del Conservatorio di Parigi, era affascinato più che dai monumenti della città, dalle spiagge di Fiumicino; vide l'Oceano durante un soggiorno in Bretagna e ne fu profondamente colpito (racconta in quell'occasione del tentativo di «tradurre in musica il suono del mare»); Pourville, invece, nella Francia settentrionale, fu un luogo denso di significato per Debussy, un rifugio quando sentiva il desiderio e il bisogno di allontanarsi dalla vita frenetica e mondana di Parigi.

Nella Parigi dei primi anni del Novecento, il contesto storico-culturale in cui nasce l'opera, ciò che premeva agli artisti non era l'imitazione della realtà, la descrizione realistica e aderente al vero della natura, quanto piuttosto comunicare l'impressione che l'artista ha della realtà, la percezione che ne scaturisce. Quindi la natura diventa una risorsa fondamentale che ispira la concezione che Debussy ha della musica: «un'arte libera, zampillante, un'arte di d'aria aperta, un'arte a misura degli elementi, del vento, del cielo, del mare».

Un amico di Debussy, Robert GodetRobert Godet, Claude Debussy, in «La Semaine Littéraire», Ginevra, 13-27 aprile 1918, notò alcune somiglianze tra la concezione estetica del compositore e quella del poeta Verlaine; in particolare, individuò in entrambi gli artisti una forte predilezione per l'elemento acquatico, presente nelle opere di entrambi.

Anche lo studioso Vladimir JanckélévitchVladimir Jankélévitch, Debussy et le mystère, Neuchâtel, Editions de la Baconniere, 1949. individua la caratteristica della liquidità come peculiare nelle opere di Debussy.

Michel ImbertyMichel Imberty, Les écritures du temps : sémantique psychologique de la musique, Parigi, Dunod, 1981 riconosce che «L'acqua di Debussy diventa l'autentica dinamica della sua opera. L'acqua possiede un'evidenza materiale sonora che fa in lui un archetipo fondamentale dal quale procedono tutti i mutamenti, i cambiamenti e le forme».

Jacques ViretJacques Viret, Debussy l'aquatique et Strawinsky le tellurique: éléments naturels et poétique musicale, in «Revue musicale de Suisse Romande», 1997, riconoscendo l'importanza dell'acqua nella poetica debussiana, la connota come «un'estetica del sottile, del leggero, dell'impalpabile, del flessibile, del mobile».

L'importanza del ruolo che l'acqua ha avuto nella creazione artistica del compositore è confermata dagli studiosi, dai critici, dalle corrispondenze personali e dalle opere stesse, che sono estrinsecazione di questa caratteristica, il senso di liquidità, ottenuto con specifici procedimenti tecnico-musicali.

Organico orchestrale La Mer è un'opera strumentata per una grande orchestra sinfonica che richiede: due flauti, ottavino, due oboi, corno inglese, due clarinetti in La e Si bemolle, tre fagotti, controfagotto; quattro corni in Fa, tre trombe in Fa, due cornette in Do, tre tromboni, tuba; timpani, grancassa, piatti, triangolo, tam-tam, glockenspiel; due arpe e archi.

Struttura e analisi Un'esecuzione tipica richiede circa 23-24 minuti. La Mer si articola in tre movimenti: De l'aube à midi sur la mer (Dall'alba a mezzogiorno sul mare) - Très Lent (Si minore) Jeux de vagues (Giochi di onde) - Allegro (Do diesis minore) Dialogue du vent et de la mer (Dialogo del vento e del mare) - Animé et Tumultueux (Do diesis minore)

Come osserva Jean Barraqué, «Debussy creò un nuovo concetto formale, che si potrebbe definire come forma aperta. L'opera [...] si muove in un certo senso da sola, senza il sostegno di alcun modello prestabilito».Jean Barraqué, Debussy, Parigi, Seuil, 1962 È evidente l'intenzione del compositore di opporre un netto rifiuto nei confronti di qualsiasi schema precedente o tradizionale. Inoltre lo sviluppo e l'esposizione, sezioni canoniche di un movimento musicale e tradizionalmente distinte, in quest'opera convivono, si confondono, non sono nettamente separate: si ha la sensazione di un continuo flusso di musica, indistinto, costante, articolato in un discorso indipendente da qualsiasi limite o imposizione formale.

La struttura, di conseguenza, si presenta come estremamente eterogenea, non analizzabile con un approccio tradizionale.